Google vuole unificare le diverse regole mondiali sulla privacy

Unificare le regole che, nei diversi paesi del mondo, disciplinano la privacy. Un sogno di molti che però si è, fino ad ora, rivelato solamente un’utopia. E se a riuscirci, invece, fosse il gigante Google? Ne parla approfonditamente un articolo del quotidiano spagnolo El Mundo che spiega come tre paesi su quattro non abbiano alcuna legislazione sulla tutela dei dati personali online, mentre le norme del restante 25 per cento dei paesi sono riduttive o insufficienti a far fronte alla continua crescita della rete.

Per questo motivo Google, società vista da molti come un “Grande Fratello” per la quantità di informazioni private che deve trattare ogni giorno, ha iniziato una campagna per cercare di convincere i governi di tutto il mondo a creare uno standard globale sulla privacy. La notizia è passata un po’ sotto silenzio, ma i primi contatti sono già avvenuti.

Venerdì Peter Fleischer, consigliere della privacy di “Big G” ha affrontato il problema in una visita alla sede dell’Unesco a Bruxelles, spiegando che è importante creare standard minimi affinché le informazioni dei cittadini di tutto il mondo che utilizzano internet siano sempre e da tutti tutelate. All’iniziativa, almeno per il momento, è difficile che seguano azioni concrete. Il gesto, in ogni caso, è servito a riportare l’attenzione nei confronti di un problema, quello della privacy, a cui gli utenti della rete fanno sempre più caso.

Già verso la fine degli anni Ottanta l’Ocse aveva pubblicato una guida sulla protezione della privacy e del “flusso transnazionale di dati personali”, con delle regole che ancora sono vigenti (ma che, aggiungiamo noi, forse andrebbero un po’ aggiornate). Il problema, in ogni caso, sta diventando sempre più serio: basti pensare che una normale transazione con carta di credito può arrivare a coinvolgere numerosi paesi (il proprio, quello dove si trova il server, quello dove si trovano il servizio clienti e il magazzino, e così via).

Che ne pensate della scelta di Google? Un modo per spostare l’attenzione sui “troppi dati personali” che spesso è accusata di conservare… oppure una vera crociata a favore della sicurezza dei propri utenti?

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