Microsoft aprirà parte dei suoi prodotti. Ma c’è molta cautela

→ D@di per Geekissimo.com

Microsoft, in un cambio radicale di strategia, ha annunciato un’apertura dei propri prodotti nei confronti degli utenti esterni. Un’apertura molto importante, che porta con sé, potenzialmente, una vera rivoluzione nell’industria del software, anche se – dobbiamo ammetterlo – le prime reazioni sono tutte molto prudenti.

Il gigante basa la propria iniziativa su quattro pilastri: creare “connessioni aperte” ai propri prodotti principali (e in modo particolare ad Office), promuovere la portabilità dei dati, aumentare il supporto per gli standard industriali e aprirsi a un rapporto più aperto con i clienti, con l’industria e con le comunità di sviluppatori/utilizzatori open-source. Una decisione che viene dall’esigenza di molti utenti di lavorare con sistemi più aperti, interoperabili, trasparenti e flessibili.

Microsoft è visto da molti analisti come il predatore più feroce nella giungla del software, per questo sono tutti un po’ scettici nei confronti di un radicale cambiamento nel suo comportamento. “Abbiamo sentito discorsi del genere da parte di Microsoft molte volte negli ultimi anni – spiega Thomas Vinje, consigliere dell’European Committee for Interoperatibility Systems (al quale fanno capo, per citarne alcune, Ibm, Oracle, Sun e Adobe) – ma fino ad ora non abbiamo visto nessun cambiamento nel suo modo di comportarsi sul mercato”.

La Commissione Europea ha spiegato che “prenderà nota” delle decisioni del gigante del software e che s’impegnerà a verificare se i principi annunciati saranno messi in pratica. Tutto questo scetticismo è spiegabile guardando indietro nel tempo: la politica di Microsoft, infatti, è sempre stata quella di sviluppare applicazioni “proprietarie” e tentare di imporle sul mercato sfruttando il dominio del sistema operativo Windows e imponendo i propri standard nel salvataggio dei files. Staremo a vedere: sicuramente – a mio avviso – quella di Microsoft sembra davvero essere una svolta intelligente. Perché non dare un po’ di fiducia?

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