Giornali contro Google News. E viceversa

Se i giornali, da un momento all’altro, si rifiutassero di fornire a Google in modo gratuito i propri contenuti, che vengono poi ripubblicati su Google News… quanto sarebbe il danno economico per il grande motore di ricerca? A porre la questione, che ciclicamente si riapre, è stato Sam Zell, nuovo editore della Tribune (che annovera, tra i propri giornali, il Los Angeles Times e il Chicago Tribune).

In un momento, spiega Zell, in cui ognuno ha un sito o un blog, i quotidiani devono per forza ripensare il proprio rapporto con i lettori, e in particolare con internet. È per questo che vogliamo accendere i riflettori sul problema del riutilizzo gratuito, su internet, dei contenuti dei giornali: contenuti che fanno la differenza rispetto ai blog e al giornalismo partecipativo perché scritti da professionisti.

La questione, però, è più ampia di quanto si pensi. Il lavoro di Google News (e così altri aggregatori simili) è vero che porta denaro al motore di ricerca, ma porta anche un buon 25-30 per cento di accessi in più ai siti dei giornali. Google News, infatti, non copia totalmente il contenuto degli articoli, ma prende solamente il titolo e, eventualmente, una piccola foto. Dopodiché se l’utente vuole leggere l’articolo per intero viene rimandato al sito del giornale. “Per questo – spiegano da Google – non pagheremo mai nessuno per indicizzare gli argomenti delle notizie. Se qualcuno non è d’accordo lo toglieremo dalla lista delle nostre fonti”.

Del problema si è dibattuto ampiamente alcuni mesi fa in Belgio, dove un’associazione di editori ha vinto una causa contro la “grande G”, che è stata condannata dal tribunale locale per violazione delle leggi sul copyright.

Ma quanti di questi editori si staranno ora “mangiando le mani”, col fatto che hanno visto diminuire di una buona percnetuale gli accessi giornalieri ai propri siti?

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