Diario di viaggio in Ucraina: giorno 4

Martedì 5 febbraio 2008

Ucraina4

(L’archimandrita Yevstraty Zorya, portavoce della Chiesa ortodossa – patriarcato di Kiev)

Probabilmente inizi a capire l’importanza del tuo lavoro e la vastità del reportage che stai svolgendo solamente quando ti accorgi di avere ore e ore di interviste da sbobinare. È successo oggi, giornata a dire la verità un po’ fiacca ma comunque produttiva.

Questa mattina di buon ora siamo stati nel patriarcato ortodosso di Kiev dove abbiamo trascorso circa due ore con il portavoce, un sacerdote giovane e molto simpatico, che ha risposto alle nostre domande sulla società e sulla religione in Ucraina, e ovviamente anche alle nostre curiosità sulla Chiesa del pastore Sunday. Una giornata, quella di oggi, completamente dedicata alla chiesa ortodossa: abbiamo infatti visitato diversi luoghi sacri e sono rimasto davvero colpito dall’opulenza, dall’oro, dalla ricchezza ostentate in continuazione. Una di queste chiese, la più centrale, durante la nostra permanenza è stata sempre affollata di persone che venivano a pregare davanti alle icone e ad accendere piccole candele per ricordare i propri cari. Una pratica molto diversa dalla nostra: anche se sembra che la Chiesa ortodossa stia perdendo fedeli a causa del suo non modernizzarsi, in mezzora decine e decine di persone sono entrate in Chiesa semplicemente per accendere una candela e dire una breve preghiera.

La seconda parte della giornata, invece, è trascorsa tra un caffè (ma perché a Roma non esistono questi locali dove trascorrere le ore della giornata, in compagnia, leggendo un buon libro o magari semplicemente navigando in internet gratuitamente mentre si sorseggia un thé o un cappuccino?) e il lavoro: insieme a Jan, infatti, abbiamo deciso di non “sprecare” l’intero pomeriggio e di impiegarlo per iniziare a sbobinare qualche intervista. Il problema, infatti, è che avevamo diverse interviste fissate per oggi che sono puntualmente saltate.

Questa Europa dell’Est mi sta affascinando sempre di più: sono una bella popolazione, all’inizio fredda ma poi decisamente accogliente, con una cultura a volte vicina, a volte molto diversa dalla nostra, con persone che con tanta fatica si stanno dando da fare per promuovere l’immagine dei rispettivi Paesi. I racconti della Bielorussia, della Russia o dell’Armenia che i miei colleghi qui continuano a fare questi giorni mi fanno venire in mente che mi piacerebbe davvero approfondire – per turismo o per lavoro – la conoscenza di questa terra che fino ad ora non mi aveva per niente affascinato.

La serata, infine, è trascorsa in due pub irlandesi: nel primo, con ottima musica, ho preso una Guinness e una bistecca con patate, nel secondo invece ho preso un wiskey e soprattutto delle onion rings. Che ho dedicato… uno dei nostri lettori sicuramente sa a chi.

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