Cambia il clima, è allarme: "Specie animali a rischio"


Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, evidenzia come
il riscaldamento del globo stia minacciando la biodiversità

Cambia il clima ed è allarme
“Molte specie animali a rischio”

Lo zoologo Bruce Young: “Ma ora abbiamo a disposizione armi
più adeguate per difendere le popolazioni animali minacciate”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Il cambiamento nel clima globale sta causando l’estinzione di specie” e “le epidemie pilotate dal clima costituiscono una minaccia immediata alla biodiversità”. A lanciare l’allarme è una ricerca pubblicata questa settimana sulla prestigiosa rivista scientifica Nature condotta da un gruppo internazionale, coordinato da Alan Pounds, e svolta al Centro Monteverde di scienze tropicali di Puntarenas, in Costa Rica. La dimostrazione che il riscaldamento globale sta favorendo la diffusione di epidemie e malattie infettive arriva dalle piccole rane arlecchino (Atelopus) dai colori vivacissimi: il riscaldamento, infatti, sta provocando la scomparsa di intere popolazioni di anfibi, minacciandole di estinzione.

Per la prima volta, lo studio approfondisce i motivi della progressiva scomparsa di almeno i due terzi delle 110 specie di rane arlecchino registrata fra il 1980 e il 1990. Dati alla mano, risulta infatti che il clima più caldo ha favorito la comparsa di un fungo patogeno che cresce sotto la pelle degli anfibi (Batrachochytrium dendrobatidis) e che ha aggredito il 67% delle 110 specie di rana arlecchino, praticamente ormai scomparse dai territori dell’America centrale e meridionale, loro habitat naturale. “La malattia è il colpo di grazia per le rane, ma a premere il grilletto è il cambiamento climatico”, sottolinea Pounds nella ricerca, lanciando l’allarme: “Se non s’interverrà velocemente il riscaldamento globale provocherà una seria perdita della biodiversità”.

Nel Sudamerica il riscaldamento globale starebbe accelerando la formazione di nubi nella zona dei tropici, riducendo le temperature durante il giorno e aumentandole durante la notte. Queste condizioni climatiche, osservano gli studiosi di Puntarenas, non soltanto sono ottimali per la crescita del fungo (che nasce e si riproduce in modo ideale a temperature comprese fra i 17 e i 25 gradi), ma lo rendono ancora più letale. “Lo studio – si legge su Nature – dimostra che il riscaldamento globale sta portando anche all’estinzione di alcune specie e che le epidemie pilotate dai cambiamenti climatici costituiscono un’immediata minaccia per la biodiversità”.

Le preoccupazioni dei biologi non nascono adesso: gli studi, infatti, vanno avanti dal 1990, quando fu segnalata per la prima volta la progressiva decimazione delle popolazioni di anfibi. Per gli scienziati si spiega così una parte consistente dei dati internazionali (pubblicati nel 2004) relativi alle specie di anfibi minacciate di estinzione e secondo i quali è a rischio circa un terzo delle seimila specie di anfibi esistenti nel mondo (un numero decisamente più esteso rispetto a quello finora registrato in qualsiasi altra specie).

Ma dagl esperti arriva anche una buona notizia: spiega infatti lo zoologo Bruce Young (che ha partecipato alla ricerca) che aver compreso il meccanismo all’origine della scomparsa degli anfibi “permette di avere a disposizione armi più efficaci per difendere le specie minacciate”.

(11 gennaio 2006)

(Nella foto: la rana arlecchino)

Londra, allarme istruzione. Un milione di ragazzi a rischio


Da un rapporto ufficiale il dato allarmante: oltre 1500 scuole sotto gli standard. Il ministro dell’educazione: “Gli istituti peggiori saranno chiusi”

Bufera sul sistema educativo inglese
a rischio un milione di ragazzi

E nessuno più vuole fare il preside: forte calo nel numero delle domande

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Circa un milione di bambini e ragazzi studiano in Inghilterra in scuole carenti, anche se il numero di queste è in diminuzione. Lo afferma un rapporto ufficiale del National Audit Office (l’ufficio nazionale britannico di controllo della pubblica amministrazione) che ha fatto molto scalpore nell’opinione pubblica inglese.

Dal rapporto, inoltre, risulta che è in calo il numero degli insegnanti che fanno domanda per diventare presidi, e questo dato sembra riflettere la percezione di un’eccessiva pressione su tale categoria e di una minore sua attrattiva.

Secondo il Nao, in particolare, alla scorsa estate erano 1557 le scuole “poco performanti” e 242 gli istituti con prestazioni completamente insufficenti (anche se, bisogna ammettere, il numero di queste ultime è decisamente calato: nel 1998 le scuole totalmente inadeguate erano 515). Le scuole carenti, aggiunge il rapporto, sono il 23% circa di quelle secondarie e il 4% di quelle elementari.

“Sebbene il numero delle scuole dalla prestazione insufficiente sia diminuito è tragico che così tanti allievi ancora non ricevano l’istruzione che meritano” ha commentato Edward Leigh, presidente della commissione conti pubblici della Camera dei Comuni. “La maggior parte di queste scuole hanno bisogno di migliori dirigenti e amministratori, di più alti standard d’insegnamento e di un appoggio più efficace delle autorità locali”, ha aggiunto.

“A nessun istituto scolastico sarà permesso di rimanere debole: tutte le scuole che entro un anno non mostreranno segnali di miglioramento andranno incontro alla chiusura”, ha affermato, molto seccato, il ministro dell’istruzione britannico Jacqui Smith, aggiungendo che nei prossimi mesi le ispezioni si moliplicheranno. “Standard migliori, migliori metodi d’insegnamento e riforme – ha aggiunto – contribuiranno a migliorare anche quegli istituti che ora chiamiamo ‘poco performanti'”.

“Voglio puntualizzare che da quanto emerge dal mio rapporto annuale sullo stato dell’educazione in Inghilterra – ha poi dichiarato David Bell, capo degli ispettori del ministero dell’istruzione inglese – la maggior parte delle scuole britanniche sono buone. E molte di queste non sono solo buone ma eccellenti, e forniscono ai propri alunni un’eccellente educazione. Molti istituti – ha aggiunto – stanno affrontando delle difficoltà. Quello che conta però è che sono sicuro che non rimarranno nella mediocrità”.

E sull’altro problema, quello del reclutamento dei presidi, con più di un quarto delle scuole primarie che dall’anno scorso non hanno un direttore fisso, il rapporto chiede che si faccia di più per incoraggiare i docenti a intraprendere la carriera di preside e che l’ente cui sono affidate le ispezioni si concentri sulle scuole che mostrano segni di debolezza, riducendo il tempo dedicato a quelle migliori.

(11 gennaio 2006)

Cassano dimagrisce, debutto vicino


La prima settimana dell’ex-romanista a Madrid è caratterizzata
da allenamenti e dieta differenziata: l’obiettivo è perdere altro peso

Cassano ha perso un chilo e mezzo
si avvicina il debutto nella Liga

di DANIELE SEMERARO

MADRID – L’inserimento di Antonio Cassano nel Real Madrid prosegue a ritmo serrato: il fantasista barese ha infatti già perso un chilo e mezzo e potrebbe debuttare con i Galacticos al Bernabeu domenica prossima (ultima giornata del girone d’andata del campionato spagnolo) nella partita contro il Siviglia.

Cassano, reduce da due settimane di inattività, sta seguendo un programma differenziato, tutto corsa, palestra e bicicletta, che dovrebbe riportarlo al peso forma entro pochi giorni. Durante il week-end il giocatore ha effettuato una doppia sessione di allenamento: 4 serie di corsa, all’85% della sua frequenza massima cardiaca, poi un’ora e mezza di pesi in palestra.

Secondo il preparatore atletico madridista e la dietologa brasiliana, Cassano deve dimagrire di almeno cinque chili in pochi giorni. E così, oltre agli allenamenti differenziati, sta seguendo una dieta a base di pollo e riso, con divieto assoluto di mangiare formaggi e dolci e di bere bevande gassate e alcoliche.

Ma l’ex romanista ha anche altri “problemi” da affrontare: sta infatti decidendo dove prendere casa. La scelta più accreditata è la ex-dimora di Arrigo Sacchi: è in città, come preferiscono il giocatore e la fidanzata Rosaria, e non è lontana dallo stadio Bernabeu.

(10 gennaio 2006)

(Nella foto: Antonio Cassano e il preparatore atletico Antonio Mello)

Cocaina, Bachini ancora nei guai. Era recidivo, rischia la radiazione


Il giocatore, trovato positivo nel 2004, venne squalificato
per un anno. Pescante: “I provvedimenti siano esemplari”

Cocaina, Bachini di nuovo positivo
adesso rischia la radiazione

Luigi De Canio, allenatore del Siena: “Mi sembra tutto
assurdo, speriamo di trovarci di fronte a un errore”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il calciatore Jonathan Bachini è nuovamente risultato positivo all’antidoping per cocaina. Il centrocampista del Siena, che fu trovato positivo alla stessa sostanza già quando giocava nel Brescia ed è quindi recidivo, rischia una sanzione pesantissima, se non la radiazione.

Bachini, secondo quanto rende noto un comunicato del Coni, è risultato positivo per “methylecgonine, metabolita di cocaina”, al controllo ordinario a cui è stato sottoposto il 4 dicembre scorso, in occasione della partita del campionato di serie A Lazio-Siena.

La Federazione Medico Sportiva Italiana ha ricevuto e trasmesso al Coordinamento Antidoping del Coni il caso di registrata positività di Bachini, e a sua volta il Coni ha informato la Federazione, con cui ha proceduto all’abbinamento codice-atleta.

Il giocatore adesso rischia di chiudere la carriera. Quando fu trovato positivo alla stessa sostanza, nel settembre 2003, Bachini fu squalificato per nove mesi, pena poi aumentata a un anno dalla Caf.

Luigi De Canio, allenatore del Siena, appena ricevuta la notizia si è detto “molto sorpreso”: “Mi sembra tutto assurdo. Aspettiamo che si compia tutto l’iter del caso prima di condannare il giocatore. Speriamo di trovarci di fronte a un errore – ha aggiunto -: ho sempre puntato tantissimo su di lui. Sapevo che era difficile recuperarlo ad alti livelli dopo un anno di attività, ma ho sempre pensato che le sue motivazioni el asua qualità potessero essere un’arma vincente per noi. Ora questa nuova tegola, mi dispiace soprattutto per l’uomo”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Mario Pescante, sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo Sport: “È un doping molto specifico perché questa sostanza non è dopante ma è droga. Il fenomeno è preoccupante e incomprensibile. È accaduto a Maradona e ad altri. Non capisco: in un mondo così brillante e ricco sembra strano che ci siano forme di droga”. Pescante ha anche aggiunto che il numero delle positività “è alto per non preoccuparsi” e che ora “i provvedimenti devono essere esemplari”.

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: Il centrocampista del Siena Jonathan Bachini)

Un’altra vittima alla Dakar. Muore il centauro Caldecott


Tragedia in Mauritania: il campione della Ktm è deceduto
dopo la caduta al chilometro 250 della nona tappa

Dakar, tragica caduta in Mauritania
muore l’australiano Caldecott

Dal 1979 il rally ha tolto la vita a 50 persone tra partecipanti, pubblico
e membri della carovana. L’anno scorso morirono Perez e Meoni

di DANIELE SEMERARO

KIFFA (Mauritania) – Ancora un morto alla Dakar: il pilota australiano Andy Caldecott, 41 anni, è deceduto durante la nona tappa del rally. La caduta mortale al chilometro 250 della prova tra Nouakchott e Kiffa (599 Km in totale), in Mauritania.

“La morte di Caldecott è stata istantanea ed è avvenuta per trauma cervicale – ha precisato il direttore della prova Etienne Lavigne -. La notizia del decesso è arrivata alle 11.57. Una ventina di minuti dopo un elicottero di soccorso si era già posato sul luogo dell’incidente. I medici, però, non hanno potuto far altro che constatare che il pilota era già morto. Rispetto all’edizione precedente – ha dichiarato Lavigne – abbiamo adottato delle misure di sicurezza: abbiamo imposto un limite di velocità e ridotto l’autonomia delle moto più leggere. Caldecott si trovava su un tratto molto rapido, ma era entro i limiti”. Lavigne ha anche annunciato di voler comunicare personalmente la notizia della sciagura ai piloti che raggiungeranno il traguardo di Kiffa: “È con loro – ha detto – che si prenderà una decisione sul prosieguo della gara”.

Al termine dell’ottava tappa, Caldecott era sesto in classifica a circa nove minuti dal leader, il francese David Casteu. La partecipazione all’edizione in corso del Rally Dakar non era nei suoi programmi, ma non si era tirato indietro quando, lo scorso mese, era stato chiamato a rimpiazzare lo spagnolo Jordi Duran, costretto a dare forfait per un infortunio.

Caldecott era iscritto al raid con il team Repsol-Redbull, e lo scorso anno era giunto al traguardo di Dakar chiudendo al sesto posto in classifica generale. Originario di Keith, nel sud-est dell’Australia, sposato e con un figlio, durante la scorsa edizione subì la frattura di una caviglia a causa di una caduta; nel 2004, invece, partecipò alla gara grazie ad una raccolta di fondi organizzata dai suoi concittadini. Tra i suoi trofei anche la vittoria, per quattro volte di seguito (dal 2000 al 2003), dell’Australian Safari.

Dal 1979, l’anno della prima edizione della Dakar, il raid ha tolto la vita a cinquanta persone tra partecipanti, pubblico e membri della carovana. Il centauro australiano è la ventitreesima vittima tra coloro che prendono parte alla gara. L’anno scorso morirono due grandi campioni del motociclismo internazionale: lo spagnolo Juan Manuel Perez e l’italiano Fabrizio Meoni.

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: L’australiano Andy Caldecott)

Billè interrogato per quattro ore. "Esco assolutamente confortato"


Il presidente (ora sospeso) Confcommercio indagato per appropriazione indebita, è stato interrogato dai pm romani sui “fondi del presidente”. I rapporti con Ricucci

Billè interrogato per quattro ore
“Esco assolutamente confortato”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il presidente autosospesosi di Confcommercio, Sergio Billè, è stato interrogato per oltre quattro ore, questa mattina, dai pubblici ministeri romani. Assistito dal suo legale di fiducia, Titta Madia, Billè ha replicato punto per punto ai rilievi avanzati dai magistrati Rodolfo Sabelli e Giuseppe Cascini.

“Sono sereno e tranquillo e pronto a rispondere a qualsiasi domanda”, aveva esordito questa mattina, varcando i cancelli della cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio, aggiungendo di sentirsi preoccupato per “questa campagna di stampa”.

L’accusa per Billè è di appropriazione indebita, con riferimento all’uso dei “fondi del presidente”, somme corrispondenti cioè a circa 20 milioni di euro che annualmente la Confcommercio, come hanno contestato i magistrati della Procura di Roma, vengono usati per interventi extra bilancio. Secondo l’accusa, il 75% dei fondi sarebbero stati usati indebitamente da Billè insieme ad altre tredici persone, tra cui alcuni dirigenti della Confcommercio, tutti coinvolti nell’inchiesta. Per la difesa, i “fondi del presidente” sarebbero sarebbero stati, invece, gestiti in perfetta conformità alle delibere emanate dagli organismi di rappresentanza della Confcommercio.

Al centro della vicenda ci sarebbe anche l’anticipo di 39 milioni di euro, che nel dicembre del 2004 Billè versò all’imprenditore Stefano Ricucci, per l’acquisto di un palazzo che doveva essere destinato a nuova sede della Confcommercio. “I 39 milioni versati come anticipo per l’acquisto dell’immobile? – ha detto Billè – Sono affari di Ricucci cosa ne abbia fatto. Per noi quello era un momento finalizzato all’acquisto dell’immobile che poi è stato perfezionato il 19 dicembre”.

Nell’ambito di questa istruttoria, recentemente erano stati disposti sequestri e perquisizioni che hanno portato al recupero di una settantina di milioni di euro e al recupero, nell’abitazione di Billè, di opere d’arte, mobili e altri oggetti di ingente valore. Secondo la difesa, però, le opere d’arte e gli arredi sarebbero tutti stati inventariati e regolarmente catalogati presso la Confcommercio; si trovavano a casa del presidente perché in attesa di venire trasferite nella nuova sede.

“Le risposte date – ha dichiarato dopo il faccia a faccia con gli inquirenti il difensore Titta Madia – sono state assolutamente chiare, e nella massima tranquillità”.

“Avevo chiesto di essere ascoltato e questo è stato possibile oggi – ha dichiarato Billè dopo l’interrogatorio -. Esco assolutamente confortato dal colloquio con i pubblici ministeri. Credo di aver chiarito ogni questione, anche fornendo documentazione che probabilmente i magistrati non avevano. Esco ulteriormente rafforzato dall’aver operato per far crescere Confcommercio e nel rispetto delle delibere e dei poteri che mi erano stati conferiti”. Tra i documenti portati in Procura da Billè ci sarebbe anche la delibera di Confcommercio del 1974, che assegnava pieni poteri al presidente. Una delibera, secondo l’avvocato Madia, “frutto di una scelta politica confermata dagli organi statuari nel 1995”.

Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì, quando il tribunale del riesame di Roma dovrà decidere sul ricorso degli avvocati di Billè, che hanno chiesto la revoca del provvedimento di sequestro delle opere d’arte.

(5 gennaio 2006)

(Nella foto: Sergio Billè)

Effetto codice. Seicentomila visitatori in più al Louvre


Sempre più i turisti che visitano Francia e Inghilterra spinti dalla curiosità
di visitare i luoghi dov’è ambientato il best-seller. E i tour-operator si attrezzano

Boom per i tour del “Codice da Vinci”
al Louvre 10% in più di visitatori

E ora il fenomeno inizia a diffondersi anche nel nostro Paese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Luoghi apparentemente sconosciuti diventano pellegrinaggio di migliaia di turisti, luoghi molto conosciuti aumentano di centinaia di migliaia di unità i propri visitatori. Accade sempre più in Francia, come in Scozia o in Italia, che i flussi turistici siano influenzati da libri o film.

È il caso, ad esempio, del museo parigino del Louvre, visitato, nel corso del 2005, da oltre sette milioni e trecentomila persone: un aumento di seicentomila visitatori in un solo anno (nel 2004 erano stati sei milioni e settecentomila). Un record, spiega l’amministratore generale del museo Didier Selles, “di cui è positivamente responsabile, in parte, Dan Brown”, autore del thriller best-seller “Il Codice Da Vinci”. “E il museo – ammette Selles – si aspetta un ulteriore e vertiginoso aumento di visitatori a partire dalla prossima primavera, quando uscirà nelle sale il film ispirato al libro”, girato in un’ala del museo, con Tom Hanks e Audrey Tautou e diretto da Ron Howard

Si attende un successo talmente eclatante che i produttori del film stanno prendendo in considerazione l’idea di proiettare la prima europea del film proprio all’interno del museo parigino. “Per far fronte alla crescita di visitatori – ammette l’amministratore generale – la direzione del Louvre ha aumentato il personale all’ingresso (le file per entrare non sono più lunghe di 15 minuti) e ha aperto nuove sale, portando quelle chiuse dal 25 al 13% del totale”.

I tour del Codice. Il successo straordinario del libro ha indotto moltissimi tour operator (alcuni, addirittura, sono nati appositamente) a creare viaggi organizzati e visite delle città con tappe nei luoghi principali della vicenda. Se ci si reca a Parigi, ad esempio, si potrà alloggiare all’hotel Ritz (dove dorme il protagonista della vicenda), e dopo una visita al Louvre si potrà noleggiare una Smart (tutto secondo copione) e percorrere gli Champs-Élysées, visitare la Gare Saint-Lazare e il Bois de Boulogne, senza dimenticare di fare un giro alla chiesa di Saint-Suplice.

Stessa situazione se ci si reca a Londra (tour guidati a Fleet Street, alla chiesa circolare Temple Church e al King’s College). Fino ad arrivare alla Rosslyn Chapel, una stupenda chiesa gotica a forma di U che si trova in un villaggio di minatori in Scozia. La chiesa, fino a pochi anni fa sconosciuta al grande pubblico, è uno dei luoghi dove il protagonista cerca il Sacro Graal. E così, fiutato l’affare, anche i responsabili della chiesetta si sono attrezzati, e hanno creato un sito internet molto funzionale in cui si può leggere la storia della chiesa, i riferimenti alle vicende del libro, ma anche un negozio virtuale in cui comprare, senza muoversi da casa, i numerosi souvenir, anch’essi ideati appositamente per l’occasione.

E così, da Londra a New York, si moltiplicano i tour, di 3, 7 ore o anche di diversi giorni per seguire le tracce che portano al Sacro Graal. Per un giro guidato di una giornata a Parigi si arrivano a spendere anche 400 euro. Poco più economico quello londinese: 300 euro per due persone. 3000 euro (viaggio incluso) per i viaggiatori d’oltrealtlantico. E si è attrezzato pure il castello di Villette, anch’esso un luogo chiave della storia di Robert Langdon, che propone un pacchetto con pernottamento per sei giorni e cinque notti all’interno del castello, la visita all’ala Denon del Louvre, un pranzo all’hotel Ritz, la visita di Saint-Sulpice, e un pomeriggio di discussione per rileggere insieme i passi più importanti del libro e guardare alcuni documentari. Il tutto per 4300 euro a persona.

Tutti (o quasi) contenti, a sentirli, i turisti. “È stato incredibile – ammette Luisa di Bergamo in trasferta nella capitale francese -. Sono finalmente riuscita a vedere dal vivo tutte le opere citate nel libro, e ho anche cercato di percorrere i luoghi dove è iniziata la vicenda”. Dello stesso parere anche Bill, dal Minnesota, in fila per entrare al Louvre: “Ho visitato Parigi almeno sei volte e la conosco molto bene. Ma ammetto che non sarei mai tornato qui al museo se non avessi letto il libro”.

Ma non tutti sono felici di questa moda, soprattutto i francesi, che spesso si vedono “depauperati” della propria tradizione storica. “È per questo che siete venuti a visitare la Francia? Solo per seguire i luoghi riportati in un libro di fantasia?” continuano a ripetere molti intellettuali d’oltralpe. E c’è anche chi, come il parroco della chiesa di Saint-Sulpice, “combatte” tutti i giorni contro l'”assalto” dei turisti: “Vengono qui a chiedermi dov’è avvenuto l’assassinio, e io continuo a dire a tutti che qui non è avvenuto alcun fatto di sangue. E poi quello che c’è scritto nel libro è tutto sbagliato, la descrizione dell’architettura, delle opere d’arte, dei documenti e dei rituali segreti che sono custoditi qui… qui non c’è proprio alcun segreto!”.

I tour anche in Italia. Una “moda” che si sta diffondendo anche tra i visitatori del nostro Paese. A Roma, ad esempio, è ambientato “Angeli e Demoni”, altro fortunato libro di Dan Brown, la cui vicenda si svolge tra il Vaticano e numerose chiese della Capitale. Ebbene, già dopo pochi mesi dalla pubblicazione del libro sono fiorite diverse società, tra cui la “Tour ufficiale di Angeli e Demoni”, che promette di far visitare la chiesa di Santa Maria del Popolo, piazza San Pietro, il Pantheon, Piazza della Minerva, Castel Sant’Angelo e il Passetto di Borgo: 4 ore per 49 euro a persona. Ma c’è anche la possibilità di soggiornare all’Hotel Bernini, altro luogo simbolo della vicenda. Il tour è disponibile – e immaginiamo che avrà molto successo – anche per le gite scolastiche: 35 euro a persona.

E sulla scia dei boom letterari, anche i film ora creano nuovi “luoghi turistici”: è successo, ad esempio, ad Agliè Canavese, in provincia di Torino. Nel Castello Ducale, fino a pochi anni fa sconosciuto, è stata girata la fiction “Elisa di Rivombrosa”, e da diversi mesi ormai si registra un aumento vertiginoso di visite: sono passati da 100 (prima della popolarità) a quasi mille i biglietti staccati ogni giorno. “Quando i visitatori capiscono che il castello e il comune di Rivombrosa non esistono – spiega Cinzia Michelizza, una delle guide – ci rimangono decisamente male. Per la maggior parte delle persone che si sono appassionate alla storia d’amore risulta difficile pensare che questa sia stata solo il frutto della fantasia di un autore”.

(5 gennaio 2006)

(Nelle foto: L’entrata del museo del Louvre, a Parigi; La Rosslyn Chapel, in Scozia; Il Castello Ducale di Agliè Canavese (TO), dov’è stato girato “Elisa di Rivombrosa”)

»GALLERIA DI FOTO: I LUOGHI DEL “CODICE DA VINCI”

Ha nove milioni di cifre: è il numero più grande


Due matematici dell’Università del Missouri con oltre 750 computer dislocati in tutto il mondo hanno calcolato il più grande numero primo di Mersenne

Calcolato il numero più grande
ha ben nove milioni di cifre

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Due professori statunitensi, Curtis Cooper e Steven Boone dell’Università del Missouri, hanno annunciato di aver ottenuto il numero più grande mai calcolato: è il 2 elevato alla 30.402.457 meno 1 (2^30402457 -1), un numero “astronomico” con ben nove milioni di cifre.

Il calcolo è stato effettuato grazie all’ausilio di 750 computer, alcuni dislocati nel campus dell’università, altri nelle case di docenti, ricercatori, studenti e altri appassionati in giro per il mondo.

Ma com’è “spuntato fuori” il numero? Grazie al Gimps (Great Internet Mersenne Prime Search), un progetto di calcolo distribuito per ottenere i numeri primi di Mersenne, a cui possono contribuire da casa tutti gli appassionati che ne facciano richiesta. Scaricando e installando un apposito software, il computer si collega grazie a internet a un server centrale e, quando il processore del proprio pc è poco occupato da altre operazioni (il che, ad esempio, può avvenire quando si scrive un testo o quando parte lo screen-saver), inizia a effettuare i calcoli e invia i risultati al server. Il progetto è nato nel 1996 grazie al matematico George Woltman e ha la sua base operativa a Orlando, in Florida. Fino ad ora ha scoperto 9 numeri primi dei 43 numeri di Mersenne finora conosciuti.

Ma che cos’è esattamente un numero di Mersenne? Secondo la definizione tecnica è un numero primo che è uguale a un numero primo, potenza di due, meno uno. Questa definizione potrebbe apparire un po’ difficile, ma se facciamo un calcolo su un numero piccolo sarà facilmente svelata.

31, ad esempio, è un numero primo di Mersenne perché 2^5 -1 = 31. Infatti la potenza, 5, è un numero primo, 2^5 = 32 e 32-1=31.

Stessa cosa per il numero 7: 2^3 -1.

Il progetto di calcolare i numeri primi di Mersenne alla Central Missouri State University è iniziato nel 1997, quando il matematico Curtis Cooper mise in rete quattro computer con sistema operativo Linux nel laboratorio di Scienze del Dipartimento di Matematica. e andò avanti fino al 1998, quando vennero aggiunti altri 26 computer. Da quel momento, insieme al collega Steven Boone, i due capirono che poteva essere utile entrare nel progetto mondiale del Gimps, che avrebbe portato le capacità di calcolo a oltre 700 elaboratori sparsi per il mondo. Prima di arrivare al numero, sono stati testati 29305 esponenti, utilizzando, complessivamente, 67955 cpu-years (unità che misura gli anni di vita del processore di un computer).

(3 gennaio 2006)

(Nella foto: Curtis Cooper e Steven Boone e il programma di calcolo)

Cassano al Real, ultimi dettagli. Attesa per l'annuncio ufficiale


Emissari spagnoli al centro di Trigoria per chiudere l’affare
È fatta, manca soltanto la comunicazione del trasferimento

Cassano al Real, ultimi dettagli
Attesa per l’annuncio ufficiale

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il tormentone degli ultimi mesi potrebbe concludersi entro poche ore. È tutto pronto, infatti, per la firma definitiva che darà l’ok al trasferimento di Antonio Cassano dalla Roma al Real Madrid. Le parti si stanno incontrando in queste ore a Trigoria.

Il Real Madrid, secondo quando riferisce il quotidiano spagnolo “Marca”, dovrebbe versare nelle casse giallorosse cinque milioni di euro (a fronte degli otto inizialmente chiesti dalla Roma). Il talento barese avrebbe un contratto fino al 2011.

Che l’arrivo di Cassano al Real sia ormai certo è confermato dal fatto che si sbilancia anche il tecnico delle “merengues”, Juan Ramon Lopez Caro: “Se arriva dovrà mettersi al lavoro e con il suo contributo potrebbe rendere ancora più grande questo club. Se lo conosco come giocatore? So che ha fantasia, molta qualità e fiuto del gol. È un giocatore di categoria internazionale, che riunisce grandi doti”.

Non si sbilancia invece Luciano Spalletti. “Parlando col ragazzo ho avuto l’impressione che sia suo desiderio andare a fare nuove esperienze”, dice il tecnico giallorosso che non aggiunge altro perché “ancora in attesa” di ulteriori sviluppi.

(2 gennaio 2006)

(Nella foto: Antonio Cassano)

"Scegliamo le nuove Sette Meraviglie". Via al sondaggio tra i siti architettonici più belli del mondo


Una società collegata all’Unesco ha lanciato un sondaggio per eleggere – come nell’antichità – i siti architettonici che rappreseno l’umanità. I risultati il prossimo anno

“Scegliamo le nuove 7 Meraviglie”
Le costruzioni più belle del mondo

di DANIELE SEMERARO

ROMA – E se il Colosseo, dal prossimo anno, entrasse a far parte delle sette (nuove) meraviglie del mondo? Potrebbe accadere realmente. Una fondazione svizzera ha aperto un sondaggio, che sarà effettuato per telefono durante tutto il 2006, per scegliere le sette costruzioni architettoniche più belle del pianeta da un paniere di 21 luoghi celebri a livello mondiale.

E così, dal prossimo anno, le piramidi di Cheope, il colosso di Rodi o i giardini pensili di Babilionia potrebbero essere sostituiti dall’antica città giordana di Petra o da Stonehenge o dalla grande muraglia cinese. I luoghi-vincitori saranno annunciati il primo gennaio 2007.

La lista da cui scegliere include anche un cospicuo numero di candidati “moderni”, come la Torre Eiffel, la Statua della Libertà o la Sydney Opera House. A queste si aggiungono anche l’Acropoli di Atene, l’Alhambra in Spagna, il palazzo Angkor in Cambogia, la piramide Chichen Itza in Messico, il tempio di Kyomizu a Kyoto, il Cremlino, le piramidi di Giza, l’indiano Taj Mahal e il Timbuktu, nel Mali. Ancora, il peruviano Machu Picchu, Hagia Sophia a Istanbul, il castello Neuschwanstein di Füssen (Germania), la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro e le statue dell’Isola di Pasqua, in Cile. Per entrare a far parte della nuova lista, le “meraviglie” dovevano essere state tutte costruite dall’uomo e il loro stato di conservazione doveva essere almeno accettabile.

La classifica, ha dichiarato la New Seven Wonders Foundation, che tra i suoi membri include anche l’Unesco, serve a lanciare un grido d’allarme sulla distruzione dell’eredità culturale mondiale.

Le sette meraviglie del mondo, vestigia che i greci e i romani consideravano come le realizzazioni architetturali perfette dell’antichità, sono state selezionate, oltre 2000 anni fa, dal filosofo greco Filone di Bisanzio. Sei di loro (la statua di Zeus ad Olimpia, in Grecia; il tempio di Artémis ad Efeso e il mausoleo di Alicarnasso, in Turchia; i giardini pensili di Semiramide a Babilonia, nell’attuale Iraq; il colosso di Rodi, in Grecia e il faro di Alessandria d’Egitto) sono state distrutte da incendi, devastazioni e terremoti. Solo la Grande Piramide di Cheope, costruita nel 2590 a.C., è ancora intatta.

(2 gennaio 2006)

(Nella foto: Il Taj Mahal, emblema turistico dell’India)

Il mio ricordo del Prof. Cultrera

Lumsa News mi ha chiesto di scrivere un mio breve ricordo del Prof. Cultrera.

di DANIELE SEMERARO

Ho conosciuto il Prof. Cultrera, come tanti altri miei colleghi, entrando a far parte, due anni fa, di Lumsa News. Abbiamo lavorato gomito a gomito fin dai primi giorni, quando ci chiese, in una riunione che ancora ricordo perfettamente, di elencare quali fossero gli elementi grafici da migliorare per rendere il nostro settimanale più accattivante. Da quel momento è iniziata una lunga discussione, sempre scherzosa e molto costruttiva, che non si è praticamente mai interrotta, in cui io proponevo alcune migliorie e puntualmente lui le “smontava”, fornendomi delle motivazioni che mi hanno fatto molto crescere e che mi hanno fatto amare (e, soprattutto, imparare) il “mestiere” del lavoro di desk e dell’impaginazione. Nozioni che spesso, durante i mesi di stage che ho effettuato, mi hanno aiutato a risolvere, da solo, situazioni anche molto complesse. Ancora ricordo quando a me e Rosanna è stato proposto di lavorare per un numero speciale dedicato all’emissione di un francobollo per la Lumsa: un viaggio a tutto campo nell’oscuro e inaccessibile mondo della filatelia, reso possibile solo grazie ai preziosi consigli e all’aiuto sempre attento e costante del Professore. Oppure, ancora, ricordo quando il Professore mi ha chiesto di assisterlo, durante alcune delle sue lezioni all’università, per spiegare agli studenti il funzionamento di alcuni software per costruire siti web. L’ultimo ricordo, quello più forte, quando sono andato da lui per chiedergli di essere il mio relatore della tesi di laurea. Un momento importante, in cui il Professor Cultrera, preso dall’entusiasmo, ha iniziato a darmi mille consigli… parlava di bibliografie, citava biblioteche virtuali, università americane… e io che non sapevo nemmeno da dove cominciare! Una tesi di laurea alla quale purtroppo il “mio” relatore, per motivi di salute, non è potuto essere presente, ma che io ho sentito molto vicino nella splendida lettera di presentazione che ha scritto e che è stata letta prima della discussione.
Un insegnante a volte burbero, a volte eccessivamente puntiglioso, ma a cui devo sicuramente l’acquisizione di un metodo di lavoro che mi accomaccompagnerà per tutta la vita.

A Roma il Capodanno dei dj. "Alla ricerca dell'estasi collettiva"


Claudio Coccoluto, promotore di “Amore 06”, ci racconta com’è nato il più importante evento dance organizzato a Roma per l’ultimo dell’anno

A Roma il Capodanno dei dj
“Alla ricerca dell’estasi collettiva”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Musica house, techno, elettronica, hip pop. Tutto questo è “Amore 06 Capodanno a Roma”, che è considerato il più importante evento dance organizzato per l’ultimo dell’anno in Italia. Allestito in tre aree della Fiera di Roma, il megaraduno ospiterà per tutta la notte, a partire dalle 22 del 31 dicembre fino alle 8 del primo gennaio, concerti, performance musicali e videoproiezioni, e si propone l’obiettivo di raccogliere una fascia di pubblico il più ampia possibile, grazie anche al biglietto d’ingresso a prezzo accessibile (35 euro).

Abbiamo chiesto a Claudio Coccoluto, uno dei dj italiani più affermati a livello internazionale nonché uno degli organizzatori, insieme al Comune di Roma e a Radio Deejay, com’è nata l’idea di creare, a Capodanno, un evento così importante.

“Siamo partiti l’anno scorso in controtendenza, quasi per scommessa… Da qualche anno infatti si sono affermate le piazze come punto di ritrovo del Capodanno, e i club si sono un po’ svuotati. Allora con Giancarlino (il mio socio e ‘compagno di merende’) eravamo convinti che questa ‘moda’ si potesse ‘combattere’ attraverso la creazione di un grande evento che attirasse a sé un’ampia fascia di pubblico. E così, siccome il Capodanno ha bisogno di spazi grandi, abbiamo avuto la disponibilità della Fiera di Roma. L’anno scorso il successo è stato eclatante, è andato oltre ogni aspettativa, e quest’anno speriamo di replicare: i presupposti ci sono tutti”.

Cosa suonerete questo Capodanno, e quali sono le tendenze musicali che seguirete?
“Di solito a Capodanno si tirano le fila delle tendenze musicali di tutto l’anno. Quello che facciamo noi è la verve elettronica, che ha come epicentro Berlino e che nel 2005 ha contagiato l’Europa e il mondo, ha rotto gli argini ed è diventata una musica quasi di massa. Certo, ovviamente siamo ancora nei limiti dell’underground e del clubbing! Quest’anno allora avremo innanzitutto i dj-set di alcuni dei migliori dj-producer della scena nazionale e internazionale, tra i quali in esclusiva da Detroit il funambolico e leggendario Jeff Mills, e poi da Berlino Steve Bug. E ancora, in corsa si sono aggiunti anche i Subsonica che faranno un concerto live. Ma poi non mancherà anche tutta quella musica citazionista degli anni Ottanta, intesi come prima elettronica, pura elettronica… un po’ gli inizi dei Depeche Mode, per intenderci. Diciamo che sarà una specie di spaccato di tutta la musica giovanile in auge”.

Hai già pensato a quali pezzi metterai?
“Assolutamente no! Io dico sempre che il dj la serata vera la concepisce a casa quando mette i dischi nella borsa, è lì che si creano tutte le possibilità e le opzioni da sfruttare in maniera improvvisata. Per me funziona così di solito: pesco dal mio archivio, arrivo sul posto, mi faccio guidare dall’istinto, dall’umore, dall’energia della pista e da lì inizio a creare la scaletta che viene fuori in maniera estemporanea. In effetti mettere dischi in sequenza, altrimenti, sarebbe facilissimo, potrebbe essere benissimo fatto da un computer. Invece no: bisogna cercare di leggere le menti di chi sta di fronte, s’instaura un qualcosa di comunicativo a livello molto alto”.

Allora ci puoi almeno anticipare con cosa aprirai la serata e con cosa la chiuderai?
“Mah nemmeno questo è facile. In un evento come quello che andiamo a fare a Capodanno ci sarà una sequenza di dj che si alterneranno. L’importante è che ci sia una certa consequenzialità tra di loro… non si tratta di uno show per ogni dj, ma di una festa lunga diverse ore, e così cerchiamo di fare gioco di squadra. Il dj che segue si attacca al feeling di quello precedente, e così via. E questo ovviamente determina poca possibilità di premeditazione. Posso anticipare che ci può essere qualche commistione tra il nostro tipo di musica e i classici di Capodanno… ad esempio a Natale ho fatto una serata e c’è stato un artista inglese, Nathan Flick, che ha creato una versione elettronica di Silent Night (Bianco Natale)… io l’ho suonata con grande emozione e il pezzo ha avuto un enorme successo”.

E un lento a Capodanno? Che ne dici, è ammesso?
“L’accezione che si ha oggi del lento è molto diversa da quella di alcuni anni fa, in cui il lento significava praticamente la mancanza di ritmo e il ballo a coppia. Oggi è un po’ diverso, perché la lentezza o la velocità di un brano non ne determinano la ballabilità. Quindi ora si possono ballare cose lente come cose veloci. Un lento a Capodanno è possibile, dipende ovviamente dall’atmosfera… se mettessi un brano di Bjork, ad esempio, credo che nessuno si meraviglierebbe… ma non sognatevi il ballo di coppia di una volta!”

Cosa si aspetta la gente da una serata come quella del Capodanno? E tu come la vivi, diversamente da una serata “normale”?
“La gente si aspetta l’estasi collettiva. Credo che la cosa più bella sia guardare tanti come te che ballano allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, si vestono alla stessa maniera… è una sorta di megaraduno di identità simili che si cercano. Eventi di questo tipo, soprattutto a Capodanno, sono ben diversi da un concerto rock in cui il pubblico è protagonista, ma quasi sempre in maniera passiva. Qui c’è un’interazione, uno scambio di emozioni a livello omnidirezionale, in una specie di quello che una volta si chiamava ‘rave’. Qui tutti interagiscono con tutti, anche se il fuoco è il dj dentro la sua cabina. Io stesso mi diverto moltissimo a vedere la gente ballare, anche se sto dietro ai piatti… ma questo è il lavoro, il mio ruolo”.

Il Capodanno per i dj è anche un momento molto frenetica, di solito si hanno diversi appuntamenti nella notte in diversi luoghi… come lo vivi?
“Ci sono stati alcuni anni in cui avevo anche otto-nove appuntamenti tra la notte e la mattina successiva. C’è da dire che a Capodanno i locali hanno un’estensione dell’orario di apertura, e quindi molti locali, soprattutto quelli del tipo in cui opero io, ne approfittano e rimangono aperti fino all’ora di pranzo del primo gennaio. E così io farò una parte della serata a Roma, poi mi trasferirò in Toscana… scappare fa parte del mestiere, ma se ci si organizza prima ci si riesce tranquillamente senza neanche stressarsi troppo… l’importante è che non si trovi la neve per strada!”

Come scegli, di solito, la musica da mettere. E come fai ad essere sicuro di mettere quella giusta?
“Quello che mi dà fiducia è la credibilità di cui godo. Mi sento responsabilizzato quando faccio le scelte musicali, quando compro i dischi. È lì che io opero la più feroce autocritica su di me e su quello che ascolto. Scegliere un disco può determinare il successo di quell’artista e di quella serata… Quello che mi piace di questo ‘mondo’ è che le scelte non si operano in maniera fraudolenta come può accadere in radio o in televisione, dove le pressioni del marketing determinano a tavolino i successi… Il circuito dei club, dei dj, è una sorta di media a sé stante, è un network spontaneamente duro, che fa barricate contro la commercializzazione di tutti e tutto”.

(30 dicembre 2005)

(Nell
a foto: Il dj Claudio Coccoluto)

Il Papa: "Per la famiglia servono sostegni politici e legislativi"


Benedetto XVI in visita al Dispensario di Santa Marta sollecita
interventi a favore del “primo luogo di accoglienza della vita”

Il Papa: “Per la famiglia servono
sostegni politici e legislativi”

di DANIELE SEMERARO

CITTÀ DEL VATICANO – “Sostenere la famiglia”, sia sotto il profilo culturale che “politico e legislativo”. Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di famiglia come “primo e principale luogo di accoglienza della vita”, ricordando come ci sia un “gran bisogno” di interventi a favore di quello che per la Chiesa è il pilastro fondamentale della società. L’occasione, una visita al Dispensario Pontificio “Santa Marta” in Vaticano, un ambulatorio dove si assistono nuclei familiari in difficoltà, soprattutto bambini.

Incontrando i piccoli assistiti, il personale sanitario e i volontari il Pontefice ha ricordato il trascorso periodo natalizio e la festività odierna dedicata alla Santa Famiglia di Nazareth: “Le società contemporanee, pur dotate di tanti mezzi – ha detto – non riescono sempre a facilitare la missione dei genitori, sia sul piano delle motivazioni spirituali e morali che su quello delle condizioni pratiche di vita”. Di qui l’appello per incentivare politiche di sostegno per le famiglie.

“La concezione moderna della famiglia – ha proseguito Papa Ratzinger – anche per reazione al passato riserva grande importanza all’amore coniugale, sottolineandone gli aspetti soggettivi di libertà nella scelta e nei sentimenti”. “Si fa invece più fatica – ha poi sottolineato – a percepire e comprendere il valore della chiamata a collaborare con Dio nel procreare la vita umana”.

Il Papa ha poi invitato a pregare “per tutte le famiglie di Roma e del mondo, specialmente per quelle che versano in condizioni difficili, soprattutto perché costrette a vivere lontano dalla loro terra di origine”. “Preghiamo – ha concluso – per quei genitori che non riescono ad assicurare ai figli il necessario per la salute, per l’istruzione, per un’esistenza dignitosa e serena”.

(30 dicembre 2005)

(Nella foto: Benedetto XVI)