Copiare in rete? L'iPod è la nuova frontiera

Si moltiplicano anche quest’anno i siti dedicati alle previsioni per la maturità
Su internet tanti trucchi per copiare. E in tanti offrono servizi fasulli

Copiare? E’ l’iPod la nuova frontiera
ma attenzione alle bufale online

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – Venti giugno. Sul calendario di 497mila studenti italiani è questa la data, segnata in rosso, dell’inizio dell’Esame di Stato 2007. Poi, ancora, il 21 giugno per la prova scritta e il 25 giugno per la cosiddetta “terza prova”. Un esame che si annuncia un po’ più serio (e quindi un po’ più difficile) e per il quale, come sempre, blog, siti e forum si mobilitano. Come ormai accade regolarmente da alcuni anni, infatti, è iniziata la caccia a consigli e indiscrezioni su quelli che potrebbero essere gli argomenti degli scritti. Consigli che però, dobbiamo ricordarlo, non sempre si rivelano fondati.

Richieste di aiuto. Tra i siti più visitati al momento ci sono i forum e i blog che aiutano i maturandi a districarsi tra i temi, le interrogazioni orali e le tesine. Iniziamo dai temi: “Quest’anno si è parlato molto di bullismo, ma è un argomento abbastanza scontato”, si legge in un sito. “Ultimamente vanno per la maggiore cambiamenti climatici e mafia”, si legge in un blog, che consiglia anche di studiarsi bene Garibaldi, Svevo e Carducci. Molto “cliccati” anche Quasimodo, Ungaretti e Pirandello. E c’è, poi, chi si affida al calendario: nel 2007 cade il bicentenario della nascita di Garibaldi, il sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e il cinquantesimo della firma dei Trattati di Roma. Ancora, il quindicesimo anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio e il centenario della morte di Carducci.

Per quanto riguarda, invece, la seconda prova, previsioni e indiscrezioni sono ancora poche. E così un sito ha addirittura aperto un sondaggio sulle previsioni dell’autore della seconda prova di Latino. Secondo gli oltre trecentocinquanta votanti sarebbe in testa Seneca, seguito a poca distanza da Tacito e Cicerone. Molto utilizzato anche Google Ricerca Libri, la grande biblioteca virtuale e gratuita di Google che raccoglie centinaia di testi in libera consultazione. Utile soprattutto per coloro che studiano lingue o che hanno bisogno di testi che non si trovano nelle biblioteche scolastiche o cittadine.

Il “CercaProf”. Grande per i “CercaProf”, spuntati su alcuni siti, con i quali i maturandi possono effettuare ricerche su migliaia di nominativi presenti nei database per conoscere vizi e virtù dei professori esterni che li esamineranno. Conoscere in anticipo le preferenze di questi professori, soprattutto agli orali potrebbe fare la differenza. Il sistema è molto semplice: gli studenti presentano i propri professori descrivendone i gradi di severità e informalità, condendo il tutto con delle “dritte” sugli argomenti da loro preferiti.

Metodi sempre nuovi per copiare. Chi proprio non ce la fa a studiare centinaia di pagine, soprattutto col caldo in agguato, può sempre affidarsi ai trucchi “ad alta tecnologia”. Dai cellulari più moderni che ormai sono capaci anche di leggere documenti Word o Pdf ai palmari sempre più piccoli. Ma se cellulari e palmari sono vietati e andrebbero consegnati all’inizio delle prove, ci si può sempre affidare all’iPod. Il lettore multimediale di Apple, infatti, ha una funzione chiamata “Note” attraverso la quale si possono riversare dal computer (e poi rivedere sullo schermo) tesine e appunti. Oppure, ancora (e questo è valido praticamente per tutti i lettori di mp3), perché non farsi da soli un audiolibro? Il concetto è molto semplice: con un microfono si registrano gli appunti, poi si salvano in mp3 e si trasferiscono nel lettore. Il giorno degli scritti basterà, senza farsi vedere e con un auricolare nascosto tra la maglietta e i capelli (possibilmente lunghi), premere “play” e far partire la riproduzione dell’argomento desiderato. Oppure, ancora, con un cellulare e un auricolare senza fili Bluetooth ci si può far chiamare da un amico fuori dalla scuola (escludendo suoneria e vibrazione) con il quale comunicare cercando di non essere visti. Già, perché utilizzare questi trucchetti, lo ricordiamo, è vietato e rischia di compromettere l’intero esame.

Se, invece, si vogliono utilizzare metodi meno moderni (ma sempre validi) basta fare qualche ricerca su internet per trovare centinaia di “dritte”: da come camuffare il banco ai vestiti più idonei a nascondere i “foglietti”, dal “metodo della sedia” a quello del cellulare con la fotocamera.

Massima attenzione, però. Non tutti i siti sono affidabili: molte persone, infatti, registrano un sito o un blog, vi inseriscono la pubblicità, condiscono il tutto con qualche tema più o meno “papabile” (copiato, magari, da quelli degli anni precedenti) e utilizzano i giorni prima della maturità per attirare traffico (e quindi fare soldi) senza nessuna base scientifica. Così come bisogna prestare attenzione a tutti i siti che vi propongono di installare un programmino sul computer per collegarsi direttamente alla loro banca dati. Non è vero: nella quasi totalità dei casi si tratta di dialer, cioè piccoli software che chiamano numeri a tariffazione speciale o fanno fare alla linea letteralmente il giro del mondo, con conseguente salasso all’arrivo della bolletta.
(12 giugno 2007)

Maturità 2007: intervista alla psicologa Oliveiro Ferraris

Intervista ad Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dell’età evolutiva
“L’esame va affrontato con serenità e intelligenza: puntate sulle vostre capacità”

“Dieta, training e amici contro l’ansia
e allenatevi sui concetti più importanti”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “L’Esame di Stato va affrontato con molta serenità, pensando che tutte le generazioni precedenti l’hanno già fatto. È una tappa importantissima per la vita di un adolescente ed è una prova fondamentale per il futuro di ogni ragazzo”. Parola di Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dell’età evolutiva all’università “La Sapienza” di Roma, che dà qualche consiglio ai quasi cinquecentomila studenti che fra pochi giorni dovranno affrontare l’esame di Maturità.
Un esame che quest’anno preoccupa un po’ di più: il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha infatti voluto renderlo più serio, introducendo una commissione mista che dia più autorevolezza al diploma, in modo che questo possa essere maggiormente credibile e spendibile nei mondi dell’università e del lavoro.

Professoressa Oliverio Ferraris, qual è lo stato d’animo giusto con il quale affrontare quest’esame?
“Gli esami di Maturità sono una prova normale che va affrontata con serenità e che aiuta a crescere. È giusto che ci siano anche queste prove, in cui un ragazzo deve impegnarsi per ottenere un certo risultato: è un modo per allenarsi per le tappe successive della vita. Non può essere tutto semplice, non si può restare sempre bambini sotto il tetto dei genitori. La vita presenterà delle prove ed è giusto iniziare a misurarsi con esse”.

Tutti sappiamo che uno studio sistematico e regolare aiuta molto. Tuttavia, in molti si affidano alle “maratone” dell’ultim’ora per cercare di memorizzare il più possibile…
“Per quanto possa sembrare scontato, il consiglio migliore è quello di studiare per tempo e studiare bene. Negli ultimi giorni il ripasso è fondamentale, ed è importante che gli studenti chiedano ai propri insegnanti il metodo migliore per farlo. Ad esempio, per imparare un argomento e fissarselo nella memoria bisognerebbe, dopo aver letto, memorizzare e identificare tre o più punti essenziali e fare delle sintesi, altrimenti si rischia di perdersi nella mole di informazioni. Ovviamente l’apprendimento di tipo pappagallesco e mnemonico non sempre funziona: invece della memoria meccanica, utilizziamo la memoria significativa. Cerchiamo di capire ciò che si legge, identifichiamo i punti essenziali e facciamo qualche esercizio di applicazione.”

Ad esempio?
“Se stiamo studiando la matematica cerchiamo di risolvere sempre dei problemi, nelle altre materie cerchiamo di fare collegamenti. Mettere in rapporto tra loro diverse informazioni è importante, altrimenti si finisce nella frammentazione, nei singoli pezzi scollegati tra loro, e questo non aiuta la memoria: lascia delle tracce molto deboli nella mente. Fare collegamenti significa anche evitare il fenomeno del panico e del ‘non ricordo più nulla’. Mettere a fuoco i concetti più rilevanti è in assoluto il consiglio migliore che si può dare in questo caso. Sembra una banalità, ma uno degli errori che si fanno di più, a scuola come all’università, è quello di perdersi in argomenti collaterali. E siccome ognuno di noi ha diverse peculiarità, cerchiamo di metterle a frutto: se abbiamo una buona memoria visiva cerchiamo di fare molti riassunti e grafici, se invece abbiamo una maggiore memoria uditiva, mettiamola a frutto ricapitolando ad alta voce.

L’Esame di Stato è anche l’occasione, se uno non l’avesse ancora fatto, di acquisire un metodo di studio per il futuro. Se manca l’organizzazione dello studio può essere un problema andare avanti all’università, dove lo studio si basa solo sulla propria organizzazione. Quindi impariamo a dividerci gli impegni nell’arco della giornata e della settimana”.

Cosa si può fare per rendere meno noioso lo studio e più produttive le giornate davanti ai libri?
“I riassunti servono molto, purché fatti con intelligenza, cercando di mettere a fuoco i punti fondamentali. Utilissime le griglie, gli schermi, i grafici, gli schizzi, così come cercare di ripetere a voce alta ciò che si è letto. Importantissimo è cercare di consolidare gli apprendimenti. Alcuni pensano che sia sufficiente leggere e basta: non è vero”.

Alcuni ragazzi davanti a prove importanti si fanno prendere dal panico. Cosa si può fare per evitarlo?

“L’ansia interferisce negativamente con la memoria e il richiamo delle informazioni; per affrontare un appuntamento così importante bisogna cercare in tutti i modi di spezzare questo stato d’ansia. Durante la preparazione cerchiamo di alternare le ore di studio con qualche ora di svago e attività fisica. Una corsa nel parco, una pizza con gli amici può aiutare moltissimo, soprattutto la sera prima degli esami. È inutile stancarsi e rimanere inchiodati sui libri. Semmai svaghiamoci e andiamo a letto presto: se ci stanchiamo troppo alla fine il risultato potrebbe non essere positivo. E poi: mai lasciarsi influenzare dai compagni ansiosi o dai dubbi degli altri, che possono trascinarci all’interno di un vortice di insicurezza. Se c’è un ragazzo molto impaurito, l’ideale è allontanarsi e non lasciarsi suggestionare. Aiuta molto anche il sapere che esistono degli esercizi di rilassamento, come quello della respirazione profonda: svuotare i polmoni dell’aria residua e respirare dal naso per tre o quattro volte. Si tratta di una tecnica semplice, che rilassa e che ci fa entrare in uno stato fisico e mentale positivo. Oltre allo svago, cerchiamo anche di evitare i piatti pesanti, inserirendo nella dieta molta frutta e verdura; evitiamo anche farmaci, alcol e droghe leggere: anche se offrono un beneficio immediato, possono provocare un crollo (il cosiddetto ‘after effect’) al momento dell’esame”.

Come usare il buonsenso per gli acquisti online

Da Polizia postale e eBay una campagna per comprare in rete senza sorprese
Un sito e materiale informativo per affinare il “buonsenso” dei navigatori

Acquisti su internet in sicurezza
Ecco i “cinque sensi” per difendersi

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – Guarda, ascolta, assaggia, tocca, fiuta. Sono le cinque regole di “buonsenso” per fare acquisti su internet in tutta sicurezza presentate a Roma nell’ambito di una nuova campagna creata dalla Polizia postale in collaborazione con eBay. La campagna, “Buonsenso in tutti i sensi”, è affiancata a un sito internet molto completo, www. compraconbuonsenso. it, all’interno del quale è possibile trovare numerose informazioni utili per acquistare in rete senza brutte sorprese.

“Non servono competenze tecnologiche particolari né programmi sofisticati”, ha spiegato Domenico Vulpiani, direttore del servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni. “Basta usare pochi accorgimenti e seguire, come avviene per i negozi tradizionali, la regola fondamentale del buonsenso. Fare acquisti su internet è come dare le proprie chiavi di casa a qualcuno. Ecco perché bisogna prestare la massima attenzione”. Andiamo a vedere nel dettaglio, allora, le cinque regole dell’iniziativa.

“Guarda di scegliere bene la password e non comunicarla a nessuno”, recita la prima regola. La propria parola chiave, infatti, per essere sicura dovrebbe consistere in una combinazione di lettere, numeri e simboli di almeno otto caratteri. Mai utilizzare sempre la stessa password o termini facili da indovinare.

Il secondo consiglio raccomanda di “ascoltare i feedback sulla serietà del venditore” che si trovano su siti professionali, come ad esempio eBay. l feedback sono un giudizio, positivo o negativo, che il compratore dà al venditore (e viceversa) per giudicare l’andamento della compravendita. Se un utente avrà il cento per cento di feedback positivi, allora certamente ci si potrà fidare. Se, invece, avrà dei feedback negativi, bisognerà prestare più attenzione.

“Assaggia prima i tuoi acquisti”, recita il terzo consiglio, controllando la descrizione e le condizioni di spedizione e consegna e scegliendo metodi di spedizione tracciabili. Se tutti i dettagli non sono illustrati bene, contattare il venditore prima di fare l’acquisto. Per legge, è possibile recedere da un contratto d’acquisto entro dieci giorni dalla ricezione della merce.

Quarto accorgimento: “Tocca con mano il pagamento online” e scegli metodi sicuri di pagamento come il bonifico bancario, il conto corrente postale, il contrassegno o i servizi di deposito a garanzia, evitando invece di ricaricare la carta prepagata di sconosciuti (prassi abbastanza comune, soprattutto su eBay) o utilizzare servizi di trasferimento contanti.

L’ultimo, e forse più importante, consiglio è quello di “fiutare le false e-mail di phishing”. Si tratta di un fronte su cui è impegnata, ogni giorno, la Polizia postale. Le nostre caselle si riempiono quotidianamente di false e-mail delle Poste italiane o di banche che ci chiedono di inserire su un sito clonato la nostra password: mai fidarsi! I siti degli istituti di credito non ci chiederanno mai, via mail, di comunicare i nostri dati. Solo pochi giorni fa c’è stato il caso eclatante di phishing del fantomatico capitano Prisco Mazzi.

Il logo della manifestazione è una scatola, che è possibile scaricare dal sito e poi montare, in modo da avere sempre sott’occhio le regole principali per fare acquisti in sicurezza. Molto interessante anche la sezione “test” del sito, che permette di misurare le proprie conoscenze sull’argomento. Utilissimo anche il glossario, che spiega termini sicuramente non di uso comune per i non addetti ai lavori, come “phishing”, “popup blocker”, “Ssl” e così via. Il materiale informativo sarà disponibile anche in tutti i dipartimenti della Polizia postale.

“In questi ultimi anni, con l’incremento dell’uso del mezzo telematico – spiegano gli esperti del Commissariato Online della Polizia di stato (www. commissariatodips.it) – il panorama degli illeciti commessi sulla Rete ha subito un profondo cambiamento dovuto alla consapevolezza che internet può essere utilizzato anche per ottenere facili guadagni, con un minor dispendio di costi e di energie. Basti pensare – ha aggiunto Vulpiani – che in circa due mesi, dal 15 febbraio al 30 aprile, sono state effettuate online quasi cinquemila denunce, con un totale di oltre 11mila contatti per richiesta d’informazioni”.

“In Italia numerose ricerche – ha spiegato Alessandro Coppo, direttore generale di eBay Italia – ci dicono che c’è una certa resistenza agli acquisti online, soprattutto per barriere di carattere culturale. È vero, quando facciamo acquisti in rete non vediamo la faccia del venditore, ma ci sono metodi altrettanto efficaci, come i feedback, per scegliere se fidarsi o no. L’importante è non fare mai acquisti d’impulso, ma studiare e guardare bene il mercato. E in caso di dubbi, contattiamo il venditore o l’azienda intermediaria”.

(30 maggio 2007)

Domani a Pratica di Mare la Giornata Azzurra dell'Aeronautica

In mostra, nella base a sud di Roma, oltre cento velivoli per la Giornata Azzurra 2007
Oltre sei ore di esibizioni di aerei italiani e stranieri. Nel pomeriggio le Frecce Tricolori

Naso all’insù a Pratica di Mare
in 400mila per la festa dell’Aeronautica


di DANIELE SEMERARO

PRATICA DI MARE (Roma) – Sei ore di esibizioni di aerei italiani e stranieri, gli show acrobatici delle Frecce Tricolori e oltre cento velivoli in mostra saranno le attrattive principali della Giornata Azzurra 2007, la festa organizzata dall’Aeronautica Militare per domenica prossima “per presentare al pubblico – spiegano gli organizzatori – la professionalità degli uomini e delle donne che ne fanno parte e le proprie capacità operative e logistiche”. Teatro della manifestazione sarà l’aeroporto militare di Pratica di Mare, 20 chilometri a sud di Roma: la più grande base dell’Aeronautica Militare e la seconda in Europa per estensione.

La giornata rappresenta un’importante vetrina internazionale delle capacità raggiunte dalla forza armata nelle molteplici attività connesse alla politica di sicurezza del Paese, sia dentro che fuori dei confini nazionali. Durante la manifestazione verranno trattati i temi della sorveglianza e difesa dello spazio aereo, dei trasporti umanitari e sanitari, del soccorso aereo e, non per ultimo, quello del supporto di uomini e mezzi ai contingenti italiani schierati all’estero in missioni di pace. La Giornata Azzurra sarà anche l’occasione per mettere in mostra il meglio del made in Italy: ci sarà, infatti, la possibilità di poter ammirare da vicino i gioielli dell’industria nazionale nel settore della ricerca tecnologica aeronautica e aerospaziale.

Tra i velivoli che si potranno “toccare con mano” ci sarà l’Eurofighter, il caccia europeo da circa un anno e mezzo in linea nel servizio di sorveglianza dello spazio aereo nazionale, il C-27J, il nuovo aereo da trasporto tattico in dotazione all’Aeronautica, l’addestratore caccia M-346 e i velivoli senza pilota, che rappresentano la nuova frontiera della ricognizione aerea. Un occhio di riguardo, ovviamente, ai dieci MB-229 delle Frecce Tricolori, l’attrattiva principale della giornata, che con le loro acrobazie sono forse la componente più conosciuta e visibile del corpo d’armata, “in grado di rappresentare la sintesi delle capacità dei piloti e degli specialisti dell’intera Forza attraverso un programma di volo acrobatico collettivo unico al mondo”. Durante lo spettacolo, che durerà circa mezz’ora, i piloti si esibiranno anche nel “cuore tricolore”, la figura ideata appositamente per la vittoria italiana ai Mondiali di calcio dello scorso anno.

La manifestazione sarà anche l’occasione per parlare di “Tutti a scuola”, la campagna benefica promossa in collaborazione con il Vis, il Volontariato internazionale allo sviluppo, per un progetto concreto di solidarietà al quale tutti i presenti potranno dare un piccolo contributo. L’obiettivo di quest’anno è quello di permettere ad alcuni giovani bulgari di poter usufruire di concrete opportunità formative e di avviamento al lavoro presso il centro locale di formazione professionale Don Bosco. Fino ad ora, per diversi progetti, sono stati raccolti complessivamente oltre 350mila euro.

Secondo le previsioni la base sarà raggiunta da non meno di quattrocentomila appassionati provenienti da tutta Italia. Gli spettacoli inizieranno alle 11, ma l’Aeronautica consiglia di arrivare entro le 9.30, orario di apertura dei cancelli. L’ingresso è gratuito. Per gli appassionati che non potranno raggiungere Roma, oltre alla diretta di quattro ore su Rai Due (la mattina) e Rai Uno (il pomeriggio), sarà possibile seguire tutta la manifestazione in diretta sul sito dell’Aeronautica militare (http://www.aeronautica.difesa.it).

"Tat" "Kio :-)" Così gli sms ci hanno cambiati

A Firenze un convegno organizzato dall’Accademia della Crusca su un modo di scrivere comune ormai a tutta la popolazione. L’esperto: “La lingua italiana non è in pericolo”

Ti dico tutto con pochi caratteri
così gli sms ci hanno cambiati

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Cmq sec. me se stas. c6è meglio così parl1po; se inv. nn c6fa niente”. Quasi nessuno avrà fatto fatica, oggi, a decifrare questa frase di 64 caratteri, che in italiano “normale” suona così: “Comunque secondo me se stasera ci sei è meglio, così parliamo un po’; se invece non ci sei non fa niente”. Quaranta caratteri in meno che nell’epoca degli sms e dei messaggi istantanei sul computer significano risparmio di tempo e denaro. Prima i “messaggini” erano una novità su cui si sono interrogati linguisti e sociologi; ora sono entrati nella consuetudine di tutti i giorni, e vengono usati praticamente da quasi tutta la popolazione, non solo dai più giovani. Addirittura è di pochi giorni fa la notizia che in alcuni paesi, come la Gran Bretagna, il numero di sms scambiati ogni giorno ha superato quello delle telefonate.

Questione di praticità e di velocità? Probabilmente. E così la lingua si adegua, diventa più stringata, alcune sillabe vengono sostituite tanto che c’è chi, soprattutto nel mondo dell’istruzione, lamenta il fatto che i ragazzi, distratti, scrivano la “x” al posto di “per” e la “k” al posto di “ch”.

“Il fenomeno è molto importante, così come è molto importante che venga documentato”, spiega molto affascinata Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca e docente al Laboratorio di Italiano scritto dell’università di Firenze, che oggi prenderà parte al convegno “Se telefonando… ti scrivo”, organizzato dall’accademia fiorentina. “Si tratta – continua – di una ricchezza del linguaggio, non come dicono alcuni di una sua distruzione; una ricchezza che può aiutare a capire delle tendenze che, probabilmente, si generalizzeranno nella lingua in un futuro prossimo”.

Dovremo abituarci, allora, spiega Gheno, a ricevere, come risposta a una dichiarazione d’amore, “Kio :-)” (per “anch’io”) o “Grz del msg cia” (“Grazie del messaggio, ciao”). Oppure, ancora: “Mi dispiace ke nn vieni stasera xkè volevo farti i complimenti di persona! Mi raccomando x i prox 8 mesi fuma&bevi poco e nn andare in motorino ke fa male al bimbo”, con l’uso sempre maggiore, oltre che della “k” e della “x”, anche della doppia “n” al posto del “non” e della “&” al posto della “e” che si può attaccare alla parola precedente e a quella successiva, in modo da risparmiare due caratteri di spazio.

Ma gli esempi sono davvero infiniti: si va dal “Se c6 c ved il 7 8bre” (“Se ci sei ci vediamo il sette ottobre”) al “Dmn sera c prend1ape?” (“Domani sera ci prendiamo un aperitivo?”), dal “6 3mendo” (“Sei tremendo”) al “Cvd l’es.è and. male” (“Come volevasi dimostrare l’esame è andato male”) fino ad arrivare ai classici “Tvtb” per “Ti voglio tanto bene” e “Tat” per “Ti amo tanto”.

“All’università – continua il docente – cerchiamo di iniziare nei ragazzi una riflessione sulla lingua, che non viene quasi mai fatta durante gli anni di scuola superiore, dove prevalentemente si scrivono temi”, risponde Vera Gheno. “Gli errori, o meglio le caratteristiche della lingua che si riscontrano negli sms, è difficile trovarli nei testi che si scrivono all’università, perché i ragazzi hanno la coscienza di elaborare un testo diverso. Le maggiori difficoltà che invece hanno i ragazzi – continua – riguardano il muoversi fra diversi tipi di lingua: sono bravissimi a scrivere sms ma fanno molta fatica, ad esempio, a trovare il registro giusto quando parlano con un docente, oppure quando devono scrivere la tesi: è come se ci fosse una maggiore necessità di essere stringati anche nella vita reale”. Un modo di scrivere, dunque, che è perfetto in certi tipi di situazioni ma che deve poter essere facilmente accantonato in altre.

E a chi pensa che l’uso sempre più massiccio di chat e messaggini possa rappresentare una minaccia per la conservazione della lingua italiana, la Gheno risponde: “Mi sembra un po’ troppo forte. Sono quasi otto anni che collaboro con l’Accademia della Crusca, e devo dire che la coscienza linguistica in Italia è molto sveglia. Una minaccia quindi lo escluderei; certo, bisogna risolvere il problema del muoversi tra diversi tipi di lingua: lì si che ci sono delle lacune”.

Il fenomeno non è nato con la diffusione di internet e degli sms, spiegano dall’Accademia: “Dai manoscritti medievali alle lettere private di ieri e di oggi l’esigenza di risparmiare tempo e spazio ha spesso portato scriventi diversi ad adottare scritture tachigrafiche (cioè molto rapide) o brachilogiche (cioè brevi e concise)”. Il convegno, che si svolge nel Salone delle conferenze dell’Accademia, è organizzato dalla provincia di Firenze in collaborazione con l’associazione “Amici dell’Accademia della Crusca” e il Centro di Linguistica storica e teorica italiano, lingue europee, lingue orientali dell’università di Firenze e fa parte delle manifestazioni del “Genio fiorentino”.

(11 maggio 2007)

Lauree umanistiche, si lavora dopo 5 anni, ma i posti sono precari e gli stipendi bassi

Indagine del consorzio AlmaLaurea sulla situazione dei laureati umanisti
Aumentano stage e fuori corso, ancora limitate le esperienze all’estero


Precarietà e stipendi modesti
Ma dopo cinque anni si lavora

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Quanto sono appetibili, al giorno d’oggi, le facoltà di Lettere e Filosofia? E quali sono le caratteristiche e le condizioni occupazionali dei laureati, ad esempio, in Lingue, Scienze della comunicazione, Filosofia, Dams, Storia, Lettere, Conservazione dei beni culturali? A queste domande rispondono due indagini del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea presentate questa mattina a Palermo.

Tra i dati più significativi c’è da notare che l’affacciarsi all’università di giovani provenienti da fasce di popolazione meno favorite non si riscontra nei corsi umanistici, mentre emergono aspetti non incoraggianti: l’accentuarsi del fenomeno dei fuori corso, la limitata partecipazione alle esperienze di studio all’estero e la quota elevatissima di chi vuole continuare la formazione anche dopo la laurea. Aumentano, e qui c’è qualche buona notizia, anche gli studenti che frequentano le lezioni, che fanno esperienze di tirocini e stage e che hanno conoscenze informatiche e della lingua inglese maggiori rispetto ai colleghi che li hanno preceduti.

Frequenza alle lezioni. A Scienze della comunicazione, unica branca di Lettere e Filosofia, si allarga la fascia di ragazzi che provengono da famiglie dove la laurea non è mai entrata. Non è così, invece, negli altri percorsi di studio “dove probabilmente – si legge nel rapporto – una famiglia più attrezzata culturalmente alle spalle agevola scelte formative che hanno esiti occupazionali rinviati nel tempo”. La frequenza alle lezioni non è molto alta, anzi è tra le più basse rispetto alla media nazionale di 52,5 per cento: si va da circa 41 laureati su 100 che hanno frequentato almeno i tre quarti degli insegnamenti previsti al Dams a 55 su cento per Lingue.

Età dei laureati. Curioso vedere come, per i ragazzi del vecchio ordinamento, l’età media dei laureati metta in luce un considerevole divario tra i più veloci (i laureati in Scienze della comunicazione che si laureano a 25,5 anni, ben al di sotto della media nazionale) e i più lenti (i laureati in Storia, che conseguono il titolo a 30,5 anni e quelli in Filosofia, che escono dall’università a 29,3 anni). Per quanto riguarda il voto di laurea, si passa, per i laureati del vecchio ordinamento, da un minimo di 105,8 (Scienze della comunicazione) ai massimi di 109,1 e 109,2 (Storia e Filosofia).

Sbocchi occupazionali. Ciò che emerge con più evidenza è che, trattandosi di lauree generaliste, gli sbocchi occupazionali sono apprezzabili nel medio periodo, quindi dopo circa cinque anni. Rimane per una quota rilevante di laureati, soprattutto per quelli che hanno trovato sbocco nel pubblico impiego, il problema cruciale della precarietà e la difficoltà dovuta a bassi guadagni. Generalmente, le lauree umanistiche sono considerate deboli dal punto di vista del mercato del lavoro: nel contesto occupazionale del nostro paese, infatti, gli umanisti avvertono più difficoltà, più che nella ricerca del lavoro, nella stabilità del posto e nello stipendio.

A un anno dalla laurea lavora il 52,4 per cento dei laureati. I percorsi che più danno lavoro immediato sono il Dams, Storia, Lingue e Scienze della Comunicazione, anche se c’è da dire che i laureati in Storia, Filosofia, Dams e Lettere conoscono il mondo del lavoro già durante gli studi universitari.

“Il profilo che ne esce – commenta Andrea Cammelli, direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e docente all’università di Bologna – è quello di un laureato più impegnato negli studi, che ha nel proprio bagaglio formativo esperienze di stage e tirocini, con maggiori conoscenze delle lingue e dell’informatica, ma anche un laureato che sta accumulando ritardi e che è più esigente nei confronti dell’offerta formativa dell’università riformata”.

“Nel medio periodo di cinque anni – continua Cammelli – la condizione occupazionale è migliore di quella solitamente associata alle lauree deboli. Certo, rimane il problema della precarietà, dovuto agli sbocchi prevalenti nell’insegnamento e nel pubblico impiego, e di stipendi modesti”.

“Il tema del senso e della funzione dei saperi umanistici in un momento di grave crisi dell’Università – spiega Giovanni Ruffino, preside di Lettere all’ateneo di Palermo – è al centro del convegno “I saperi umanistici nell’Università che cambia” al quale prendono parte in questi giorni grandi personalità tra cui filosofi, storici, sociologi, studiosi di letterature e beni culturali, storici dell’arte e archeologi”.

L’indagine AlmaLaurea, nella parte prettamente accademica, ha coinvolto oltre 32mila persone laureatesi nel 2005 in 38 atenei e rappresenta circa il 70 per cento dei laureati umanisti nell’intero sistema universitario italiano. Per quanto riguarda la parte del lavoro, invece, sono stati interpellati 13.617 laureati con il vecchio ordinamento e 2,769 laureati del nuovo.

Second Life: un sogno che il denaro può comprare

Il commento di Vittorio Zambardino, sul suo blog “Scene Digitali”, al mio pezzo sui paperoni di Second Life.

Va bene, i ricchi sono arrivati anche su “Second Life“, come ci racconta Repubblica.it. I soldi già c’erano dall’inizio (e pure il mercato nero, se è per questo). I media italiani si sperticano nell’esaltazione dell’invenzione dei Linden e in questo fanno il loro mestiere: divulgano ciò che fino ad ora è rimasto appannaggio di una grande minoranza, se così si può dire.

Ci sono gli imprenditori su Second Life, ci sono gli esperti di marketing, quelli che si pongono come coloro che costruiscono quartieri e vendono cose. Ci sono perfino i media su SL. Insomma Second Life è di moda. Ma questa moda è una follia. E’ il caso di dire che il mondo è sotto sopra.

No, qui non aderiremo alle più pessimistiche analisi del profesor Umberto Galimberti che nella duplicazione esistenziale che internet permette vede un fenomeno negativo per la psiche umana e in ultima analisi per la società.

No, qui siamo internettisti fino in fondo, solo che dell’enfasi su Second Life non se ne può più proprio perché capovolge l’approccio più divertente e “formativo” a internet. E’ questa riduzione “capitalistica” di Second Life che non mi piace. Questo suo concentrarsi su una dimensione della vita umana che è orrendamente, tristemente identica a quella “reale”. Non si arrabbino i pionieri di SL: so bene che la loro esperienza è fantastica nel vero senso della parola, che loro ci stanno bene laà”dentro”. Non si parla di loro qui, ma di ciò che sta succedendo adesso e nelle prossime settimane.

Internet, non l’invenzione felice del “metaverso” in grafica 3D, è la vera doppia vita, regalo positivo e importante che ci è stato fatto da questa tecnologia che fu militare e che qualcuno vorrebbe ridurre a un giardino incantato senza libertà.

E’ Internet (ma una buona volta bisognerà scriverla con la minuscola e con l’articolo) che ha permesso a tutti noi di capire fatti importanti di questo mondo, il primo fra tutti: che la rete è un ambiente, un mondo appunto, in cui le persone sono e vivono di pura informazione. Fra qualche anno lo si riconoscerà finalmente, che internet è cultura e dovrebbe andare nei giornali al posto degli elzeviri più nobili.

Perché grazie a internet abbiamo visto cambiare in meglio la nostra vita reale di viaggiatori in treno o aereo, di consumatori di notizie (e per quanto mi riguarda anche di produttori), e soprattutto grazie a internet abbiamo potuto liberare la nostra fantasia, riuscendo a conoscere, comunicare, approfondire altre culture e altri mondi. I nostri figli, che vivono in sintonia piena con i mezzi, hanno un’idea del tutto diversa della privacy rispetto a noi: hanno “profili” personali su siti dedicati, hanno chat sempre aperte, hanno un rapporto con la conoscenza che è potenziato rispetto al nostro. Col tempo, vedrete, anche cose apparentemente di roccia, come la politica e il potere ne verranno scalfiti.

E allora perché avercela con Second Life? Perché non è detto proprio tutto di questo mondo debba essere riprodotto uguale sulla rete. SL non fa di internet la tecnologia abilitante della fantasia, ma rende la fantasia supporto di un’impresa commerciale. Mette la seconda vita esattamente dove sta l’alienzazione della prima, progetta e crea spazi dove le dinamiche vigenti sono un allenamento a quelli del mondo reale. Come i videogiochi usati per i piloti militari.

Quelli di SL sono sogni che il denaro può comprare. E’ come il Monopoli e il piccolo chimico. La triste imitazione della realtà. Non il suo doppio “migliorato”: lasciateci sognare un sogno fuori mercato. Su (con, grazie, attraverso) Internet ovviamente.

Diventare ricchi con SecondLife

Inchiesta di Business Week sui paperoni del mondo virtuale
Abbigliamento, consulenze e edilizia i settori più remunerativi

Diventare ricchi con Second Life
i milionari si sono quadruplicati

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Per molti è solo un gioco, una seconda vita parallela e virtuale con cui passare qualche ora di tempo libero. Per altri, invece, è diventato un vero e proprio lavoro, molto più remunerativo di quello reale. Stiamo parlando di Second Life, il mondo virtuale che conta quasi sei milioni di utenti iscritti e due milioni che “giocano” regolarmente. Ebbene, secondo un’inchiesta di Business Week si sono quadruplicati i residenti che, grazie all’inventiva e a un irrilevante investimento economico iniziale, sono arrivati a guadagnare più di cinquemila dollari americani (reali) al mese, lasciando, nella maggior parte dei casi, il lavoro reale.

L’economia virtuale. Il funzionamento del gioco è molto semplice: ci si iscrive gratuitamente, si scarica un software (per Windows o Mac e in versione alpha anche per Linux) con cui collegarsi al mondo virtuale, si sceglie un nome e un cognome, si crea il proprio avatar (cioè la rappresentazione grafica) e si può iniziare a girare per questa terra costituita da enormi isole e piena di negozi, ristoranti, attività commerciali, aree per adulti. Il mondo di Second Life ha un’economia integrata, “studiata – spiegano gli ideatori – per premiare il rischio e l’innovazione”. La moneta di scambio è il Linden Dollar ed esiste un vero e proprio sistema di cambiavalute: per un dollaro americano si ottengono circa 300 Linden Dollars. In una giornata tipo vengono scambiati circa due milioni di dollari statunitensi.

Tipi di lavoro. Trovare un lavoro veramente remunerativo in Second Life all’inizio può sembrare un’operazione alquanto complessa. Quando si comincia, infatti, i (pochi) soldi si guadagnano solamente scommettendo nei casino oppure ballando nei locali o, al limite, prostituendosi. Poi, piano piano e soprattutto con le amicizie giuste, ci si può imbattere in lavori più remunerativi come hostess, commessi, organizzatori di eventi o baristi per circa 10 dollari l’ora. Per sfondare, però, c’è bisogno di ben altro: la maggior parte dei paperoni di Second Life, infatti, è costituita da persone che hanno creato un’attività in proprio come stilisti e creatori di vestiti, costruttori di oggetti, consulenti, venditori di appezzamenti di terra.

I “paperoni”. Il primo milionario della storia di Second Life è una donna, Anshe Chung (nome virtuale Ailin Graef), conosciuta da tutti come il Rockfeller di Second Life: con un investimento iniziale di soli 9,95 dollari ha acquistato oltre 400 lotti di terra rivendendoli tra i 1.200 e i 1.600 dollari (reali) l’uno. Al secondo posto troviamo Philip Rosedale (in Second Life, Philip Linden), uno dei creatori del gioco, che all’inizio è stato la controparte di Ailin Graef, con cui negoziava la vendita di grandi appezzamenti di terra. Ha guadagnato, insieme alla sua compagnia, oltre 19 milioni di dollari.

Non solo venditori e compratori di terra, però. Reuben Steiger, nome in codice Reuben Millionsofus, ha addirittura lanciato una propria azienda virtuale, la Millionsofus. Il suo lavoro è quello di consulente di marketing per grossi clienti. Ogni giorno qualche importante azienda o qualche politico apre un proprio quartier generale in Second Life, per farsi pubblicità. Ebbene, aiutare le aziende a interfacciarsi con questo nuovo mondo sembra essere il lavoro in assoluto più remunerativo: Steiger ha stretto accordi con nomi di primissimo piano come Microsoft, Toyota, Coca-Cola e Warner Bros, per fare alcuni esempi. Solo nel 2007 prevede di guadagnare sei milioni di dollari. Sulla stessa scia anche Sibley Verbeck (nickname Sibley Hartor), fondatore della Electric Sheep Co. che dà lavoro a 55 dipendenti: oltre alla consulenza, la sua azienda disegna anche palazzi e avatar per grandi società come Aol-Time Warner, Reuters, Cbs, Sony. Per ogni lavoro la fattura si aggira intorno ai 15mila dollari. Stessa cosa per Alyssa LaRoche (Aimee Weber) che ha iniziato disegnando vestiti e organizzando feste. Con la sua azienda, Aimee Weber Studio, ha creato una marca di abbigliamento, Preen, e viene pagata dalle aziende dai 30mila ai 100mila dollari.

Non poteva mancare, lo dicevamo, il settore del divertimento per adulti. Qui troviamo Kevin Alderman (conosciuto in rete col nome di Stroker Serpentine), che ha avuto l’idea, alcuni anni fa, di ricostruire nel mondo virtuale il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Ebbene, con un’astuta mossa l’ha rivenduto su eBay per 50mila dollari (non virtuali!).

I nostri figli? "Vivono mangiando davanti alla tv"

Presentati a Roma i risultati di un’indagine Swg-Moige sulle abitudini dei ragazzi
Le aziende alimentari: disponibili a bloccare le merendine nelle scuole

E i genitori confessarono
“I figli passano il tempo mangiando”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “I ragazzi? Sono pigri e mangiano male”. Parola di genitore. È quanto emerge da una ricerca Swg per Moige (il Movimento italiano genitori) presentata oggi a Roma. Un’indagine che ha coinvolto oltre cinquemila tra mamme e papà di tutta Italia che hanno risposto a domande a tutto campo sulle abitudini alimentari e motorie dei propri figli. Una ricerca che rivela come i ragazzi siano pigri e mangino male, passino i pomeriggi “spizzicando” e si facciano tenere compagnia dal computer e dalla “tv-babysitter”. E a sorpresa l’Aidi, l’Associazione che raggruppa le industrie dolciarie italiane, annuncia: “Toglieremo i dolci dai distributori automatici presenti nelle scuole”.

Cattive abitudini. Molti tra bambini e ragazzi dimenticano di fare la prima colazione, mangiano fuori pasto e sono sempre più sedentari. Sono queste le principali “cattive abitudini” che andrebbero estirpate dai ragazzi. Non è tutto. Dall’indagine emerge anche una “geografia degli stili di vita”: molte abitudini, infatti, variano da regione a regione. La totalità dei bambini calabresi, ad esempio, fa la prima colazione mentre nel Lazio solo la fa solo il 76 per cento. Ancora, le verdure sono preferite dai bambini di Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, mentre sono maggiormente detestate nelle Marche, nel Molise e in Piemonte. “La ricerca – spiega Giuseppe Morino, pediatra nutrizionista del reparto di Dietologia clinica dell’Ospedale pediatrico “Bambin Gesù” di Roma – evidenzia abitudini alimentari caratterizzate da alimentazioni non eccessive in calorie, ma squilibrate in nutrienti e nella distribuzione dei pasti, in ragazzi in cui la sedentarietà rappresenta la caratteristica principale dello stile di vita”. L’unico dato forse confortante è il fatto che stia aumentando, anche se lentamente, il consumo di frutta e verdura.

Obesità e sedentarietà. Il problema dell’obesità e del cattivo rapporto con il cibo dei ragazzi è stato ultimamente molto dibattuto, tanto che sempre più scuole stanno installando al proprio interno distributori automatici di frutta al fianco (o al posto) di quelli di salatini e merendine. “Se i bimbi sono sempre più sedentari non è solo colpa loro – spiega Maria Rita Munizzi, presidente del Moige – perché devono fare i conti con la mancanza di spazi e di coetanei. Il tempo che dedicano alla tv sta diminuendo, ma l’attrattiva che un tempo era rappresentata da film e cartoon ora si è spostata sul web e sui videogiochi, non sul gioco di movimento”. I bambini, dunque, evitano sempre più spesso di fare sport (al quale, in media, dedicano un’ora a settimana) e la metà di loro non esce mai a giocare con i coetanei e ammette di trascorrere il pomeriggio in casa “seduto” a fare i compiti ma soprattutto a giocare al computer e ai videogiochi. Dalla ricerca emerge poi un dato positivo, il fatto che, pur essendo molto pigri, i bambini sono sempre più collaborativi: oltre 9 su 10 aiutano nelle faccende domestiche, e addirittura qualcuno cucina. Solo il sei per cento dei genitori ammette di non ricevere nessun aiuto.

“Alimentazione squilibrata e poco movimento – spiega ancora Morino – vanno a sommarsi, favorendo l’obesità. Il percorso d’intervento preventivo e o terapeutico ha ormai abbandonato l’impronta esclusivamente dietetica a favore di un intervento volto a motivare i soggetti ad acquisire un corretto e diverso stile alimentare e di vita. E per il buon esito il ruolo della famiglia è fondamentale”.

Stop ai dolci. L’annuncio, a sorpresa, dell’Aidi, l’Associazione che racchiude le industrie che producono merendine e dolciumi e che fa parte della Federalimentare, viene incontro alle richieste di numerosi tra medici e nutrizionisti: le aziende produttrici s’impegneranno a non rendere disponibili i prodotti dolciari nei distributori automatici installati nelle scuole elementari e medie inferiori. Si tratta certamente di una decisione molto importante e coraggiosa: “L’industria dolciaria – spiega Mario Piccialuti, direttore dell’Aidi – ha preso liberamente questa decisione perché è convinta che i genitori debbano poter controllare cosa mangiano i propri figli, compresa quindi la merenda consumata a scuola”.

“Giochi di sempre”. Per l’occasione il Moige ha presentato anche un progetto sperimentale, “Giochi di sempre”, che sarà svolto all’interno di venti scuole in tutta Italia per diffondere consigli di buona salute e alimentazione utilizzando la chiave dello spettacolo teatrale. “Il progetto, che si articola in due anni – spiega Susie Calvi, sceneggiatrice e attrice teatrale – prevede anche la realizzazione di una recita di fine anno così che i ragazzi possano apprendere corretti stili di vita e provino a metterli in scena per i propri genitori con l’aiuto degli insegnanti”.

Così Google Earth cancella Katrina. E New Orleans protesta

Le mappe satellitari della città sostituite con quelle del periodo pre-uragano Katrina
I responsabili del motore di ricerca si giustificano così: “Erano foto migliori”

New Orleans torna quella di prima
Google Earth finisce sotto inchiesta

Ogni giorno in migliaia consultavano le immagini dell’area della devastazione
Il Congresso: “Non si può riverniciare la storia, è un’ingiustizia verso le vittime”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Le immagini di New Orleans sono tornate quelle dello splendore di due anni fa, prima della devastazione di Katrina. Ma solo su Google Earth e Google Maps, i servizi che permettono di guardare la Terra dall’alto: le fotografie satellitari attuali della città sono state sostituite con quelle del pre-uragano. E così uno dei servizi internet più utilizzati è finito sotto inchiesta da parte del Congresso statunitense.

“La pubblicazione di queste immagini obsolete – accusa Brad Miller, presidente della sottocommissione di vigilanza del Comitato parlamentare di Scienza e Tecnologia – è una grande ingiustizia per tutte le vittime dell’uragano Katrina. Non ci si può permettere di riverniciare la storia”. In effetti, facendo un viaggio virtuale nella città, si è assaliti da un clima surreale: barche ormeggiate, quartieri residenziali, centri commerciali, parcheggi. Tutto in ordine, tutto calmo. In realtà, però, la situazione è ben diversa perché la maggior parte dei quartieri di New Orleans è ancora piena di macerie e in stato di semiabbandono.

Per ora Google non ha fornito alcuna risposta ufficiale sui perché del cambiamento. Il portavoce Andrew Kovacs si è solamente limitato a confermare che la società ha ricevuto la lettera di protesta. A parlare è stato solamente John Hanke, direttore della sezione di Google che si occupa delle immagini satellitari, che ha minimizzato la situazione, spiegando che la decisione è legata solamente a motivi tecnici: qualità e risoluzione delle immagini erano di gran lunga migliori in quelle precedenti alla devastazione: ecco spiegato, secondo Hanke, il perché del repentino cambiamento.

Non tutti, però, credono a questa versione dei fatti. La sottocommissione di vigilanza ha chiesto a Google di riferire entro il sei aprile chi del suo staff abbia preso la decisione di cambiare le immagini e di rendere noto se la società sia mai stata contattata dall’amministrazione cittadina, dall’Agenzia federale per la gestione delle emergenze o dall’Ente rilevazioni geologiche.

Le immagini satellitari di New Orleans erano tra le più consultate del servizio, sia dai superstiti e dai familiari delle vittime ma anche da chi, studiosi o semplici curiosi, voleva rendersi conto della distruzione portata dall’uragano Katrina, che alla fine dell’agosto 2005 ha allagato l’ottanta per cento della città.

Violenza, la scuola è in linea

Il ministro Fioroni presenta i dati legati al numero verde e al sito a disposizione di studenti, insegnanti e genitori: 120 chiamate al giorno e 1100 contatti sul web. Poi l’attacco alla “tv cattiva maestra”

Violenza, la scuola è in linea
una telefonata “smontailbullo”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Basta parlare della scuola solo in senso negativo e quando accadono episodi spiacevoli”. È l’appello lanciato dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, durante la presentazione del primo bilancio dell’attività del numero verde per l’ascolto, la consulenza e la prevenzione del bullismo. Dati confortanti, che dimostrano una grande attenzione non solo da parte dei genitori, ma anche da parte di presidi e docenti, tutti in prima linea nel combattere un fenomeno che negli ultimi mesi si era fatto sempre più allarmante.

“Durante queste settimane ho ricevuto numerose richieste – spiega il ministro – di persone che volevano sapere come stesse andando il numero verde. Per i primi due mesi di vita possiamo dire che, con circa 120 chiamate al giorno, ci troviamo di fronte a un successo”. Poi accusa: “Il bullismo è un fenomeno rilevante, non si può far finta di nulla e va affrontato a tutti i livelli. Però davanti a otto milioni di studenti e un milione di docenti che ogni giorno frequentano le lezioni con successo, gli episodi di violenza e intolleranza risultano irrilevanti. Ecco perché vogliamo dire basta alla gogna mediatica alla quale ogni giorno è soggetta la scuola: non lo meritiamo. Non vogliamo nascondere i problemi – aggiunge – ma oggi possiamo dire di non avere più paura, di avere assunto una nuova consapevolezza. La cosa importante è che ci sia un sempre più stretto rapporto tra scuola e famiglia, in modo da affrontare insieme i problemi”.

Fioroni affronta poi il tema del cattivo esempio che viene dalla televisione: “I ragazzi restano a scuola per cinque ore, durante le quali ricevono buoni esempi. Poi, però, per il resto della giornata la trascorrono a casa, davanti ai videogiochi o alla televisione. E se lì viene a mancare la presenza di un genitore, ecco che vengono attirati dalla violenza o da programmi pieni di esempi negativi. Ecco perché – aggiunge – ho apprezzato le dichiarazioni di Petruccioli, il presidente della Rai che a partire dal prossimo anno vorrebbe eliminare i reality show dai palinsesti”.

I dati forniti dal ministero fanno trapelare un interesse sempre maggiore nei confronti di un fenomeno preoccupante: “4.437 telefonate dal 5 febbraio al 27 marzo (circa 120 al giorno) al numero verde per la prevenzione e la lotta al bullismo 800.66.96.96 e 1100 contatti al giorno al sito internet www.smontailbullo.it sono sicuramente un ottimo risultato dell’attività svolta fino ad ora”, sottolinea Laura Volpini, docente dell’università “La Sapienza” di Roma e responsabile scientifico del progetto. Per quanto riguarda le chiamate, il 37,5 per cento arriva dai genitori, il 31,4 per cento dagli insegnanti (segno che la scuola ha preso coscienza della gravità del fenomeno), il 23,2 dagli studenti (si tratta soprattutto di vittime che per la prima volta confessano i propri problemi) e il 7,9 da altro personale scolastico.

Il dato più allarmante, e sicuramente nuovo, è che la maggior parte degli episodi di bullismo avvengono nella scuola secondaria di primo grado o, addirittura, nella scuola primaria, con un importante decremento man mano che cresce l’età e che si passa a un grado superiore d’istruzione.

Le vittime di solito sono ragazzi o ragazze che vengono percepiti come vulnerabili per caratteristiche di tipo psicologico (timidi, pochi amici), psicofisico e psicopatologico (handicap), etnico e sociale (non vestono abiti firmati). I maschi sono coloro che vengono maggiormente presi di mira, così come maschi sono i cosiddetti “bulli”. Tra le conseguenze (ma anche tra i sintomi forti di disagio) ansia, insicurezza, crisi di pianto, tic nervosi, mal di pancia, isolamento, calo del rendimento scolastico, paura di parlare con i compagni, rinuncia alle attività extra-scolastiche.

Il call center è costituito da 10 postazioni d’ascolto seguite da esperti in psicologia giuridica e della devianza giovanile che lavorano in collaborazione con il personale del ministero della Pubblica Istruzione, con le associazioni di genitori, di insegnanti e di studenti ed è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Tra i testimonial della giornata, oltre a Giuseppe Rosario Esposito, il ragazzo dell’Istituto tecnico industriale “Gadda” di Napoli che il mese scorso scrisse una lettera aperta contro il bullismo a Repubblica.it, anche una delegazione della scuola “Spedalieri” di Catania: “La scuola ha tante responsabilità, è vero – ha spiegato una studentessa – ma possiamo dire a gran voce che la maggior parte dei professori è in grado di trasmettere i giusti valori. Basta studiare in maniera più umana: la letteratura e la filosofia hanno in sé i valori di cui la nostra società ha bisogno”.

Tra le novità per combattere il bullismo anche la firma di una dichiarazione d’intenti con l’Aesvi (Associazione degli editori di software videoludico), “con l’obiettivo di collaborare a una più diffusa conoscenza del codice Pegi che prevede una serie di icone informative sul contenuto dei videogiochi e sull’età sconsigliata” e la crescente collaborazione con la Polizia postale per un costante monitoraggio della rete internet e nella prevenzione e repressioni dei reati.

Numeri, Nobel e tanti giochi: è il Festival della matematica


A Roma quattro giorni in compagnia dei più autorevoli matematici del mondo
Lezioni, letture, giochi e musica renderanno più “umana” una materia spesso ostile

L’Auditorium si riempie di numeri
Parte il Festival della matematica

Tra gli ospiti, domenica arriverà nella Capitale anche il premio Nobel John Nash

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Quale giorno migliore, se non il 14 marzo (riconosciuto come il giorno del pi greco, se leggiamo la data alla maniera inglese, 3/14), per aprire il Festival della matematica? L’iniziativa, che si svolgerà da oggi al 18 marzo all’Auditorium-Parco della Musica di Roma, riunirà in Italia per la prima volta alcuni tra i matematici più famosi del mondo: tre premi Nobel, due medaglie Fields, il dimostratore del Teorema di Fermat, lo scopritore dei Frattali, un premio Pulitzer, un premio Templeton, un premio Oscar e, soprattutto, migliaia di appassionati da ogni parte del mondo, con numerose presenze che arriveranno soprattutto dagli Stati Uniti. Il Festival è nato per volere della fondazione Musica per Roma da un’idea del sindaco Walter Veltroni e vanta la direzione scientifica di uno dei più famosi matematici italiani, Piergiorgio Odifreddi.

Il titolo della manifestazione, “La bellezza dei numeri e i numeri della bellezza”, sta a sottolineare, spiegano gli organizzatori, “i due propositi del Festival, cioè mostrare la matematica sia dall’interno, attraverso i suoi contenuti specifici, che dall’esterno, attraverso le sue relazioni col resto della cultura”.

Ad aprire e chiudere il Festival i due matematici viventi forse più famosi del mondo: Andrei Wiles, dimostratore nel 1995 dell’ultimo Teorema di Fermat, che terrà una lezione magistrale sulle equazioni famose (15 marzo, ore 18) e il premio Nobel per l’Economia John Nash, reso celebre dal film “A beautiful mind” intervistato proprio da Odifreddi (18 marzo, ore 21). Insieme a loro anche Michael Atiyah e Alain Connes, medaglie Fields nel 1966 e 1983: il primo, già presidente della Royal Society e del movimento Pugwash degli scienziati contro l’atomica, parlerà di “Bellezza e verità in matematica” (17 marzo, ore 16), mentre il secondo, premio Crafood e medaglia d’oro del Cnrs, toccherà alcuni dei temi filosofici che traggono fonte di ispirazione dalla matematica (16 marzo, ore 18). E poi, ancora, Douglas Hofstadter, vincitore del premio Pulitzer nel 1980, che spiegherà come un matematico concepisce i numeri (16 marzo, ore 16), e Benoit Mandelbrot, famoso per aver portato alla luce la Teoria dei Frattali (18 marzo, ore 18).

La matematica, però, non è solamente teoremi, operazioni e dimostrazioni. Per questo motivo e per suscitare l’interesse dei tantissimi spettatori e visitatori non “esperti”, la parte del leone la faranno sicuramente i giochi matematici. Ad iniziare da quelli, bellissimi e soprendenti, presentati dal “giocologo” Ennio Peres (di cui pubblichiamo un’intervista) e da Giovanni Filocamo, che dimostrano come sotto i più comuni ragionamenti matematici possano nascondersi proprietà dalle implicazioni sorprendenti (17 e 18 marzo). Ad essere coinvolti saranno non solo i bambini delle scuole, con giochi studiati appositamente per loro, ma anche ragazzi e adulti, che potranno così riscoprire una materia che probabilmente avevano considerato ostica o poco interessante. Spazio anche agli scacchi con “Scacco ai matematici” (18 marzo, ore 10.30), in cui il campione mondiale Boris Spassky giocherà simultaneamente con 15 matematici.

E all’Auditorium uno spazio è didicato manche a “Matematicup”, il concorso-gioco on line per gli studenti della scuola media inferiorie che proprio oggi viene lanciato dai siti del gruppo Espresso e apre le sue iscrizioni.

E poi ancora lezioni sulle implicazioni tra matematica e cultura, matematica e filosofia, musica, letteratura, installazioni multimediali. Insomma, ogni spazio dell’Auditorium, dalle sale ai corridoi, verrà letteralmente preso d’assalto da numeri, simboli ed equazioni. A completare le giornate anche alcuni spettacoli, tra cui una lezione di Dario Fo (15 marzo, ore 21) e un recital di Elio e le Storie Tese e Katia Caradonna con la partecipazione di Nicola Piovani presentato da Serena Dandini (17 marzo, ore 21). “Il tutto – concludono gli organizzatori – a riprova del fatto che le facce della matematica sono multiformi, e che essa trascende qualunque confine nazionale o culturale”. Tutti gli appuntamenti del Festival, ad eccezione di due eventi serali e di tre concerti, sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Per il programma completo: http://www.auditorium.com/eventi/4888409

Peres: "Per gli studenti la matematica può essere un divertimento"

Intervista al matematico e “giocologo” che vorrebbe rivoluzionare l’insegnamento
“Introducendo il gioco a scuola, aumenterebbero partecipazione e profitto”

“Così v’insegno la matematica”
Ecco la ricetta di Ennio Peres


di DANIELE SEMERARO

GUARDA I GIOCHI MATEMATICI DI ENNIO PERES

ROMA – “Se la scuola riuscisse a spogliarsi della sua tradizionale veste seriosa e fiscale e se, di conseguenza, le materie venissero insegnate con uno spirito più giocoso, la partecipazione degli studenti e il loro conseguente livello di profitto potrebbero risultare sensibilmente più alti, con una ricaduta, nel tempo, di straordinari benefici sull’intera società”. Parola di Ennio Peres, uno dei più noti matematici e enigmisti italiani, che ha ideato per sé la figura di “giocologo” e che, con i suoi quiz matematici, parteciperà al Festival della matematica.

In cosa consistono questi giochi matematici di cui tanto si parla?
“Si tratta innanzitutto di giochi facili da eseguire, che possono essere proposti agli amici, che stupiscono e che, soprattutto, funzionano sempre. Pur essendo semplici, hanno però dietro di sé meccanismi non sempre immediati, e attraverso la loro soluzione si riescono ad affrontare problemi anche complessi. In realtà, nel processo di risoluzione di un problema matematico, lo svolgimento dei calcoli costituisce solo il momento terminale: la fase più importante, e assai più stimolante, è proprio quella relativa alla ricerca del procedimento da seguire”.

Com’è nata la sua passione?

“È nata da bambino, all’età di sette anni. Allora i miei genitori mi regalarono una scatola di giochi di prestigio. Alcuni, quelli in cui bisognava far sparire degli oggetti, non mi venivano molto bene; altri, invece, quelli in cui bisognava utilizzare solo la mente, mi riuscivano sempre…”.

Qual è attualmente il rapporto tra mondo della scuola e giochi matematici?
“Un tempo, nel Medioevo, Alcuino da York fu chiamato da Carlo Magno per istituire una scuola per i giovani di corte. Lui scrisse per loro un libro di matematica all’interno del quale inserì una cinquantina tra giochi e problemi. L’idea di insegnare la matematica tramite il gioco, quindi, è molto antica, ma si è andata perdendo. La scuola, così, è diventata seriosa e ha tolto questi stimoli. La scuola dovrebbe essere accattivante, coinvolgente, suscitare curiosità: è come se non ci si rendesse conto che il linguaggio naturale dell’uomo, soprattutto dei bambini, è il gioco. Nel contempo, la mediocre preparazione culturale e la scarsa capacità di inserimento nel mondo del lavoro che mediamente i giovani denunciano al termine degli studi, dimostra come l’efficienza del nostro apparato scolastico sia alquanto modesta”.

(13 marzo 2007)

(Nella foto: Ennio Peres, foto Susanna Serafini)

L'arteterapia contro il bullismo. "Scommettiamo sulla fantasia"

Gli esperti del settore si confrontano in un convegno a Vicenza. L’uso delle nuove
tecniche per arginare i fenomeni della devianza giovanile: “Sfruttiamo l’immaginazione”

L’arteterapia contro il bullismo
“Proviamo a curarli con la fantasia”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – C’è chi, come accade nelle scuole dello stato australiano di Victoria, per combattere il bullismo decide di impedire a tutti gli studenti di utilizzare YouTube, il più grande contenitore multimediale della rete, proprio quello nel quale sono andati a finire molti dei video girati anche nelle classi italiane. E chi, invece, da oltre vent’anni crede che per combattere i fenomeni di devianza giovanile si debba “cambiare musica”, cercando di parlare la stessa lingua dei giovani. Sono gli esperti di arteterapia, una vera e propria disciplina che utilizza i materiali, le tecniche e i criteri di decodifica dell’arte visuale per individuare e gestire al meglio il mondo emozionale della persona, con particolare attenzione alle problematiche del disagio psicologico e sociale.

Di disagio giovanile e arteterapia si parla questa mattina in un convegno organizzato alla Fiera di Vicenza che ripercorre tutte le problematiche della deviazione, dal bullismo all’anoressia, dal graffitismo alla pornografia e all’interno del quale intervengono medici, psicologi e psicoterapeuti. “Quello che da diversi anni stiamo cercando di fare – spiega Achille De Gregorio, direttore di ArTea (ArteTerapeuti Associati) e docente all’università di Milano – è capire cosa avviene nella testa del bullo, cosa condiziona e veicola la vita psichica del minore”. È indubbio che gli avvenimenti degli ultimi mesi, dai pestaggi agli stupri filmati col telefonino e poi pubblicati su internet, sono frutto di un’educazione contraddittoria e di una società problematica, con una famiglia che è cambiata e un mondo della scuola sempre più demotivato.

L’arteterapia, però, ha una visione differente della delinquenza e della criminalità giovanile, spiega De Gregorio: “Non vogliamo essere moralisti e nell’approccio con un ragazzo problematico crediamo che egli sia stufo di sentirsi dire cosa deve fare. Probabilmente avrà parlato, oltre che con i genitori, con psicologi, insegnanti, educatori. Noi, invece, cerchiamo un canale diverso, nuovo e probabilmente privilegiato, che è quello delle immagini”. Attenzione, però: l’arteterapia non va a mettere in contatto il ragazzo con l’arte dei musei, bensì con quella che gli è più vicina, dalla computergrafica alla pop-art, passando per la musica rap, i graffiti o anche i più tradizionali matite e pennarelli, andando a creare dei percorsi terapeutici che possono durare anche diversi anni e che, nella maggior parte dei casi, danno i loro frutti.

“È un lavoro psicosociale – continua De Gregorio – e non somministriamo né farmaci né diamo consigli. Cerchiamo invece, con questo canale privilegiato, di parlare la loro stessa lingua, di diventare complici. Alcuni anni fa con il ministero della Giustizia abbiamo mandato avanti un progetto che ha coinvolto due carceri e oltre trecento detenuti, e abbiamo ottenuto ottimi risultati proprio grazie a questa capacità delle immagini di poter bypassare la parola”

Parlando di bullismo, gli arteterapeuti hanno una sicurezza: basta con le dicerie comuni. Non è vero che di solito il bullo è figlio d’immigrati oppure che ha il papà alcolizzato, sono aspetti superati. La maggior parte dei comportamenti di devianza avrebbero invece a che fare con il desiderio: desiderio di farsi una carriera, di far soldi, di avere la macchina potente, di fare sesso. Quello dei “bulli”, insomma, è un agire che ha a che fare con i modelli d’identificazione proposti dalla società violenta, dalle mode, dai soldi facili, dal sesso pubblicizzato, dal bisogno di videofilmarsi.

È il desiderio, insomma, che spinge a forzature, e ultimamente i desideri dei giovani sono cambiati, così come la loro immaginazione. Ed ecco, appunto, che l’arteterapia cerca di lavorare proprio sull’immaginazione, sulle fantasticherie, su quello che passa per la mente al ragazzo. È come se si cercasse di fare luce su aspetti diversi, al di là degli aspetti sociali e di quelli dell’immigrazione. In modo pratico, di solito si incomincia con incontri individuali o di un piccolo gruppo. Si cercano dapprima i materiali e gli aspetti dell’arte intriganti per ogni singola persona: è il momento più delicato e importante, nel quale si crea un’empatia e un’alleanza basata sulla creatività.

Nelle sedute successive si cerca di dare al paziente spazio, lasciandolo da solo davanti a un foglio con i pennarelli o con una bomboletta spray e si vede in che modo reagisce, cercando poi di lavorare su ciò che emerge. Si fa in modo, insomma, di avvicinare il giovane all’immagine analizzandone la qualità simbolica e psicologica, proponendo poi percorsi di tranquillità o emancipazione. “È un’attività senza sconfitte: i giovani non scappano mai quando c’è da disegnare”.

In italia esistono cinque grosse associazioni che si occupano dell’arteterapia, che è una competenza in più che si studia solitamente dopo la laurea e si abbina a una professione esistente. La maggior parte degli studiosi sono neolaureati oppure educatori, psicologi, fisioterapisti, medici.

Pubblicità in mostra. "Quella campagna è da censurare"

La mostra ripercorre 40 anni di campagne che hanno fatto discutere
Da Ikea alle immagini di Oliviero Toscani. Viaggio nel “comune senso del pudore”

Stazione Termini, fermata censura
le pubblicità “vietate” del Giurì

di DANIELE SEMERARO

GUARDA TUTTE LE IMMAGINI

ROMA – Un sacerdote e una suora molto avvenente che si baciano, la bevanda alcolica che rende belli e felici, immagini allusive di donne in pose languide. Foto e video cruenti e scioccanti, osé o politicamente scorretti. Sono le pubblicità censurate dall’Iap, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che si possono ammirare al mezzanino giallo della stazione Termini di Roma. La mostra, “Pubblicità con giudizio. 40 anni di pubblicità vista dal Giurì”, è stata visitata con successo da oltre un milione di persone lo scorso anno alla Stazione Centrale di Milano.

“È la prima volta – spiegano dallo Iap – che tante campagne sottoposte al giudizio disciplinare vengono esposte con sistematicità e corredate dai motivi della decisione. Con questa iniziativa vogliamo intensificare il dialogo con i cittadini, che sono i principali segnalatori delle pubblicità ritenute scorrette, sia coloro che beneficiano delle decisioni autodisciplinari, in quanto vedono scomparire o modificare i messaggi dichiarati dal Giurì scorretti”. Tra gli obiettivi della mostra anche quello di mettere in luce l’impegno assunto dagli operatori di pubblicità nel farsi carico della loro quota di responsabilità sociale per rendere migliore la comunicazione commerciale.

Il percorso, uno spaccato della cultura e dell’evoluzione del senso del pudore della società italiana negli ultimi quarant’anni, tratta alcuni temi significativi della comunicazione, illustrando il delicato compito della valutazione dei messaggi pubblicitari e offrendo al pubblico un inedito “dietro le quinte”. La mostra si apre con una sezione dedicata ai minori, “I bambini ci guardano”, dov’è possibile osservare pubblicità che propongono bambini in atteggiamenti maliziosi oppure spot in cui i figli mostrano segni di ribellione (giudicata “eccessiva”) verso i genitori: “Mamma, o mi dai questa crema o non mangio!”. Tra i più discussi, anche uno spot dell’Ikea con il quale s’intendeva promuovere lo spazio gioco per i più piccoli presenti in ogni megastore del gruppo: “I bambini lasciateli tra le palle a noi”, con l’allusione ai cestoni pieni di sfere colorate. A seguire, le campagne censurate di prodotti di bellezza, farmaceutici o parafarmaceutici (tra cui quelle di pillole o affini che promettono un rinvigorimento delle prestazioni sessuali a ogni età) fino ad arrivare a quelle irriverenti nei confronti della Chiesa di Oliviero Toscani.

La mostra, al cui interno sono presenti oltre 50 tra manifesti e spot televisivi bloccati, è aperta dal lunedì al sabato dalle 10 alle 22 e chiuderà il 31 marzo.

(Nella foto: la campagna di Oliviero Toscani per Benetton)