Leatherheads: in amore niente regole


(Qui il trailer in italiano)

Ieri ho visto un film molto carino: “In amore niente regole” (titolo originale: “Leatherheads”), diretto e interpretato da George Clooney, con Renée Zellweger. Un film molto molto interessante che come sempre consiglio ai miei lettori, soprattutto – a mio giudizio – per i costumi, la fotografia, le scene e la musica (bellissima!). La recensione.

South Carolina, 1925. Dodge Connolly è un esuberante giocatore di football americano e un’adorabile canaglia. Irriverente delle regole e sfrontato con l’avversario, Dodge è capitano dei Duluth Bulldogs, una squadra di avvinazzati attaccabrighe che perde in una sola partita sponsor e ingaggio. Dopo aver sciolto a malincuore il proprio team, il capitano Connolly convince un agente maneggione a rilanciarli sul campo, reclutando il giovane e aitante Carter Rutherford. Eroe di guerra per caso e fuoriclasse del football per inclinazione, il ragazzo aiuta Doodge ad educare la squadra e a riempire gli stadi. Se una folla persuasa accorre a celebrare il giocatore combattente, una giornalista del Chicago Tribune non sembra credere all’avventura eroica di Carter nelle trincee delle Argonne. Indagando finirà per innamorare l’esordiente e il veterano. Soltanto uno conquisterà il territorio, avanzando sulle linee delle yards e nel cuore della bionda Lexie Littleton.

Può sembrare incredibile ma è credibile che un regista racconti sempre la stessa storia, una storia importante che esalta i valori della democrazia americana, senza ignorare il pericolo sempre in agguato di una sua involuzione e di un suo ripiegamento. Ancora più sorprendente è se riesce a esprimere una riconoscibilità e una poetica operando dentro un sistema complesso come quello hollywoodiano. È il caso di George Clooney, l’attore-autore (anche) indipendente. C’è pertanto un modello autoriale, un sistema di segni, temi o motivi, che ricorre in due opere apparentemente lontane. Se al centro del popolare programma televisivo di Good Night, and Good Luck c’era la vicenda di un pilota della Marina, che avviava una lotta ideologica e dialettica tra un giornalista della Cbs e il senatore repubblicano Joseph McCarthy, è ancora un soldato a muovere le indagini di una cronista sportiva contro la limitazione della libertà di espressione.

Spostandosi indietro nel tempo, dagli anni Cinquanta agli anni Venti, e passando dal dramma in bianco e nero alla commedia sofisticata a colori, Clooney si pone nuovamente il problema della verità. L’America non si stanca di rimpiazzare la realtà con l’inganno fabbricando eroi come Carter Rutherford, atleta e soldato costretto a perpetuare il ricordo eroico di un gesto mai compiuto. Il percorso della retorica creato dai media è neutralizzato da una donna, la Lexie Littleton di Renée Zellweger, la buona coscienza dell’America e la “strega” cacciata dalla Cbs o dal Chicago Tribune.

In amore niente regole ha uno dei suoi punti di forza nella ricostruzione scenografica degli ambienti abitati dal (good) bad boy di Clooney e dalla (good) bad girl della Zellweger, abilissimi a sottolineare un desiderio che in quegli anni non veniva soddisfatto prima del matrimonio. Infine ma soprattutto c’è il football, prima delle regole, dei cachet illimitati e del primato commerciale su quello tecnico e sportivo. Il football visto come una guerra e i giocatori come soldati che combattono schierati di fronte a una linea di nemici da sfondare per guadagnare un centimetro in più di territorio, per arrivare “vivi” dall’altra parte del campo, scivolando sui corpi accatastati.

Clooney, dentro una fotografia seppiata e nostalgica, costruisce un perfetto meccanismo visivo e narrativo, che resta fedele all’ineluttabile battaglia per una causa sentita.

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