Tecnologia in classe? Liguria regione pilota: dal prossimo anno contro il caro libri e il peso degli zaini, e-book gratis per tutti

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Oggi parliamo di una novità fresca fresca che arriva dalla Liguria, che con una legge regionale diventa capofila in Italia per un progetto molto innovativo. Il Piano regionale per il diritto allo studio del sistema scolastico e formativo per gli anni 2008-2010 approvato ieri all’unanimità prevede, infatti, per gli studenti delle scuole dell’obbligo la possibilità di scaricare gratuitamente dal Web i libri di testo.

Una scelta che va a migliorare la vita degli studenti (e dei genitori) in due modi. Il primo è che ovviamente gli studenti potranno evitare di portare con sé a scuola libri molto pesanti, soprattutto se costretti ad andare a piedi o a prendere l’autobus. Il secondo riguarda invece i genitori, che potranno scegliere di non acquistare alcuni libri troppo costosi, decidendo invece di scaricarli.

“L’auspicio – ha spiegato il consigliere regionale Roberta Gasco (Udeur), promotore dell’inziativa – è che l’esempio della Liguria possa essere seguito al più presto anche da altre regioni. Sono convinta che attraverso la piattaforma elettronica contenuta nel sito della Regione, e su cui si potranno trovare e scaricare gratuitamente i vari libri di testo redatti dallo stesso ente, si riuscirà a porre rimedio a una situazione che era ormai diventata insostebiile per le famiglie, come il costante aumento dei libri scolastici. Gli studenti, inoltre, potranno scaricare e stampare singolarmente i capitoli delle relative dispense“.

Si tratta sicuramente di una scelta tecnologicamente all’avanguardia, e ovviamente speriamo tutti che possa entrare in vigore regolarmente senza problemi di sorta. Ci vengono in ogni caso dei dubbi. I libri a disposizione degli studenti saranno tutti, oppure saranno solo alcuni? Non è che poi scaricando e stampando su carta capitolo dopo capitolo, comunque si spendono soldi e si creano danni per l’ambiente (pur ammettendo che il risparmio economico sarebbe moltissimo rispetto a un libro acquistato in libreria)? Come reagiranno i librai, sempre pronti a dichiarare lo stato di crisi? Quanti alunni potranno permettersi di andare a scuola col portatile?

“Wake up your phone”, la nuova campagna di SanDisk per informare gli utenti sulle potenzialità delle schede di memoria per cellulari e fotocamere

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“La maggior parte dei teen-ager non sa nemmeno di avere in tasca un telefonino capace di compiere decine e decine di operazioni e di immagazzinare centinaia di ore di film e musica”. Così Dan Hogan, direttore marketing della divisione mobile della SanDisk, società leader nel mercato delle schede di memoria, spiega a Geekissimo.com la scelta di lanciare una campagna integrata radio-stampa-Tv-internet, chiamata “Wake up your phone” (letteralmente, “risveglia il tuo telefono”), per informare gli utenti dei telefonini di nuova generazione sulle potenzialità dell’apparecchio che si portano in tasca.

“La nostra missione – continua Hogan – è quella di informare l’utente dell’esistenza delle slot per le memory card nei loro cellulari e ‘svegliarli’”. La campagna vede, tra l’altro, anche la partecipazione di hostess che, presenti in numerosi eventi live nazionali e internazionali (vedi, ad esempio, l’Heineken Jammin’ Festival, che lo scorso fine settimana ha raccolto al parco San Giuliano di Venezia una media di ottantamila persone al giorno per ascoltare artisti del calibro di Vasco Rossi, Alanis Morrissette, i Police, e così via) chiedono a ragazzi e ragazze di mostrare loro il proprio telefono cellulare; in questo modo è possibile andare ad “educare” la fascia degli utenti meno esperti, spiegando loro come attraverso gli slot per memory card i telefoni cellulari si possano “svegliare” con nuove possibilità di archiviazione per musica, fotografie e video.

La presentazione a Venezia della campagna “Wake up your phone” è stata anche l’occasione per fare quattro chiacchiere con i vertici Sandisk e per capire quali siano le strategie future dell’azienda. In questi giorni – ci ha spiegato Dan Inbar, senior vice president e general manager della divisione Mhv di SanDisk – stiamo lanciando le prime schede di memoria premium per i telefoni cellulari: si tratta delle nuove linee di schede di memoria Mobile Ultra microSD, microSDHC e Mobile Ultra Memory Stick Micro (M2), disponibili nei formati da 1, 2, 4 e 8 Gigabyte. “Queste schede – aggiunge Inbar – sono un vero ‘must’ per i consumatori con stile di vita digitale, perché rappresentano le premium card a più elevate performance del settore, in grado di garantire alte velocità di trasferimento” (le nuove schede le vedete anche qui sopra nella foto, inserite nell’apposito adattatore, che crea anche delle minuscole unità esterne Usb). “Tra l’altro, oltre a permettere l’installazione di molteplici applicazioni, l’alta capacità delle nuove schede di memoria permette anche di catturare molte più foto e molte più ore di video”.

L’utilizzo dei cellulari per le attività multimediali (vedi fotografia digitale, download di brani musicali, registrazione di video e funzionalità di navigazione Gps) è raddoppiato nell’arco degli ultimi due anni (basti pensare che nel mondo nel 2007 sono stati venduti oltre 450 milioni di telefonini espandibili con memory card), e la spesa globale per questi dispositivi mobili dovrebbe superare entro il 2012 la soglia dei cento miliardi di dollari. Ciononostante, sono in moltissimi ancora a non conoscere le potenzialità dei nuovi dispositivi, sfruttandone una minima parte. Per questo l’iniziativa della SanDisk mi sembra molto interessante e soprattutto intelligente, perché va a informare, prima di tutto, i potenziali utilizzatori dei servizi multimediali. Che ne pensate? Siete d’accordo? Quante persone conoscete che hanno super-telefonini ma che poi utilizzano solo una minima parte delle funzioni?

Dopodomani Bill Gates lascia definitivamente la Microsoft. Storia di un “multimiliardario filantropo”

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Dopodomani, venerdì 27 giugno 2008, sarà l’ultimo giorno di Bill Gates alla guida della Microsoft. Dopo 1.712 settimane e quasi 33 anni di onorata carriera, Gates si ritirerà dagli affari andando a dedicarsi a tempo pieno alla Bill&Melinda Gates Foundation, l’organizzazione da lui fondata nel 2000 che, ad oggi, rappresenta l’istituzione filantropica più ricca al mondo, con 37,3 miliardi di dollari. Nonostante l’imminente addio, “l’imperatore dell’informatica” – così è stato recentemente soprannominato Gates – in questi giorni continua a svolgere normalmente i suoi lavori. Gates aveva fondato la Microsoft nell’aprile del 1975 ad Albuquerque (nel New Mexico) insieme a Paul Allen.

“Gates partecipa alle riunioni quotidiane come se dovesse restare per i prossimi dieci anni”, racconta uno Steve Ballmer in gran forma e che da lunedì prossimo assumerà le redini della società e andrà ad occupare il famoso “ufficio ad angolo” di Gates. Un’uscita – quella di Bill – preparata già da due anni: nessuno ormai fa più capo direttamente a lui, e pian piano il magnate è riuscito a organizzare tutto in modo che la sua uscita possa essere il meno traumatica possibile. Dal 2006 Gates ha infatti dato il via a un periodo di transizione che, come ha ammesso anche Ballmer, non è stato facile. Ora a Ballmer tocca la sfida di dimostrare che i bei tempi della società non finiscono con l’uscita di scena di Bill Gates.

Venerdì, dunque, sarà una giornata storica, e la routine lavorativa sarà interrotta con alcune celebrazioni e dei festeggiamenti. Ma Bill Gates, ovviamente, non uscirà del tutto di scena: continuerà infatti a recarsi in ufficio a Redmond almeno una volta a settimana, anche se “fisicamente” la sua stanza sarà un’altra. La passione di Bill Gates iniziò nel 1968, tra le mura scolastiche, quando insieme ad Allen mise per la prima volta le mani su un computer. L’anno della svolta è però il 1974, quando Gates e Allen proposero alla Mits, società produttrice di computer, un software basato sul linguaggio Basic. La Mits ne sembrò entusiasta e i due riuscirono a entrare nel giro. Nel 1975 fondarono la Microsoft.

Il successo ottenuto inizialmente fu enorme, tanto che nel 1986 i due erano già milionari. E l’anno successivo miliardari, con l’annuncio di Microsoft e Ibm del lancio di OS/2 1.0, che sarebbe andato a sostituire Ms-Dos. La collaborazione con l’Ibm si concluse poi nel 1991, quando Gates modificò il nome di OS/2 in Windows, il sistema operativo che poi, dopo qualche anno, sarebbe andato letteralmente a monopolizzare il mercato. Uno strapotere che, però, è costato a Microsoft anche sanzioni milionarie da parte dell’antitrust europeo. Oggi Microsoft è presente in 104 paesi e conta su 80mila dipendenti. Che siate fan di Windows o che preferiate Mac o Linux, una cosa bisogna riconoscerla a Bill Gates: la sua lungimiranza e la sua bravura hanno cambiato il nostro modo di vivere, per sempre.

Uomo licenziato perché un malware autoinstallatosi sul suo computer dell’ufficio aveva scaricato centinaia di immagini pedopornografiche

Questa brutta avventura potrebbe essere presa ad esempio per una pubblicità di sistemi ritenuti più sicuri di Windows, come Mac Os X o Linux. Ma purtroppo è accaduta davvero. Il Massachusetts Department of Industrial Accidents ha licenziato un suo dipendente, il signor Michael Fiola, intraprendendo tra l’altro una procedura legale nei suoi confronti, in quanto all’interno dei suoi file temporanei internet del computer dell’ufficio erano presenti immagini chiaramente pedopornografiche.

“Il mio capo mi ha chiamato nel suo ufficio alle nove del mattino – ha spiegato Fiola ad alcuni quotidiani locali – e c’erano tutti, dal mio supervisore al direttore del personale. Senza permettermi di spiegare alcunché mi hanno dato la lettera di licenziamento, rimanendo in silenzio perché così aveva consigliato il loro legale”. Purtroppo, però, i legali (della difesa e dell’accusa, insieme) analizzando meglio il computer dell’uomo non hanno potuto far altro che arrendersi, in quanto non c’era alcuna prova del fatto che il dipendente avesse scaricato materiale illegale. Perché? Perché il materiale pedopornografico l’aveva scaricato un malware.

In particolare, un esperto forense d’informatica (che ha tenuto in consegna il laptop aziendale per circa un mese) ha spiegato in un report di trenta pagine che il software di protezione dai virus installato sul computer era obsoleto e “corrotto”, e per questo il sistema di Fiola era stato preso d’assalto da spammer e cracker che hanno bombardato il suo hard-disk con immagini pedopornografiche. Tra l’altro, sembra che questi virus risalissero all’anno precedente, quando il computer lo utilizzava un altro dipendente.

Al momento non sappiamo se l’uomo sarà reintrodotto al lavoro, ma immaginiamo di sì; anzi, probabilmente all’uomo converrebbe citare per danni l’azienda, anche se poi dovrebbe comunque trovarsi un altro lavoro. Una storia, dunque, degna della pubblicità e della fiction, ma purtroppo tutta vera. Vi siete mai trovati in una situazione imbarazzante per colpa di problemi simili? Io ricordo che una volta in un posto dove lavoravo una ragazza stava commentando un articolo appena scritto con il caporedattore, quando (per colpa di un malware presente sul computer) è apparsa all’improvviso – tra l’ilarità generale – una foto molto molto esplicita…

Improvvisamente vi trovate migliaia di visitatori sul vostro sito? Non siete diventati più bravi, è la nuova versione dell’antivirus Avg

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La nuova versione dell’antivirus Avg, la 8, crea un falso traffico dati? È la tesi di un articolo dell’inglese Register, secondo cui gli analisti di rete del loro server hanno notato, all’inizio dello scorso mese, un inaspettato aumento di traffico (addirittura a volte raddoppiato rispetto alla media del periodo). Purtroppo, però, non erano i giornalisti della testata ad essere migliorati… bensì il problema era Avg.

In particolare, il nuovo malware scanner di Avg. Partiamo dall’inizio: circa sei mesi fa Avg aveva acquistato Linkscanner dalla Exploit Prevention Labs: si tratta di un tool che, installato all’interno del browser, permette ad Avg di effettuare ricerche all’interno di tutti i siti che risultano da una ricerca ad esempio su Google. Un caso pratico: una persona cerca un termine su Google ed escono dieci risultati. A quel punto lo scanner inizia a visitare (in background) tutti e dieci i siti; accanto a ogni termine uscito su Google, poi, inserisce un simbolo verde se il sito è sicuro, un simbolo rosso se invece non è sicuro.

Questo, dunque, porta il browser a visitare in automatico tutte le pagine che escono dalla ricerca di Google. Se calcoliamo che circa 20 milioni di utenti in tutto il mondo hanno installato l’ultima versione di Avg in questi due mesi… risulta che alcuni siti (magari “fortunati” perché contengono al loro interno parole chiave molto utilizzate) hanno raggiunto una popolarità maggiore anche dell’ottanta per cento. Non si tratta certo di un problema da poco: il traffico aumenta, i costi per il bandwidth aumentano e lo spazio su disco dei singoli utenti diminuisce a dismisura, con centinaia e centinaia di linee non necessarie nei file di log.

Da parte loro, i responsabili di Avg hanno spiegato di non essere al corrente di questo “simpatico” problema, difendendo per di più il ruolo di Linkscanner: “C’è un’attività maligna talmente diffusa sul Web – hanno spiegato – che il solo modo per scoprirla è quello di darci un’occhiata“. Che ne pensate? Siete per caso tra i “fortunati” ad essere stati colpiti da questo particolare fenomeno? Avete riscontrato qualcosa di strano analizzando il traffico di rete dei vostri blog/siti?

“Stanotte ci facciamo il bagno nella piscina di quel riccone?”. Spopola in Europa lo strano fenomeno del “dipping”

La notizia sta facendo in queste ore il giro dei principali siti d’informazione, e ovviamente non potevamo perdercela. Si tratta della singolare moda del “dipping”. Che cos’è il dipping? Beh, se cerchiamo sul dizionario “dip” in inglese significa “breve immersione”, “breve nuotata”. E si tratta proprio di questo, in effetti, ma con l’aiuto di internet. In pratica, ragazzi che cercano su Google Maps piscine condominiali o ville con piscine e fanno un’intrusione notturna per una nuotata “al volo”.

Il fenomeno, che scoppia inevitabilmente d’estate, sta prendendo piede in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma ben presto potrebbe approdare (con tutta la sua pericolosità, tra l’altro) anche da noi. Ma come funziona esattamente? Si cercano su Google Maps case con piscine nella propria zona, e sempre con Google Maps si cerca di capire com’è possibile fare un’irruzione pacifica al loro interno. Poi ci si dà appuntamento sui social network (esistono addirittura gruppi appositi su Facebook o Bebo) e, specialmente di notte tra mezzanotte e le tre, si fa il bagno fin quando qualcuno (come sempre accade) non scopre il “misfatto”.

Ai partecipanti è richiesto solamente d’indossare vestiti pacchiani, eccessivi, e di portare con sé una bicicletta o un motorino per scappare se dovesse arrivare la polizia o se la situazione dovesse mettersi male. In allarme, ovviamente, le polizie locali, soprattutto in Inghilterra, dove nella contea di Bournemouth sono stati inviati avvisi a tutti i possessori di piscine di stare molto attenti e vigilare sulla propria proprietà.

Ovviamente se tutto finisse con una strigliata da parte del proprietario o degli agenti di polizia, ci sarebbe solo da farsi una risata. Purtroppo, come sempre accade, a volte le cose degenerano anche: come in Spagna, dove un gruppo di 400 ragazzi ha fatto irruzione in una grande villa in campagna, gettando poi televisori e altre apparecchiature molto costose nella piscina, rompendo porte, danneggiando muri, distruggendo tappeti e rubando gioielli per un valore di novemila euro!

“Re della spazzatura” condannato a sei milioni di dollari di multa per aver inviato “solo” 100 milioni di messaggi spam al giorno su MySpace

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E che saranno mai cento milioni di messaggi di spam al giorno? È più o meno questa la versione del “re della spazzatura” (così è stato soprannominato) Scott Richter di Westminster in Colorado (Stati Uniti), che è stato condannato a pagare sei milioni di dollari (tra danni e spese legali) per aver “spammato” miliardi di messaggi a ignari utenti MySpace. In particolare, l’uomo dovrà dare 4,8 milioni di dollari (pari a tre milioni di euro) a MySpace, mentre le spese legali ammontano a 1,2 milioni di dollari (770mila euro).

Richter è stato denunciato da MySpace nel gennaio del 2007, con l’accusa di aver inviato dal proprio computer cento milioni di messaggi indesiderati al giorno; i messaggi, iniziati a circolare nel 2006, sponsorizzavano un sito Web chiamato Consumerpromotionscenter.com, ed erano inviati da normali account del social network, le cui credenziali d’accesso (username&password) erano stati ricavate attraverso operazioni di phishing su larga scala.

“Rispettiamo la decisione della corte”, ha spiegato Richter, aggiungendo poi che lui e la società per cui lavora (Media Breakaway) sono comunque sollevati dalla condanna, in quando la cifra da pagare è di gran lunga minore a quella chiesta dall’accusa lo scorso anno. Richter ha anche aggiunto che non intende appellarsi alla decisione del giudice. Non è la prima volta, tra l’altro, che Media Breakaway è condannata a pagare milioni di dollari per un caso del genere: nel 2005 (la società si chiamava Optinrealbig.com) erano stati condannati al pagamento di sette milioni di dollari per risarcire Microsoft in un caso del tutto analogo.

Media Breakaway non ha voluto ovviamente commentare, ma (incredibile!) ha spiegato che si è sempre avvalsa di avvocati per essere sicura di agire in modo legale (ma come, estorcere col phishing username e password a ignari utenti è legale???). Soddisfatti, ovviamente, a MySpace, secondo cui la sentenza conferma l’approccio del social network a combattere con decisione i fenomeni criminosi che avvengono sulle proprie pagine: “Continueremo a fare la nostra parte – si legge in un comunicato – per migliorare internet e fare pulizia di questi brutti fenomeni”.

Secondo una ricerca i cosiddetti “giovani” sarebbero “molto felici” di pagare per scaricare musica legalmente

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Premesso che io odio la parola “giovani”, oggi parliamo di una statistica inglese che farà molto parlare di sé e di conseguenza discutere: da un sondaggio fatto tra ragazzi e ragazze che hanno tra i 14 e i 24 anni è emerso che la fascia più giovane non disdegna pagare per ottenere file musicali… l’importante però è che col pagamento se ne ricevano anche tutti i diritti illimitati di utilizzo. Il sondaggio è stato commissionato dalla British Music Rights, l’equivalente dell’italiana Siae.

Tra i risultati colpisce il fatto che l’80 per cento degli utenti di programmi peer-to-peer (come il pluripremiato eMule, solo per fare un esempio) si è detto disponibile a pagare affinché il file-sharing sia legalizzato. Il problema è che tutto questo esiste già, almeno per quanto riguarda la musica. Basti guardare iTunes o altri “negozi online” di mp3, che non costano poi molto (un euro per un brano, dieci euro per un album circa); il problema però, come al solito, sono i Drm, e cioè le limitazioni a copiare il brano scaricato sui computer o i lettori musicali degli amici. Insomma: ragazzi e ragazze vogliono possedere e controllare la propria musica.

Secondo i responsabili di British Music Rights “l’industria musicale dovrebbe essere molto sollevata da questo sondaggio. Innanzitutto, è chiaro che i giovani sono molto molto interessati alla musica e alle sue evoluzioni, ma la cosa ancora più importante – continuano – è che al contrario di quanto si potrebbe credere, sono preparati anche a pagare, ma solo ad alcune condizioni”.

Dunque il fatto che i ragazzi siano disposti a pagare per la propria musica è un fatto sicuramente positivo, che potrebbe portare alla lunga a ridurre (non ad annullare, ma almeno a ridurre) il fenomeno della pirateria. A patto ovviamente di ottenere tutti i diritti di possesso e copia. E voi, cosa ne pensate? Se siete utilizzatori di programmi di file-sharing, sareste disposti ad abbandonare tutto per privilegiare i download legali a pagamento?

Il Bangladesh punta su internet: installerà computer a banda larga in tutte le scuole da far usare gratuitamente alla popolazione

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Oggi vi raccontiamo di cosa sta accadendo in Bangladesh, che come sapete è uno dei paesi più poveri del mondo. Il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, l’ente nazionale che si occupa di telecomunicazioni, ha annunciato che installerà computer con connessione internet a banda larga da usare gratuitamente presso tutte le circa 40mila scuole elementari disseminate in tutto il paese. Un’iniziativa presa soprattutto per far conoscere le potenzialità di internet nelle zone rurali.

La mossa, dunque, porterà internet in decine di migliaia di villaggi, dove vive oltre il 70 per cento della popolazione del paese (144 milioni di persone). Tra l’altro, la decisione andrà anche ad alleviare i conti delle scuole e università, non più soggette al pagamento della bolletta di internet. Una mossa dunque a prima vista davvero intelligente: basti pensare che con soli tre milioni di utenti il Bangladesh è uno dei paesi al mondo in cui la penetrazione di internet nella popolazione è minima.

Samiul Wadud, amministratore delegato del più grande provider del Paese, spiega che la decisione andrà a raddoppiare o triplicare il numero di utenti internet in meno di un anno: “È un grosso incentivo anche per le industrie e il mondo degli affari: il governo non solo darà la possibilità a scuole e università di connettersi gratuitamente, ma molto presto taglierà anche i costi di internet del 60 per cento per tutti i tipi di utenti”. Per questo, aggiungono altri, internet diventerà finalmente qualcosa di molto meno elitario e inizierà ad arrivare anche in campagna e nelle zone più lontane dai centri abitati. Il Paese, che pure è uno dei più poveri del mondo, negli scorsi anni ha visto un incremento enorme delle telecomunicazioni, e soprattutto quelle dei cellulari (cresciuti dall’1,5 milioni di apparecchi del 2004 agli oltre 42 milioni odierni); e la politica dei cellulari è stata la stessa di quella attuata ora per internet.

Dunque una decisione molto intelligente da parte delle autorità del Bangladesh, considerato anche che i vicini indiani sono diventati in pochi anni dei “maghi” di internet e della programmazione, proprio grazie a una loro propensione per i numeri e la tecnologia. Unica domanda che vorrei girarvi: secondo voi è giusto agevolare la diffusione di internet in campagna, o magari con quei soldi si potevano costruire infrastrutture e combattere la povertà, considerato che il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno?

A rischio i computer di altleti/giornalisti/governativi che si recano a Pechino per le Olimpiadi?

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Le agenzie statunitensi che si occupano di sicurezza nazionale hanno lanciato un allarme a tutti coloro (businessmen, giornalisti, atleti, personale governativo, etc) che si recheranno a Pechino in agosto per seguire le Olimpiadi: i computer portatili o altri apparecchi in grado di comunicare e gestire la posta elettronica potrebbero “essere penetrati da agenti di sicurezza cinesi che mirano a rubare segreti governativi americani o a impiantare bug per infiltrarsi nelle reti statunitensi”. L’allarme ci sembra quanto meno esagerato, ma bisogna comunque tenerne conto.

Stando a quanto riporta l’Overseas Security Advisory Council, “il governo cinese utilizza lo spionaggio elettronico per entrare facilmente nei computer personali o appartenenti ad enti governativi“. Per questo, gli apparecchi lasciati incustoditi anche per qualche minuto in alberghi o in aeroporto potrebbero essere in brevissimo tempo avvicinati da gente addestrata per non farsi scoprire e “penetrati” con dei software maligni in grado, successivamente, di trasferire tutte le informazioni presenti sull’hard-disk. Ma non è tutto.

Considerato, infatti, che la Cina controlla la rete internet, computer e palmari potrebbero essere penetrati anche da remoto. E c’è già chi ipotizza che agenti dell’Fbi ai viaggiatori che tornano dalle Olimpiadi controllino il contenuto del computer per verifiare se effettivamente è stato installato qualche programma non autorizzato.

L’ambasciata cinese non ha smentito né confermato l’allarme e si è limitata a un “no comment”, anche se il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang ha spiegato che “le accuse dello spionaggio cinese nei confronti degli Stati Uniti è insensato e non si fonda su alcuna base veritiera”.

Arriva il prontuario di buone maniere per Facebook, MySpace e similiari

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Come bisogna comportarsi correttamente sui social network come Facebook e MySpace? Quale atteggiamento bisogna intraprendere nei confronti dei nostri contatti? E come bisogna porsi nei confronti delle richieste di amicizia da parte di estranei? Dalla Gran Bretagna arriva la soluzione. Debrett’s, la celebre guida al bon ton, ha infatti stilato una lista di regole da seguire per il corretto utilizzo dei social network. Si tratta di regole che sono state scritte dopo che i risultati di una ricerca hanno mostrato che circa due terzi degli utenti di Facebook e MySpace sono frustrati e confusi da ciò che avviene in Rete.

Una confusione che apparentemente sembrerebbe generata soprattutto da messaggi e da richieste di amicizia provenienti da sconosciuti, o apparenti tali. Secondo la ricerca, inoltre, il 18 per cento delle persone ha rivelato di trovarsi a disagio sapendo che l’ex-fidanzato/a può accedere, tramite il profilo compilato su Facebook, a diverse informazioni personali, come ad esempio l’attuale stato di relazione con un’altra persona. Ma come ci viene in aiuto, allora Debrett?

Semplice: aiuta gli utenti più disorientati a sopravvivere attraverso un elenco di cinque regole del bon ton su internet. Numero uno: non inviate richieste di amicizia ad estranei, e pensateci bene prima di farlo. Numero due: aspettate almeno 24 ore prima di accettare o rimuovere qualcuno dalla lista dei vostri amici. Numero tre: eventi importanti come un compleanno o le nozze non sono virtuali, quindi non trascurate i mezzi tradizionali come il telefono o una lettera per inviare i vostri auguri.

Regola numero quattro: prima di pubblicare la foto di un vostro amico, pensate a come vi sentireste se in quella foto ci foste voi. Numero cinque: pensate con attenzione se sia il caso di pubblicare una vostra foto che potrebbe finire facilmente sui giornali locali. Che dite, inizierete anche voi a seguire le regole del bon ton tanto care agli inglesi?

“Drogati” per il telefonino? In Spagna due ragazzi sono stati addirittura condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica!

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Se non riuscite a staccarvi dal cellulare e guardate il telefonino in continuazione, allora forse avete qualche problema serio. La pensano così in Spagna, dove due ragazzini di dodici e tredici anni sono stati condannati a trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica per essere curati da una droga molto particolare: la droga da cellulare.

I ragazzini sono stati portati in clinica perché, a quanto pare, i genitori hanno affermato che non riuscivano più a portare avanti le loro normali attività senza avere tra le mani il “maledetto” oggetto di comunicazione. Tra l’altro, l’anno scolastico non è finito bene per loro, e avevano anche iniziato a dire bugie ai genitori per cercare di racimolare qualche soldino in più per le ricariche telefoniche. Nel Centro per l’igiene mentale per bambini e ragazzi di Lleida, vicino Barcellona, i ragazzi impareranno a disintossicarsi: “È la prima volta che ci capita una malattia del genere – ha spiegato il direttore del Centro, il dottor Maite Utges”.

“Entrambi i ragazzi – continua – mostrano chiari segni di comportamento disturbato, che li portava al fallimento nelle normali attività della vita, come lo studio. Il cellulare ha portato questi ragazzi a grosse difficoltà nel condurre una vita normale“. I ragazzi, hanno spiegato i genitori, avevano il cellulare da 18 mesi ma probabilmente – aggiungiamo noi – mamme e papà non hanno fatto abbastanza per spiegare ai propri figli un uso corretto e responsabile del mezzo.

Spiega il dottor Jose Martinez-Raga, esperto di questi tipi di malattie psichiatriche, che i ragazzi che sviluppano forti dipendenze da telefoni cellulari o videogiochi diventano spesso irritabili e antisociali. “Questi due casi – avverte Martinez-raga – sono certamente la punta dell’iceberg, ma la droga da telefoni cellulari potrebbe diventare vero e proprio pericolo per il futuro”. Il consiglio degli esperti? È sempre lo stesso: non date telefoni cellulari ai vostri figli prima dei sedici anni di età!

Da Bolzano arriva TeleSenior, un bel progetto di Web-tv tutta dedicata agli anziani

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Chi l’ha detto che gli anziani sono sempre molto lontani dalle nuove tecnologie? Chi l’ha detto che non possono avvalersi della possibilità di informarsi, in modo semplice, via internet? A Bolzano, proprio per venire incontro alle esigenze degli over-60 (ma gli anziani non erano gli over 75?) è stata lanciata la Web-tv “TeleSenior”, progetto dell’Upda (Università permanente per la terza età di Bolzano). Fra i servizi c’è un telegiornale quotidiano, prodotto da una redazione tutta composta da “seniores”, con servizi curati da giornalisti e operatori del settore. Ovviamente, con notizie sul mondo della terza età.

TeleSenior, spiegano i promotori, è stata ideata per avvicinare gli over 60 al mondo delle nuove tecnologie, dei media e della comunicazione su internet. A questo scopo, continuano, è stato anche creato un portale dedicato al mondo della terza età, curato da un gruppo di lavoro composto da pensionati e casalinghe, che si ritrovano a discutere dei contenuti. Lo stesso gruppo, tra l’altro, crea il telegiornale, focalizzato sui temi della terza età ed incentrato su notizie istituzionali e culturali, con un occhio rivolto al tema della salute.

Andando sulla home page della nuova Web-tv, al momento le rubriche “cultura”, “salute”, “notizie” e “servizi” sono ancora vuote. Facendo partire il player, però, è possibile vedere la prima puntata del telegiornale, condotta da due “arzille” signore. La scommessa, dice una delle due “anchorwomen”, “è quella di dimostrare che anche noi di una certa età possiamo muoverci agilmente e con scioltezza su internet. Non senza imbarazzo e agitazione: non capita tutti i giorni di stare davanti alla telecamera”.

Il telegiornale è fatto davvero bene e soprattutto, guardandolo attentamente, si nota come alle spalle ci siano state moltissime prove e soprattutto una grande cura dei particolari e del linguaggio utilizzato; cura che, a mio parere, è difficile ritrovare nei telegiornali di oggi. Dategli un’occhiata, se volete: mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

La cattiva percezione di Windows Vista potrebbe mettere nei guai Microsoft

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Soprattutto negli ultimi tempi Microsoft non se la sta passando benissimo. Ogni giorno, infatti, si alternano notizie positive a notizie negative. Oggi parliamo di una notizia che non farà di sicuro piacere ai vertici di Redmond. La cattiva percezione che presso alcuni utenti e rivenditori ha Windows Vista potrebbe andare ad influenzare direttamente i conti di Ballmer&co. Alcuni analisti finanziari, infatti, hanno “abbassato” le stime di crescita di Microsoft per gli anni fiscali 2008 e 2009, citando proprio, come causa, la percezione negativa abbastanza diffusa nei confronti di Vista.

Il report, inoltre, guarda anche alla data di rilascio della prossima versione di Windows (per adesso chiamata “Windows 7″), che al momento corrisponderebbe con il secondo quarto del 2010. La crescita di Microsoft per il 2008 è stimata il 49 milioni per l’anno fiscale 2008 e 395 milioni di dollari per il 2009. Passare a Windows Vista, si legge, non è semplice per molte aziende piccole e medie, e “di conseguenza il ciclo di vita di Vista sembra essere molto meno robusto di quanto ipotizzato in precedenza”. Tra l’altro, molte aziende, sperando in un futuro e in un sistema operativo migliori stanno evitando di acquistare Vista in attesa di Windows 7.

Tra i fattori negativi, si legge nel report, c’è anche il fatto che Microsoft sia dovuta scendere a patti con i propri utenti (soprattutto business) accettando di continuare a vendere e supportare Windows Xp. Ed è proprio il mondo degli affari che sta creando non pochi problemi alla softwarehouse di Redmond: secondo molti responsabili informatici di aziende medio-grosse, al momento non c’è alcun bisogno di passare a Windows Vista, considerata la “poca differenza” in termini di sicurezza e il dispendio economico che un upgrade del genere comporterebbe: Windows Vista avrebbe infatti bisogno di un rinnovo del parco hardware di molte aziende.

In ogni caso non tutto è negativo per Microsoft. Anche se le attese si sono abbassate, si legge, “Microsoft rimane fortemente ben posizionato in modo strategico e in una posizione ragionevolmente solida nei confronti dei propri competitor“. Al momento Microsoft non ha commentato il report, né ha dato maggiori informazioni riguardo al rilascio di Windows 7. Si parla, per adesso, di un periodo che va dalla seconda metà del 2009 alla seconda metà dell’anno successivo.

“Perché scrivo sul blog? Perché me l’ha detto il dottore”

A chi vi chiede il perché passiate tanto tempo davanti al computer a scrivere ed ad aggiornare il vostro blog, ora potete rispondere che ve l’ha detto il dottore. Scherzi a parte, da uno studio appena pubblicato su Scientific American emerge che la blogosfera si è andata sempre più riempiendo negli ultimi anni proprio a causa dei benefici terapeutici che lo scrivere riguardo a esperienze personali, pensieri e sentimenti porta. Insomma: scrivere di sé e dei propri problemi per degli sconosciuti produrrebbe molti benefici psicologici.

Secondo i ricercatori, scrivere su un blog migliora la memoria e il sonno, migliora l’attività delle cellule immunitarie e riduce il carico virale nei pazienti affetti da Hiv; addirittura, velocizza le guarigioni dopo le operazioni chirurgiche. Tra l’altro – e questa è una notizia davvero bella – sembra che i pazienti di oncologia (quindi affetti da cancro) che iniziano a scrivere poco prima di iniziare le cure, si sentono poi molto meglio, mentalmente e fisicamente, di coloro che non fanno blogging. Insomma, spiega Alice Flaherty, neuroscienziata dell’università di Harvard e del Massachusetts General Hospital, l’uomo è un animale sociale, e lamentarsi e parlare dei propri problemi diventa un po’ una specie di “placebo per diventare più soddisfatti”.

Secondo questi studi, inoltre, il blogging potrebbe aiutare il rilascio di dopamina proprio come fanno altri stimolanti (vedi la musica, l’attività fisica o l’arte). Ovviamente ci sarebbe molto altro da scoprire, come ad esempio provare a capire cosa accade al cervello prima e dopo la scrittura, ma le informazioni in mano agli scienziati al momento sono molto poche, perché le regioni attive del cervello che si occupano di queste funzioni sono collocate molto internamente.

In attesa di nuovi risultati scientifici ancora più accurati c’è comunque da dire che persone che purtroppo hanno a che fare con il cancro e con la chemioterapia cercano (e trovano) molto sollievo nella blogosfera. Per questo, hanno spiegato dall’équipe medica, presto ai pazienti malati di cancro verranno offerte terapie che comprendono anche l’utilizzo della scrittura e dello strumento blog.