Arricchirsi con un dominio internet. A Los Angeles la grande asta mondiale

In California la più grande fiera di compravendita di nomi di siti Web. L’indirizzo più pagato? www. porn. net, costato 400mila dollari

ROMA – Se la crisi dei mutui americani continua a farsi sentire minacciando l’economia di tutto il mondo, le centinaia di persone che hanno partecipato martedì e mercoledì scorsi al “DomainFest” di Los Angeles proprio non dovranno preoccuparsi di tassi d’interesse o imposte sugli immobili. Gli indirizzi che hanno acquistato all’asta, infatti, rischiano di trasformarsi in una vera miniera d’oro e in centinaia di dollari al giorno di guadagni pubblicitari: si tratta, infatti, di indirizzi internet.

Il “DomainFest” non è altro che un raduno mondiale di esperti del settore e, ovviamente, anche di privati cittadini con qualche soldo da investire, che discutono di economia e strategie di vendita, ma che soprattutto mettono mano al portafogli scambiando siti a centinaia di migliaia di dollari alla volta. Le aste si sono susseguite per tutta la giornata di martedì e mercoledì, con centinaia di uomini d’affari e esperti del settore che, dati e previsioni alla mano, hanno cercato di prevedere quali fossero i domini più convenienti da acquistare.

Il sito più ambito e più pagato? È “Porn.net”, venduto per 400mila dollari (l’equivalente di 276mila euro). A seguire, “Bookmarks.com” (“bookmark” in inglese significa “segnalibro” e con la stessa parola s’identifica la funzione presente nei browser per “appuntarsi” le pagine Web interessanti o di maggiore consultazione), venduto per 300mila dollari. A seguire anche “Alimony.com” (che significa “alimenti”, nel senso legale del termine, ed è un sito che dà consigli sulle pratiche di divorzio) per 75mila dollari, “Butcher.com” (che significa “macellaio”, ed è un sito attualmente non ancora costruito ma evidentemente con grandi potenzialità) per 50mila dollari e, infine, “Satinpanties.com” (che suona un po’ come “mutande di raso”) venduto per 10mila dollari. Tra gli altri domini strapagati, anche “Dude.com”, “Natural.com”, “Authorize.com”, “Face.com”, “Checkout.com”, “Porn.net”, “Neighborhood.com” e “NewYork.net”.

Gli intervenuti, che sono arrivati a pagare anche la bellezza di 995 dollari (l’equivalente di 690 euro) per partecipare a tutte le giornate della conferenza, hanno avuto anche l’occasione di poter assistere a una lezione di Frank Shilling, guru dell’acquisto di domini internet. Un uomo che ha iniziato a collezionare indirizzi Web quasi per gioco e ora ne ha accumulati oltre trecentomila, valutati in più di cento milioni di dollari. Una storia, la sua, che affascina molti tra ingegneri, manager, consulenti e altri “esperti del settore” che vorrebbero tentare la fortuna attraverso la compravendita di domini: si dice che Shilling lavori nella veranda della propria casa alle Cayman Islands con davanti il mar dei Caraibi e al lato uno dei più grandi televisori del mondo.

Ma come si fa a diventare un esperto in compravendita di domini? Le basi del mestiere non sono cambiate. Basta avere un po’ di fantasia nel comporre nomi o fiutare l’affare, pensando ad esempio a un prodotto nuovo di un’azienda. Poi, con pochi euro, basta registrare il dominio, creare un sito anche molto rudimentale e metterci sopra la pubblicità. Se siamo fortunati, qualche azienda interessata all’acquisto ci contatterà per trovare un eventuale accordo; se, invece, siamo meno fortunati, possiamo comunque sfruttare i proventi della pubblicità e dei navigatori che capiteranno “per caso”, grazie ai motori di ricerca, sul nostro dominio.

Ci sono, inoltre, due teorie contrapposte su come guadagnare da un dominio internet e renderlo più “appetitoso”: la prima è quella di utilizzare al meglio il sito, curandolo, inserendoci oltre alla pubblicità tanto materiale, video e informazioni: gli utenti saranno attratti dalle informazioni e accorreranno in massa. L’altro, invece, è quello di lasciare il sito completamente vuoto mettendo una grande pubblicità al centro della pagina. Gli utenti capitati sul sito, così, non potranno fare altro che fare click proprio sulla pubblicità, facendoci guadagnare qualche soldino. Ovviamente, più il dominio è costituito da una parola comune, più saranno le possibilità di guadagno o di vendita.

Un’altra pratica largamente utilizzata, e altrettanto condannata, è quella dell'”assaggio del dominio”. Secondo la legge, le aziende che offrono servizi di registrazione di nuovi domini devono dare all’utente cinque giorni di tempo per ripensarci (in fase di registrazione, ad esempio, potrebbero verificarsi degli errori di ortografia). Così, trafficanti di domini senza scrupoli approfittano di questa clausola per registrare ogni giorno decine e decine di siti inserendo al loro interno semplicemente un banner pubblicitario; dopodiché analizzano il tipo di guadagno che riescono ad ottenere in quei cinque giorni e alla fine rimandano indietro i domini che non soddisfano il loro interesse, mantenendo ovviamente i più remunerativi. Addirittura, secondo una statistica dell’Icann, l’ente internazionale che ha l’incarico della gestione della Rete, nel 2006 circa il 90 per cento dei domini registrati ogni giorno era di questa natura.

Ma quali sono i siti che storicamente hanno fruttato di più? Ovviamente “Sex.com”, venduto per più di dodici milioni di dollari (l’equivalente di 8,2 milioni di euro) nel 2006. A seguire “Porn.com”, venduto lo scorso anno per 9 milioni di dollari, e ancora Beer.com, Diamond.com e Business.com, scambiati per 7 milioni di dollari.

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