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	<title>Daniele Semeraro &#187; DanieleSemeraro.it  » Archivio per la categoria &#8220;In primo piano&#8221;</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Daniele Semeraro, giornalista</description>
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		<title>Steve Jobs e i prodotti che funzionano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho atteso alcune ore prima di scrivere qualche riga sulla morte di Steve Jobs. Leggere tante pagine e vedere tanti minuti di televisione dedicati alla vicenda mi ha colpito, soprattutto perché molti colleghi hanno voluto insistere sul fatto che i prodotti che Jobs ha contribuito a creare siano belli e alla moda. È evidente che tutto questo non basta e non gli rende onore.</p>
<p>Guardate questo video:<br />
<center><iframe width="519" height="264" src="http://www.youtube.com/embed/L4D4kRbEdJw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p>Ebbene, questa è solo una delle rivoluzioni che ci attendono di qui ai prossimi mesi: un po&#8217; come già avviene nei film potremo comandare con la voce e senza più utilizzare le mani gli oggetti elettronici che usiamo tutti i giorni. Qualcuno ha definito Steve Jobs un visionario, qualcun altro il Leonardo Da Vinci del Duemila, altri ancora il Gutenberg degli anni Novanta; addirittura alcuni politici hanno proposto di far leggere i suoi testi e i suoi discorsi nelle scuole.</p>
<p>Ma a parte la filosofia di vita dell&#8217;uomo Jobs (in troppi hanno ricordato il suo discorso <i>&#8220;siate affamati, siate folli&#8221;</i>) c&#8217;è qualcosa che forse è sfuggito. E cioè che la maggior parte della sua fama e della sua genialità Steve Jobs la deve a un fattore: <b>i prodotti da lui ideati e progettati insieme ad altre decine di ingegneri funzionano a meraviglia</b>. <i>&#8220;They just work&#8221;</i>, amano spesso ripetere i dipendenti della casa della Mela Morsicata.</p>
<p><span id="more-8467"></span></p>
<p>I computer fissi e portatili Mac così come iPhone, iPod e iPad hanno permesso a molti di noi di dimenticare letteralmente cosa sia un virus o un computer lento e ingolfato a causa di troppi programmi installati. O, ancora, di dimenticare cosa voglia dire perdere un documento importante perché &#8220;il computer si è bloccato&#8221;. &#8220;Il design &#8211; ripeteva Steve Jobs &#8211; non è solo come un oggetto appare esteticamente. <b>Il design è come quest&#8217;oggetto funziona</b>&#8220;.</p>
<p>È vero, tutto quello che si fa con i prodotti Apple lo si può fare molto bene anche con altri sistemi, spesso più economici. Ma probabilmente non con la stessa semplicità di utilizzo, affidabilità e soprattutto con la stessa intuitività dei prodotti Apple. E chiunque abbia fatto il &#8220;salto&#8221; da Pc a Mac sa cosa questo voglia dire.</p>
<p>Il primo computer che ho utilizzato in assoluto, alle scuole elementari, è stato un Mac Classic. Era il 1988 ed era la prima volta che vedevo le icone, un elaboratore di testi, una tastiera, un mouse. Tutti elementi che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Anche qui l&#8217;idea di Jobs &#8211; poi copiata da tutte le più grandi software-house &#8211; è stata geniale: <b>riassumere il mondo in icone</b> e affiancare alla tastiera un oggetto &#8211; il mouse &#8211; che ci permettesse di interagire meglio con la tecnologia.</p>
<p>Poi, è storia dei giorni nostri, è venuto tutto il resto: un negozio virtuale in grado di risollevare le sorti dell&#8217;industria musicale, messa in ginocchio dalla pirateria; apparecchi sempre più piccoli per poter ascoltare musica e vedere video in qualsiasi posto e con estrema facilità di gestione; telefoni che si sono evoluti in microcomputer in grado ormai di compiere qualsiasi tipo di operazione e di cui difficilmente riusciamo a fare a meno.</p>
<p>È senza dubbio questa la genialità di Steve Jobs: ha contribuito alla progettazione e alla costruzione di prodotti rivoluzionari. <b>Che funzionano.</b></p>
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		<title>Vi presento D@diquotes</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo alcuni mesi di gestazione nasce oggi ufficialmente D@diquotes, un blog che vuole raccogliere le citazioni più curiose della nostra classe dirigente per non dimenticare &#8211; soprattutto nel momento delle scelte, in un Paese che va sempre più a rotoli, le malefatte dei nostri beniamini. L&#8217;indirizzo è semplicissimo: http://dadiquotes.tumblr.com. Buona navigazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo alcuni mesi di gestazione nasce oggi ufficialmente <a href="http://dadiquotes.tumblr.com/">D@diquotes</a>, un blog che vuole raccogliere le citazioni più curiose della nostra classe dirigente per non dimenticare &#8211; soprattutto nel momento delle scelte, in un Paese che va sempre più a rotoli, le malefatte dei nostri beniamini.</p>
<p>L&#8217;indirizzo è semplicissimo: <a href="http://dadiquotes.tumblr.com/">http://dadiquotes.tumblr.com</a>. Buona navigazione.</p>
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		<title>Cinquant’anni al servizio dello Stato</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 15:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Daniele Semeraro &#160; “Ho spesso ripetuto che in un’altra eventuale vita terrena avrei fatto l’ufficiale di marina. Ebbene, era solo una battuta: farò di nuovo il giudice”. Si conclude con queste parole “Un Giudice – Cinquant’anni al servizio dello stato” (Schena Editore, 195 pagine, 18 euro), il primo libro di Cataldo Gigantesco, presidente onorario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>di Daniele Semeraro</b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
<blockquote>“Ho spesso ripetuto che in un’altra eventuale vita terrena avrei fatto l’ufficiale di marina. Ebbene, era solo una battuta: farò di nuovo il giudice”.</p></blockquote>
<p>Si conclude con queste parole <b>“Un Giudice – Cinquant’anni al servizio dello stato” (Schena Editore, 195 pagine, 18 euro)</b>, il primo libro di <b>Cataldo Gigantesco, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione</b>. Un’analisi di una brillante carriera giudiziaria da poco conclusa, per racchiudere i ricordi di cinquant’anni di attività e tirare le somme di una vita sempre al servizio della Giustizia e dello Stato, tra piccole e grandi soddisfazioni, piccole e grandi delusioni.</p>
<p>Una carriera che parte dalla cancelleria del Tribunale di Brindisi per arrivare alla presidenza del Tribunale di Taranto, passando per la Banca d’Italia, le preture di Bari, di Gioia del Colle e di Putignano, la Corte d’Appello di Lecce (dove Gigantesco ricopre la carica di consigliere) e la procura di Bari (dove ricopre il ruolo di sostituto procuratore generale). E che viene interrotta solamente da una legge di degradazione – l’unica mai emanata in 150 anni di storia repubblicana – con cui molti magistrati “anziani” (ma spesso ancora “giovani” dentro e con tanta voglia di continuare a servire la Giustizia) sono stati letteralmente “rottamati”.</p>
<p>“Un Giudice” è un libro da cui traspare tutto l’amore per una professione dura, difficile da intraprendere, a volte anche pericolosa, in cui spesso per giorni e giorni si devono mettere in secondo piano affetti e passioni. È stato scritto, oltre che per tirare le somme di una carriera e per raccontarla a parenti e amici spesso lontani, anche per chi oggi desidera “ancora” diventare giudice. <i>“E poi</i> – si legge nella prefazione – <i>potrebbe interessare anche chi, al di là delle scarne e a volte imprecise o faziose notizie di stampa, desidera approfondire la conoscenza del vero ‘mestiere del giudice’, approfittando dell’esperienza vissuta di un testimone affidabile”</i>. Ma anche per riordinare i ricordi, per rendere omaggio <i>“a chi (sono tanti) mi ha aiutato, stimato e voluto bene, e in definitiva per sperare di convincermi che non sono vissuto invano”</i>.</p>
<p><span id="more-8394"></span></p>
<p>Il voler riordinare i ricordi emerge fortemente soprattutto nella prima parte del libro, in cui vengono passati in rassegna compagni di scuola e professori, situazioni personali e dettagli anche forse di scarso interesse per il lettore che non conosce personalmente Cataldo Gigantesco o la Taranto degli anni Cinquanta.</p>
<p>I capitoli che invece, a mio giudizio, interessano di più sia il lettore “casuale” che lo studioso o l’appassionato di diritto sono certamente i racconti di alcuni episodi e situazioni che il giudice si è trovato a trattare nel corso della sua lunga carriera. Come quando fu convocato all’alba dai carabinieri per un incidente mortale avvenuto in fase di atterraggio a un aereo Nato all’aeroporto militare di Gioia del Colle: Gigantesco provvide a far sequestrare il relitto dell’aereo e a ipotizzare responsabilità dei militari italiani addetti alla torre di controllo (<i>“Un generale dell’Aeronautica non riusciva a comprendere come fosse possibile che un magistrato così giovane potesse, sia pure temporaneamente, bloccare l’inchiesta avviata dall’Aeronautica con ben altri mezzi a disposizione”</i>).</p>
<p>Encomiabile anche il lungo lavoro e l’interesse verso un fenomeno, quello dello sfruttamento minorile, molto vasto in Puglia, regione in cui Cataldo Gigantesco ha svolto interamente il suo lavoro. Particolarmente comune era la consuetudine, ad esempio, di far accompagnare i cortei funebri dei più facoltosi da gruppi numerosi di “orfanelle”: <i>“Sotto la pioggia, con il vento e i rigori dell’inverno di quella città collinare</i> (Putignano, ndr) <i>ho visto personalmente infreddolite e pallide bambine intorno ai dieci anni vestite con identici abiti scuri, seguire da presso il caro funebre”</i>.</p>
<p>Altro tema molto sentito era quello degli infortuni sul lavoro: era raro trovare, almeno negli anni Settanta, nelle attività di costruzioni di edifici ponteggi a norma, e quindi sono stati frequenti i sopralluoghi per accertare, con la polizia giudiziaria, che le norme venissero rispettate: gli infortuni mortali ebbero una notevole diminuzione statistica, tanto che ne venne fatta apposita menzione nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 1976.</p>
<p><img style="border:solid 1px silver;padding:5px;margin-left:10px" src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/uploads/2011/07/cataldo-gigantesco.jpg" width="250" align=right>
<p>Particolarmente sentita la difesa dei più deboli, come quell’esperienza <i>“amara e al tempo stesso esaltante”</i> avvenuta da pretore di Putignano. Una donna nubile, facoltosa proprietaria terriera, era stata rinchiusa in manicomio da oltre 14 anni per volere del fratello che non intendeva dividere con lei l’eredità dei genitori. La signora, ancora lucida, pur vivendo in un ospedale psichiatrico, continuava a lamentare di essere stata segregata senza necessità e solamente per volontà del fratello e riuscì, dopo numerosi tentativi, a suscitare l’attenzione della magistratura: Gigantesco prese a cuore la questione, provvide ad organizzare una nuova perizia psichiatrica che non rivelò elementi che potessero condurre a una malattia mentale, e la donna fu “liberata”. <i>“Prima di lasciare questa vita, così ingrata con lei</i> – racconta Gigantesco – <i>volle ancora vedermi per rinnovare la sua gratitudine (ma io avevo fatto solo il mio dovere) e mi fece dono di uno scialle di lana fatto da lei all’uncinetto. Non ritenni di poter rifiutare, e quel dono così particolare lo conservo ancora tra le cose più care”</i>.</p>
<p>Un giudice, un po’ come un giornalista, deve occuparsi in continuazione di argomenti diversi. E così dall’anziana segregata si passa a tematiche del lavoro o della sanità. Di fondamentale importanza, ad esempio, la scoperta dell’impiego irregolare di liquami e di fanghi di fogna in agricoltura. Da un’indagine, infatti, emergeva che molti ortolani pugliesi utilizzavano abusivamente le acque di fogna, prelevandole dai canali di scolo, per irrigare ogni genere di ortaggi, sia da consumarsi crudi che cotti. Alla fine dell’indagine vennero distrutte tonnellate di ortaggi su circa 10 ettari di terreno e vennero denunciati 23 produttori e rivenditori: <i>“Ho ancora impressa nella memoria</i> – si legge – <i>l’immagine dei trattori che, per un’intera giornata, rivoltarono nel terreno ortaggi di ogni genere, in prevalenza da consumarsi crudi”</i>. La scoperta, tra l’altro, ha permesso di invertire un trend che cresceva esponenzialmente: quello delle malattie di tifo, paratifo ed epatite virale.</p>
<p>Non solo diritto nudo e crudo. Perché Gigantesco nel corso dei suoi tanti incarichi si è trovato anche a dover svolgere mansioni che, comunemente, non si pensa siano tipiche di un giudice. Come quella di predisporre un impianto di riscaldamento (com’è successo alla pretura di Gioia del Colle) o di riorganizzare in toto il Tribunale di Taranto (venne soprannominato il presidente “capo cantiere”), a partire dalla riprogettazione architettonica fino all’abbellimento con quadri, fontane e opere d’arte: <i>“Ho sempre ritenuto che un ufficio giudiziario, destinato a prestare un servizio essenziale ai cittadini</i> – racconta Gigantesco – <i>deve essere non soltanto funzionale ma anche gradevole e quasi elegante, per rendere meno penoso il lavoro degli addetti e al tempo stesso per accogliere al meglio possibile la numerosa utenza”</i>.</p>
<p>Abbiamo parlato di una carriera brillante e spesso ricca di soddisfazioni. Come in tutte le cose ci sono però anche aspetti meno positivi, come qualche delusione e un po’ di paura in determinati casi. Come in quello, uno dei pochissimi citati all’interno del libro, in cui attraverso lo spioncino di casa Gigantesco vede un uomo che sembra conoscere passeggiare insistentemente attorno alla sua abitazione: si tratta di uno dei criminali più pericolosi della zona. Così chiama in tutta fretta la scorta e si fa accompagnare nel minor tempo possibile in tribunale: <i>“In auto con il tenente ed altri due carabinieri notammo una grossa autovettura con varie persone a bordo che ci seguiva. Sia l’ufficiale che io estraemmo le pistole, temendo un attentato, e la nostra auto, a sirene spiegate e con la paletta di segnalazione, raggiunse a tutta velocità il palazzo di giustizia”</i>. Gigantesco girava spesso armato per difesa personale, e addirittura in uno dei momenti più delicati della sua carriera (il periodo di lavoro alla Corte d’Appello di Lecce) esauriti i processi più gravi dovette chiedere un breve periodo di congedo straordinario per motivi di salute.</p>
<p>Ma ci sono, lo dicevamo, anche piccole e grandi delusioni. Come quella dell’Albania: il Paese era da poco diventato una repubblica democratica e aveva necessità di riorganizzare le sue strutture giudiziarie avvalendosi dell’esperienza italiana. Nacque così l’idea di inviare una delegazione di giudici italiani per sostenere le riforme e per fornire informazioni dettagliate sul sistema giudiziario. Un’iniziativa che trovò il pieno consenso dell’allora procuratore generale e che prevedeva una visita presso i tribunali di Valona e Tirana. Con grande entusiasmo Gigantesco organizzò il viaggio nei minimi particolari e raccolse moltissimi libri e materiale di studio, con il plauso anche del ministro della Giustizia, del Csm e dell’ambasciatore italiano in Albania. A soli tre giorni dalla partenza, l’iniziativa – <i>“totalmente disinteressata e di sincera solidarietà”</i> – venne annullata, forse con l’intento di evitare iniziative isolate e di mantenere i rapporti tra i due paesi soltanto nell’alveo istituzionale.</p>
<p>Ma la delusione più grande, e volgo al termine della mia recensione, è stata la legge di rottamazione dei magistrati del 30 luglio 2007, che non ha avuto neanche una giusta e importante eco sulla stampa nazionale. <i>“Nei 150 anni di storia del nostro Paese </i>– spiega Cataldo Gigantesco – <i>non è mai stata emanata una legge di ‘degradazione’ in massa di funzionari pubblici. L’unica eccezione ha riguardato i magistrati dirigenti ed è contenuta nella ‘riforma Mastella’ dell’ordinamento giudiziario (legge n.111 del 30 luglio 2007)”</i>. Nella legge, in particolare, si legge che <i>“decorso un periodo di otto anni coloro che hanno superato il termine massimo per il conferimento delle funzioni senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni decadono dall’incarico restando assegnati con funzioni non direttive né semidirettive nello stesso ufficio”</i>. In pratica dopo otto anni in funzioni direttive si retrocedeva alle funzioni iniziali dei rispettivi uffici. La drastica riforma, secondo Gigantesco, era finalizzata a svecchiare i ruoli dei dirigenti e a rimuovere eventuali “ma non provate” incrostazioni del potere direttivo. Le intenzioni nella teoria sembravano buone, ma vi è da chiedersi se, a distanza di alcuni anni, sono stati prodotti risultati positivi. <i>“La verità è </i>– si legge nel libro –<i> che non volendo o non sapendo affrontare difficoltà vere quali l’insufficienza degli organici, la povertà dei mezzi strutturali, l’oscurità e l’eccessiva proliferazione di norme che rendono il processo un percorso ad ostacoli, il problema viene spostato su cause diverse e presunte”</i>.</p>
<p>In seguito all’emanazione della legge vennero presentati centinaia di ricorsi al Tar del Lazio, tutti respinti “con insolita rapidità”. La riforma entrò in vigore il 30 giugno 2008 e da presidente del Tribunale di Taranto Gigantesco retrocedette di due gradi, diventando giudice del Tribunale che aveva diretto per 12 anni. La brutta delusione lo portò a chiedere il pensionamento, e così il 30 dicembre 2008 il Consiglio Superiore della Magistratura accetta le sue dimissioni conferendogli il titolo onorifico di presidente aggiunto della Corte di Cassazione.</p>
<p><i>“Bisognava imparare un nuovo mestiere, quello del pensionato, e non è stato facile e indolore”</i>. Un mestiere in cui il telefono inizia a non suonare più, i rapporti con i colleghi si fanno più rarefatti, ma si riscoprono gli amici veri, gli affetti della famiglia e le passioni. Come quella – mai accantonata – della barca, o quella più recente della comunicazione e dell’informatica. Accettare di dover essere obbligati a lasciare il lavoro di una vita è certamente duro, ma è un momento che arriva per tutti. Cataldo Gigantesco, Dino per i parenti e gli amici, non deve abbattersi: ha svolto un lavoro importante e di grande valore sociale. <i>“L’uomo </i>– si legge nella presentazione di Paolo De Stefano, docente di Letteratura Italiana all’università di Bari-Taranto –<i> ha realizzato in onestà e disciplina e zelo di impegno professionale la serenità impagabile della più significativa esistenza: esempio che lascia ai giovani. E la presenza dei suoi ricordi oltre e fuori da ogni retorica vuole testimoniare un valoroso passato e la speranza che quel passato sia, per coloro che sono o verranno, la propellente forza di una tradizione di nobili virtù e di disinteressati intenti”</i>.</p>
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		<title>Italia: la disperazione di un&#8217;intera generazione</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 20:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un paio di mesi fa ho fatto una chiacchierata con una collega dell&#8217;agenzia di stampa tedesca Dpa, Stefanie Stahlhofen, che stava cercando informazioni sul precariato e il rapporto dei giovani con il lavoro in Italia. Ne è scaturito un bell&#8217;articolo, ripreso dal quotidiano &#8220;Die Welt&#8221; che pubblico di seguito. Qui l&#8217;articolo originale &#8220;In Italien verzweifelt [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Un paio di mesi fa ho fatto una chiacchierata con una collega dell&#8217;agenzia di stampa tedesca Dpa, Stefanie Stahlhofen, che stava cercando informazioni sul precariato e il rapporto dei giovani con il lavoro in Italia. Ne è scaturito un bell&#8217;articolo, ripreso dal quotidiano &#8220;Die Welt&#8221; che pubblico di seguito. <a href="http://www.welt.de/wirtschaft/article13404288/In-Italien-verzweifelt-eine-ganze-Generation.html">Qui l&#8217;articolo originale &#8220;In Italien verzweifelt eine ganze Generation&#8221;</a></b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Quasi un terzo della popolazione giovane in Italia non trova lavoro e rimane in famiglia. E già si parla di generazione perduta</i></p>
<p>&#8220;Ci si sente depressi perché nonostante si abbia un ottimo curriculum nessuno è pronto a chiamarti&#8221;. Daniele, di Roma, è rimasto senza lavoro per ben nove mesi. 29 enne, giornalista professionista, lavorava presso una testata televisiva dopo anni di stage non pagati e collaborazioni. Dopo due anni l&#8217;azienda avrebbe dovuto assumerlo. &#8220;Per riasparmiare ti mandano a casa e cercano qualcun altro da impiegare, una persona nuova e inesperta&#8221; spiega Daniele, disilluso. Che aggiunge: &#8220;Un contratto a tempo determinato o un contratto a progetto non danno la sicurezza per potersi construire un futuro&#8221;.</p>
<p>La storia di Daniele non è un caso unico. Giovane, altamente qualificato e disoccupato. Una situazione in cui, secondo i dati dell&#8217;Istat, si trovano quasi 1,2 milioni di italiani. Chi invece riesce a trovare un&#8217;occupazione si ritrova spesso senza contratto o con un contratto a progetto, viene per lo più sottopagato ed è, in molti casi, altamente qualificato.</p>
<p><span id="more-8352"></span></p>
<p>Questa è la situazione in cui si ritrovano moltissimi italiani, che hanno davanti a sé un futuro incerto. Il quotidiano romano &#8220;La Repubblica&#8221; li identifica come generazione perduta. Una tendenza destinata a peggiorare: nel mese di marzo il 28,6 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni era disoccupato. E tra coloro che sono alla rircerca di lavoro da più tempo, il 40 per cento è formato da minori di 25 anni, che cercano addirittura da più di un anno.</p>
<p>Paragonata agli altri paesi europei, l&#8217;Italia si ritrova al secondo posto dopo la Repubblica Slovacca. Non sono solo i giovani a soffrire questa situazione, ma anche le loro famiglie, che devono mantenere i figli sempre più a lungo. Sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; una madre racconta la storia del proprio figlio. Nonostante le eccellenti conoscenze dell&#8217;inglese e del francese è da mesi alla ricerca di un lavoro che possa adattarsi alla sua formazione e che sia adeguatamente pagato. Ma il ragazzo riceve solo offerte miserabili. Lo stipendio? Buoni pasto da cinque euro. &#8220;Mamma ci distruggono&#8221;, continua a dire il figlio.</p>
<p>Le condizioni sembrano decisamente pessime. I giovani non ce la fanno più: manifestano per le città per un miglioramento delle loro condizioni e contro i contratti a progetto. Il loro motto: &#8220;Se non ora quando, il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta&#8221;.</p>
<p>A causa di questa triste realtà i giovani non solo sono costretti a riversarsi per le strade, ma addirittura a trasferirsi in altri paesi. Secondo gli ultimi sondaggi l&#8217;università italiana non attira più nessuno. Poco da stupirsi se si guarda come si sviluppano poi le carriere degli studenti: il 29 per cento degli addetti ai call center si è laureato all&#8217;università.</p>
<p>Angela, dalla Puglia, lavora senza contratto come guida turistica nonostante la laurea e ottime conoscenze linguistiche. Non riesce a trovare altri impieghi fissi. È convinta che la politica non faccia nulla o comunque faccia molto poco per i giovani. Il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni pretende più contratti a progetto e meno tirocini.</p>
<p>Anche il premier Berlusconi, durante un incontro di neo-laureati, ha dato consigli ai giovani che hanno concluso gli studi con il massimo dei voti. E ha consigliato loro. E poi ha ammonito: non abbinate mai scarpe marroni a completi blu.</p>
<p>Daniele ha invece ben altri pensieri. Nel frattempo ha trovato lavoro in un sito internet, ma non sa ancora come si evolverà il suo futuro, e per quanto tempo ancora lavorerà.</p>
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		<title>In Italia è boom per i gruppi d’acquisto online: “Si risparmia fino al 70%”</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 15:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti di siti come Groupon o Living Social, che permettono di ottenere forti sconti su beni e servizi, sono aumentati del 500% in un anno. Ma la sfida parte adesso, con l’ingresso nel mercato di Google e Microsoft &#160; di DANIELE SEMERARO 19 euro invece che 100 per una seduta in una beauty farm, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Gli utenti di siti come Groupon o Living Social, che permettono di ottenere forti sconti su beni e servizi, sono aumentati del 500% in un anno. Ma la sfida parte adesso, con l’ingresso nel mercato di Google e Microsoft </b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di DANIELE SEMERARO</p>
<p>19 euro invece che 100 per una seduta in una beauty farm, 10 euro al ristorante per una cena che ne vale 30, 9 euro invece che 49 per shampoo, taglio e messa in piega. Sono solo alcune delle offerte presenti ogni giorno su siti come Groupon e Living Social, leader nel settore del risparmio online che permettono di pagare beni e servizi anche fino al 70 per cento in meno. Ebbene, i risparmiatori più accorti e “tecnologicamente avanzati” – e tra questi figurano proprio gli italiani – saranno felici di sapere che si stanno affacciando sul mercato due grossi competitor con progetti differenti: Google e Microsoft.</p>
<p>“Big G” avrebbe deciso di mettersi in proprio dopo aver tentato inutilmente di acquistare Groupon per 4,4 miliardi di euro. Così nei prossimi mesi lancerà “Google Offers”, un sito che – secondo quanto riferito dal quotidiano online “Mashable” – “aiuterà clienti e fornitori di servizi ad incontrarsi” su internet sia tramite e-mail promozionali sia con contatti sui social network come Facebook, Twitter e Google Buzz.</p>
<p>Ma come funzionano questi siti? È molto semplice: gli utenti, dopo aver inserito in fase di registrazione i propri dati e compilato una scheda sui propri interessi, ricevono ogni giorno un’offerta in base alla città in cui vivono e alle categorie merceologiche per loro più rilevanti. Dopodiché hanno un arco di tempo di 24 ore per aderire ad ogni singola offerta, pagando il prezzo scontato: una volta raggiunto il numero minimo di partecipanti (deciso dall’attività commerciale), il coupon si trasforma in realtà e l’utente riceve tramite e-mail il buono sconto; se, invece, non si dovesse raggiungere il numero minimo, i soldi vengono immediatamente restituiti al cliente.</p>
<p><span id="more-8381"></span></p>
<p>Oltre a Google, dicevamo, si affaccia sul mercato anche Microsoft, che ha lanciato “Bing Deals”, una sorta di “contenitore unico” per tutte le centinaia di offerte che arrivano quotidianamente dai diversi siti di coupon online. L’aggregatore, attivo in un primo momento negli Stati Uniti all’interno del servizio “Bing Maps”, raccoglie le proposte semplificandone l’accesso con la possibilità per gli utenti di avere a disposizione oltre 200mila offerte in più in 1.400 città.</p>
<p>Non è un caso che giganti del Web come Google e Microsoft abbiano deciso di investire nei “coupon online”: un po’ per la crisi, un po’ per la comodità di acquistare comodamente seduti alla scrivania, secondo gli ultimi dati forniti da comScore solo nel dicembre 2010 gli utenti di questi siti (tra cui possiamo citare anche TuangOn  e Shoppy Group) sono aumentati del 500 per cento rispetto all’anno precedente, con un interesse soprattutto da parte delle donne, dei giovani e delle persone con un elevato tasso di istruzione.</p>
<p>In Europa al top nell’utilizzo di questi servizi ci sono proprio gli italiani, insieme a francesi e inglesi. Basti pensare che la navigazione su siti di questo tipo solo nel nostro paese è aumentata del 162 per cento: “Quello dei gruppi di acquisto – spiega Ombretta Capodaglio, marketing manager di Nielsen – è un sistema di offerta che in Italia sta riscuotendo molto successo: siti come Groupon e Grupalia hanno visto raddoppiare la propria clientela nell’ultimo anno, passando dai 3 milioni di utenti di fine 2009 agli 8,7 milioni nel dicembre 2010”.</p>
<p>Il leader delle offerte online Groupon al momento è valutato quasi un miliardo di euro, è attivo in 37 paesi del mondo (in Europa e in Italia opera con la controllata CityDeal) e conta più di 150 versioni cittadine negli Stati Uniti e 100 nel Vecchio Continente, con oltre 35 milioni di utenti.</p>
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		<title>Ecco l’iPad 2, sul palco c’è Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Design innovativo, grande velocità, due telecamere: è il nuovo oggetto del desiderio presentato oggi a San Francisco davanti a una platea di appassionati, giornalisti e blogger &#160; di DANIELE SEMERARO Ha un design tutto nuovo, è nove volte più veloce, ha due telecamere, può essere bianco o nero. È il nuovo iPad 2, presentato oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Design innovativo, grande velocità, due telecamere: è il nuovo oggetto del desiderio presentato oggi a San Francisco davanti a una platea di appassionati, giornalisti e blogger</b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>di DANIELE SEMERARO</b></p>
<p>Ha un design tutto nuovo, è nove volte più veloce, ha due telecamere, può essere bianco o nero. È il nuovo iPad 2, presentato oggi a San Francisco con una sorpresa: un magrissimo Steve Jobs è apparso come per magia sul palco dello Yerba Buena Center, affollatissimo – come sempre durante le presentazioni di nuovi prodotti – di appassionati, giornalisti e blogger.</p>
<p>Dopo l’annuncio shock di metà gennaio, in cui Jobs annunciava di volersi prendere un periodo di riposo per motivi di salute (Jobs, lo ricordiamo, ha subito un’operazione per cancro al pancreas nel 2004 e un trapianto di fegato nel 2009), si pensava infatti che questo sarebbe stato il primo grande evento Apple senza di lui. E invece non solo ha partecipato all’evento, ma è rimasto per oltre un’ora sempre in piedi.</p>
<p>“È tanto che ci lavoravamo, non potevo perdermi la presentazione del prodotto del 2011, l’iPad 2”, ha esordito Jobs. Le nuove funzionalità su cui da settimane circolano ipotesi e indiscrezioni sono diverse. Un design rinnovato, un processore più veloce (A5 Dual Core), una scheda grafica nove volte più performante rispetto all’iPad 1, un giroscopio, un accelerometro, una bussola e soprattutto due telecamere – una frontale e una posteriore – che registrano filmati in alta definizione.</p>
<p><span id="more-7627"></span></p>
<p>Grande attenzione, infatti, è stata data alla multimedialità: grazie alla telecamera frontale è possibile anche effettuare videoconferenze, se coperti da segnale Wi-Fi, e collegarsi con altri iPad, iPhone e computer Apple. Inoltre, con il software iMovie sarà possibile montare video di qualità professionale in alta definizione. Disponibile, poi, anche Garageband, applicazione Apple già presente sui computer fissi e portatili che permette di suonare e lavorare con la musica. Addirittura – saranno contenti i musicisti – se si imposta la modalità “pianoforte”, iPad è in grado di percepire la pressione delle dita sui tasti visualizzati sullo schermo, e rendere quindi la musica molto meno meccanica.</p>
<p>iPad 2, che secondo Steve Jobs è molto più maneggevole del predecessore, è il 33% più sottile dell’iPad 1 e dell’iPhone 4 e verrà venduto in due tipologie (una solo con connettività Wi-Fi e una con connettività Wi-Fi + 3G) e in tre diverse versioni: 16, 32 e 64 Gb.</p>
<p>“La gente rideva di noi – ha aggiunto Jobs – perché abbiamo utilizzato la parola ‘magico’ riferendoci al primo iPad. Che poi si è rivelato veramente magico”. Basti pensare, ha aggiunto, che in solo nove mesi di commercializzazione sono stati venduti ben 15 milioni di iPad, più di qualsiasi altro computer tablet mai commercializzato, con un ricavo di 9,5 miliardi di dollari e più di 65mila applicazioni presenti nel catalogo App Store.</p>
<p>Ma iPad, lo ricordiamo, è anche una delle piattaforme più utilizzate per acquistare e leggere libri. Con l’arrivo dei 17mila libri nel catalogo della casa editrice Random House, Apple ha annunciato che attualmente in tutto il mondo ci sono ben 2.500 editori che utilizzano la piattaforma di iPad per l’editoria elettronica, con 200 milioni di account attivi in tutto il mondo.</p>
<p>Apple ha infine presentato anche un’innovativa custodia magnetica che abbraccia il nuovo gioiellino e che, quando si chiude, mette a riposo l’iPad: ha un interno in microfibra che pulisce lo schermo e un esterno in poliuretano o in pelle.</p>
<p>L’iPad 2 arriverà negli Stati Uniti l’11 marzo; il 25 marzo in altri 26 paesi tra cui molto probabilmente l’Italia. I prezzi rimarranno invariati: anche se il dato non è ancora ufficiale, si partirà da 499 euro per la versione Wi-Fi da 16 Gb per arrivare ai 799 euro della versione Wi-Fi + 3G da 64 Gb.</p>
<p>Novità, infine, anche per i possessori del vecchio iPad e di iPhone: l’11 marzo verrà reso disponibile gratuitamente l’aggiornamento del sistema operativo (iOS 4.3) con molte nuove funzioni tra cui una maggiore velocità di caricamento delle pagine Web e la possibilità di trasformare il proprio tablet o telefonino in un vero e proprio hotspot Wi-Fi. Funzione che, a dire il vero, era già presente su numerosi altri prodotti della concorrenza.</p>
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		<title>Wikipedia, compleanno e obiettivo raggiunto: rimarrà senza pubblicità</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 17:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Il fondatore: &#8220;Siamo la Croce Rossa del sapere, rimarremo gratis per sempre&#8221;</b></i></p>
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<p><b>di DANIELE SEMERARO</b></p>
<p>Wikipedia è salva. A poche ore dai festeggiamenti per il suo decimo compleanno, che si celebreranno sabato 15 gennaio in tutto il mondo, l’enciclopedia “fatta da tutti per tutti” ha raggiunto un importante traguardo: raccogliere la cifra di 16 milioni di dollari, l’equivalente di 12,2 milioni di euro, che serviranno a sostenere il costo dei server e delle apparecchiature tecniche e a far sì che Wikipedia rimanga libera da pubblicità, almeno per un altro anno.</p>
<p>Una raccolta fondi da record, con quasi mezzo milione di utenti in 140 paesi che hanno sborsato, in cinquanta giorni, una media di 16 euro a persona, informati “solamente” da a un appello del fondatore Jimmy Wales posto in cima ad ognuna delle 18 milioni di voci globali. “Wikipedia – ha spiegato la vicedirettrice esecutiva di Wikimedia Sue Gardner – è l’unico grande sito della top ten di internet che resta privo di pubblicità grazie ai suoi utenti. La pubblicità e il business – ha aggiunto – non ci appartengono: noi siamo come una biblioteca o un parco pubblico”.</p>
<p>“Ogni volta che qualcuno mi dice che Wikipedia potrebbe generare un mucchio di soldi – le fa eco Jimmy Wales – rispondo sempre che anche la Croce Rossa potrebbe farlo, e non lo fa. Siamo un servizio pubblico, e per i prossimi dieci anni vogliamo continuare a rimanere solamente testo e immagini”.</p>
<p><span id="more-7583"></span></p>
<p>Parlare di Croce Rossa è forse un po’ esagerato, ma parlare di servizio pubblico non lo è. Ogni utente di internet sa bene che, per cercare qualsiasi informazione su qualsiasi argomento dello scibile umano, basta inserire il termine su Google. Ebbene, in media una pagina appartenente a Wikipedia compare in ogni ricerca tra i primi dieci risultati. Wikipedia ha compiuto i suoi primi dieci anni raggiungendo molti traguardi e successi (oggi vi sono edizioni in oltre 250 lingue e 17,5 milioni di articoli che generano oltre 65 milioni di pagine Web con oltre 60 milioni di accessi al giorno), portandosi dietro anche numerose critiche, soprattutto a proposito dell’affidabilità delle informazioni. Fino a poco tempo fa parlare di Wikipedia a scuola o in sede accademica era considerato un’eresia; pian piano, grazie anche agli sforzi delle centinaia di volontari che controllano le voci, il mito della scarsa affidabilità sta sfumando, tanto che molti utenti lamentano la difficoltà di modificare o aggiungere nuove voci a causa dell’”eccessiva severità” dei moderatori. “Come in tutte le enciclopedie – spiega Wales – ci sono le pagine aggiornate, quelle non aggiornate e quelle che contengono dati non corretti, ma come tutte le enciclopedie anche noi siamo un buon punto di partenza per iniziare una ricerca”.</p>
<p>Il decimo compleanno verrà festeggiato in pompa magna in 111 paesi con centinaia di eventi, tutti raccolti all’interno del sito ten.wikipedia.org. In Italia il 15 gennaio sono stati organizzati un aperitivo al “Loft 21” di Milano, una passeggiata collettiva ai Fori Imperiali a Roma e una festa all’interno del complesso “Parco Città” di Vicenza.</p>
<p>Cosa aspettarci per i prossimi dieci anni? “Nel futuro del sito – spiega ancora Jimmy Wales – ci sono l’India, dove Wikipedia sta per aprire il suo primo quartier generale fuori dagli Stati Uniti, e l’Africa, con la grande sfida della versione in lingua swahili. Wikipedia per me – aggiunge – è la naturale evoluzione di un trend che risale all’invenzione della stampa, che all’improvviso ha permesso alle informazioni di essere alla portata economica di tutti. Noi pensiamo che in Wikipedia ognuno porti sulla tavola una briciola del proprio sapere: quella tavola, in poco tempo, si è trasformata in un banchetto”.</p>
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		<title>Christmas in New York</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mille luci, mille colori, mille suoni, mille etnie. Ma anche mille problemi e mille sfaccettature. È la New York di fine 2010, che ho avuto modo di visitare in lungo e in largo qualche giorno fa, nel periodo pre-natalizio. Una New York affascinante, con i suoi palazzi, i grattacieli, le vetrine luccicanti di Manhattan, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Mille luci, mille colori, mille suoni, mille etnie. Ma anche mille problemi e mille sfaccettature</b>. È la New York di fine 2010, che ho avuto modo di visitare in lungo e in largo qualche giorno fa, nel periodo pre-natalizio.</p>
<p>Una New York affascinante, con i suoi palazzi, i grattacieli, le vetrine luccicanti di Manhattan, i ricconi e i loro regali di Natale alla gioielleria Tiffany. E poi la New York dei quartieri periferici, dei ragazzi difficili, della crisi economica che sta così tanto facendo soffrire gli americani (forse perché non l&#8217;hanno mai vissuta). La New York iper-controllata dei tanti poliziotti ad ogni angolo della strada (a Manhattan, non in periferia!), delle perquisizioni senza motivo all&#8217;interno della metropolitana e dei cartelli di avviso: &#8220;Se vedi qualcosa, anche la più insignificante, segnalala&#8221;. E poi la New York culinaria, artistica, musicale.</p>
<p>Un viaggio che mi ha portato dal Queens ai quartierini residenziali del New Jersey, da Chelsea a Ground Zero, da Central Park a Gowanus, da Staten Island al cuore di Chinatown. Ecco una selezione delle 940 foto scattate durante la vacanza. Buona visione :)</p>
<p><b><i>(Avvertenza, se no mi uccide: le foto non le ho scattate tutte io, ma abbiamo tenuto la macchinetta un po&#8217; io e un po&#8217; Stefi. Anzi: più Stefi!)</b></i></p>
<p><span id="more-7537"></span></p>

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		<title>Garfagnana, Alpi Apuane, Lucca</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 07:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Daniele]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalmente trovo il tempo di pubblicare le foto del mio ultimo viaggio tra le località più remote degli Appennini. Destinazione la Garfagnana, tra le province di Lucca e Pistoia, le Alpi Apuane e l&#8217;Appennino tosco-emiliano. Una tre giorni tra oasi naturali, ponti sospesi, paesi fantasma e suggestivi borghi medievali. Protagoniste assolute del viaggio le passeggiate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente trovo il tempo di pubblicare le foto del mio ultimo viaggio tra le località più remote degli Appennini. Destinazione la <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=castelnuovo+garfagnana&#038;sll=44.113534,10.436926&#038;sspn=0.030688,0.077162&#038;ie=UTF8&#038;hq=&#038;hnear=Castelnuovo+di+Garfagnana+Lucca,+Toscana&#038;z=12">Garfagnana</a>, tra le province di Lucca e Pistoia, le Alpi Apuane e l&#8217;Appennino tosco-emiliano. Una tre giorni tra oasi naturali, ponti sospesi, paesi fantasma e suggestivi borghi medievali.</p>
<p>Protagoniste assolute del viaggio le passeggiate in boschi ombrosi al suono di decine di tipi diversi di uccelli; la gastronomia, con una cucina ricca a base di farro, farina di castagna, funghi e formaggi; le strade tortuose, da percorrere tra costoni di roccia sporgenti e panorami mozzafiato.</p>
<p>Il parco dell&#8217;Orecchiella, il ponte del diavolo a Borgo a Mozzano, l&#8217;eleganza liberty di Barga, le feste di paese a Castiglione di Garfagnana, la Grotta del Vento o il paese fantasma di Fabbriche di Careggine ma anche il centro storico medievale di Lucca sono solo alcune delle meraviglie della zona. Guardare la galleria fotografica per credere!</p>
<p><span id="more-7413"></span></p>

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	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.danielesemeraro.it/daniele/garfagnana-alpi-apuane-lucca/?show=slide">
			[Mostra presentazione]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3816.jpg" title="Il lago di Vagli e, sotto l'acqua, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine. Si tratta di un villaggio abbandonato nel 1947 a causa dell'allagamento dovuto alla costruzione di un bacino idroelettrico.

Fino allo scorso secolo la meraviglia di Fabbriche di Careggine riemergeva dalle acque del lago artificiale ogni 10 anni circa per i lavori di manutenzione degli impianti, che obbligavano a svuotare l'invaso. Con le moderne tecnologie di monitoraggio questo costoso, lungo e anche pericoloso procedimento non è più attuato e il lago custodisce gelosamente il suo antico segreto." class="thickbox" rel="set_16" >
								<img title="Il lago di Vagli e, sotto l'acqua, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine. Si tratta di un villaggio abbandonato nel 1947 a causa dell'allagamento dovuto alla costruzione di un bacino idroelettrico.  Fino allo scorso secolo la meraviglia di Fabbriche di Careggine riemergeva dalle acque del lago artificiale ogni 10 anni circa per i lavori di manutenzione degli impianti, che obbligavano a svuotare l'invaso. Con le moderne tecnologie di monitoraggio questo costoso, lungo e anche pericoloso procedimento non è più attuato e il lago custodisce gelosamente il suo antico segreto." alt="Il lago di Vagli e, sotto l'acqua, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine. Si tratta di un villaggio abbandonato nel 1947 a causa dell'allagamento dovuto alla costruzione di un bacino idroelettrico.  Fino allo scorso secolo la meraviglia di Fabbriche di Careggine riemergeva dalle acque del lago artificiale ogni 10 anni circa per i lavori di manutenzione degli impianti, che obbligavano a svuotare l'invaso. Con le moderne tecnologie di monitoraggio questo costoso, lungo e anche pericoloso procedimento non è più attuato e il lago custodisce gelosamente il suo antico segreto." src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/thumbs/thumbs_IMG_3816.jpg" width="100" height="75" />
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3845.jpg" title="Il paese di Vagli Sotto" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3894.jpg" title="Il paese di Vagli Sopra" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3902.jpg" title="In una fotografia di alcuni anni fa, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine, ora completamente sommerso dalle acque del lago di Vagli" class="thickbox" rel="set_16" >
								<img title="In una fotografia di alcuni anni fa, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine, ora completamente sommerso dalle acque del lago di Vagli" alt="In una fotografia di alcuni anni fa, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine, ora completamente sommerso dalle acque del lago di Vagli" src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/thumbs/thumbs_IMG_3902.jpg" width="100" height="75" />
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3922.jpg" title="La diga di Vagli, costruita dall'Enel nel 1947. Sotto le acque, il paese fantasma di Fabbriche di Careggine" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3943.jpg" title="Le Alpi Apuane viste da Careggine" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3958.jpg" title="L'antico borgo (disabitato) di Isola Santa" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3962.jpg" title="L'antico borgo (disabitato) di Isola Santa" class="thickbox" rel="set_16" >
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3978.jpg" title="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" class="thickbox" rel="set_16" >
								<img title="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" alt="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/thumbs/thumbs_IMG_3978.jpg" width="100" height="75" />
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			<a href="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/IMG_3981.jpg" title="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" class="thickbox" rel="set_16" >
								<img title="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" alt="Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni all'interno della Grotta del Vento a Vergemoli, una delle grotte più importanti d'Italia" src="http://www.danielesemeraro.it/wp-content/gallery/garfagnana/thumbs/thumbs_IMG_3981.jpg" width="100" height="75" />
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		<title>Non vuoi perdere il bagaglio? Usa una pistola</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Semeraro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come fare per non perdere mai la propria valigia durante un viaggio in aereo? Basta inserirci una pistola &#160; Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di sicurezza negli aeroporti, soprattutto dopo i tentati attacchi terroristici avvenuti nei cieli sopra gli Stati Uniti a Natale. Ci sono le polemiche per l&#8217;introduzione &#8211; ormai quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Come fare per non perdere mai la propria valigia durante un viaggio in aereo? Basta inserirci una pistola</b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di <b>sicurezza negli aeroporti</b>, soprattutto dopo i tentati attacchi terroristici avvenuti nei cieli sopra gli Stati Uniti a Natale. Ci sono le polemiche per l&#8217;introduzione &#8211; ormai quasi certa in tutta l&#8217;Unione Europea &#8211; dei <i>body scanner</i> e quelle relative alle interminabili file al check-in per i controlli di sicurezza, per cui ormai <b>prendere un aereo è diventato un incubo</b>. Ma siamo sicuri che tutti questi controlli e tutta questa attenzione rappresentino un fattore negativo? Perché molto probabilmente <b>possiamo sfruttare le regole di sicurezza per un nostro tornaconto personale</b>: far sì che i bagagli che imbarchiamo arrivino sempre perfetti a destinazione.</p>
<p>Come? <b>Inserendo all&#8217;interno del bagaglio una pistola</b>. Non stiamo scherzando, si tratta di un &#8220;trucco&#8221; molto semplice e funzionale. E se leggerete fino in fondo capirete che non si tratta di un&#8217;operazione poi così difficile. Immaginiamo di dover essere costretti a viaggiare con delle attrezzature tecnologiche (computer, macchina fotografica professionale) o degli effetti personali costosi (abiti, gioielli, orologi) nel bagaglio da stiva: saremmo preoccupatissimi per tutto il tempo del viaggio, e arrivati a destinazione, <b>tremeremmo di fronte al nastro di riconsegna bagagli</b> nell&#8217;attesa di veder spuntare la nostra valigia. E se, invece, in modo praticamente gratuito ottenessimo <b>un&#8217;assicurazione extra per il nostro bagaglio</b>, in modo tale che non venga perso d&#8217;occhio in nessun passaggio aeroportuale e, soprattutto, che i &#8220;facchini&#8221; lo trattino con grande cura?</p>
<p>È semplice: basta sfruttare bene le regole di sicurezza internazionale. Se si viaggia con una pistola, un fucile, un taser o uno <b>starter</b>, bisogna rivolgersi in fase di check-in alle autorità doganali, denunciando la propria arma e mostrando la propria licenza. A quel punto, alla valigia verrà attaccata una targhetta con un microchip e, di conseguenza, saranno avvertite tutte le figure professionali che, da quel momento in poi, maneggeranno la valigia fino a destinazione.</p>
<p><span id="more-7305"></span></p>
<p>Chi me la dà una pistola, direte voi? E come faccio con la licenza? È qui che si sbaglia: perché, come dicevamo, anche una &#8220;starter&#8221; (le pistole che sparano a salve e che vengono utilizzate nelle gare di atletica o di nuoto) è considerata un&#8217;arma da fuoco, ma non essendo pericolosa ed essendo utilizzata da molti atleti <b>non ha bisogno di licenza</b>.</p>
<p>Il gioco è fatto: una volta acquistata una starter (20 euro su internet o in un negozio di articoli sportivi) basterà dichiararla al check-in. Un agente aprirà la valigia, controllerà il tutto, applicherà una targhetta e <b>nessun addetto aeroportuale o alla sicurezza vorrà prendersi la responsabilità di aver perso nei meandri dell&#8217;aeroporto una valigia contenente un&#8217;arma</b>. Per questo tutti saranno attenti a maneggiare il nostro bagaglio con cura e a restituircelo (attraverso, tra l&#8217;altro, un &#8220;tappeto&#8221; preferenziale, e non quello in cui girano, arrivati a destinazione, tutte le valigie).</p>
<p>Non si tratta di un&#8217;idea tanto strampalata: ultimamente il trucco viene utilizzato sempre più da fotografi, ingegneri elettronici o semplici &#8220;ricconi&#8221; che portano con sé oggetti di gran valore. Il primo lettore che prende un aereo lo provi, e ci faccia sapere nei commenti com&#8217;è andata!</p>
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