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	<title>Daniele Semeraro &#187; DanieleSemeraro.it  » Archivio per la categoria &#8220;Daniele&#8221;</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Daniele Semeraro, giornalista</description>
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		<title>Roma sotto zero</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:13:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui la galleria fotografica che raccoglie le più belle foto che ho scattato questa mattina in giro per Roma dopo l&#8217;abbondante nevicata della notte a Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/danielesemeraro5/sets/72157629170940073/">Qui la galleria fotografica</a> che raccoglie le più belle foto che ho scattato questa mattina in giro per Roma dopo l&#8217;abbondante nevicata della notte a Roma.</p>
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		<title>Tangerine Tango</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 11:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2012 è iniziato, e io mi rendo conto di essere stato molto poco presente, negli ultimi mesi, su queste pagine. Me ne scuso con gli affezionati lettori, a cui regalo i miei migliori auguri per il nuovo anno. Sarà che il tempo è sempre più tiranno. Sarà che il lavoro assorbe gran parte della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2012 è iniziato, e io mi rendo conto di essere stato molto poco presente, negli ultimi mesi, su queste pagine. Me ne scuso con gli affezionati lettori, a cui regalo i miei migliori auguri per il nuovo anno.</p>
<p>Sarà che il tempo è sempre più tiranno. Sarà che il lavoro assorbe gran parte della mia giornata. Sarà che forse, tra Facebook, Twitter e Tumblr, il blog ha bisogno di un&#8217;idea nuova.</p>
<p><span id="more-8489"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>PS: <a href="http://www.pantone.com/pages/pantone/category.aspx?ca=88">Pantone 17-1463 Tangerine Tango</a>, raffigurato anche nell&#8217;illustrazione, è il colore dell&#8217;anno 2012</i></p>
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		<title>Steve Jobs e i prodotti che funzionano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che tutto questo non basta e non gli rende onore.</p>
<p>Guardate questo video:<br />
<center><iframe width="519" height="264" src="http://www.youtube.com/embed/L4D4kRbEdJw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p>Ebbene, questa è solo una delle rivoluzioni che ci attendono di qui ai prossimi mesi: un po&#8217; come già avviene nei film potremo comandare con la voce e senza più utilizzare le mani gli oggetti elettronici che usiamo tutti i giorni. Qualcuno ha definito Steve Jobs un visionario, qualcun altro il Leonardo Da Vinci del Duemila, altri ancora il Gutenberg degli anni Novanta; addirittura alcuni politici hanno proposto di far leggere i suoi testi e i suoi discorsi nelle scuole.</p>
<p>Ma a parte la filosofia di vita dell&#8217;uomo Jobs (in troppi hanno ricordato il suo discorso <i>&#8220;siate affamati, siate folli&#8221;</i>) c&#8217;è qualcosa che forse è sfuggito. E cioè che la maggior parte della sua fama e della sua genialità Steve Jobs la deve a un fattore: <b>i prodotti da lui ideati e progettati insieme ad altre decine di ingegneri funzionano a meraviglia</b>. <i>&#8220;They just work&#8221;</i>, amano spesso ripetere i dipendenti della casa della Mela Morsicata.</p>
<p><span id="more-8467"></span></p>
<p>I computer fissi e portatili Mac così come iPhone, iPod e iPad hanno permesso a molti di noi di dimenticare letteralmente cosa sia un virus o un computer lento e ingolfato a causa di troppi programmi installati. O, ancora, di dimenticare cosa voglia dire perdere un documento importante perché &#8220;il computer si è bloccato&#8221;. &#8220;Il design &#8211; ripeteva Steve Jobs &#8211; non è solo come un oggetto appare esteticamente. <b>Il design è come quest&#8217;oggetto funziona</b>&#8220;.</p>
<p>È vero, tutto quello che si fa con i prodotti Apple lo si può fare molto bene anche con altri sistemi, spesso più economici. Ma probabilmente non con la stessa semplicità di utilizzo, affidabilità e soprattutto con la stessa intuitività dei prodotti Apple. E chiunque abbia fatto il &#8220;salto&#8221; da Pc a Mac sa cosa questo voglia dire.</p>
<p>Il primo computer che ho utilizzato in assoluto, alle scuole elementari, è stato un Mac Classic. Era il 1988 ed era la prima volta che vedevo le icone, un elaboratore di testi, una tastiera, un mouse. Tutti elementi che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Anche qui l&#8217;idea di Jobs &#8211; poi copiata da tutte le più grandi software-house &#8211; è stata geniale: <b>riassumere il mondo in icone</b> e affiancare alla tastiera un oggetto &#8211; il mouse &#8211; che ci permettesse di interagire meglio con la tecnologia.</p>
<p>Poi, è storia dei giorni nostri, è venuto tutto il resto: un negozio virtuale in grado di risollevare le sorti dell&#8217;industria musicale, messa in ginocchio dalla pirateria; apparecchi sempre più piccoli per poter ascoltare musica e vedere video in qualsiasi posto e con estrema facilità di gestione; telefoni che si sono evoluti in microcomputer in grado ormai di compiere qualsiasi tipo di operazione e di cui difficilmente riusciamo a fare a meno.</p>
<p>È senza dubbio questa la genialità di Steve Jobs: ha contribuito alla progettazione e alla costruzione di prodotti rivoluzionari. <b>Che funzionano.</b></p>
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		<title>Vi presento D@diquotes</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo alcuni mesi di gestazione nasce oggi ufficialmente D@diquotes, un blog che vuole raccogliere le citazioni più curiose della nostra classe dirigente per non dimenticare &#8211; soprattutto nel momento delle scelte, in un Paese che va sempre più a rotoli, le malefatte dei nostri beniamini. L&#8217;indirizzo è semplicissimo: http://dadiquotes.tumblr.com. Buona navigazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo alcuni mesi di gestazione nasce oggi ufficialmente <a href="http://dadiquotes.tumblr.com/">D@diquotes</a>, un blog che vuole raccogliere le citazioni più curiose della nostra classe dirigente per non dimenticare &#8211; soprattutto nel momento delle scelte, in un Paese che va sempre più a rotoli, le malefatte dei nostri beniamini.</p>
<p>L&#8217;indirizzo è semplicissimo: <a href="http://dadiquotes.tumblr.com/">http://dadiquotes.tumblr.com</a>. Buona navigazione.</p>
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		<title>Un cuore che gronda sangue</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 06:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si salvi chi può. In 17 anni di governo Silvio Berlusconi ha annunciato più volte il taglio delle tasse. Ma adesso, dopo anni di spese e immobilismo e dopo aver giurato che la crisi non avrebbe toccato il Belpaese, il Governo è stato costretto a un&#8217;ennesima manovra anti-crisi &#8220;lacrime&#038;sangue&#8221; di ben 45,5 miliardi di euro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si salvi chi può. In 17 anni di governo Silvio Berlusconi ha annunciato più volte il taglio delle tasse. Ma adesso, dopo anni di spese e immobilismo e dopo aver giurato che la crisi non avrebbe toccato il Belpaese, il Governo è stato costretto a un&#8217;ennesima manovra anti-crisi &#8220;lacrime&#038;sangue&#8221; di ben 45,5 miliardi di euro. Mi ha particolarmente colpito <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=9091">l&#8217;editoriale di oggi di Massimo Gramellini sulla Stampa</a>, un vero e proprio must.</p>
<blockquote><p>Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.</p>
<p>Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi &#8211; frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci &#8211; servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.</p>
<p><span id="more-8432"></span></p>
<p>Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell&#8217;accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.</p>
<p>Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent&#8217;anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.</p>
<p>Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.</p>
<p>Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l&#8217;anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.</p>
<p>E&#8217; un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l&#8217;encefalogramma piatto dell&#8217;economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.</p>
<p>Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.</p>
<p>Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d&#8217;ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l&#8217;unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch&#8217;io. </p></blockquote>
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		<title>Questione morale</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 19:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Enrico Berlinguer]]></category>
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		<description><![CDATA[In un bell&#8217;articolo sulla questione morale il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ha ricordato le parole che Enrico Berlinguer ha pronunciato trent&#8217;anni fa a proposito proprio del tema della moralità in politica. &#8220;La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un bell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/07/28/news/scalfari_commento-19714900/">articolo sulla questione morale</a> il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ha ricordato le parole che Enrico Berlinguer ha pronunciato trent&#8217;anni fa a proposito proprio del tema della moralità in politica.</p>
<blockquote><p>&#8220;La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell&#8217;Italia di oggi fa tutt&#8217;uno con l&#8217;occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt&#8217;uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro.</p>
<p>I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali. Tutto è lottizzato e spartito. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni sono chiamate a compiere sono viste prevalentemente in funzione dell&#8217;interesse di partito e di corrente e del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se procura vantaggi di clientela, un&#8217;autorizzazione viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un&#8217;attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi. La situazione è drammatica&#8221;.</p></blockquote>
<p><span id="more-8429"></span></p>
<p>Parole mai tanto attuali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A chi troppo e a chi niente</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 19:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si fa a non essere d&#8217;accordo? Il divario tra gli elettori e gli eletti inizia a farsi seriamente preoccupante. Come possono imporre &#8220;subito&#8221; i ticket sanitari fino a 45,5 euro a operai e impiegati rinviando a &#8220;domani&#8221; (quando?) l’inasprimento del costo a carico dei parlamentari dell’assistenza sanitaria integrativa? Come possono imporre &#8220;subito&#8221; un taglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si fa a non essere d&#8217;accordo? Il divario tra gli elettori e gli eletti inizia a farsi seriamente preoccupante.</p>
<blockquote><p>Come possono imporre &#8220;subito&#8221; i ticket sanitari fino a 45,5 euro a operai e impiegati rinviando a &#8220;domani&#8221; (quando?) l’inasprimento del costo a carico dei parlamentari dell’assistenza sanitaria integrativa?<br />
<span id="more-8423"></span><br />
Come possono imporre &#8220;subito&#8221; un taglio alla rivalutazione delle pensioni oltre i 1.400 euro rinviando a &#8220;domani&#8221; (quando?) quello dei vitalizi loro, che nel 2009 hanno pesato per 198 milioni di euro e pochi mesi fa sono stati salvati con voto plebiscitario dalla proposta che voleva trasformarli in pensioni &#8220;normali&#8221; soggette alle regole comuni? </p>
<p>Come possono imporre &#8220;subito&#8221; il raddoppio della tassa sul deposito titoli che colpirà i piccoli risparmiatori rinviando a &#8220;domani&#8221; (quando?) l’abolizione di quell’infame leggina che consente a chi regala denaro ai partiti di avere sconti fiscali 51 volte più alti di quelli concessi a chi dona soldi alla ricerca sulle leucemie infantili?</p></blockquote>
<p><b><i>(I &#8220;soliti&#8221; Rizzo e Stella sul <a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_luglio_18/rizzo-stella-casta_4d7c4256-b0fb-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml">Corriere della Sera dell&#8217;11 luglio scorso</a>)</i></b></p>
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		<title>Cinquant’anni al servizio dello Stato</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 15:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Daniele Semeraro &#160; “Ho spesso ripetuto che in un’altra eventuale vita terrena avrei fatto l’ufficiale di marina. Ebbene, era solo una battuta: farò di nuovo il giudice”. Si conclude con queste parole “Un Giudice – Cinquant’anni al servizio dello stato” (Schena Editore, 195 pagine, 18 euro), il primo libro di Cataldo Gigantesco, presidente onorario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>di Daniele Semeraro</b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
<blockquote>“Ho spesso ripetuto che in un’altra eventuale vita terrena avrei fatto l’ufficiale di marina. Ebbene, era solo una battuta: farò di nuovo il giudice”.</p></blockquote>
<p>Si conclude con queste parole <b>“Un Giudice – Cinquant’anni al servizio dello stato” (Schena Editore, 195 pagine, 18 euro)</b>, il primo libro di <b>Cataldo Gigantesco, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione</b>. Un’analisi di una brillante carriera giudiziaria da poco conclusa, per racchiudere i ricordi di cinquant’anni di attività e tirare le somme di una vita sempre al servizio della Giustizia e dello Stato, tra piccole e grandi soddisfazioni, piccole e grandi delusioni.</p>
<p>Una carriera che parte dalla cancelleria del Tribunale di Brindisi per arrivare alla presidenza del Tribunale di Taranto, passando per la Banca d’Italia, le preture di Bari, di Gioia del Colle e di Putignano, la Corte d’Appello di Lecce (dove Gigantesco ricopre la carica di consigliere) e la procura di Bari (dove ricopre il ruolo di sostituto procuratore generale). E che viene interrotta solamente da una legge di degradazione – l’unica mai emanata in 150 anni di storia repubblicana – con cui molti magistrati “anziani” (ma spesso ancora “giovani” dentro e con tanta voglia di continuare a servire la Giustizia) sono stati letteralmente “rottamati”.</p>
<p>“Un Giudice” è un libro da cui traspare tutto l’amore per una professione dura, difficile da intraprendere, a volte anche pericolosa, in cui spesso per giorni e giorni si devono mettere in secondo piano affetti e passioni. È stato scritto, oltre che per tirare le somme di una carriera e per raccontarla a parenti e amici spesso lontani, anche per chi oggi desidera “ancora” diventare giudice. <i>“E poi</i> – si legge nella prefazione – <i>potrebbe interessare anche chi, al di là delle scarne e a volte imprecise o faziose notizie di stampa, desidera approfondire la conoscenza del vero ‘mestiere del giudice’, approfittando dell’esperienza vissuta di un testimone affidabile”</i>. Ma anche per riordinare i ricordi, per rendere omaggio <i>“a chi (sono tanti) mi ha aiutato, stimato e voluto bene, e in definitiva per sperare di convincermi che non sono vissuto invano”</i>.</p>
<p><span id="more-8394"></span></p>
<p>Il voler riordinare i ricordi emerge fortemente soprattutto nella prima parte del libro, in cui vengono passati in rassegna compagni di scuola e professori, situazioni personali e dettagli anche forse di scarso interesse per il lettore che non conosce personalmente Cataldo Gigantesco o la Taranto degli anni Cinquanta.</p>
<p>I capitoli che invece, a mio giudizio, interessano di più sia il lettore “casuale” che lo studioso o l’appassionato di diritto sono certamente i racconti di alcuni episodi e situazioni che il giudice si è trovato a trattare nel corso della sua lunga carriera. Come quando fu convocato all’alba dai carabinieri per un incidente mortale avvenuto in fase di atterraggio a un aereo Nato all’aeroporto militare di Gioia del Colle: Gigantesco provvide a far sequestrare il relitto dell’aereo e a ipotizzare responsabilità dei militari italiani addetti alla torre di controllo (<i>“Un generale dell’Aeronautica non riusciva a comprendere come fosse possibile che un magistrato così giovane potesse, sia pure temporaneamente, bloccare l’inchiesta avviata dall’Aeronautica con ben altri mezzi a disposizione”</i>).</p>
<p>Encomiabile anche il lungo lavoro e l’interesse verso un fenomeno, quello dello sfruttamento minorile, molto vasto in Puglia, regione in cui Cataldo Gigantesco ha svolto interamente il suo lavoro. Particolarmente comune era la consuetudine, ad esempio, di far accompagnare i cortei funebri dei più facoltosi da gruppi numerosi di “orfanelle”: <i>“Sotto la pioggia, con il vento e i rigori dell’inverno di quella città collinare</i> (Putignano, ndr) <i>ho visto personalmente infreddolite e pallide bambine intorno ai dieci anni vestite con identici abiti scuri, seguire da presso il caro funebre”</i>.</p>
<p>Altro tema molto sentito era quello degli infortuni sul lavoro: era raro trovare, almeno negli anni Settanta, nelle attività di costruzioni di edifici ponteggi a norma, e quindi sono stati frequenti i sopralluoghi per accertare, con la polizia giudiziaria, che le norme venissero rispettate: gli infortuni mortali ebbero una notevole diminuzione statistica, tanto che ne venne fatta apposita menzione nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 1976.</p>
<p><img style="border:solid 1px silver;padding:5px;margin-left:10px" src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/uploads/2011/07/cataldo-gigantesco.jpg" width="250" align=right>
<p>Particolarmente sentita la difesa dei più deboli, come quell’esperienza <i>“amara e al tempo stesso esaltante”</i> avvenuta da pretore di Putignano. Una donna nubile, facoltosa proprietaria terriera, era stata rinchiusa in manicomio da oltre 14 anni per volere del fratello che non intendeva dividere con lei l’eredità dei genitori. La signora, ancora lucida, pur vivendo in un ospedale psichiatrico, continuava a lamentare di essere stata segregata senza necessità e solamente per volontà del fratello e riuscì, dopo numerosi tentativi, a suscitare l’attenzione della magistratura: Gigantesco prese a cuore la questione, provvide ad organizzare una nuova perizia psichiatrica che non rivelò elementi che potessero condurre a una malattia mentale, e la donna fu “liberata”. <i>“Prima di lasciare questa vita, così ingrata con lei</i> – racconta Gigantesco – <i>volle ancora vedermi per rinnovare la sua gratitudine (ma io avevo fatto solo il mio dovere) e mi fece dono di uno scialle di lana fatto da lei all’uncinetto. Non ritenni di poter rifiutare, e quel dono così particolare lo conservo ancora tra le cose più care”</i>.</p>
<p>Un giudice, un po’ come un giornalista, deve occuparsi in continuazione di argomenti diversi. E così dall’anziana segregata si passa a tematiche del lavoro o della sanità. Di fondamentale importanza, ad esempio, la scoperta dell’impiego irregolare di liquami e di fanghi di fogna in agricoltura. Da un’indagine, infatti, emergeva che molti ortolani pugliesi utilizzavano abusivamente le acque di fogna, prelevandole dai canali di scolo, per irrigare ogni genere di ortaggi, sia da consumarsi crudi che cotti. Alla fine dell’indagine vennero distrutte tonnellate di ortaggi su circa 10 ettari di terreno e vennero denunciati 23 produttori e rivenditori: <i>“Ho ancora impressa nella memoria</i> – si legge – <i>l’immagine dei trattori che, per un’intera giornata, rivoltarono nel terreno ortaggi di ogni genere, in prevalenza da consumarsi crudi”</i>. La scoperta, tra l’altro, ha permesso di invertire un trend che cresceva esponenzialmente: quello delle malattie di tifo, paratifo ed epatite virale.</p>
<p>Non solo diritto nudo e crudo. Perché Gigantesco nel corso dei suoi tanti incarichi si è trovato anche a dover svolgere mansioni che, comunemente, non si pensa siano tipiche di un giudice. Come quella di predisporre un impianto di riscaldamento (com’è successo alla pretura di Gioia del Colle) o di riorganizzare in toto il Tribunale di Taranto (venne soprannominato il presidente “capo cantiere”), a partire dalla riprogettazione architettonica fino all’abbellimento con quadri, fontane e opere d’arte: <i>“Ho sempre ritenuto che un ufficio giudiziario, destinato a prestare un servizio essenziale ai cittadini</i> – racconta Gigantesco – <i>deve essere non soltanto funzionale ma anche gradevole e quasi elegante, per rendere meno penoso il lavoro degli addetti e al tempo stesso per accogliere al meglio possibile la numerosa utenza”</i>.</p>
<p>Abbiamo parlato di una carriera brillante e spesso ricca di soddisfazioni. Come in tutte le cose ci sono però anche aspetti meno positivi, come qualche delusione e un po’ di paura in determinati casi. Come in quello, uno dei pochissimi citati all’interno del libro, in cui attraverso lo spioncino di casa Gigantesco vede un uomo che sembra conoscere passeggiare insistentemente attorno alla sua abitazione: si tratta di uno dei criminali più pericolosi della zona. Così chiama in tutta fretta la scorta e si fa accompagnare nel minor tempo possibile in tribunale: <i>“In auto con il tenente ed altri due carabinieri notammo una grossa autovettura con varie persone a bordo che ci seguiva. Sia l’ufficiale che io estraemmo le pistole, temendo un attentato, e la nostra auto, a sirene spiegate e con la paletta di segnalazione, raggiunse a tutta velocità il palazzo di giustizia”</i>. Gigantesco girava spesso armato per difesa personale, e addirittura in uno dei momenti più delicati della sua carriera (il periodo di lavoro alla Corte d’Appello di Lecce) esauriti i processi più gravi dovette chiedere un breve periodo di congedo straordinario per motivi di salute.</p>
<p>Ma ci sono, lo dicevamo, anche piccole e grandi delusioni. Come quella dell’Albania: il Paese era da poco diventato una repubblica democratica e aveva necessità di riorganizzare le sue strutture giudiziarie avvalendosi dell’esperienza italiana. Nacque così l’idea di inviare una delegazione di giudici italiani per sostenere le riforme e per fornire informazioni dettagliate sul sistema giudiziario. Un’iniziativa che trovò il pieno consenso dell’allora procuratore generale e che prevedeva una visita presso i tribunali di Valona e Tirana. Con grande entusiasmo Gigantesco organizzò il viaggio nei minimi particolari e raccolse moltissimi libri e materiale di studio, con il plauso anche del ministro della Giustizia, del Csm e dell’ambasciatore italiano in Albania. A soli tre giorni dalla partenza, l’iniziativa – <i>“totalmente disinteressata e di sincera solidarietà”</i> – venne annullata, forse con l’intento di evitare iniziative isolate e di mantenere i rapporti tra i due paesi soltanto nell’alveo istituzionale.</p>
<p>Ma la delusione più grande, e volgo al termine della mia recensione, è stata la legge di rottamazione dei magistrati del 30 luglio 2007, che non ha avuto neanche una giusta e importante eco sulla stampa nazionale. <i>“Nei 150 anni di storia del nostro Paese </i>– spiega Cataldo Gigantesco – <i>non è mai stata emanata una legge di ‘degradazione’ in massa di funzionari pubblici. L’unica eccezione ha riguardato i magistrati dirigenti ed è contenuta nella ‘riforma Mastella’ dell’ordinamento giudiziario (legge n.111 del 30 luglio 2007)”</i>. Nella legge, in particolare, si legge che <i>“decorso un periodo di otto anni coloro che hanno superato il termine massimo per il conferimento delle funzioni senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni decadono dall’incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio”</i>. In pratica dopo otto anni in funzioni direttive si retrocedeva alle funzioni iniziali dei rispettivi uffici. La drastica riforma, secondo Gigantesco, era finalizzata a svecchiare i ruoli dei dirigenti e a rimuovere eventuali “ma non provate” incrostazioni del potere direttivo. Le intenzioni nella teoria sembravano buone, ma vi è da chiedersi se, a distanza di alcuni anni, sono stati prodotti risultati positivi. <i>“La verità è </i>– si legge nel libro –<i> che non volendo o non sapendo affrontare difficoltà vere quali l’insufficienza degli organici, la povertà dei mezzi strutturali, l’oscurità e l’eccessiva proliferazione di norme che rendono il processo un percorso ad ostacoli, il problema viene spostato su cause diverse e presunte”</i>.</p>
<p>In seguito all’emanazione della legge vennero presentati centinaia di ricorsi al Tar del Lazio, tutti respinti “con insolita rapidità”. La riforma entrò in vigore il 30 giugno 2008 e da presidente del Tribunale di Taranto Gigantesco retrocedette di due gradi, diventando giudice del Tribunale che aveva diretto per 12 anni. La brutta delusione lo portò a chiedere il pensionamento, e così il 30 dicembre 2008 il Consiglio Superiore della Magistratura accetta le sue dimissioni conferendogli il titolo onorifico di presidente aggiunto della Corte di Cassazione.</p>
<p><i>“Bisognava imparare un nuovo mestiere, quello del pensionato, e non è stato facile e indolore”</i>. Un mestiere in cui il telefono inizia a non suonare più, i rapporti con i colleghi si fanno più rarefatti, ma si riscoprono gli amici veri, gli affetti della famiglia e le passioni. Come quella – mai accantonata – della barca, o quella più recente della comunicazione e dell’informatica. Accettare di dover essere obbligati a lasciare il lavoro di una vita è certamente duro, ma è un momento che arriva per tutti. Cataldo Gigantesco, Dino per i parenti e gli amici, non deve abbattersi: ha svolto un lavoro importante e di grande valore sociale. <i>“L’uomo </i>– si legge nella presentazione di Paolo De Stefano, docente di Letteratura Italiana all’università di Bari-Taranto –<i> ha realizzato in onestà e disciplina e zelo di impegno professionale la serenità impagabile della più significativa esistenza: esempio che lascia ai giovani. E la presenza dei suoi ricordi oltre e fuori da ogni retorica vuole testimoniare un valoroso passato e la speranza che quel passato sia, per coloro che sono o verranno, la propellente forza di una tradizione di nobili virtù e di disinteressati intenti”</i>.</p>
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		<title>Italia: la disperazione di un&#8217;intera generazione</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 20:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Un paio di mesi fa ho fatto una chiacchierata con una collega dell&#8217;agenzia di stampa tedesca Dpa, Stefanie Stahlhofen, che stava cercando informazioni sul precariato e il rapporto dei giovani con il lavoro in Italia. Ne è scaturito un bell&#8217;articolo, ripreso dal quotidiano &#8220;Die Welt&#8221; che pubblico di seguito. <a href="http://www.welt.de/wirtschaft/article13404288/In-Italien-verzweifelt-eine-ganze-Generation.html">Qui l&#8217;articolo originale &#8220;In Italien verzweifelt eine ganze Generation&#8221;</a></b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Quasi un terzo della popolazione giovane in Italia non trova lavoro e rimane in famiglia. E già si parla di generazione perduta</i></p>
<p>&#8220;Ci si sente depressi perché nonostante si abbia un ottimo curriculum nessuno è pronto a chiamarti&#8221;. Daniele, di Roma, è rimasto senza lavoro per ben nove mesi. 29 enne, giornalista professionista, lavorava presso una testata televisiva dopo anni di stage non pagati e collaborazioni. Dopo due anni l&#8217;azienda avrebbe dovuto assumerlo. &#8220;Per riasparmiare ti mandano a casa e cercano qualcun altro da impiegare, una persona nuova e inesperta&#8221; spiega Daniele, disilluso. Che aggiunge: &#8220;Un contratto a tempo determinato o un contratto a progetto non danno la sicurezza per potersi construire un futuro&#8221;.</p>
<p>La storia di Daniele non è un caso unico. Giovane, altamente qualificato e disoccupato. Una situazione in cui, secondo i dati dell&#8217;Istat, si trovano quasi 1,2 milioni di italiani. Chi invece riesce a trovare un&#8217;occupazione si ritrova spesso senza contratto o con un contratto a progetto, viene per lo più sottopagato ed è, in molti casi, altamente qualificato.</p>
<p><span id="more-8352"></span></p>
<p>Questa è la situazione in cui si ritrovano moltissimi italiani, che hanno davanti a sé un futuro incerto. Il quotidiano romano &#8220;La Repubblica&#8221; li identifica come generazione perduta. Una tendenza destinata a peggiorare: nel mese di marzo il 28,6 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni era disoccupato. E tra coloro che sono alla rircerca di lavoro da più tempo, il 40 per cento è formato da minori di 25 anni, che cercano addirittura da più di un anno.</p>
<p>Paragonata agli altri paesi europei, l&#8217;Italia si ritrova al secondo posto dopo la Repubblica Slovacca. Non sono solo i giovani a soffrire questa situazione, ma anche le loro famiglie, che devono mantenere i figli sempre più a lungo. Sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; una madre racconta la storia del proprio figlio. Nonostante le eccellenti conoscenze dell&#8217;inglese e del francese è da mesi alla ricerca di un lavoro che possa adattarsi alla sua formazione e che sia adeguatamente pagato. Ma il ragazzo riceve solo offerte miserabili. Lo stipendio? Buoni pasto da cinque euro. &#8220;Mamma ci distruggono&#8221;, continua a dire il figlio.</p>
<p>Le condizioni sembrano decisamente pessime. I giovani non ce la fanno più: manifestano per le città per un miglioramento delle loro condizioni e contro i contratti a progetto. Il loro motto: &#8220;Se non ora quando, il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta&#8221;.</p>
<p>A causa di questa triste realtà i giovani non solo sono costretti a riversarsi per le strade, ma addirittura a trasferirsi in altri paesi. Secondo gli ultimi sondaggi l&#8217;università italiana non attira più nessuno. Poco da stupirsi se si guarda come si sviluppano poi le carriere degli studenti: il 29 per cento degli addetti ai call center si è laureato all&#8217;università.</p>
<p>Angela, dalla Puglia, lavora senza contratto come guida turistica nonostante la laurea e ottime conoscenze linguistiche. Non riesce a trovare altri impieghi fissi. È convinta che la politica non faccia nulla o comunque faccia molto poco per i giovani. Il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni pretende più contratti a progetto e meno tirocini.</p>
<p>Anche il premier Berlusconi, durante un incontro di neo-laureati, ha dato consigli ai giovani che hanno concluso gli studi con il massimo dei voti. E ha consigliato loro. E poi ha ammonito: non abbinate mai scarpe marroni a completi blu.</p>
<p>Daniele ha invece ben altri pensieri. Nel frattempo ha trovato lavoro in un sito internet, ma non sa ancora come si evolverà il suo futuro, e per quanto tempo ancora lavorerà.</p>
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		<title>Calcutta? No, Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 12:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa dovrà succedere ancora affinché qualcuno si decida a risolvere una volta per tutti una situazione da Quarto mondo? E lo dico con rispetto per il Quarto mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa dovrà succedere ancora affinché qualcuno si decida a risolvere una volta per tutti una situazione da Quarto mondo? E lo dico con rispetto per il Quarto mondo.</p>
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