Tetris 2008, il meglio di

Si è conclusa la quarta serie di Tetris, andata in onda da febbraio ad aprile 2008. Ecco, selezionati e in ordine cronologico, i video secondo me più belli di questa edizione.


^ UNA DISCARICA DIFFERENZIATA
“Un paese eco-consapevole in rivolta contro la riapertura di una discarica pericolosa”


^ LA DYNASTY MASTELLA
Le tappe salienti della carriera dei mastella tra ascensioni e cadute


^ UN PAESE IMPRESENTABILE
L’emergenza rifiuti a Melito, Campania


^ SCONTRO GIULIANO FERRARA-LUCA TELESE
Giuliano Ferrara dà a Luca Telese dell’apprendista


^ GIOVANI ANTIEVOLUZIONISTI
Uno spot surreale


^ VITE PARALLELE: ANDREOTTI E MADIA
Le storielle d’Italia a fumetti di Emanuele Fucecchi. Il percorso parallelo di Giulio Andreotti e Marianna Madia, candidati prescelti


^ LE DUE LEGHE
Videoclip che incrocia “epicamente” la storia della “vecchia” Lega Nord e quella del “giovane” Movimento per l’Autonomia


^ LA LITE TRA MICHELE PLACIDO E RAFFAELE LOMBARDO
In diretta a Tetris, 20 marzo 2008


^ SE PO’ FA’
Videoclip veltroniano


^ NONNO SILVIO
Il supereroe Berlusconi anche se ironizza sulla propria età avanzata conclude con l’esplosivo “Sarò vecchio ma non sono rincoglionito”


^ RIMONTA STAMPA
La campagna elettorale del Partito Democratico: dagli articoli dei giornali la cronologia di una rimonta che non c’e’ stata


^ PIAZZE PIENE, URNE VUOTE
L’attesa dei risultati elettorali vissuta nelle sedi di Nessuno Tv per il Pd e della Tv della Libertà per il Pdl


^ L’ARRIVEDERCI DI TETRIS
I saluti della redazione per l’ultima puntata

Tv, se idee e successi contano poco


Aldo Grasso non è mai stato eccessivamente complimentoso nei confronti de La7 e dei suoi programmi. Il suo articolo di oggi sul Corriere, però, rende giustizia all’importante operato di Antonio Campo Dall’Orto, che proprio ieri ha lasciato formalmente la guida di Telecom Italia Media e quindi la direzione de La7. Aldo Grasso parla bene – meno male! – anche di Tetris.

Antonio Campo Dall’Orto lascia la guida di Telecom Italia Media, cioè la direzione de La 7. Formalmente ha rassegnato le dimissioni, in sostanza gli è stato dato il benservito da Franco Bernabè, che ha deciso di cambiare i manager di Telecom. E questa non è una buona notizia, tutt’altro. L’amministratore delegato ha messo un uomo di sua fiducia al controllo delle reti televisive e il primo a farne le spese è stato l’unico che aveva sempre creduto al rilancio di un canale nato con il sogno di spezzare il duopolio Rai-Mediaset. Prima avevamo almeno una speranza, adesso non ci resta neanche più quella: il bottino della tv generalista è cosa fra il servizio pubblico e le reti di Berlusconi. Colpa (o merito) del mercato, si dice in questi casi. Il che è profondamente vero, ma resta il rammarico di una voce che facilmente rischia di spegnersi.

Resta il rincrescimento per un professionista scelto non per meriti politici e ora costretto ad abbandonare. La 7 ha problemi di bilancio, deve far quadrare i conti: nel 2007 ha fatturato 263,1 milioni (+26,8% sul 2006) con una perdita netta ridotta a 88,1 milioni (dai 101,1 del 2006). Realisticamente ha anche problemi di audience, con quella maledetta soglia del 3% di share che si staglia come una diga quasi insuperabile. Tuttavia, per capire i mali de La 7 bisogna risalire a Tmc, alle molte magagne ereditate, agli equivoci di gestione cui la rete è sempre stata sottoposta (se ne è occupato persino Maurizio Costanzo), a problemi strutturali di non poco conto.

Per risanare e rilanciare La 7 bisognava prima intervenire chirurgicamente sulla sua struttura di fondo e poi, se necessario, sulla guida editoriale, l’unica che in questi anni ha saputo dar voce a veri programmi alternativi: da Otto e mezzo di Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni a L’infedele di Gad Lerner, dalle Invasioni barbariche di Daria Bignardi a Exit di Ilaria D’Amico, da Maurizio Crozza a Piero Chiambretti, da L’altra storia a Tetris, ai molti appuntamenti del tg diretto ora da Antonello Piroso. Campo Dall’Orto è l’artefice del successo italiano di Mtv. Sotto la sua guida, la rete si è rivelata particolarmente vitale e creativa, capace non solo di coinvolgere la «Mtv generation» ma anche di costruire nuovi divi, i famosi vj che poi hanno contribuito al successo di molti programmi, anche su altre reti. La tv si fa anche con le idee ed è un vero peccato che, dalla nostra, vengano sempre emarginati chi ne ha, chi fa il suo lavoro con passione, chi non si limita a fare il passacarte.

(dal Corriere della Sera, 20 aprile 2008)

L’ultima puntata di Tetris

Ieri è andata in onda l’ultima puntata di Tetris, che come tutte le altre della stagione ha fatto registrare un ottimo risultato in termini di ascolti: 4,70 per cento di share con 251mila spettatori.

Un grazie particolare a tutti i colleghi con cui ho condiviso questa splendida avventura!

Tetris_autori

(un fotogramma dell’ultima puntata andata in onda ieri, 18 aprile 2008. Da sinistra gli autori David Bellini, Valdo Gamberutti, Elena Sciotti, Luca Telese e Paolo Palmarocchi).

Stasera l’ultima puntata di Tetris

Elezioni 2008: “non si poteva fare”. Sarà dedicata ai commenti sui risultati delle elezioni, stasera alle 00.05 su La 7 l’ultima puntata di Tetris, il programma di approfondimento politico con Luca Telese.

Ospiti: il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, il direttore di Panorama Maurizio Belpietro, il direttore del tgLa7 Antonello Piroso, il regista Enrico Vanzina e i giornalisti Bianca Berlinguer e Marco Travaglio.

Possiamo cambiare il Paese


(Sulla scia del “Yes we can” di Obama ripropongo l’inno veltroniano “Se po’ fà” ideato dalla redazione di Tetris)

SOLE e nuvole si alternano nei cieli d’Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d’inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell’anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.

Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l’esito, vinca l’uno o l’altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull’Italia, sull’Europa e sul mondo intero.

Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall’irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell’anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.

Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un’analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l’autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?

La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d’aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all’avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.

L’esperienza dei due anni passati, durante i quali l’opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla “spallata” per sgominare l’esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell’avversario.

Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una “mission impossible”: fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.

In realtà – chi lo conosce bene lo sa – non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell’anima, venditore nell’anima.

Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l’ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.

Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il “récit” del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l’aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.

Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.

Lui non se n’era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l’indebito spettacolo è stato oscurato. Quest’episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.

L’Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. “Unfit”. Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. “Unfit”. Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: “unfit”, inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.

Ci sono infinite altre prove della sua “unfitness” oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.

Sappiamo anche che Dell’Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all’estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell’imbroglio ma Dell’Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l’ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all’estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell’Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. “Unfit”.

Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall’Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.

Sostiene anche di aver realizzato il suo “contratto con gli italiani” per l’85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall’abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.

“Unfit”. Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L’altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché – dice lui – ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.

Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L’altro ieri l’Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.

Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l’altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia.

Veltroni ha proposto un patto di “lealtà repubblicana” che significa un’opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l’azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.

Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l’aveva fischiato.
Disse: “Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”. È la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare.

Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un’Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.

(Eugenio Scalfari, da La Repubblica, 13 aprile 2008)

5,11% di share, nuovo record a Tetris!!!

5,11 per cento di share con 279mila spettatori. Nuovo record ieri sera a Tetris!

E intanto anche Dagospia ci ha nuovamente ripreso.

VAURO VS SANTADECHE’: DENTI CARIATI VS TETTE AL SILICONE
Questa la sintesi politica del colorito scambio di battute tra la Santadechè e il vignettista Vauro avvenuto a Tetris by Telese nella puntata in onda stasera su La7. Tutto inizia con grande fair play preelettorale: “Adoro le sue vignette, mi disegna di plastica al 100%” dice il candidato premier de La Destra che pochi minuti dopo rivendica con orgoglio il suo esordio politico avvenuto al grido di “Contro le palle di velluto”. “Beh – commenta la Santanchè – i fatti mi hanno poi dato ragione visto che hanno sciolto un partito davanti a un caffè, senza congresso e, al di là delle scelte di Fini per una sua legittima ambizione personale, mi stupisce che la classe dirigente non abbia aperto bocca”.

Vauro chiosa con lo slogan “Palle di velluto, tette di silicone”. E i toni della Daniela cambiano. “Quello che m’infastidisce di lei è la completa mancanza di rispetto per le donne. Io non le vengo mica a dire che ha i denti cariati. Lei è di un’arroganza assoluta. Il grado di civiltà di un paese si misura in base alla dignità che si da alle proprie donne”. E Vauro: “L’unico dato di civiltà di un Paese per me era l’antifascismo, ma mi sono dovuto ricredere anche su quello”. “Il suo è un linguaggio volgare, la gente pensa che lei è un maleducato”

Santanchè contro Grillini e Vauro stasera a Tetris

Elezioni, la grande questione dei piccoli partiti: se ne dibatte a «Tetris» con Luca Telese in onda questa sera subito dopo la mezzanotte su La7. Ospiti del «surreality-show» sono, per La Destra, la candidata premier Daniela Santanchè, per il Partito socialista il candidato sindaco per Roma Franco Grillini e il vignettista Vauro Senise. Seduti in platea Franco Grisolia partito comunista dei Lavoratori e il cantautore comunista Enrico Capuano. A moderare il dibattito anche il giornalista dell’Espresso Marco Damilano.

«Fini e Berlusconi? Due maschilisti». Lo afferma Daniela Santanchè, ospite della trasmissione Tetris in onda venerdì 4 aprile alle ore 00:05 su La7. «Silvio Berlusconi – sostiene la Santanchè – vede le donne solo in orizzontale e invece Gianfranco Fini credo abbia problemi con il gentil sesso. Mi spiego: nel 2006 fui nominata relatrice della legge finanziaria e dopo solo un quarto d’ora ricevetti una telefonata di Ignazio La Russa (questo non l’ho mai raccontato) che istruito da Gianfranco Fini mi dava cinque minuti per dimettermi dal mio incarico». Secondo la candidata premier de La Destra «questo episodio prova che l’idea di un ruolo così importante a una donna, sebbene dello stesso partito e peraltro An non aveva mai avuto relatori della legge Finanziaria, diede molto fastidio a Fini». «Fini vuole essere il capo unico e una donna visibile gli dà molto fastidio, non è in grado – conclude – di sostenerlo psicologicamente».

“Se pò fa’” anche su Democratica Tv

DemocraticaTv

Il video Se pò fa’ è andato a finire anche su Democratica Tv, la Tv online del Partito Democratico. Peccato che nelle prime ore di pubblicazione sia stato erroneamente indicato il sottoscritto come il realizzatore principale del video. Subito sommossa in redazione.

Rivediamoci il video che è meglio:

Lotito, Barbareschi, Sacconi, Mietta stasera a Tetris

Claudio Lotito, Luca Barbareschi, Maurizio Sacconi, Mietta ospiti questa sera (La7, ore 23.45) a TETRIS, quando si incastrano politica e tv – conduce Luca Telese

Tasche vuote, aziende in crisi, prezzi alle stelle e mercato in difficoltà. L’economia italiana e lo soluzioni proposte in campagna elettorale saranno al centro della puntata di Tetris condotta da Luca Telese in onda venerdì 28 marzo alle ore 00.05 su La7.

Ospiti del “surreality-show” che incastra politica, tv, fatti, personaggi, informazione e intrattenimento sono: il presidente della Lazio Claudio Lotito Maurizio Sacconi senatore di Fi, l’attore Luca Barbareschi candidato alla Camera per il Pdl, Giuseppe Bortolussi segretario Cgia di Venezia e la cantante Mietta.

Seduti in platea: Davide Cervellin imprenditore del nordest in sciopero fiscale per difendere la sua azienda, Valentina Mercandel la cosiddetta “Sharon Stone” del Pd, Perla Pavoncello la precaria a cui Berlusconi ha proposto il figlio come marito e Andrea Vantini musicista veronese che ha composto l’inno del Pdl “A Silvio”.

E in più una straordinaria sorpresa di cui sono tra i protagonisti e ideatori… ma non posso svelare di più per ora!

Ottimi ascolti per Tetris!

Ottimi ascolti per l’ultima puntata di Tetris. Quella, per intenderci, che ha visto lo scontro in diretta tra Michele Placido e Raffaele Lombardo. Scontro ripreso da molti giornali, telegiornali e siti Web nazionali.

E finalmente sembra essersi accorto di noi anche Aldo Grasso. Dal Corriere della Sera di ieri, 23 marzo 2008:

VINCITORI & VINTI di Aldo Grasso

Luca Telese batte Gigi Marzullo. La notte non è più solo appannaggio di Marzullo. A “Tetris” il dibattito fra Michele Placido e Lombardo scalda gli animi: risultato 297.000 spettatori, 5,09% di share. Gigi Marzullo superato da Luca Telese. È “Sottovoce”, ma è anche sottotono il programma di Marzullo su Raiuno: lo seguono infatti solo 161.000 spettatori, 4,78% di share.

Tetris, rissa sfiorata tra Michele Placido e Raffaele Lombardo

Sfiorata la rissa, durante la registrazione della puntata di Tetris che andrà in onda stasera, tra Michele Placido e Raffaele Lombardo.

Riporto qui il dispaccio dell’ADNKronos:

Sfiorata la rissa a «Tetris» tra Michele Placido e Raffaele Lombardo, che per un soffio non sono venuti fisicamente a contatto davanti alle telecamere. A quanto apprende l’ADNKRONOS, alla registrazione della trasmissione sembrava che tutto filasse liscio sui binari del fair play. Luca Telese, il conduttore, aveva appena introdotto nel talk show de La7 i protagonisti della serata che andrà in onda domani, il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo e Roberto Castelli della Lega, con scene didascaliche sul movimento di Lombardo e sul Carroccio, movimenti politici che trovano radicamento nel territorio al Nord e al Sud. E per restare in tema meridionalistico, in studio ha fatto la sua comparsa la giovane e bella capolista alla Camera per il Pd campano, Pina Picierno, originaria di Teano. Dopo accenni ai programmi di Berlusconi e Veltroni, sulla scena ha fatto il suo ingresso Michele Placido.

Giubbotto nero, jeans, il commissario Cattani della «Piovra», ha arringato: «Consentitemi la provocazione: per 5 anni non dovremmo candidare alle elezioni politiche uomini del Sud. Hanno dato e danno quotidianamente spettacolo indecente di mafiosità,malaffare e incapacità». Placido, ricordando poliziotti e magistrati uccisi della mafia e politici collusi, ha proseguito: «La società del Sud non può essere rappresentata in Parlamento da questa gente». Castelli ha replicato osservando che in ogni caso il Parlamento è lo specchio della società, «ogni regione deve esprimere la propria rappresentanza umana e sociale».

Lombardo è stato più critico rispetto alla sortita di Placido e, pur apprezzando le doti artistiche dell’attore, ha osservato: «Vorremmo uscire un tantino dagli strereotipi che per anni ci hanno ammannito le televisioni e cercare di ragionare in termini positivi e moderni, lasciandoci alle spelle anni di soprusi perpetrati dai governi che si sono succeduti, costringendo i giovani a emigrare in cerca di fortuna».

Placido non è rimasto in silenzio. «Ribadisco -ha tuonato- Per cinque anni almeno nessun candidato meridionale al Sud». Immediata la replica di Lombardo. «Lei fa parte di quei tanti meridionali che raggiunto l’apice dimenticano la loro origine, sputano nel piatto, facendosi magari scudo di tutele politiche». Il leader dell’Mpa sbotta: «Niente candidati del Sud? Così Veltroni potrà sistemare, come ha fatto, candidando i suoi amici romani in Sicilia». A questo punto, Michele Placido si è alzato dal proprio posto dirigendosi minacciosamente verso Lombardo, che dimenticato il suo aplomb si è alzato e ha intimato all’attore: «Sia serio!». Tensione alle stelle, telecamere che indugiano sui due contendenti, imbarazzo.

Il dissidio si è ricomposto ma l’atmosfera ha continuato a surriscaldarsi via via con l’entrata in scena di Claudio Fava del Pd e Sandro Parenzo, titolare di Telelombardia. Dopo il tema del giustizialismo, Lombardo ha concluso dicendo: «Cuffaro è mio amico ma non ha bisogno della mia difesa. Per quello ci sono i suoi avvocati e fino a prova contraria non c’è una sentenza definitiva sul suo operato». Immediate le reazioni di solidarietà a Lombardo. Ferdinando Pinto, capolista al Senato dell’Mpa in Puglia, ha espresso «solidarieta» al leader del Movimento autonomista. «Tenderei ad escludere che si sia voluta preparare una trappola mediatica per Raffaele Lombardo, leader dell’autonomia, e per Roberto Castelli della Lega. Di certo, non immaginavo che un attore potesse farsi carico di un attacco frontale ai politici meridionali puntando una volta di più sui temi triti della mafia e sul nuovo argomento di attualità che ha come oggetto l’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. Non è così-osserva Pinto- che si aiuta la gente a capire il fenomeno del Sud, bensì si facilita l’escalation di un’immagine negativa per tutto il Meridione che, invece di comportamenti da fiction televisiva, avrebbe bisogno di approfondimento e riflessione».

Rissa sfiorata tra Michele Placido e Raffaele Lombardo / Le reazioni

Ecco alcune reazioni arrivate alla notizia della rissa sfiorata tra Placido e Lombardo durante la registrazione della puntata di Tetris che andrà in onda questa sera.

«Passiamo dalla fiction alla fiction», ha affermato Giuseppe Reina, deputato dell’Mpa alla Camera. «Michele Placido,valente attore e specialista di personaggi protagonisti di serie tv su tematiche legate alla mafia, stavolta è andato oltre la parte -osserva Reina- irrompendo in trasmissione a ‘Tetris’ e, con la scusa della provocazione, ha dichiarato che per 5 anni non dovrebbero essere candidati alle elezioni politiche esponenti del Sud.

Vorrei chiedergli per quale ragione non si dovrebbero candidare i meridionali nelle rispettive regioni? Forse per consentire agli innovatori come Walter Veltroni di piazzare in quelle realtà i loro amici che non trovano posto altrove?».«Spero comunque -ha concluso Reina- che non si verifichino altri casi simili da qui al 13 e 14 aprile. In campagna elettorale c’è piuttosto bisogno di riflessione seria e di confronto sereno e non di trappole mediatiche, magari inscenate da professionisti dello spettacolo». Contro Placido anche il senatore del Movimento per l’autonomia Giovanni Pistorio.

«Quelle di Michele Placido sono accuse volgari, gratuite, senza fondamento e che rappresentano l’ultimo tentativo della sinistra militante di giocare in modo sporco questa campagna elettorale. Michele Placido è un bravissimo attore ma è anche un uomo politicamente schierato e fazioso. In questa vicenda ha recitato una parte, ovvero, di quello della sinistra che accusa senza affrontare i problemi della Sicilia con la dovuta serietà.Raffaele Lombardo è l’amministratore siciliano più stimato e la provincia di Catania che lui ha presieduto è l’ente locale con i migliori risultati di bilancio. Michele Placido -conclude Pistorio- ha recitato la parte di questa sinistra militante che ha solo l’argomento dell’insulto per una campagna elettorale che sa di perdere». Critiche anche da Forza Italia. «Viene il dubbio che Michele Placido sia andato in trasmissione per recitare una parte e invece di un buon attore si è rivelato un pessimo guitto», ha detto Gianfranco Miccichè, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia e presidente dell’assemblea regionale siciliana.Miccichè ha espresso la sua solidarietà a Raffaele Lombardo «dopo le intemperanze e l’aggressione verbale di Michele Placido».«Il commissario Cattani, servitore dello Stato fino in fondo -ha aggiunto Miccichè- non avrebbe mai offeso così tanto e male il popolo del Sud. Placido deve avere letto male il copione».

Di fronte alle polemiche, Michele Placido replica all’ADNKRONOS di non essere «abituato ai dibattiti». «Non è successo niente di grave. Alla fine Lombardo mi ha chiesto scusa. Può succedere quando si parla di politica. Si sono trovati tutti un pò spiazzati dopo la mia provocazione -continua Placido- mi hanno frainteso…Ho solo consigliato alla casta politica di mettersi in quarantena per un pò di tempo». Lite sfiorata anche con Roberto Castelli della Lega. «Mi ha detto -spiega Placido- che nonostante io abbia i capelli bianchi non so nulla di politica».Secondo Placido la bocciatura della classe politica è nell’aria: «È vero che sono un attore ma anch’io ho il diritto di esprimere la mia opinione che in realtà è quella di quasi tutti gli italiani».

Tornando all’acceso botta e riposta, sfiorato quasi nella rissa con Lombardo, Placido aggiunge: «Quello che ho detto al leader del’Mpa riguarda semplicemente il fallimento sociale della politica, basta guardare in che condizioni è Napoli».«Alla fine della trasmissione ho lanciato un appello alle nuove generazioni -conclude Placido- Ho detto di votare per i giovani, non importa se di destra, di sinistra, di centro ecc..C’è bisogno di aria nuova nel nostro Parlamento». Poi Placido precisa: «Vorrei che i giovani votassero per i loro coetanei, scegliendo senza ideologie ma dopo un’attenta riflessione. Ormai siamo arrivati all’ultima spiaggia, speriamo bene…».

Dalla parte di Placido si schiera il giornalista Luca Telese, conduttore di «Tetris». «Sostengo ad occhi chiusi la provocazione di Placido. Da uomo libero, senza peraltro alcun legame o interessi in politica- osserva Telese- Placido ha detto una cosa che molti al Sud pensano: lo pensano quelli sommersi dai rifuiti a Napoli, quelli vessati dal malgoverno, quelli delle 140 amministrazioni sciolte in 5 anni, due proprio ieri. Il vero problema -secondo Telese- è che lo dovrebbero dire altri intellettuali e non solo Michele Placido. Sono contento che l’abbia detto, non penso che la sua sia una battaglia qualunquistica ma una battaglia civile».

«Non è successo niente di grave. Alla fine Lombardo mi ha chiesto scusa. Può succedere quando si parla di politica…e poi io non sono abituato ai dibattiti». Così Michele Placido commenta all’ADNKRONOS l’acceso botta e rirposta tra lui e il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, durante la registrazione del programma «Tetris», il talk show di La7. Placido, ad una replica di Lombardo alle sue dichiarazioni, ha lasciato il suo posto in trasmissione e si è diretto minacciosamente verso il leader dell’Mpa.

«Si sono trovati tutti un pò spiazzati dopo la mia provocazione -continua Placido- mi hanno frainteso…Ho solo consigliato alla casta politica di mettersi in quarantena per un pò di tempo».Lite sfiorata anche con Roberto Castelli della Lega. «Mi ha detto -spiega Placido- che nonostante io abbia i capelli bianchi non so nulla di politica». Secondo Michele Placido la bocciatura della classe politica è nell’aria: «È vero che sono un attore ma anch’io ho il diritto di esprimere la mia opinione che in realtà è quella di quasi tutti gli italiani»

Tornando all’acceso botta e riposta, sfiorato quasi nella rissa con Lombardo, Placido aggiunge: «Quello che ho detto al leader del’Mpa riguarda semplicemente il fallimento sociale della politica, basta guardare in che condizioni è Napoli». «Alla fine della trasmissione ho lanciato un appello alle nuove generazioni -conclude Placido- Ho detto di votare per i giovani, non importa se di destra, di sinistra, di centro ecc..C’è bisogno di aria nuova nel nostro Parlamento». Poi all’ADNKRONOS Placido precisa: «Vorrei che i giovani votassero per i loro coetanei, scegliendo senza ideologie ma dopo un’attenta riflessione. Ormai siamo arrivati all’ultima spiaggia, speriamo bene…»

Marianna, l’icona “desaparecida” del Pd

Interessante articolo di Luca Telese oggi sul Giornale che parla, tra le altre cose, anche di Tetris e delle difficoltà di ogni giorno nel reperire gli ospiti politici.

Da “Il Giornale”, pagina 5, 19 marzo 2008:

Ma dov’è finita Marianna? Proprio lei, che ha battezzato addirittura una categoria sociologica fondamentale per spiegare queste elezioni – «il mariannismo» – è fisicamente scomparsa dalla campagna elettorale: desaparecida, smaterializzata, missing. La pupilla di Walter Veltroni, lanciata nell’empireo della grande politica con una candidatura di prima linea (capolista nella più importante circoscrizione elettorale) si esprime per interviste rilasciate da località ignota, come i capi di Al Qaida. E a tratti sembra ricordare Simone, la diva virtuale del film di Al Pacino o la Ambra di Gianni Boncompagni: «Turbina e non appare», direbbe forse Montale.

Perché Marianna (o chi gestisce la sua campagna) diffida del botta e risposta, delle domande non programmate, dei quotidiani, della tv. I suoi servizi in compenso invadono i newsmagazines. Belle immagini: bionda, boccoluta, fotogenica, ottime photo opportunity. Però la capolista del Pd si nega alla diretta, all’imprevisto. Rifiuta gli inviti dei talk show (finora nessuna apparizione nota). Ancora oggi, malgrado le elezioni siano vicine non ha un sito (!), un’agenda elettorale, non si sa dove faccia campagna, e quando. O meglio: due soli flash. È stata presentata da Walter Veltroni. Poi ha fatto una manifestazione pubblica, per aprire le danze, il 6 marzo, sponsorizzata da Ermete Realacci e presentata da Maurizio Mannoni. Da quel momento non se ne è saputo più nulla, se si escludono tre settimanali: poco più di una foto con didascalia sul Venerdì (tre domande in tutto!) una chiacchierata spensierata su A («siccome credo nella provvidenza sono convinta che presto mi sposerò») e un ritratto pieno di umanità e di colore su Chi («di solito, per Sanremo, mi piazzo con un taccuino davanti alla tv e non mi perdo una puntata»).

Le due uscite pubbliche, non sono state giudicate esaltanti dalla critica: Aldo Grasso, nelle sue pagelle sul Corriere le ha esso un severissimo «4». E il giorno dell’esordio Marianna ha ripetuto a giornalisti, televisioni e radio uno slogan che deve esserle parso brillante: «Metterò al servizio del Pd la mia inesperienza!». Frase perfetta per bucare sui media: un po’ meno per i militanti della sinistra, che prediligono i candidati «secchioni», e la possibilità di vantare una diversità rispetto «all’effimero» berlusconiano. Nella seconda uscita Marianna ha esordito con un errata corrige lievemente vittimistico: «Ho detto che avrei portato in Parlamento la mia inesperienza politica, sono stata crocifissa!» (non ha idea di cosa l’aspetta, evidentemente). Dove per crocifissa intende dire che i giornali hanno scritto quello che si sa del suo curriculum: lavora con Giovanni Minoli, è figlia di Stefano, consigliere della lista Veltroni (attore e giornalista) scomparso a soli 49 anni; è stata fidanzata del figlio del presidente della Repubblica, Giulio Napolitano; è nipote di un celebre avvocato Titti Madìa (che difende, fra gli altri, Clemente Mastella). Una catena di relazioni che le è costata l’accusa di «raccomandata» nei dibattiti in rete dove si procede con l’accetta, e dove molti giovani dubitano della qualifica di «precaria» con cui si presenta.

L’episodio più dirompente, nella pur succinta carriera mediatica, è un’intervista all’ottimo Fabrizio Roncone del Corriere della sera. Dove rivela che Veltroni l’ha convocata al loft per arruolarla dopo il suo discorso al funerale del padre («Io non ricordo nemmeno cosa avevo detto… »). E dove racconta di essere entrata nell’Arel di Enrico Letta dopo essersi «entusiasmata» per un suo intervento sul mercato del lavoro. La sua tesi sui pregi della precarietà, purtroppo, è stata vivisezionata dai blogger (al confronto Bobo Maroni pare un bolscevico). Così come non sembra destinata a trovare molti fan a sinistra l’entusiasmo per Giulio Tremonti («condivido ogni sua analisi»). Perché non si è candidata nel Popolo della libertà? Miracoli veltroniani. Marianna definisce l’esclusivo liceo dove ha studiato, lo Chateaubriand di Roma «scuola pubblica francese» (divina). E malgrado conduca un programma Rai insiste: «Sono e resto una precaria. Anzi, mi candido a diventare una politica a termine».

Dietro questa misurata regia di leggerezza e glamour – alla Giovani carini e disoccupati – si nasconde la tutela affettuosa del portavoce di Dario Franceschini, Piero Martino, che la presa in affido. Per lei, Calearo e Boccuzzi si è parlato di «lezioni» di comunicazione al loft. Malgrado tutti i filtri, chi scrive è riuscito parlarle. Tutto quello spararle addosso me la rendeva simpatica, volevo invitarla nel mio programma, Tetris. L’ho miracolosamente trovata al telefonino, una mattina presto. Le ho chiesto: «Ti va di venire?». Mi ha risposto cortese: «Sì, il programma mi piace! È giovane, ma… ». Ma cosa? «Non sono io che decido, mi programmano gli impegni: ora farò alcuni settimanali, solo dopo, forse la tv… ». Le chiedo: E chi decide?». E lei: «Diciamo che… mi coordinano». Infatti Martino, «il coordinatore» (diventerà deputato) è stato molto drastico, sia con noi, sia con gli altri: «Eh, eh, eh… Non viene». Il che, se non altro – come per Boccuzzi e per Calearo – crea un altro interessante paradosso del veltronismo: la prima campagna elettorale in cui i candidati fanno a gara per (non) apparire.

Luca Telese

Lo spot dei giovani antievoluzionisti

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