Se internet veloce arriva in montagna. Adsl, l'esperimento del Politecnico di Torino


La sfida del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino: portare la Adsl senza fili nei luoghi meno serviti. Il Piemonte è la regione pilota

Internet veloce nei piccoli centri
la rivoluzione parte dal torinese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dieci milioni di italiani, secondo alcune statistiche diffuse su internet, sono affetti dal “digital divide”. Non è una brutta malattia, ma semplicemente l’assenza di un accesso veloce alla rete (cosiddetto “a banda larga”) nella propria città o nella propria abitazione. Di solito questo accade perché, soprattutto nelle piccole comunità montane o isolane o nei centri molto piccoli i provider che offrono l’accesso a internet ritengono la spesa per l’installazione della banda larga superiore alle richieste effettive della popolazione. Una disparità inopportuna per la crescita del nostro Paese, che nella maggior parti delle situazioni non viene risolta.

Verrua Savoia è un comune di 1.400 abitanti con oltre il 50% della popolazione sopra i 65 anni. Si trova in provincia di Torino e l’attività a cui si dedicano i cittadini è prevalentemente di tipo rurale. La città non è coperta dal servizio di banda larga e da diverso tempo l’amministrazione comunale stava cercando un modo per venire in contro alle esigenze di tutti. In questo quadro s’inserisce un progetto sperimentale del Politecnico di Torino, che ha portato la banda larga lì dove non esisteva sfruttando (e potenziando) la tecnologia di internet senza fili.

Così, il gruppo di ricercatori guidati da Daniele Trinchero, del Dipartimento di Elettronica, ha pensato di creare una rete utilizzando la tecnologia Wi-fi (la stessa presente negli aeroporti, nei centri commerciali, negli alberghi) applicandola, invece che a un luogo chiuso e delimitato, a un territorio più ampio. E la sperimentazione ha destato molta curiosità nel piccolo centro del torinese, tanto che in pochi giorni sono arrivate oltre 75 richieste di connessione.

“L’idea – spiega il professor Trinchero – è partita da un decreto emanato nell’ottobre scorso dal ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare creare una rete Wi-fi per realizzare coperture di territorio limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un Wi-fi potenziato e applicarlo a uno dei comuni più distanti da Torino, non servito dalla banda larga. Si trova in collina in una zona di basso profilo industriale. E così abbiamo iniziato a lavorare, cercando soluzioni che avessero un bassissimo impatto ambientale”.

Insieme al personale di laboratorio (formato da giovani ricercatori e neolaureati) Trincheri ha lavorato per diversi mesi all’iniziativa: “Abbiamo steso il progetto su carta e poi ci siamo raccordati con l’amministrazione per un incontro con i cittadini per vedere se c’era interesse. La cosa più soprendente è che senza fare una campagna pubblicitaria, ma con il semplice passaparola, hanno partecipato all’incontro una cinquantina di persone, che hanno manifestato una grande conoscenza dell’argomento e dei servizi implementabili. Soprattutto la cosa più gratificante è che sono stati tutti entusiasti, così da raccogliere decine e decine di adesioni già nelle prime ore”. Il team, oltre al design della rete, si è anche occupato di installare sul territorio gli apparecchi, tra cui le antenne e le stazioni riceventi e trasmittenti.

Ma come funziona il sistema? Una stazione trasmittente (potenziata rispetto ai normali “hot-spot” che si trovano nei piccoli ambienti in modo da poter sopportare un traffico corposo di dati) è in grado di fornire la rete internet lungo un raggio di circa 3 chilometri quadrati. L’utente dovrà solo integrare il pc con una scheda di rete che si collega ad una piccola antennina ricevente che si può montare sul tetto della propria abitazione: “Abbiamo pensato – continua Trinchero – anche di creare una specie di pannello, grande come un libro, che si può installare dentro casa e fornire la rete internet anche a 5-6 computer contemporaneamente, ovviamente dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare”.

Dal punto di vista operativo e dei rapporti con l’utente finale il Politecnico si è affidato a un provider locale. Il prezzo di collegamento (che solitamente si aggira, per questo tipo di connessioni, tra i 30 e i 100 euro al mese) per via della sperimentazione è (e rimarrà) molto basso. L’unico investimento economico – ma anche questo non è gravoso – è l’antennina da aggiungere e installare a casa: “Il prezzo varia a seconda del tipo delle prestazioni che una persona si aspetta. Si va dai modelli base, 75 euro, fino ai 250 euro se si desidera un’antenna più potente e si vuole condividere la connessione in casa tra diversi computer. E poi – scherza Trinchero – ci sono anche i più fortunati, quelli che vivono nei pressi dei ripetitori: se dotati di computer portatile di ultima generazione riescono a captare bene il segnale direttamente con l’antenna integrata” (senza, cioè, installarne una sul tetto).

Il sistema è stato dimensionato in modo tale da poter reggere l’onda d’urto di un numero elevato di utenti. Ci sono, in tutti i casi, dei limiti, perché gli utenti condividono una stessa connessione internet. Quindi se ipoteticamente si collegassero tutti in contemporanea e iniziassero a scaricare una gran quantità di dati (come musica o film) si potrebbe arrivare a un livello di saturazione: “Questo comunque non è mai successo, e noi riusciamo attraverso le nostre rilevazioni a fornire un collegamento costante alla rete a 2 megabit”. Una velocità di tutto rispetto, dunque.

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-fi è una delle soluzioni più semplici per combattere il digital divide. L’unico limite è che questo standard utilizza delle frequenze libere e disponibili per tutti. Il “successore” del Wi-fi, in via di sperimentazione, è il WiMAX, che sarà molto più veloce, avrà bande dedicate e avrà una maggiore portata, capace di allargare a milioni di utenti gli accessi internet senza fili. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione (se ne parlerà proprio oggi in un convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino), ma secondo gli ultimi studi la copertura di territorio si misurerà in chilometri. Il WiMAX, infatti, riuscirebbe a coprire teoricamente un’area di 50 chilometri quadrati.

(10 maggio 2006)

(Nella foto: Una delle antenne riceventi installate a Verrua Savoia)

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