Figli e genitori separati in webcam: come al solito arriviamo tardi

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Se in questi ultimi giorni avete seguito i telegiornali o avete letto i giornali, sicuramente sarete incappati nella notizia (tra l’altro molto “pubblicizzata” dai media) del papà separato che potrà vedere e dialogare con il proprio figlio su internet, grazie a una webcam e a un normalissimo programma di chat o telefonia VoIP.

Una decisione presa dal tribunale di Nicosia (EN) che è stata accolta in Italia come una sentenza “unica” che istituisce il “diritto di visita online”. I giudici si sono pronunciati a favore della soluzione tecnologica a causa dell’impossibilità, da parte del padre, di recarsi a giorni alterni nella città dove i figli (e la madre) si sono trasferiti.

In realtà, però, la decisione non è per niente una novità nelle altre parti del mondo. Negli Stati Uniti, anzi, si tratta addirittura una consuetudine: “Lì è piuttosto diffusa ed esiste persino un blog per ‘padri virtuali’”, ha spiegato all’Ansa Maurizio Quilici, presidente dell’Istituto studi sulla paternità (Isp). “In almeno sei degli stati americani l’uso della webcam è previsto dalla legge assieme alle tradizionali visite da parte del genitore non affidatario”.

È ovvio che gli incontri in video non possono sostituirsi a quelli “reali”, ma si tratta di un vero aiuto (e anche di un sollievo) per i genitori separati che vivono in città diverse da quelle dei figli.

Che ne pensate? Siete d’accordo?

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