"Scegliamo le nuove Sette Meraviglie". Via al sondaggio tra i siti architettonici più belli del mondo


Una società collegata all’Unesco ha lanciato un sondaggio per eleggere – come nell’antichità – i siti architettonici che rappreseno l’umanità. I risultati il prossimo anno

“Scegliamo le nuove 7 Meraviglie”
Le costruzioni più belle del mondo

di DANIELE SEMERARO

ROMA – E se il Colosseo, dal prossimo anno, entrasse a far parte delle sette (nuove) meraviglie del mondo? Potrebbe accadere realmente. Una fondazione svizzera ha aperto un sondaggio, che sarà effettuato per telefono durante tutto il 2006, per scegliere le sette costruzioni architettoniche più belle del pianeta da un paniere di 21 luoghi celebri a livello mondiale.

E così, dal prossimo anno, le piramidi di Cheope, il colosso di Rodi o i giardini pensili di Babilionia potrebbero essere sostituiti dall’antica città giordana di Petra o da Stonehenge o dalla grande muraglia cinese. I luoghi-vincitori saranno annunciati il primo gennaio 2007.

La lista da cui scegliere include anche un cospicuo numero di candidati “moderni”, come la Torre Eiffel, la Statua della Libertà o la Sydney Opera House. A queste si aggiungono anche l’Acropoli di Atene, l’Alhambra in Spagna, il palazzo Angkor in Cambogia, la piramide Chichen Itza in Messico, il tempio di Kyomizu a Kyoto, il Cremlino, le piramidi di Giza, l’indiano Taj Mahal e il Timbuktu, nel Mali. Ancora, il peruviano Machu Picchu, Hagia Sophia a Istanbul, il castello Neuschwanstein di Füssen (Germania), la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro e le statue dell’Isola di Pasqua, in Cile. Per entrare a far parte della nuova lista, le “meraviglie” dovevano essere state tutte costruite dall’uomo e il loro stato di conservazione doveva essere almeno accettabile.

La classifica, ha dichiarato la New Seven Wonders Foundation, che tra i suoi membri include anche l’Unesco, serve a lanciare un grido d’allarme sulla distruzione dell’eredità culturale mondiale.

Le sette meraviglie del mondo, vestigia che i greci e i romani consideravano come le realizzazioni architetturali perfette dell’antichità, sono state selezionate, oltre 2000 anni fa, dal filosofo greco Filone di Bisanzio. Sei di loro (la statua di Zeus ad Olimpia, in Grecia; il tempio di Artémis ad Efeso e il mausoleo di Alicarnasso, in Turchia; i giardini pensili di Semiramide a Babilonia, nell’attuale Iraq; il colosso di Rodi, in Grecia e il faro di Alessandria d’Egitto) sono state distrutte da incendi, devastazioni e terremoti. Solo la Grande Piramide di Cheope, costruita nel 2590 a.C., è ancora intatta.

(2 gennaio 2006)

(Nella foto: Il Taj Mahal, emblema turistico dell’India)

Il mio ricordo del Prof. Cultrera

Lumsa News mi ha chiesto di scrivere un mio breve ricordo del Prof. Cultrera.

di DANIELE SEMERARO

Ho conosciuto il Prof. Cultrera, come tanti altri miei colleghi, entrando a far parte, due anni fa, di Lumsa News. Abbiamo lavorato gomito a gomito fin dai primi giorni, quando ci chiese, in una riunione che ancora ricordo perfettamente, di elencare quali fossero gli elementi grafici da migliorare per rendere il nostro settimanale più accattivante. Da quel momento è iniziata una lunga discussione, sempre scherzosa e molto costruttiva, che non si è praticamente mai interrotta, in cui io proponevo alcune migliorie e puntualmente lui le “smontava”, fornendomi delle motivazioni che mi hanno fatto molto crescere e che mi hanno fatto amare (e, soprattutto, imparare) il “mestiere” del lavoro di desk e dell’impaginazione. Nozioni che spesso, durante i mesi di stage che ho effettuato, mi hanno aiutato a risolvere, da solo, situazioni anche molto complesse. Ancora ricordo quando a me e Rosanna è stato proposto di lavorare per un numero speciale dedicato all’emissione di un francobollo per la Lumsa: un viaggio a tutto campo nell’oscuro e inaccessibile mondo della filatelia, reso possibile solo grazie ai preziosi consigli e all’aiuto sempre attento e costante del Professore. Oppure, ancora, ricordo quando il Professore mi ha chiesto di assisterlo, durante alcune delle sue lezioni all’università, per spiegare agli studenti il funzionamento di alcuni software per costruire siti web. L’ultimo ricordo, quello più forte, quando sono andato da lui per chiedergli di essere il mio relatore della tesi di laurea. Un momento importante, in cui il Professor Cultrera, preso dall’entusiasmo, ha iniziato a darmi mille consigli… parlava di bibliografie, citava biblioteche virtuali, università americane… e io che non sapevo nemmeno da dove cominciare! Una tesi di laurea alla quale purtroppo il “mio” relatore, per motivi di salute, non è potuto essere presente, ma che io ho sentito molto vicino nella splendida lettera di presentazione che ha scritto e che è stata letta prima della discussione.
Un insegnante a volte burbero, a volte eccessivamente puntiglioso, ma a cui devo sicuramente l’acquisizione di un metodo di lavoro che mi accomaccompagnerà per tutta la vita.

A Roma il Capodanno dei dj. "Alla ricerca dell'estasi collettiva"


Claudio Coccoluto, promotore di “Amore 06”, ci racconta com’è nato il più importante evento dance organizzato a Roma per l’ultimo dell’anno

A Roma il Capodanno dei dj
“Alla ricerca dell’estasi collettiva”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Musica house, techno, elettronica, hip pop. Tutto questo è “Amore 06 Capodanno a Roma”, che è considerato il più importante evento dance organizzato per l’ultimo dell’anno in Italia. Allestito in tre aree della Fiera di Roma, il megaraduno ospiterà per tutta la notte, a partire dalle 22 del 31 dicembre fino alle 8 del primo gennaio, concerti, performance musicali e videoproiezioni, e si propone l’obiettivo di raccogliere una fascia di pubblico il più ampia possibile, grazie anche al biglietto d’ingresso a prezzo accessibile (35 euro).

Abbiamo chiesto a Claudio Coccoluto, uno dei dj italiani più affermati a livello internazionale nonché uno degli organizzatori, insieme al Comune di Roma e a Radio Deejay, com’è nata l’idea di creare, a Capodanno, un evento così importante.

“Siamo partiti l’anno scorso in controtendenza, quasi per scommessa… Da qualche anno infatti si sono affermate le piazze come punto di ritrovo del Capodanno, e i club si sono un po’ svuotati. Allora con Giancarlino (il mio socio e ‘compagno di merende’) eravamo convinti che questa ‘moda’ si potesse ‘combattere’ attraverso la creazione di un grande evento che attirasse a sé un’ampia fascia di pubblico. E così, siccome il Capodanno ha bisogno di spazi grandi, abbiamo avuto la disponibilità della Fiera di Roma. L’anno scorso il successo è stato eclatante, è andato oltre ogni aspettativa, e quest’anno speriamo di replicare: i presupposti ci sono tutti”.

Cosa suonerete questo Capodanno, e quali sono le tendenze musicali che seguirete?
“Di solito a Capodanno si tirano le fila delle tendenze musicali di tutto l’anno. Quello che facciamo noi è la verve elettronica, che ha come epicentro Berlino e che nel 2005 ha contagiato l’Europa e il mondo, ha rotto gli argini ed è diventata una musica quasi di massa. Certo, ovviamente siamo ancora nei limiti dell’underground e del clubbing! Quest’anno allora avremo innanzitutto i dj-set di alcuni dei migliori dj-producer della scena nazionale e internazionale, tra i quali in esclusiva da Detroit il funambolico e leggendario Jeff Mills, e poi da Berlino Steve Bug. E ancora, in corsa si sono aggiunti anche i Subsonica che faranno un concerto live. Ma poi non mancherà anche tutta quella musica citazionista degli anni Ottanta, intesi come prima elettronica, pura elettronica… un po’ gli inizi dei Depeche Mode, per intenderci. Diciamo che sarà una specie di spaccato di tutta la musica giovanile in auge”.

Hai già pensato a quali pezzi metterai?
“Assolutamente no! Io dico sempre che il dj la serata vera la concepisce a casa quando mette i dischi nella borsa, è lì che si creano tutte le possibilità e le opzioni da sfruttare in maniera improvvisata. Per me funziona così di solito: pesco dal mio archivio, arrivo sul posto, mi faccio guidare dall’istinto, dall’umore, dall’energia della pista e da lì inizio a creare la scaletta che viene fuori in maniera estemporanea. In effetti mettere dischi in sequenza, altrimenti, sarebbe facilissimo, potrebbe essere benissimo fatto da un computer. Invece no: bisogna cercare di leggere le menti di chi sta di fronte, s’instaura un qualcosa di comunicativo a livello molto alto”.

Allora ci puoi almeno anticipare con cosa aprirai la serata e con cosa la chiuderai?
“Mah nemmeno questo è facile. In un evento come quello che andiamo a fare a Capodanno ci sarà una sequenza di dj che si alterneranno. L’importante è che ci sia una certa consequenzialità tra di loro… non si tratta di uno show per ogni dj, ma di una festa lunga diverse ore, e così cerchiamo di fare gioco di squadra. Il dj che segue si attacca al feeling di quello precedente, e così via. E questo ovviamente determina poca possibilità di premeditazione. Posso anticipare che ci può essere qualche commistione tra il nostro tipo di musica e i classici di Capodanno… ad esempio a Natale ho fatto una serata e c’è stato un artista inglese, Nathan Flick, che ha creato una versione elettronica di Silent Night (Bianco Natale)… io l’ho suonata con grande emozione e il pezzo ha avuto un enorme successo”.

E un lento a Capodanno? Che ne dici, è ammesso?
“L’accezione che si ha oggi del lento è molto diversa da quella di alcuni anni fa, in cui il lento significava praticamente la mancanza di ritmo e il ballo a coppia. Oggi è un po’ diverso, perché la lentezza o la velocità di un brano non ne determinano la ballabilità. Quindi ora si possono ballare cose lente come cose veloci. Un lento a Capodanno è possibile, dipende ovviamente dall’atmosfera… se mettessi un brano di Bjork, ad esempio, credo che nessuno si meraviglierebbe… ma non sognatevi il ballo di coppia di una volta!”

Cosa si aspetta la gente da una serata come quella del Capodanno? E tu come la vivi, diversamente da una serata “normale”?
“La gente si aspetta l’estasi collettiva. Credo che la cosa più bella sia guardare tanti come te che ballano allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, si vestono alla stessa maniera… è una sorta di megaraduno di identità simili che si cercano. Eventi di questo tipo, soprattutto a Capodanno, sono ben diversi da un concerto rock in cui il pubblico è protagonista, ma quasi sempre in maniera passiva. Qui c’è un’interazione, uno scambio di emozioni a livello omnidirezionale, in una specie di quello che una volta si chiamava ‘rave’. Qui tutti interagiscono con tutti, anche se il fuoco è il dj dentro la sua cabina. Io stesso mi diverto moltissimo a vedere la gente ballare, anche se sto dietro ai piatti… ma questo è il lavoro, il mio ruolo”.

Il Capodanno per i dj è anche un momento molto frenetica, di solito si hanno diversi appuntamenti nella notte in diversi luoghi… come lo vivi?
“Ci sono stati alcuni anni in cui avevo anche otto-nove appuntamenti tra la notte e la mattina successiva. C’è da dire che a Capodanno i locali hanno un’estensione dell’orario di apertura, e quindi molti locali, soprattutto quelli del tipo in cui opero io, ne approfittano e rimangono aperti fino all’ora di pranzo del primo gennaio. E così io farò una parte della serata a Roma, poi mi trasferirò in Toscana… scappare fa parte del mestiere, ma se ci si organizza prima ci si riesce tranquillamente senza neanche stressarsi troppo… l’importante è che non si trovi la neve per strada!”

Come scegli, di solito, la musica da mettere. E come fai ad essere sicuro di mettere quella giusta?
“Quello che mi dà fiducia è la credibilità di cui godo. Mi sento responsabilizzato quando faccio le scelte musicali, quando compro i dischi. È lì che io opero la più feroce autocritica su di me e su quello che ascolto. Scegliere un disco può determinare il successo di quell’artista e di quella serata… Quello che mi piace di questo ‘mondo’ è che le scelte non si operano in maniera fraudolenta come può accadere in radio o in televisione, dove le pressioni del marketing determinano a tavolino i successi… Il circuito dei club, dei dj, è una sorta di media a sé stante, è un network spontaneamente duro, che fa barricate contro la commercializzazione di tutti e tutto”.

(30 dicembre 2005)

(Nell
a foto: Il dj Claudio Coccoluto)

Il Papa: "Per la famiglia servono sostegni politici e legislativi"


Benedetto XVI in visita al Dispensario di Santa Marta sollecita
interventi a favore del “primo luogo di accoglienza della vita”

Il Papa: “Per la famiglia servono
sostegni politici e legislativi”

di DANIELE SEMERARO

CITTÀ DEL VATICANO – “Sostenere la famiglia”, sia sotto il profilo culturale che “politico e legislativo”. Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di famiglia come “primo e principale luogo di accoglienza della vita”, ricordando come ci sia un “gran bisogno” di interventi a favore di quello che per la Chiesa è il pilastro fondamentale della società. L’occasione, una visita al Dispensario Pontificio “Santa Marta” in Vaticano, un ambulatorio dove si assistono nuclei familiari in difficoltà, soprattutto bambini.

Incontrando i piccoli assistiti, il personale sanitario e i volontari il Pontefice ha ricordato il trascorso periodo natalizio e la festività odierna dedicata alla Santa Famiglia di Nazareth: “Le società contemporanee, pur dotate di tanti mezzi – ha detto – non riescono sempre a facilitare la missione dei genitori, sia sul piano delle motivazioni spirituali e morali che su quello delle condizioni pratiche di vita”. Di qui l’appello per incentivare politiche di sostegno per le famiglie.

“La concezione moderna della famiglia – ha proseguito Papa Ratzinger – anche per reazione al passato riserva grande importanza all’amore coniugale, sottolineandone gli aspetti soggettivi di libertà nella scelta e nei sentimenti”. “Si fa invece più fatica – ha poi sottolineato – a percepire e comprendere il valore della chiamata a collaborare con Dio nel procreare la vita umana”.

Il Papa ha poi invitato a pregare “per tutte le famiglie di Roma e del mondo, specialmente per quelle che versano in condizioni difficili, soprattutto perché costrette a vivere lontano dalla loro terra di origine”. “Preghiamo – ha concluso – per quei genitori che non riescono ad assicurare ai figli il necessario per la salute, per l’istruzione, per un’esistenza dignitosa e serena”.

(30 dicembre 2005)

(Nella foto: Benedetto XVI)

È morto il Prof. Cultrera

GIORNALISTI: E’ MORTO GIUSEPPE CULTRERA
UNA CARRIERA DI 36 ANNI DEDICATA ALL’ANSA

(ANSA) – ROMA, 30 dic – E’ morto questa notte il giornalista Giuseppe (Pino) Cultrera: era stato colpito recentemente da una malattia incurabile.
Cultrera, che era in pensione da qualche anno, avrebbe compiuto 69 anni il prossimo 28 gennaio. Lascia la moglie Liliana ed i figli Stefano e Giovanna. I funerali si svolgeranno a Poggio Mirteto (dove Pino Cultrera si era ritirato lasciando Roma), domani alle ore 11.
Siciliano di Messina, Cultrera ha dedicato all’ Agenzia Ansa 36 anni di impegno professionale, promuovendo l’informazione nei settori della scienza, della tecnologia, dei beni culturali e facendo dell’Agenzia un punto di riferimento per la divulgazione di materie tradizionalmente considerate “difficili”. Ha anche seguito direttamente lo sviluppo tecnologico dell’Agenzia in anni cruciali, quelli che hanno visto il passaggio dalla macchina da scrivere, dagli apparati elettromeccanici, dal filo telegrafico e dalle telescriventi al mondo dell’ elettronica e delle nuove telecomunicazioni.
Pino (come tutti lo chiamavamo all’ Ansa) era diventato collaboratore dell’agenzia nel 1961; assunto come praticante nel 1964, professionista dal 1966, aveva convinto la direzione dell’ agenzia a istituire un “servizio scientifico” di cui venne nominato responsabile. Pino, infatti, è stato uno dei primi giornalisti italiani a dedicarsi professionamente alla divulgazione della ricerca scientifica e ai temi dell’ aeronautica e dello spazio, seguendo per l’Ansa i più importanti eventi del settore, dai primi lanci spaziali alla missione NASA sulla Luna, e poi l’ ingresso dell’Italia nel settore spaziale, l’evoluzione del trasporto aereo, le grandi scoperte scientifiche, quelle archeologiche e, come cronista, i grandi disastri naturali. Tra l’ altro nel 1964 Cultrera fu l’unico giornalista ammesso a bordo del DC-8 Alitalia mandato in India per riaccompagnare in Italia papa Paolo VI che vi si era recato per il congresso eucaristico.
Nel 1980 Pino divenne caporedattore presso la redazione centrale dell’ Ansa e dal maggio 1990 il direttore Sergio lepri lo volle come assistente per le tecnologie per il delicato passaggio ai nuovi sistemi editoriali. Un compito difficile che Pino seppe svolgere con competenza ma anche con le doti personali di pazienza e cordialità che lo hanno sempre contraddistinto. Nel 1994 diresse anche il primo servizio sperimentale di infografica dell’ Ansa. In pensione dal 1997, Cultrera si era dedicato all’ insegnalamento universitario come titolare di “Editoria multimediale” nel corso di laurea in scienza della comunicazione alla facoltà di lettere e filosofia della LUMSA.
Cultrera aveva diretto la rivista specializzata “Alata Internazionale”, il Notiziario del Centro per l’ Epilessia e “Aresam Notizie” (che si occupa di disabilità psichica). Con Sergio Lepri e Francesco Arbitrio è autore del libro, uscito recentemente presso l’editore Le Monnier, “L’agenzia Stefani da Cavour a Mussolini”. Aveva ricevuto numerosi premi tra i quali il premio “Massai” per la stampa aeronautica ed il premio “Casalegno” per la stampa scientifica. (ANSA)

RED-BO
30-DIC-05 10:09 NNNN

Ecco lo spam all'italiana: più sesso che affari


Le esperienze dei lettori di Repubblica.it e alcuni consigli su come liberarsi
dai messaggi indesiderati che ogni giorno compaiono nella nostra posta

Dalle “casalinghe disperate” al Viagra
sesso e truffe nello spam degli italiani

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Ciao sono Sonia. Sono stufa di fare la mogliettina casta e pura come vuole mio marito! Io non sono così, dentro di me arde un fuoco di passione che, da quando sono sposata, pian piano si sta affievolendo. Non voglio! Desidero un uomo che mi faccia ritrovare le vede emozioni che col matrimonio ho perso… ho pensato a te, ti prego contattami!”. Se ricevete un messaggio del genere, magari indirizzato proprio al vostro nome, non illudetevi. Si tratta, infatti, di uno degli ultimi ritrovati in materia di spam, la pubblicità spesso non richiesta che ogni giorno diciotto milioni di italiani, tanti sono nel nostro Paese i possessori di una casella e-mail, ricevono.

Dopo la classifica pubblicata da Aol, Repubblica.it ha chiesto ai lettori di segnalare i messaggi di spam più curiosi.

Sesso sempre al primo posto. Dai messaggi, corredati di fotografie che lasciano ben poco all’immaginazione, di giovani fanciulle che offrono i filmini delle proprie “acrobazie” a quelli di ragazzi che cercano di attirare la vittima di turno con consigli per fare impazzire a letto lui o lei. Ci scrive Diego, ad esempio: “Non riesco a liberarmi di e-mail che portano su siti porno assolutamente non richiesti. È un disastro”; poi c’è Francesco, che da anni cerca di rimuovere questi fastidiosi messaggi, senza riuscirci: “Quando sono a lavoro e mi capita di dover aprire la casella e-mail davanti a un mio superiore ho sempre paura che escano fuori messaggi erotici con conseguente brutta figura nei suoi confronti”. E poi non mancano i messaggi che invitano a sottoporsi a terapie per l’allungamento del pene o per il potenziamento dello stesso (ovviamente corredati da fotografie del “prima” e del “dopo”).

Le pillole. Ultima frontiera, segnalataci da numerosi lettori, è quella della vendita, da parte di società statunitensi, di pillole e medicinali spesso vietati nel nostro Paese. In cima alla lista figurano il Viagra, il Cialis, il Levitra (tutti farmaci che migliorano la potenza sessuale dell’uomo), ma anche aspirine, antibiotici, anticoncezionali, anticolesterolo, antidepressivi. Inutile dire che questi messaggi sono anche molto pericolosi, perché inducono all’acquisto di farmaci, che vengono venduti e consegnati entro pochi giorni, senza alcuna prescrizione medica.

Dagli investimenti finanziari alle lauree. Tra le altre categorie di spam, ci sono la vendita di azioni, di carte di credito, di orologi e gioielli di marca, di iscrizioni a lauree, master o dottorati online. Ma non mancano le truffe e l’uso improprio degli indirizzi e-mail dei propri conoscenti. Scrive Sergio: “Che ne dite dei filippini e dei nigeriani che hanno 13,8 milioni di dollari da far passare sul vostro conto corrente, facendovi guadagnare un milione di dollari?”. Oppure, scrive Edoardo: “Mi è pervenuta l’e-mail di un mio amico che mi invitava a vedere un filmato simpatico, e mi forniva anche un link. Io ho inutilmente provato ad aprire il file, senza riuscirci. Sento il mio amico e mi dice che lui non mi ha mandato nessun messaggio”. E in effetti, scrive Rita, i messaggi di spam sembrano mimetizzarsi sempre di più: “Usano come oggetto frasi ricorrenti nel mio lavoro o come mittente quello di un mio conoscente”.

Alcuni consigli per difendersi. Giuseppe da Lucca lancia un grido d’allarme: “Mi stanno stressando a duemila con lo spam. Mi era stato insegnato come liberarmene, ma ogni tentativo è stato inutile. Secondo me questa gente va messa in galera”.

I rimedi. Non è molto semplice riuscire a liberarsi di questa “spazzatura virtuale”. Si possono, però, seguire alcuni consigli. Innanzitutto bisognerebbe avere due indirizzi e-mail, uno “pulito”, da fornire solo ai propri conoscenti, per la corrispondenza personale o lavorativa, e uno, invece, da fornire su internet ogni volta che ci abboniamo a una newsletter o ci iscriviamo a un sito. E poi, soprattutto per chi controlla la posta attraverso un client (come Outlook, Thunderbird, Eudora), consigliamo di installare un software antispam: se ne trovano moltissimi in giro per la rete, sono quasi tutti gratuiti e filtrano i messaggi pubblicitari. Ultimo consiglio: cercare di evitare che il proprio indirizzo compaia su siti web. In rete, infatti, girano numerosissimi “spider”, cioè dei “ragnetti invisibili” sguinzagliati dalle agenzie pubblicitarie specializzate in spamming che scandagliano le pagine e inseriscono nel proprio database tutti gli indirizzi che trovano.

L’origine del termine “spam”. Il termine che ormai comunemente sta ad indicare un messaggio e-mail pubblicitario indesiderato sembra avere origine da un divertente sketch del Monty Python’s Flying Circus (una serie televisiva molto famosa in Inghilterra negli anni Settanta, che prendeva spesso di mira lo stile di vita “british”) ambientato in un ristorante in cui ogni cibo proposto dalla cameriera era a base di Spam, una marca di carne in scatola. Man mano che lo sketch avanza, l’insistenza della cameriera nel proporre piatti con Spam (uova e Spam, salsicce e Spam) si contrappone alla riluttanza degli avventori per questo tipo di carne. A questo indirizzo (http://www.spamterminator.it/orig_en.asp) è possibile ascoltare e leggere, in italiano e in inglese, un estratto dello sketch.

(29 dicembre 2005)

(Nella foto: Una scatoletta di carne “Spam”)

Nazismo, espulso "Ivan il terribile". "Ha mentito per ottenere il visto"


John Demjanjuk, pensionato ucraino di 85 anni, via dagli Usa
È accusato di aver ricoperto il ruolo di carceriere nei lager

Nazismo, espulso ‘Ivan il terribile’
“Ha mentito per ottenere il visto”

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – John Demjanjuk, immigrato ucraino di 85 anni, meglio conosciuto per la sua presunta ferocia come “Ivan il terribile”, sarà espulso dagli Stati Uniti con l’accusa di aver ricoperto il ruolo di guardia in due campi di concentramento nazisti in Polonia durante la seconda guerra mondiale. Lo ha deciso il giudice federale dell’immigrazione Michael Creppy.

Demjanjuk, da tutti conosciuto come un tranquillo pensionato residente a Cleveland, in Ohio, è stato riconosciuto colpevole di aver dissimulato il proprio passato allo scopo di entrare negli Stati Uniti.

La vicenda va avanti ormai da oltre trent’anni: “Ivan il terribile”, infatti, è stato più volte accusato dai dipartimenti Usa della Giustizia e della Sicurezza nazionale di “aver preso parte a persecuzioni naziste nella veste di guardia delle Ss nei lager di Sobibor, Majdanek e Flossenburg” e di aver inoltre “mentito sulle sue attività in tempo di guerra e sui luoghi di residenza quando, nel 1952, chiese un visto d’ingresso negli Stati Uniti”.

Demjanjuk, così, fu espulso una prima volta e mandato in Israele, dove fu processato e condannato a morte per crimini nazisti. L’accusa, pesantissima: aver lavorato ed essersi dedicato, in modo attivo, allo sterminio dei cittadini di religione ebraica della Polonia allora occupata dai nazisti. Poi, nel 1993, grazie ad alcuni elementi provenienti dall’ex Unione Sovietica, e in particolare alle testimonianze di alcuni sopravvissuti dei campi di sterminio, la Corte Suprema israeliana decise di rilasciare l’ex guardia nazista. L’uomo, così, rientrò negli Stati Uniti, dove riacquistò la cittadinanza perduta nel 1981.

Nel 2002, infine, sono arrivate nuove prove a suo carico, tra cui una carta d’identità originale del campo di concentramento nazista di Treblinka, in Polonia. Demjanjuk ha comunque sempre negato di aver lavorato come guardia nei lager. Ora l’uomo potrà appellarsi all’ordine di espulsione entro 30 giorni.

(29 dicembre 2005)

(Nella foto: Demjanjuk in una foto del 1993)

Storace: "È arrivato il tempo di ridiscutere la legge Basaglia"


L’annuncio del ministro della Salute: il governo intende
apportare modifiche alla 180, ventotto anni dopo

Storace: “È arrivato il tempo
di ridiscutere la legge Basaglia”

Scettica l’associazione degli psichiatri: “Non sarà
una nuova normativa a far funzionare i servizi del settore”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Credo sia giunta l’ora di mettere mano alla legge 180”. Il ministro della Salute Francesco Storace ha così annunciato, a margine della cerimonia di insediamento del nuovo presidente della Croce Rossa Italiana, la volontà di modificare la legge Basaglia sulla tutela del disagio mentale. Il ministro ha detto: “Non voglio mettere in discussione l’impalcatura della legge, ma dopo 30 anni credo ci siano cose che vanno riviste per dare una prospettiva di maggiore sicurezza alle famiglie”. E le modifiche alla legge, si affretta poco dopo a precisare il portavoce di Storace Pierguido Cavallina, “saranno precedute da un’ampia, seria e approfondita consultazione con tutti i soggetti interessati”.

Dello stesso avviso il sottosegretario alla Salute Elisabetta Alberti Casellati, che, pur ritenendo la riforma Basaglia “fondamentale per il reinserimento nella società dei malati di mente”, individua però nella legge 180 alcune carenze: “Quella che è mancata negli anni – ha detto – è stata la creazione di strutture intermedie nel territorio tese a garantire un passaggio equilibrato del malato dalla fase acuta della sua condizione alla successiva socializzazione”.

Scettici gli psichiatri: per Carmine Munizza della Società Italiana di Psichiatria “è fondamentale mettere mano alle attuali disfunzioni del sistema attraverso progetti-obiettivo mirati, piuttosto che pensare ad un intervento sulla legge 180”, considerato che “non sarà certamente una nuova legge a garantire che i servizi nel settore della psichiatria funzionino”.

Per il verde Paolo Cento “per fortuna il governo ha i giorni contati e i propositi di Storace non possono essere relizzati. Quello che preoccupa – aggiunge – è il nuovo tentativo di speculare sul dolore di migliaia di persone che quotidianamente si confrontano con il disagio mentale”. Gli fa eco Marco Rizzo dei Comunisti Italiani, secondo cui “il governo Berlusconi ha già dato ampiamente prova di essere reazionario e pericoloso. L’esperienza del professor Basaglia è un patrimonio importante che ha aperto nuovi orizzonti alla scienza medica”.

La legge 180, meglio conosciuta come “legge Basaglia”, è stata approvata ed è entrata in vigore nel 1978, ed è passata alla storia come il provvedimento che ha chiuso i manicomi in Italia. Essa ha vietato le nuove ammissioni in manicomio e sancito che non si costruissero più ospedali psichiatrici. Dal 1978 in poi, così, sono stati vietati nuovi ricoveri e si sono istituiti i centri d’igiene mentale (prima dell’entrata in vigore della legge, invece, bastava una firma del medico per rinchiudere per sempre in manicomio un malato considerato pericoloso “per sé e per gli altri”). Più volte nel nostro Paese le associazioni dei familiari dei malati hanno cercato di mettere in evidenza le carenze assistenziali e di personale.

(28 dicembre 2005)

(Nella foto: Il ministro della Salute Francesco Storace)

Ecco la scuola del "no contact". Usa, linea dura contro baci e risse


Singolare decisione in una scuola media di Los Angeles: gli studenti evitino ogni contatto fisico. Sarà vietato addirittura tenersi per mano

Ecco la scuola del “no contact”
Usa, linea dura contro baci e risse

di DANIELE SEMERARO

LOS ANGELES – Darsi la mano o, nel peggiore dei casi, un bacio appassionato può costare molto caro. Almeno in una scuola media di Culver City, quartiere di Los Angeles, dove da oggi effusioni in pubblico o scazzottate sono garanzia di richiami e convocazione dei genitori nell’ufficio del preside. La regola numero uno che gli studenti dovranno imparare appena entrati nella scuola, infatti, è il “no contact”: vietati tutti i tipi di contatti tra ragazzi.

La decisione, spiega il Consiglio d’Istituto, è stata presa per cercare di tenere sotto controllo gli oltre 1700 studenti della scuola ed impedire risse o effusioni troppo spinte. In questo modo preside e docenti hanno scelto una strada per obbligare i ragazzi a vivere in una sorta di “bolla virtuale”, facendogli mantenere le distanze l’uno dall’altro. I risultati? Per adesso sono difficili da valutare.

A detta di molti educatori questa politica insegna agli studenti qual è – e quale non è – il comportamento adeguato da tenere a scuola, il che è molto importante proprio durante l’età dell’adolescenza. “Un comportamento accettato al cinema o al centro commerciale – spiegano gli educatori – può non essere adeguato per una scuola, luogo privilegiato di studio e educazione”.

Il preside, Jerry Kosh, si trova in prima linea nella convinzione dell’importanza di questa regola: “Il numero delle sospensioni legate a risse o a molestie sessuali è drasticamente calato nella scuola da quando esiste la regola ‘no contact'”, anche se molti genitori sostengono che i ragazzi hanno solo cambiato le proprie abitudini: invece di pestarsi a scuola, rivelano, aspettano di uscire e si prendono a botte all’esterno.

E loro, i ragazzi, si arrangiano come possono: Matthew e la fidanzatina Stephanie da oggi in poi sono molto prudenti nel girare mano nella mano nel campus. Per Rachel, un’altra studentessa, la regola c’è ma è difficilmente applicata: “Se la infrangiamo riceviamo prima alcuni avvertimenti – spiega – e solo nei casi più gravi vengono convocati i genitori”. Lo conferma anche il vicepreside Hiram Celis: “Se sono in giro e vedo un comportamento inappropriato prima lo faccio presente ai ragazzi stessi, affinché loro capiscano che un gesto intimo come darsi la mano può portare a situazioni ben più intime”. “Si fa presto – gli fa eco il preside Kosh -: prima si danno la mano e poi li vedi sul prato a sbaciucchiarsi”.

Il caso della Culver City Middle School non è l’unico negli Usa. Altre scuole in Oregon e Texas, infatti, stanno attivando regole restrittive nei confronti dei contatti umani.

Tra i più restii alla regola è Michael Carr, portavoce dell’Associazione Nazionale Usa che riunisce i presidi delle scuole superiori: “Se i ragazzi si tengono per mano e non lo possono fare all’interno degli edifici scolastici, lo faranno quando escono e quindi il problema non è assolutamente risolto. Bisogna invece insegnare ai ragazzi quali sono i comportamenti appropriati e quali no, in modo tale che quando sono davanti a una scelta riescano a prendere quella giusta”. I dubbi sulla linea dura serpeggiano anche tra i docenti che dovrebbero applicarla. Claudette DuBois, insegnante di studi sociali, confessa di essere permissiva nei confronti della mano nella mano. “Baciarsi dietro un albero è qualcosa che esisterà sempre – spiega -. L’importante è vietare ogni modalità inappropriata di toccarsi”.

(27 dicembre 2005)

"Sono fascista ma non un razzista". Di Canio si difende dalle accuse


L’idolo della curva Nord ricorre contro la decisione del giudice sportivo
“Il saluto romano? Soltanto un gesto di appartenenza rivolto alla mia gente”

“Sono fascista ma non un razzista”
Di Canio si difende dalle accuse

BOLOGNA – “Sono un fascista, non un razzista”. Così Paolo Di Canio ha motivato il suo ricorso contro la decisione del giudice sportivo, che per il saluto fascista durante la partita Lazio-Juventus del 17 novembre scorso lo ha squalificato e condannato a una multa di diecimila euro. “Il saluto romano – continua l’attaccante laziale – lo faccio perché è un saluto da camerata a camerati, è rivolto alla mia gente. Con quel braccio teso non voglio incitare alla violenza, né tantomeno all’odio razziale”.

In un dotto e lungo ricorso d’urgenza, la Lazio ha chiesto non solo l’annullamento della squalifica, ma di riconoscere la legittimità e l’assoluta assenza di illeciti nel saluto romano, con la volontà di fare giurisprudenza, perché se qualcosa d’illecito c’è, sostiene l’avvocato, è la vigente normativa in tema di sanzioni sportive. Sarebbe, infatti, violato l’articolo 11 della Costituzione (quello che prevede il contraddittorio) perché il giudice sportivo decide “inaudita altera parte”, cioè senza che l’imputato venga sentito e possa spiegare la sua condotta. Un ricorso che, se accolto, modificherebbe il processo sportivo.

La difesa ha ricordato, inoltre, come la nostra Costituzione proibisca esplicitamente la ricostituzione del disciolto partito fascista, ma al contrario garantisca con chiarezza la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero. Secondo il ricorso, quindi, c’è reato di apologia di fascismo solo quando negli atti ci sia il fine di ricostruire il Pnf. Non sarebbe reato, dunque, il “semplice” saluto romano, che secondo Di Canio è solamente un segno di appartenenza e di esclusione di altri.

La difesa di Di Canio, che chiede l’annullamento della squalifica e della multa e di portare la questione alla Corte Federale, è stata affidata all’avvocato Gabriele Bordoni, figlio di un noto penalista nostalgico della romanità fascista e a sua volta esponente della destra radicale e sfegatato tifoso biancazzurro.

Ieri la Fifa aveva chiesto alla Federcalcio di acquisire il fascicolo dell’ufficio indagini per “stabilire in che misura il gesto ha violato il codice etico della Fifa stessa, entrato in vigore nel 2004, ma anche importanti regole disciplinari”.

Questo pomeriggio circa 500 ultras della Lazio hanno manifestato davanti alla sede della Figc di via Allegri. Con loro non c’è il calciatore biancazzurro, che in un primo momento aveva espresso il desiderio di essere presente insieme ai suoi tifosi: il suo legale, infatti, gli ha consigliato di non partecipare al sit-in.

(23 dicembre 2005)

(Nella foto: Il saluto romano alla fine della partita Lazio-Juventus del 17 dicembre scorso)

Enna, si allarga l'inchiesta: una quinta persona indagata


Si tratterebbe della mamma dei due minori già
indagati per omicidio insieme ai loro due “padrini”

Enna, si allarga l’inchiesta
una quinta persona indagata

di DANIELE SEMERARO

ENNA – Una quinta persona è indagata per l’omicidio di Francesco Ferreri, il tredicenne di Barrafranca (EN) ucciso a colpi di spranga venerdì scorso. Secondo fonti attendibili si tratta della madre dei due minori già indagati per l’omicidio insieme ai loro due “padrini”.

Il testimone segreto. La donna non è comunque la persona sentita in questi giorni nel massimo riserbo al comando provinciale dei Carabinieri di Enna (lontano dalla caserma di Barrafranca, dove si svolgono tutti gli interrogatori).

Violenza sessuale o spedizione punitiva. “L’inchiesta prosegue” è l’unico commento del sostituto procuratore di Enna Antonio Calaresu, e ciò lascia intendere che la pista della pedofilia rimane in piedi, anche se l’autopsia avrebbe escluso che Francesco ha subito violenze sessuali. Il ragazzo, però, potrebbe essere venuto a conoscenza di un giro di pedopornografia o addirittura aver subito tentativi di approccio, e quindi la sua morte sarebbe stata decisa per evitare che raccontasse quanto a sua conoscenza. D’altra parte sembra accreditata anche l’ipotesi della spedizione punitiva, che sarebbe scattata dopo che il fratello maggiore della vittima aveva rimproverato il compagno di doposcuola con il quale Francesco aveva litigato per un telefonino.

I risultati dell’autopsia. Francesco è stato ucciso con brutalità, diciassette colpi di spranga al capo, anche se l’arma del delitto non è stata comunque ancora trovata. I colpi sono stati inferti con violenza, quindi probabilmente da un adulto, dal quale il ragazzino avrebbe vanamente tentato di difendersi. Il numero dei colpi, tuttavia, potrebbe anche indicare che a colpire sia stata una persona non particolarmente forte, come un ragazzo che ha infierito per essere certo di avere ucciso.

Accusa infondata. È priva di fondamento, invece, la notizia secondo la quale in una delle auto sequestrate a due quarantenni di Valguarnera (EN), “padrini” dei due minorenni con i quali Francesco aveva litigato, i Ris avrebbero trovato tracce di sangue della vittima. In questo caso infatti ci sarebbe stata quella “prova schiacciante” che gli inquirenti cercano, e sarebbero già scattati provvedimenti cautelari.

Rimane da individuare, ora, il ragazzo o la persona che avrebbe chiamato Francesco la sera stessa in cui è scomparso, attirandolo forse inconsapevolmente in trappola. Francesco Ferreri si dice avesse paura del compagno di doposcuola con il quale aveva litigato, quanto del fratello quindicenne di questi, e difficilmente sarebbe uscito se uno dei due lo avesse invitato a raggiungerlo in strada.

(23 dicembre 2005)

(Nella foto: I rilievi dei Carabinieri sul luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere di Francesco Ferrera)

Tre algerini arrestati in Campania: "Terrorismo internazionale"


Operazione del Ros su richiesta della Procura di Salerno
I tre farebbero parte di una cellula jihadista internazionale

Tre algerini arrestati in Campania
“Terrorismo internazionale”

Le indagini svelano contatti con Londra, falsificazioni
di documenti e raccolta di fondi per finanziare il gruppo

di DANIELE SEMERARO

NAPOLI – Tre cittadini algerini, Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi sono stati arrestati, questa mattina, dai carabinieri del Ros, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno. L’accusa per i tre è di appartenere a una cellula terroristica collegata al Gspc, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento algerino.

L’indagine investigativa del Ros “Full Moon” era iniziata già nel 2003 e interessava un gruppo di algerini domiciliati nel napoletano e ritenuti di “oggettivo interesse” investigativo, soprattutto per gli stretti rapporti che questi mantenevano con Serai Khaled, elemento del Gspc.

Le accuse. La Procura della Repubblica di Napoli, esaminati i risultati complessivi delle indagini condotte dai Ros e ritenendo che vi fosse il pericolo di fuga, il 15 novembre scorso ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per associazione con finalità di terrorismo internazionale nei confronti appunto di Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi.

Nei confronti del primo per aver diretto e organizzato il gruppo operante a Napoli e in altre zone del territorio italiano, coordinando l’attività dei membri della cellula italiana, in raccordo con i vertici dell’organizzazione transnazionale. Nei confronti del secondo per aver partecipato all’associazione mantenendo i rapporti con altri affiliati presenti nel territorio italiano ed in altri Paesi europei.
Nei confronti del terzo per aver partecipato all’associazione, assicurando l’approvvigionamento di dichiarazioni di ospitalità e certificati di residenza fittizi in Italia.

Relazioni personali e internazionali. Uno dei sospettati, Bouhrama Yamine, dopo essersi allontanato dalla Campania, frequentava spesso a Vicenza Serai Khaled, con il quale per un certo periodo aveva anche condiviso l’abitazione. Le indagini dei Carabinieri hanno documentato l’oltranzismo ideologico, sfociante nel sentimento antiamericano e innegiante alla Jihad, ma anche i trascorsi in Grecia e Turchia e la conoscenza, seppure superficiale, di materiali utilizzabili per la fabbricazione di esplosivi.

Secondo i Carabinieri è inoltre chiaro il carattere internazionale del circuito di relazioni dell’algerino, che aveva specifici collegamenti con soggetti sospetti residenti in Francia e Inghilterra.

Raccolta di fondi. Sarebbe documentato anche un costante interesse alla raccolta di fondi effettuata nella moschea di Vicenza, dove Bouhrama chiedeva puntualmente i conti dell’ammontare donato da ciascun fedele, precisando che parte del denaro raccolto avrebbe dovuto sostenere la causa palestinese.

Proprio Bouhrama, a differenza di connazionali maggiormente orientati all’evoluzione della situazione in Algeria, per gli inquirenti ha una particolare attenzione per le situazioni di paesi dove è più stridente la contrapposizione tra l’Islam e il mondo occidentale, come Bosnia, Cecenia e Iraq.

Documenti falsi e contatti con Londra. Attraverso Bouhrama Yamine i Carabinieri sono poi arrivati ad altri suoi connazionali, tra cui soprattutto Larbi Mohamed. Di Larbi Mohamed sono stati documentati il coinvolgimento nell’attività di falsificazione di documenti di identità e i suoi rapporti con persone nel Regno Unito. Tra questi alcuni erano già in contatto con Bouhrama ed erano stati identificati dalla polizia britannica al momento degli arresti compiuti a Manchester il 14 gennaio del 2003. Uno dei componenti la cellula indagata uccise un agente della polizia locale.

L’attività del Gspc. Le indagini, con la cooperazione internazionale tra forze di polizia, hanno poi svelato particolari sulla costituzione, l’evoluzione e l’attuale articolazione del Gspc, i suoi collegamenti internazionali e le più recenti attività terroristiche in Algeria. Secondo gli inquirenti l’organizzazione in questione è tuttora quella più pericolosa per potenziale umano e materiale, visto anche il collegamento di elementi della cellula indagata con la struttura islamista già individuata nel Regno Unito ed inserita nel cosiddetto “ricin plot” nei primi mesi del 2003.

(23 dicembre 2005)

"Chi insulta i prof rischia caro". Pioggia di multe in due licei Usa


Singolare decisione in Connecticut: ufficiali di polizia presenti nell’edificio
per dare sanzioni ai ragazzi più indisciplinati. La preside: “Funziona”

“Chi insulta i prof rischia caro”
Pioggia di multe in due licei Usa

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – Tempi duri, almeno negli Stati Uniti, per gli studenti che a scuola non rispettano le elementari regole di comportamento. Due istituti del Connecticut hanno infatti da poco approvato un nuovo regolamento che terrà i ragazzi sull’attenti, nei confronti del loro linguaggio ma soprattutto del loro portafoglio.

Per combattere volgarità e parolacce diretti al personale docente e amministrativo della scuola, infatti, da alcune settimane alla Bulkeley High School e alla Hartford Public High School gli studenti che non si comporteranno bene riceveranno delle vere e proprie multe.

“La nuova legge prevede che alcuni ufficiali di polizia stazionino all’interno dell’edificio scolastico – spiega Miriam Morales-Taylor, preside della Bulkeley High School di Hartford, Connecticut, 1600 studenti – stacchino delle vere e proprie multe ai ragazzi che non si comportano correttamente”. La sanzione arriverà sotto forma di un ticket precompilato dal valore di 103 dollari, del tutto simile a quello già usato negli Stati Uniti per l’eccesso di velocità. Chi non pagherà il dovuto entro i termini previsti dalla legge sarà citato in giudizio e dovrà apparire davanti a un tribunale.

“Abbiamo preso questa decisione – aggiunge Morales-Taylor – dopo diversi gravi episodi ai danni dei nostri professori. Ora abbiamo bisogno di raggiungere un po’ di tranquillità, e certamente lo faremo tramite il linguaggio corretto e il giusto comportamento nei confronti dei docenti. Le multe saranno applicate – tranquillizza comunque la preside – solo nei casi estremi, quando cioè i ragazzi si rivalgono con toni eccessivamente duri o volgari nei confronti del personale”.

Da quando la nuova legge è entrata in vigore, da metà novembre, sono già state applicate venti multe, e sembra che gli episodi di comportamento scorretto stiano scendendo a dismisura, “segnale che dover pagare 103 dollari è un buon deterrente. Proprio questo pomeriggio – spiega ancora la preside – un ragazzi è venuto nel mio ufficio dopo aver ricevuto un ticket, ha chiesto scusa e ha promesso che non avrebbe più detto parolacce”.

(16 dicembre 2005)

(Nella foto: L’esterno della Hartford Public High School)

La Finanziaria affossa gli atenei. La Crui: "Siamo troppo penalizzati"


Grido d’allarme dei Rettori: “Lo sviluppo è legato a ricerca e formazione, ma con il maxiemendamento alla Finanziaria il Governo taglia ancora le risorse”

La Finanziaria affossa gli atenei
La Crui: “Siamo troppo penalizzati”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Gli atenei italiani “non potranno garantire una risposta adeguata alle giuste aspettative dei giovani e delle loro famiglie” se le politiche del governo non cambieranno. A lanciare il grido d’allarme, ancora una volta, la Conferenza dei Rettori (Crui), che accusa: “Si sta affossando l’università”.

Secondo l’Assemblea Generale della Crui dal maxiemendamento al disegno di legge Finanziaria presentato dal governo stanno per abbattersi “pesanti tagli” per formazione e ricerca. “Nonostante sia opinione da più parti condivisa che la ripresa dello sviluppo è legata alla ricerca e all’alta formazione, il Governo – fanno sapere dal Crui – non solo non investe in questi due settori, che sono le attività istituzionali delle università, ma ne decurta sensibilmente le risorse”.

I rettori in particolare esprimono un profondo sconcerto per la chiusura dimostrata dal Governo rispetto ad alcune questioni come le richieste d’integrazione del finanziamento delle università, che congiuntamente Ministro e Rettori avevano avanzato nelle scorse settimane; gli adeguamenti automatici delle retribuzioni del personale docente e i costi aggiuntivi per il contratto collettivo di lavoro del personale tecnico-amministrativo, che aumentano di circa 200 milioni di euro gli oneri finanziari per gli atenei e che sono necessariamente privi di copertura sui bilanci delle università stesse. L’Assemblea denuncia anche le pesanti decurtazioni del fondo per l’edilizia universitaria e la mancata riduzione dell’Irap per i docenti e il personale che nelle università si dedica istituzionalmente alle attività di ricerca.

La Crui sottolinea anche che “questa situazione pesantemente negativa giunge al termine di un periodo in cui i provvedimenti legislativi cruciali per l’università sono stati approvati attraverso accelerazioni del dibattito e delle decisioni parlamentari conseguenti”. “La grave penalizzazione subita dal sistema universitario con la presente legge Finanziaria – affermano i Rettori – renderà del tutto inapplicabili molte previsioni normative contenute negli stessi provvedimenti legislativi approvati”.

L’allarme arriva a poca distanza da quello congiunto Crui-Confindustria di un mese fa. “L’Italia sta rinunciando a investire sul proprio futuro” aveva detto Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’education, spiegando come “invece di riservare le risorse pubbliche aggiuntive al mondo accademico la Finanziaria prevede tre meccanismi in cui il risultato concreto è di ridurre di quattrocento milioni di euro il finanziamento per l’università”.

(15 dicembre 2005)