
Domenica, come tutti sanno, si voterà per scegliere il nuovo leader del Partito Democratico. E io, pur avendo sostenuto il partito – almeno durante l’era Veltroni – ho deciso di non andare a votare.
Non vado a votare, pur sapendo che questa scelta (non la mia, intendiamoci, ma quella che – immagino – faranno in tanti per protesta) farà male al partito, e lo esporrà sicuramente a ulteriori schernimenti da parte della maggioranza e delle altre forze d’opposizione.
Ma come si fa, mi chiedo (e credo che se lo chiederanno in tanti) a votare per un leader che, in ogni caso, dovrà tenere insieme un gruppo troppo eterogeneo di esponenti che non riescono a eliminare i propri tornaconti personali pur di emergere all’interno del partito? Come si fa a votare un movimento che non riesce ad avere una voce unica e che si divide, al suo interno, invece di essere compatto contro un governo che sta distruggendo l’Italia?
E ancora: come si fa a votare un partito che grazie alle assenze – ingiustificate? Sicuramente ingiustificabili! – dei propri rappresentanti in Parlamento non evita al governo di approvare provvedimenti molto discutibili? E un partito che sta facendo troppo poco per essere “diverso” dagli altri, come invece aveva promesso durante la fase costituente?
Molto belli, per carità, gli slogan dei tre candidati leader: “Un senso a questa storia” (Bersani), “Adesso decidi tu” (Franceschini), “Vivi il Pd, cambia l’Italia” (Marino). Per questa volta passo, nessuno mi ha convinto e non sono contento del lavoro svolto fino ad ora.
Hai già visto quali sono gli 

Benvenuto nel sito ufficiale di Daniele Semeraro, giornalista.








Come non condividere.
E’ esattamente il mio pensiero da tempo.
E poi un caro amico, in cui credo, si è candidato capolista per Franceschini al nazionale.
Il dubbio mi attanaglia.
Spero di riuscire a trovare una risposta prima di domenica. !!!!