Crisi e bimbi sbagliati

In prigione per scappare dalla moglie, nudi su un aereo e bordelli nel Follini di questo numero

 

A CASA CON IL BIMBO SBAGLIATO
“Solo chi lavora sbaglia”. È un vecchio adagio che non passa mai di moda. E che i medici di un ospedale americano stanno riferendo a tutti i giornalisti che chiedono informazioni su uno strano caso avvenuto alcuni giorni fa. In Nord Dakota, infatti, una neo-mamma, dimessa subito dopo il parto, si è portata a casa il bimbo sbagliato. Secondo fonti ufficiali, riportate da un giornale locale, è stata anche aperta un’inchiesta su come ciò sia potuto accadere. Secondo il direttore sanitario del Mercy Medical Center di Williston, l’errore è stato scoperto un paio di giorni dopo che la mamma aveva lasciato la struttura ospedaliera, e lo scambio del bimbo “sbagliato” con quello “giusto” è avvenuto nel giro di pochissimo tempo. Giusto il tempo, aggiungiamo noi, di iniziare ad affezionarsi al bambino, farlo conoscere a vicini e parenti e scattargli duecento foto, tutte finite su Facebook e – ovviamente – rimosse in pochissimo tempo. Non si sa come l’errore sia potuto accadere. Ma quello che è ancora più assurdo è che “off the record”, cioè senza che le telecamere stessero inquadrando i sanitari, subito prima della conferenza stampa per spiegare l’accaduto, uno dei medici si è lasciato scappare: “Beh che dire, sarà sicuramente un bimbo fortunato e molto arzillo nella vita: nei primi giorni di vita è già riuscito a succhiare quattro tette!“.

 

LA CRISI ECONOMICA NON RISPARMIA NEMMENO LE POMPE FUNEBRI
Il lavoro che non c’è, i cinema mezzi vuoti, le località di villeggiatura deserte. È la crisi, che quest’anno non ha risparmiato alcun settore… nemmeno quello – solitamente molto redditizio – delle pompe funebri. Secondo un’indagine delle associazioni di categoria, infatti, morire costa oggi un po’ meno, e in media i prezzi di un funerale sono scesi anche del trenta per cento dall’inizio dell’anno. Non è tutto: è in grande ascesa il fenomeno (chiamiamolo fenomeno!) della cremazione. Che a Napoli, una delle città maggiormente colpite dalla crisi, è diventato “quasi una moda”: “Si spende meno perché si risparmia fino al settanta per cento – spiega una grande azienda di pompe funebri campana – e non si ha il pensiero della bara, del loculo e di tutto il contorno“. Questo, aggiungiamo noi, nonostante nel capoluogo partenopeo la spesa media per un funerale sia tra le più basse d’Italia, e si aggiri tra i 1.000 e i 1.500 euro. Stessa moda anche a Milano, mentre Roma si spende un po’ di più: tra i 1.500 e i 2.000 euro, anche se si possono trovare soluzioni più economiche anche a partire dai 700 euro: “Sono diminuite le pretese – spiegano i responsabili di un’importante azienda capitolina – perché di sicuro è scesa la domanda per le bare più lavorate e per il contorno floreale, dove si cerca di risparmiare il più possibile”. “Qui da noi – afferma il proprietario di un’altra azienda milanese – i prezzi rispetto a cinque anni fa si sono quasi dimezzati, e come in tutti gli altri settori la crisi si fa sentire. Molti pretendono anche di spendere meno di mille euro, e se si continua così sarà dura andare avanti”. Dunque la crisi si fa sentire, e tra poco magari rischiamo anche di vedere una manifestazione di addetti alle pompe funebri davanti al ministero del Lavoro per chiedere sovvenzioni al Governo. La soluzione? “Probabilmente – concludono gli esperti – è quella di fare come si fa negli Stati Uniti, dove sempre più famiglie decidono di tenere la salma ‘a casa’ e provvedono personalmente alla sua sepoltura in giardino o alla sua cremazione, naturalmente su permesso delle autorità locali, senza ricorrere a un’impresa di pompe funebri”. Ci sarà un manuale, ci chiediamo noi, dove viene spiegato come procedere?

 

I BORDELLI DI GELSENKIRCHEN
Avete mai sentito parlare di una cittadina tedesca, nell’Ovest del paese, di nome Gelsenkirchen? La maggior parte dei nostri lettori – immaginiamo – no. Ma forse, leggendo più attentamente il nome, alcuni nostri frequentatori potrebbero ricordarsi qualcosa. Perché la cittadina di Gelsenkirchen, attraverso il suo sito ufficiale, è diventata nell’ultimo mese molto, molto visitata. Ma le visite non si sono limitate a simpatici tour virtuali della città sul sito internet; sono diventate anche “fisiche”. E così, per tutta l’estate, gli alberghi della città si sono riempiti di stranieri provenienti da ogni parte della Germania, ma anche dell’Europa. Unica stranezza? I “turisti” erano quasi tutti uomini single. E sì. Perché “per errore – così ha spiegato il portavoce del Comune – tra i servizi che la cittadina offriva gratuitamente ai propri turisti, sul sito ufficiale è comparsa anche la voce ‘bordelli’“. Anche se al momento non è dato capire come sia potuto accadere. La sfortuna (ma anche la fortuna degli albergatori e del gestore dell’unico bordello in città) ha voluto che il comune avesse acquistato grossi spazi pubblicitari sui principali motori di ricerca per pubblicizzare il turismo nella regione (e di certo non i bordelli). E così, ovviamente, i motori di ricerca hanno iniziato a indicizzare e a far comparire ai primi posti tutte le parole principali che apparivano sul sito. Tra cui “bordello”. E così, digitando appunto “bordello”, per diversi giorni il primo risultato è stato il sito della cittadina di Gelsenkirchen. La notizia di una città così “libertina” è iniziata a circolare non solo nella regione, ma anche nei forum di “appassionati” del settore di tutta Europa, e così per un paio di mesi le ragazze dell’unico bordello cittadino hanno dovuto fare gli straordinari. Con buona pace dell’assessore al Turismo, che invano ha cercato di spiegare che la città offriva molto di più (musei, passeggiate, belvedere) di uno squallido bordello. Potenza di internet!

 

PREFERISCE LA PRIGIONE ALLA MOGLIE
Poteva far finta di andare a prendere le sigarette e scappare con un’altra donna. Poteva far perdere le proprie tracce trasferendosi alle Bahamas. Ma poteva anche semplicemente chiedere il divorzio. No, sarebbe stato troppo complicato per un uomo sfinito e sull’orlo di un esaurimento nervoso. Ci troviamo a Lancaster, in Pennsylvania, dove l’uomo, 39 anni, ha deciso di andare in prigione pur di scappare dalla moglie, che non poteva più sopportare. Un giorno, procuratasi una pistola, il nostro eroe è entrato in una banca del gruppo Ephrata e ha tentato di rapinarla. Non per il bisogno di denaro, ma proprio per venire arrestato. E infatti dopo essersi fatto consegnare il denaro non è scappato, ma ha atteso – senza essersi nemmeno coperto il viso – l’arrivo delle forze dell’ordine (addirittura secondo una testimonianza si sarebbe accertato che il cassiere avesse spinto il pulsante di allarme, per chiamare la polizia). Una volta in carcere, l’uomo ha poi ammesso davanti al giudice della Contea che sua moglie se ne approfittava troppo, lo obbligava a fare tutti i servizi di casa mentre lei se ne stava tutto il giorno a letto a guardare la televisione, e ogni volta che lui provava a ribellarsi lei faceva finta di volersi suicidare. Arrestato con l’accusa di tentata rapina (anche se la pistola era scarica), l’uomo ha chiesto poi all’avvocato di non chiedere sconti di pena al giudice, perché avrebbe preferito la prigione rispetto a un rientro in casa: ora resterà dietro le sbarre per ben 31 mesi. E poi? Già pronto il prossimo colpo?

 

NUDO SULL’AEREO: “AVEVO CALDO”
Cosa non succede ormai sugli aerei di linea: un volo della U.S. Airways ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza perché un passeggero si è spogliato completamente nudo. È successo qualche giorno fa a bordo del volo 705 da Charlotte a Los Angeles. L’uomo, cinquantenne di New York, si chiamava Keith Wright, e dopo essersi spogliato rimanendo come mamma l’ha fatto, ha iniziato a prendere a calci e pugni un assistente di volo (maschio) che cercava, invano, di coprirlo. Poi ha iniziato a sbattere il “batacchio” addosso ad alcune hostess, la maggior parte delle quali non completamente scandalizzate. Il volo è stato deviato in New Mexico e, una volta a terra, l’uomo è stato arrestato. Wright è stato poi denunciato con l’accusa di aver aggredito i membri dell’equipaggio. Al momento dell’interrogatorio si è semplicemente limitato a dire: “Avevo chiesto di alzare l’aria condizionata perché avevo caldo; avevo pagato un volo di prima classe e pretendevo che il mio desiderio venisse esaudito. Nessuno mi ha dato retta e così ho deciso di provvedere da me, spogliandomi nudo”.

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