Mancano gli utenti: dopo 13 anni di onorata carriera Netscape Navigator va in pensione. Per sempre

È la notizia del giorno, della settimana e probabilmente anche del mese, visto che ormai siamo praticamente agli sgoccioli di dicembre, e sicuramente a leggerla v’intristirete quanto me. Dopo tredici anni di onorata carriera, dal primo febbraio 2008 Netscape Navigator non sarà più supportato, né aggiornato.

Netscape, il primo vero browser di internet, negli ultimi anni era stato acquistato da Aol (Time Warner); e proprio da Aol è arrivata la decisione di fermare ogni ulteriore sviluppo del software e di focalizzare, invece, le risorse sulla pubblicità online.

Netscape, che negli anni Novanta (ma anche agli inizi del ventunesimo secolo) è stato l’avversario di sempre di Internet Explorer, ha iniziato il suo tracollo in contemporanea con l’ascesa del suo cugino open-source, Mozilla Firefox.

Motivo della resa, sicuramente il gruppo sempre più striminzito di utenti che utilizzavano il navigatore; proprio per questo, da Aol spiegano che sarà sempre possibile scaricare l’ultima relase (la 9) di Netscape, ma che questa non verrà più aggiornata, né verranno distribuiti security update: quindi, il consiglio ai pochi utenti è di passare a Firefox.

Era il 1993 quando un team di ricercatori dell’università dell’Illinois rilasciò Mosaic, il primo browser Web a integrare immagini e suoni insieme alle parole; poco tempo dopo, Marc Andreessen e altri colleghi di università costituirono una società per commercializzare il browser. La prima versione di Netscape arrivò nel 1994.

Dopo il grande successo dei primi anni, però, Netscape ha cominciato a dover subire i colpi di Internet Explorer, che era distribuito gratuitamente con il sistema operativo Windows, il che portò la società di Andreessen a una causa nei confronti di Bill Gates (accusato successivamente dai giudici di “comportamento anticompetitivo”).

Negli anni dello splendore, pensate, Netscape era utilizzato dal 90 per cento dei navigatori internet; negli scorsi mesi, invece, la percentuale è scesa fino a toccare il punto di non ritorno: lo 0,6 per cento.

Solo due mesi fa l’ultimo tentativo di resuscitare il progetto, arrivato alle versione 9.

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