Diario di viaggio in Ucraina: giorno 1

Sabato 2 febbraio 2008

Ucraina1

(Io e il fotografo tedesco Jan Zappner su un lago ghiacciato a Kiev)

Un’ora di fila all’aeroporto di Kiev, appena scesi dall’aereo, per il controllo del passaporto e per il rilascio della cosiddetta immigration card. È così che Kiev, la capitale dell’Ucraina, accoglie me e il fotografo tedesco, Jan Zappner. In un’Europa ormai unita e senza confini, stare in fila con centinaia di persone ad aspettare che un ufficiale della polizia di frontiera autorizzi la nostra entrata nel Paese è stato qualcosa di molto strano.

Ore 6.30, suona la sveglia, si parte alla volta di Budapest. Ovviamente non sono uscito in città, ma sono stato solo all’interno dell’aeroporto per effettuare lo scalo. Lì dopo qualche istante di orientamento ho incontrato Jan, il fotografo. Un bravo ragazzo, molto intenzionato a compiere un ottimo lavoro di squadra. Davanti a un’aranciata iniziamo a parlare degli argomenti che vogliamo coprire durante la nostra permanenza a Kiev. Argomenti che, cari lettori, svelerò via via durante il mio racconto di viaggio.

Dopo un’ora e mezza di volo e dopo l’ennesimo panino prosciutto-e-salsette servito a bordo, Kiev ci accoglie nel bel mezzo della nebbia. La neve dei giorni scorsi è ormai sciolta, e si vede solamente ai lati delle strade. L’autostrada che porta al centro della città è a quattro corsie, spesso s’intravedono palazzoni di epoca sovietica ma c’è anche un gran voglia di rinnovamento, con edifici ipermoderni (banche, cinema, casino) che si affacciano sulle strade. Il primo monumento che notiamo a Kiev è una specie di “Statua della Libertà” (si chiama Rodina Mat), un’enorme statua di pietra che sovrasta la città con una spada e uno scudo.

Il nostro tassista ci fa fare un breve giro turistico prima di arrivare in uno dei quartieri più “in” della città, il quartiere delle ambasciate, nel quale si trova la nostra abitazione per questi giorni. Devo ammettere che fino ad ora orientamento zero: la città è molto trafficata e ci sono incroci con decine di strade che s’intersecano. La padrona di casa, Valentina, una signora molto anziana e apparentemente innamorata dell’Italia, ci mostra l’appartamento, al terzo piano rigorosamente senza ascensore. Un appartamento semi-moderno in un palazzo abbastanza vecchiotto, in ogni caso ristrutturato con un gran bel riscaldamento, televisione, bagno, cucina attrezzata e così via.

Sorpresa delle sorprese, scopro che Cyril, “la fotografa” che accompagnerà la collega francese Prune e che arriverà domani, è in realtà un uomo (chissà perché avevo sempre associato il nome Cyril a una donna – e invece la traduzione più semplice era appunto Cirillo). Quindi saremo tre ragazzi e una ragazza all’interno dell’appartamento. L’altra squadra di Babel Reporter, formata appunto da Prune e Cyril, si occuperà dei temi dell’immigrazione e della letteratura in Ucraina.

Neanche il tempo di riposarci che arriva Olesky, un ragazzo ucraino di 24 anni che frequenta la scuola di giornalismo di Kiev. L’abbiamo contattato per avere un appoggio qui (traduzioni ucraino/russo-inglese, organizzazione delle interviste e così via) e devo dire che abbiamo fatto davvero un’ottima scelta: come prima impressione mi sembra un ragazzo molto preparato, con un inglese anche troppo perfetto e “fluent”, anche se all’inizio sta molto sulle sue. Un bravo ragazzo insomma.

Come prima cosa Olesky ci ha preparato una lista di persone da intervistare per il nostro argomento, e speriamo che tutto possa andare per il meglio. Per cena niente di meglio che un locale caratteristico: un pub molto carino pieno di ragazzi e ragazze, ovviamente tutte bellissime e tutte con micro-gonne e abbondanti scollature: un modo di porsi e di vestirsi completamente diverso da quello delle ragazze italiane. Una costante che ci accompagnerà praticamente per tutto il viaggio. La cena è a base di pollo con non so cosa sopra (una salsetta agrodolce, probabilmente), verdure miste (piselli, patate, funghi, carote – anche se i funghi per via di Chernobyl sarebbero sconsigliati…) e birra. La serata finisce in un altro locale, chiamato The Wall, con un altro abbondante boccale di birra. Per la serie, la dieta ringrazia.

That’s all for today… ovviamente ho iniziato a parlare inglese a manetta, e a parte le prime difficoltà di lavorare in una lingua straniera devo dire che il lavoro è davvero interessante. Il viaggio si prospetta davvero intrigante… io ce la metterò tutta per fare del mio meglio. Speriamo bene!

Lascia un commento