La risposta di Luca Sofri

Dopo relativamente poco tempo Luca Sofri mi ha risposto. Ecco cosa.

1) Com’è nata l’idea di aprire un blog? Lo so, questa domanda te l’avranno fatta centinaia di persone…

Già. Comunque. Ho letto dei primi software che permettevano di automatizzare
la gestione di un blog, e non sapevo ancora cosa fosse un blog. Così mi sono
informato e me ne sono fatto uno in HTML, più domestico ed elastico.

2) All’interno del tuo blog si trovano rimandi ad articoli e foto molto interessanti di avvenimenti in giro per il mondo, i tuoi coommenti ma anche racconti di esperienze tue personali come ad esempio i cd che hai acquistato… Ecco, come si conciliano questi due “tipi” d’informazione?

Si conciliano se si ha una concezione moderna e non paludata
dell’informazione. Se si pensa che accanto all’informazione didascalica e
nuda – essenziale e importante – esista anche quella che passa attraverso un
rapporto personale e riconoscibile con chi ti fornisce le informazioni. È un
atteggiamento che in Italia prima era presente solo nella scrittura di
alcuni sommi opinionisti, e che ultimamente si è diffusa di più grazie alle
contaminazioni con il giornalismo anglosassone e con la scrittura su
internet.
L’idea è che se anche racconti i fatti tuoi, questi possano avere un
interesse per qualcun altro, o servirti a raccontare meglio qualcosa che
riguarda tutti. E che l’intimità con il lettore renda più attendibili e
riconoscibili le cose che dici.
Naturalmente non sempre è così. A volte si scrive dei fatti propri, e
restano solo fatti propri e non gliene frega niente a nessuno. Io cerco di
starcio attento, ma penso anche che il blog è una cosa mia e gratuita,
quindi non devo risponderne a nessuno. Diverso è quando scrivi su un
giornale.

Immagino riceverai centinaia di e-mail di lettori. Di solito cosa ti chiedono o ti segnalano? E come definiresti un lettore-tipo?

Non c’è. Ricevo mail da lettori frequenti, con cui siamo praticamente amici,
come note occasionali da lettori di passaggio. Ricevo segnalazioni,
obiezioni, racconti, links. Ricevo di tutto.

4) Il blog è un modo di esporre le proprie idee innovativo e piuttosto nuovo. Qual è il suo futuro? Quali possibilità ha un giornalista non famoso, o anche un semplice cittadino, dopo aver aperto un blog, di essere letto, commentato, diventare insomma una voce autorevole?

Ne ha poche, secondo me: deve farsi venire un’idea originale ed essere bravo
a svilupparla. Altrimenti ormai l’offerta è così diffusa e ricca, che è
diventato difficilissimo farsi vedere, su un blog. Io e altri abbiamo avuto
la fortuna di cominciare quando ce n’erano ancora pochi pochi (io, poi, ho
avuto altre fortune pubblicitarie).

5) C’è un nuovo modo di lavorare del giornalista, che oltre a raccogliere le notizie e a scrivere l’articolo, le impagina, prepara le foto, lavora l’audio (cosa che sto sperimentando di persona). Dove stiamo andando? Verso una convergenza totale dei media? E i giornalisti di oggi sono attrezati per questo “salto”?

Tu no: attrezzati si scrive con due zeta.
Scherzo.
Comunque, sono attrezzati in pochi. Quando io ho cominciato a scrivere,
sette anni fa, avevo un vantaggio formidabile sul 99% dei giornalisti. Usavo
internet. Adesso quel vantaggio si è abbastanza estinto. Lo stesso avverrà
per il resto.

6) Secondo la tua opinione, come influiscono le nuove tecnologie sull’informazione? La impoversicono (vedi i cellulari di nuova generazione che offrono notizie via sms o mms sempre più stringate) o ne aiutano la diffusione, particolarmente verso fasce di “lettori” che di solito non acquisterebbero mai un giornale in edicola?

La seconda, credo. Ma non ho opinioni chiare e certe.
Ciao, L.

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