Sandro Curzi, un ricordo senza ipocrisie

Quando scompaiono personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese – o della mia professione – in molti si affrettano a scrivere righe su righe. Io Sandro Curzi non l’ho mai conosciuto, l’ho incontrato solo in alcuni convegni. Tuttavia, voglio riportare un ricordo diverso dagli altri, che mi ha colpito molto: è il ricordo del direttore dell’Ansa Giampiero Gramaglia:

“Ci sono quelli che, quando muore uno di noi, lo conoscevano sempre bene. Io Sandro Curzi non lo conoscevo bene, anzi lo conoscevo poco: praticamente, non l’avevo mai incontrato, prima di diventare direttore dell’ANSA, in un tempo ancora recente, anche se ormai lontanissimo. Ci divideva una generazione. E le vicende professionali sono state diverse. Ma, nonostante cio’, a Sandro Curzi, collega e direttore, portavo rispetto e considerazione, per un percorso personale e professionale coerente e rigoroso. E anche gratitudine, per la stima che, nei nostri contatti, aveva sempre manifestato per il lavoro dell’Agenzia e per i giornalisti d’agenzia. Forse pure perche’, tra i nostri colleghi, c’e’ in prima fila sua figlia Candida, cui oggi siamo tutti vicini nel suo dolore. L’ultima volta che l’ho sentito era stato il 5 novembre, il giorno dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Stava gia’ male, ma aveva seguito, la notte, la maratona dei risultati. E ci voleva testimoniare che l’sms dell’ANSA, trasmesso un po’ impudentemente nel cuore della notte, gli aveva dato la certezza dell’elezione di Barack Obama prima dei calcoli delle televisioni. Grazie, Sandro, di quella telefonata che fu il nostro addio”.

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