"Assumeremo altri 30mila docenti". Polemica sull'annuncio del ministro.


Oggi sono stato linkato qui http://bellaciao.org/it/.
La protesta nel mondo dell’università sta dilagando sempre più. Vedremo come andrà a finire.

La Moratti: i primi ventimila ingressi già all’inizio del prossimo anno. Sindacati soddisfatti a metà. Per i precari è solo “propaganda elettorale”

“Assumeremo altri 30mila docenti”
polemica sull’annuncio del ministro

ROMA – Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti ha annunciato che sono in arrivo “trentamila assunzioni di insegnanti”, dopo aver avuto il benestare dei ministeri dell’Economia e della Funzione Pubblica. I primi ventimila nuovi prof dovrebbero arrivare già a inizio 2006, altri diecimila nel 2007. Per il ministro queste assunzioni si aggiungono “alle 130 mila già fatte nel corso di quattro anni arrivando in tutto a un totale di 160 mila, con una riduzione del precariato storico del 50%”.

L’annuncio è stato accolto in maniera abbastanza positiva dalla Uil scuola, anche se non c’è completa soddisfazione: “Sono contento per i trentamila assunti – ha detto Massimo Di Nenna, leader della Uil scuola – ma si copre a mala pena il turn over, e il precariato resta.
Più scettica la Cgil scuola, per la quale l’annuncio rappresenta “una risposta parzialissima alla marea di precarietà e di posti vacanti che caratterizza la scuola pubblica e disattende il voto parlamentare che chiedeva al Ministro Moratti un piano pluriennale di nomine per coprire i posti vacanti, che sono molti e molti di più di quelli individuati dal decreto del Ministro. La Moratti ha servito un brodino caldo sul precariato”.

Per i Cip, i Comitati insegnanti precari, si tratta invece di “una propaganda ingannevole, un ‘sapone elettorale’ di grande impatto mediatico e nessun effetto pratico”.

(12 ottobre 2005)

(Nella foto: il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti)

News "ufficiali" insieme ai blog: Yahoo! lancia le "notizie fai da te"


L’annuncio del portale Usa. Accanto ai big dell’informazione
i contributi da 10 milioni di blog e dagli archivi foto personali

News “ufficiali” insieme ai blog. Yahoo! lancia le notizie “fai da te”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Yahoo! ha cominciato a utilizzare, nel proprio portale dedicato all’informazione, il lavoro dei bloggers accanto alle notizie scritte dai giornalisti professionisti. E, ha aggiunto il motore di ricerca, questa distinzione tra le due fonti sarà pian piano livellata. I blog sono il fenomeno del momento, che ha preso piede anche in Italia: “diari online” gratuiti e di facile realizzazione, su cui ognuno può scrivere aggiungendo notizie, commenti, opinioni personali. La svolta del portale americano si inserisce nella polemica tra chi considera le fonti tradizionali come le uniche affidabili e chi invece, in nome della massima libertà di espressione, reclama dignità per quelle forme di “informazione dal basso”. I blog, appunto.

Attualmente, si legge nella home page di Yahoo!News, il servizio è in fase di testing, ed è stato implementato solamente all’interno del motore di ricerca delle notizie. Come funziona? Fatta una richiesta, si viene portati in una pagina in cui, accanto alle fonti ufficiali (sono 6500 tra agenzie di stampa, quotidiani e televisioni on line) compaiono anche blog, notizie, foto e link pubblicati nei siti personali messi su dai milioni di utenti della rete. Se, ad esempio, cerchiamo “Katrina hurricane”, la schermata principale indica le news provenienti dalle principali testate del mondo, ma sulla destra si apre una finestra (con la scritta Blogs beta) che mostra i link ai principali blog che trattano questo argomento.

Al momento il servizio è attivo solo nella versione internazionale (in inglese) del portale. “I media tradizionali non hanno il tempo e le risorse per coprire tutte le storie – ha spiegato Joff Redfern, direttore di Yahoo!Search – e con questa soluzione diamo certamente qualcosa in più”.

“Per adesso – ha aggiunto Redfern – teniamo ancora una linea di demarcazione tra i media tradizionali e i blog”. Se, tuttavia, si preme su “More Blog results…” si può accedere ai risultati di una ricerca completamente incentrata sui blog. Quelli monitorati sono oltre dieci milioni. E si può cercare anche tra le fotografie pubblicate dai vari utenti, in particolare sul sito Flickr, un’enorme archivio pubblico con oltre 42 milioni di immagini.

L’iniziativa di Yahoo! è di sicuro impatto perché, se quasi certamente finirà alimentare il fenomeno del “reporter diffuso”, al tempo stesso rischia di mettere in discussione il ruolo del giornalista professionista. Con i blog, infatti, l’utente dell’informazione esce dal ruolo del semplice ricevente e diventa attivo, diventa ‘editore di se stesso’.

Naturalmente, nelle reazioni ci si divide tra favorevoli e contrari. Per il critico dei media Jeff Jarvis, quella di Yahoo! è una decisione importante perché i principali portali Internet, che fino ad ora continuavano a considerare i blog come una fonte secondaria, e spesso poco attendibile, di notizie, si dovranno ricredere. Perplesso Robert Thompson, docente di “media studies” all’Università di Syracuse, nello stato di New York: “C’è una forte distinzione tra una notizia passata attraverso tutti gli stadi di un processo editoriale e un’altra, invece, inserita in rete da qualcuno che nemmeno li conosce”.

(11 ottobre 2005)

(Nella foto:Jerry Yang e David Filo, co-fondatori di Yahoo!)

"Noi, sulle orme dei deportati". Studenti nei luoghi della memoria


Dalla Polonia il diario di Thomas e Claudia, in viaggio ad Auschwitz insieme ad altri duecento studenti romani, ad alcuni sopravvissuti e al sindaco Veltroni

“Noi, sulle orme dei deportati”. Studenti nei luoghi della memoria

Ho intervistato Thomas e Claudia e ho creato per loro un “diario” in diretta dalla Polonia. Buona lettura :).

CRACOVIA (Polonia)204 studenti romani questa mattina sono stati ad Auschwitz per visitare i campi di concentramento dove i nazisti sterminarono un milione e mezzo di persone. Con loro alcuni dei sopravvissuti e il sindaco Veltroni. Il viaggio è stato organizzato dal Comune di Roma in collaborazione con la comunità ebraica e l’associazione degli ex-deportati.
Quello che segue è il racconto in prima persona delle impressioni di Thomas e Claudia, due sedicenni provenienti rispettivamente dal liceo classico “Plauto” e dal liceo scientifico “Plinio Seniore”.

Quando siamo arrivati a Cracovia il tempo era bello, prometteva bene. Noi ci aspettavamo il gelo. Siamo partiti da Roma in 300: quattro alunni e un professore per 51 classi. E con noi tanti giornalisti, fotografi, ed ex-deportati. Dopo essere arrivati in albergo siamo stati in giro per la città, nel quartiere ebraico. Abbiamo visitato il ghetto e la sinagoga Temple. Qui sono iniziati i discorsi “seri”, di un certo livello, molto toccanti. Il sindaco Veltroni e l’assessore alla scuola Maria Coscia ci hanno spiegato il significato di questo viaggio, che vuole essere la continuazione di un progetto iniziato a scuola insieme ai professori.

Questa mattina abbiamo avuto un piccolo inconveniente, perché si è rotto un vetro del pullman che ci doveva portare all’ex campo di sterminio di Birkenau. Meno male che ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati in tempo! Lì ad aspettarci c’erano diversi ex-deportati: il sig. Venezia, il sig. Terracina, il sig. Mogliani, che si sono rivelate delle persone molto valide, e con cui siamo stati insieme per tanto tempo, ad ascoltare le loro testimonianze.

Il sig. Modiani, ad esempio, era stato deportato nel campo di concentramento all’età di tredici anni. Ora a noi sembra assurdo pensare a un ragazzo di quell’età che viene strappato dalla propria casa e viene portato qui dopo un viaggio estenuante, con poca acqua, poco cibo. Non potevano muoversi, stavano sempre in piedi. Il suo è un caso particolare, perché era stato messo a lavorare proprio nei pressi di una camera a gas dove vennero sterminate tantissime persone. Ha addirittura visto morire un suo parente! Ci ha portato davvero una bella testimonianza, ci ha fatto capire soprattutto come in quel luogo era molto semplice perdere la dignità umana: ci voleva una gran forza per resistere. E poi un’altra cosa che ci ha colpito tantissimo: l’entrata del campo sembrava un’enorme bocca, che prima o poi sembrava volerci risucchiare.

Auschwitz era un campo di lavoro forzato e ora è diventato un museo. Là abbiamo potuto vedere diverse stanze che ci hanno colpito profondamente. C’era anche una prigione sotterranea, dove venivano mandati quelli che organizzavano una resistenza interna al campo di lavoro. E poi venivano fucilati. Un’altra stanza che ci ha colpito molto è stata quella in cui c’erano le immagini di tutti quelli che avevano trovato lì la morte. Vedevamo persone sofferenti, con visi smunti. Molti di noi non hanno potuto trattenere le lacrime. Era più forte di noi.
La giornata è trascorsa con dei ritmi pressanti, è stata un po’ pesante, ma ne è valsa la pena.

Avevamo studiato questi avvenimenti a scuola, ma attraverso i libri non s’intuisce che questa è davvero una forma di bestialità umana. Quando si entra nel campo di concentramento si percepisce subito un’aria di desolazione, un aspetto tetro. Appena siamo entrati siamo rimasti attoniti.

Capire cosa è successo è una parola difficile. Noi non possiamo capirlo a fondo. Possiamo solo avvicinarci, grazie soprattutto alle persone che ci hanno raccontato la propria storia. Ascoltandoli abbiamo provato molta tristezza, un senso continuo di oppressione. Abbiamo visto un lato dell’uomo… veramente incredibile. Non pensavamo che l’uomo potesse progettare uno sterminio simile.

I sopravvissuti sono stati davvero fondamentali per quest’esperienza. Anche loro si sono commossi. E poi loro erano soli al mondo, e qui hanno visto delle cose dell’altro mondo. Non le dimenticheranno mai più.

Anche il sindaco Veltroni è stato molto importante per quest’esperienza: è stato sempre vicino a noi. Mangiava con noi, parlava, faceva le foto. È stato di grande aiuto per spiegarci le vicende storiche e ci ha confortato nei momenti più difficili.

È stata un’esperienza davvero differente rispetto a un campo scuola. Ci sentiamo come investiti di una carica rispetto ai nostri compagni rimasti a Roma. La complicità tra tutti noi è stata automatica. Abbiamo parlato delle nostre impressioni, ci siamo confrontati, abbiamo parlato… Siamo tutti adolescenti, abbiamo provato tutti le stesse impressioni. Quando siamo tornati in pullman dopo questa visita, c’era solo tanto silenzio. Volevamo riflettere, volevamo capire.

Siamo convinti che dopo questa esperienza noi dobbiamo essere degli ambasciatori verso gli altri che sono a Roma. Un domani gli ex-deportati non ci saranno più, e noi dovremo portare la loro esperienza alle nuove generazioni. Non sarà facile, ma dobbiamo farlo.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: Gli studenti romani nel campo di concentramento di Auschwitz)

Oggi è San Daniele!


..e speriamo che mi aiuti!

Qualche info: Daniele deriva dall’ebraico Dani’èl che significa “giudice divino, eletto da Dio”. L’onomastico si festeggia il 10 ottobre in onore di San Daniele, martire francescano, decapitato dai musulmani a Ceuta, in Marocco, con altri compagni religiosi, nel 1227. Con questo nome la Chiesa ricorda pure: un martire di Cesarea il 16 febbraio; il beato Murano, camaldolese, il 31 marzo; il santo di Lodi, il 22 aprile; un martire con Leonzio e Maurizio a Nicopoli in Armenia, il 10 luglio; il profeta biblico, vissuto a Babilonia all’epoca di Ciro, patrono dei minatori, il 21 luglio; un anacoreta vissuto nel V secolo, il 19 ottobre; il beato di Grünberg, il 2 novembre; e “lo Stilita”, nato a Samosata nel 419 e morto a Costantinopoli nel 490, l’11 dicembre.

(Nella foto: Il più famoso prosciutto San Daniele :D)

Didattica bloccata, lezioni in strada. Le università contro la Moratti.


Un bel modo per festeggiare il mio onomastico :).

Da oggi la maggior parte degli atenei italiani in agitazione contro la riforma
Tosi: “Un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi”

Didattica bloccata, lezioni in strada
le università contro la Moratti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Da Torino a Palermo, da Venezia a Napoli fare lezione all’università da oggi e per tutta la settimana sarà molto difficile. Docenti, ricercatori, studenti e – nella maggior parte dei casi – anche i rettori si asterranno dal lavoro per protestare contro il disegno di legge, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, che andrà a riordinare lo stato giuridico dell’università e sul quale si attende il voto della Camera. Le proteste si estenderanno a macchia d’olio praticamente in tutte le regioni d’Italia, con blocchi della didattica, lezioni in piazza, atenei aperti al pubblico.

La riforma. Sono almeno quattro i punti più controversi della riforma che, nelle intenzioni del Ministro Moratti, andrà a modificare l’ordinamento giuridico del mondo universitario. Il primo punto riguarda la prospettiva dei contratti a termine per i 25mila ricercatori di ruolo e per i professori associati. Poi c’è una questione salariale: ai docenti che scelgono l’impegno a tempo pieno sarà dato lo stesso stipendio di quelli che optano anche per la libera professione. Terzo punto: nasce una nuova figura professionale, il “prof a sovvenzione”, pagato da un’azienda e assunto a tempo determinato dall’ateneo. Infine, molto probabilmente svanirà la figura del professore aggregato (il titolo verrebbe concesso come sanatoria a ricercatori e personale tecnico, senza inquadramento contrattuale e, soprattutto, senza un euro in più).
Le riforme dovrebbero toccare anche il concorso nazionale per l’assegnazione di nuove cattedre (che sarà comunque più controllato, per evitare favoritismi).

I rettori. La quasi totalità dei rettori è in accordo con quanto affermato più volte in questi mesi dalla Crui, la conferenza dei rettori italiani. Per il presidente, Piero Tosi, si tratta di “un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

Le proteste, da oggi e per una settimana, si svolgeranno in maniera simile in quasi tutti gli atenei d’Italia, così come sono simili le posizioni ufficiali degli organismi ufficiali degli atenei.

Torino. Il rettore Ezio Pelliccetti, che già in passato aveva protestato vivacamente contro il Ministro, insiste molto sul fatto che il problema della riforma riguarda sì docenti, ma soprattutto la ricerca. Per oggi sono state organizzate una sospensione dell’attività didattica e un’assemblea generale.

Venezia. Il Rettore della Cà Foscari Francesco Ghetti ha programmato per stamattina alle 10 un incontro a cui è invitato sia il personale docente, ma anche studenti e ricercatori, per discutere sui temi della riforma: “Attueremo dei blocchi a scacchiera – dicono i ricercatori – con la speranza che tutte le altre università del Veneto ci seguano. Ci saranno altre assemblee anche a Verona e Padova, e oltre al blocco della didattica vorremmo organizzare anche lezioni in piazza”.

Firenze. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università ha giudicato inaccettabile che sia stata adottata “una procedura che ha troncato il necessario dibattito parlamentare”, e senza prevedere “alcun finanziamento dei costi derivanti dall’applicazione del decreto”. Massimo Grandi di Architettura, rappresentante dei ricercatori: “Un blocco a inizio lezioni è molto grave, e ci dispiace. Ma può darsi anche che alcuni docenti spostino le lezioni invece di annullarle del tutto”. Lezioni sospese anche ad Agraria e Psicologia.

Siena. La posizione dell’ateneo è quella ufficiale della Crui, perché il rettore, Piero Tosi, è anche il presidente della Conferenza dei Rettori. Francesco Mugnaini, docente di Storia delle Tradizioni Popolari, è a capo di un coordinamento di ateneo: “Il blocco della didattica – ha spiegato – non è facile da attuare: ma informeremo gli studenti e abbiamo organizzato per mercoledì un’iniziativa di università aperta: ci sarà una specie di “maratona didattica”, che prevede una staffetta di 48 ore consecutive di insegnamento aperto al pubblico. L’intera iniziativa, che forse vedrà anche Piazza del Campo trasformarsi in una grande aula a cielo aperto, sarà trasmessa in diretta sul sito web dell’ateneo.

Napoli. Il Rettore della “Federico II” Guido Trombetti, vicepresidente della Crui, ha protestato, con toni molto accesi contro la riforma. La settimana di agitazione prevede l’organizzazione da oggi e fino al 13 ottobre di riunioni nelle diverse facoltà, con la partecipazione di docenti, ricercatori, precari e studenti e con la sospensione delle attività didattiche nelle facoltà sedi delle riunioni. Franco Vintriglia, docente di Fisica alla facoltà di Farmacia, crede che non ci sia bisogno di bloccare completamente la didattica, per venire incontro alle esigenze degli studenti: “Siamo comunque tutti sconcertati per il modo arrogante e superficiale con cui è stata gestita questa vicenda”. Iniziative analoghe saranno messe in atto anche a “Napoli 2”, un’università che è diffusa sul territorio, tra Caserta, Capua, Aversa, e a Salerno.

Bologna. Il Rettore Pier Ugo Calzolari ha una posizione contraria alla riforma, “ma – dice – non è lo stato giuridico il cuore del problema”, reclamando maggiori risorse e più servizi per gli studenti. Nel capoluogo emiliano i ricercatori faranno una manifestazione in Piazza Maggiore il 12 ottobre, insieme agli studenti. L’idea dei ricercatori, inoltre, è quella di ritirare le domande d’insegnamento: ci sono già state oltre cinquanta adesioni, e se la situazione rimanesse così sarebbe bloccato l’inizio di almeno 72 corsi. C’è poi anche l’idea di chiedere a presidi, docenti e presidenti di corso di laurea di dimettersi. Anche qui aule aperte, anche di sera.

Palermo. Il Senato accademico ha approvato una mozione che contesta non solo i contenuti della riforma, ma anche la mancata risposta alle istanze dei ricercatori. L’unico punto su cui l’ateneo siciliano è a favore è la riforma della politica dei concorsi, che torna su base nazionale. Per oggi è stata programmata un’assemblea, mentre da domani al 15 presso la facoltà di Scienze si terrà ogni giorno un dibattito.

Roma. Alla “Sapienza” il Senato accademico ha bocciato il Ddl Moratti. A Scienze della Comunicazione e Lettere è stata annunciata la sospensione dell’attività didattica, ma si prevede che anche in molte altre facoltà sarà difficile fare lezione.
A “Roma Tre” a muoversi è soprattutto il Consiglio di Lettere e Filosofia, che ieri ha approvato una mozione, in accordo anche con il rettore Guido Fabiani, che condivide le ragioni dello stato di agitazione dei docenti.

Provvedimenti analoghi sono stati presi anche a Perugia (facoltà di Lettere e Farmacia), alla facoltà di Lingue a Catania, a L’Aquila, a Modena, Genova. La “mobilitazione di tutto il personale” è stata indetta all’Università di Salerno.
“Si vuole dare un segnale forte – dice la Cgil – affinché la società civile capisca che queste riforme vanno a ricadere su tutti, non solo sull’università”.

Trieste. L’ateneo triestino sembra essere uno dei pochi con una posizione favorevole alla riforma: “Ritengo che questo maxiemendamento – ci ha detto il rettore Domenico Romeo – rifletta almeno in parte le aspettative che c’erano nel mondo dell’universi
tà. Certo è un lavoro di taglia e cuci perché è stato rielaborato diverse volte, ma ci sono dei punti importanti, come il fatto di riportare i concorsi per le carriere al livello nazionale”. Il rettore ammette comunque che ci sono degli aspetti preoccupanti: “La preoccupazione è per i ricercatori, che dal 30 settembre 2013 diventeranno a tempo determinato”.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: la protesta del 29 ottobre scorso durante la discussione del Ddl al Senato)

"La legge rispetta gli impegni Ue". Tremonti difende la finanziaria


Fassino: “Le priorità non hanno soldi con cui essere sostenute”
Bassolino: “Destinare al Mezzogiorno il 45% degli interventi pubblici”

“La legge rispetta gli impegni Ue”. Tremonti difende la Finanziaria

Per il ministro dell’Economia l’Italia non è “a crescita zero”.
Il segretario Ds: “Risanamento e crescita se andremo al governo”

CAPRI (NA) – Di nuovo scontro sulla legge Finanziaria. Teatro, questa volta, il convegno dei giovani imprenditori di Confindustria in corso a Capri. Occasione ghiotta che metteva insieme diversi protagonisti e su posizioni distanti: dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al segretario Ds Piero Fassino, a quello dellla Cisl Savino Pezzotta al governatore della Campania Antonio Bassolino.

Ottimista Tremonti, per il quale l’economia italiana “ha tenuto in modo straordinaria per merito degli industriali”, mentre Fassino ha criticato la legge di bilancio dicendo che è “piena di entrate aleatorie”, in un continuo ping-pong di cifre con il ministro.

Fassino. “Se vinceremo le elezioni non faremo una politica solo restrittiva, perché bisogna coniugare risanamento e crescita”. Per il segretario Ds, la priorità economica del Paese è la spesa per l’innovazione, le imprese e le infrastrutture: “come può – dice – essere sostenibile la parola d’ordine del taglio generalizzato delle tasse, come ha fatto questo governo senza riuscire a realizzarlo? Sono 4 anni – continua Fassino, molto applaudito dalla platea di Capri, rivolgendosi al ministro Tremonti – che ci vengono presentate manovre finanziarie sovrastimate nelle entrate e sottostimate nella spesa. Poi, alla prima trimestrale di cassa si scopre che non è così”. Il segretario Ds ha aggiunto che al 5% del rapporto deficit-pil si è arrivati così, e che “le priorità del paese non hanno una lira con cui essere sostenute, perché la manovra non intacca il livello del debito pubblico, non consentendo di rispettare gli impegni europei e non individua risorse per gli investimenti ed è discutibile per le previsioni di spesa perché le coperture sono aleatorie”.

Pezzotta. Per Pezzotta, la strada è “ritirare il secondo modulo della riforma fiscale e utilizzare quelle risorse, oltre 6 miliardi, per il Mezzogiorno”. Secondo il segretario della Cisl “la politica dei redditi è saltata, e si profila il rischio di una radicalizzazione delle relazioni industriali”, e la Confindustria ha dimostrato “scarso coraggio”. Pezzotta ha poi denunciato una scarsa attenzione ai problemi dell’impresa e, per quanto riguarda la finanziaria, ha accusato il governo di essere intervenuto sul taglio del costo del lavoro senza aver sentito le parti sociali.

Bassolino. Il governatore della Campania, Bassolino ha chiesto al ministro Tremonti di destinare al Mezzogiorno il 45% del totale degli interventi pubblici e fare modifiche importanti e significative alla Finanziaria, per affrontare oltre che il tema dei tagli agli enti locali anche quello degli investimenti. Bassolino ha anche evidenziato come “tutte le previsioni per i prossimi anni non sono positive, per l’Italia nel suo insieme e anche per il Mezzogiorno che, così stando le cose, dovrebbe crescere meno della media italiana per i prossimi anni e questo è un problema molto serio. Il rischio davanti a noi è quello di avere un Paese che cresca poco e poi male con troppe distorsioni e diseguaglianze”.

Tremonti. Il ministro dell’Economia auspica invece che alla fine “il Parlamento faccia una buona legge. Di riforma del risparmio – dice – quasi nessuno ha mai parlato molto fino ad agosto, io ne ho parlato da alcuni agosto fa e non è vero – ha aggiunto – che in Italia c’è crescita zero e non è vero è il solo paese in Europa a crescita zero”. Tremonti ha fatto anche un accenno alla tassa sul tubo: “Forse va modificata – ha detto – ma vi avverto: noi abbiamo tassato questo, gli altri tassano tutto il resto”. E sul rapporto deficit-Pil, criticando Fassino: “Abbiamo delle difficoltà, ma manterremo gli impegni europei: io li ho sempre mantenuti”.

(8 ottobre 2005)

(Nella foto: Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti)

"Così mi sono laureato in due anni"


Accettato il ricorso di un ragazzo di Lecce che si era visto bloccare la tesi
Il rettore: “Il percorso di studi è impostato per un apprendimento graduale”

“Così mi sono laureato in due anni”
e il Consiglio di Stato ha detto sì

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Laurearsi in due anni è possibile. Lo ha confermato il Consiglio di Stato con un’ordinanza del 27 settembre scorso, convalidando la decisione del Tar di Lecce, che a giugno aveva dato ragione a uno studente, Alessandro Gravili, che in soli due anni era arrivato, con la tesi pronta, al termine del corso di studi e si era visto all’ultimo momento respingere la possibilità di laurearsi.

“Entro novembre – racconta Alessandro, studente di Filosofia – si poteva fare la preiscrizione con riserva al corso di laurea specialistico se si erano erano ottenuti almeno 140 crediti su 180 e a patto di laurearsi entro l’ultima sessione, il 30 aprile. Frequentavo il secondo anno di quella che ora chiamano ‘laurea breve’ e feci questa preiscrizione in modo da poter iniziare a dare gli esami della specialistica già a giugno e non perdere sette mesi di tempo, in attesa dell’inizio del nuovo corso”. A questo punto l’università accetta la domanda e fissa la data di laurea, ma pochi giorni prima la blocca. “Con l’appoggio della famiglia – continua Alessandro – mi rivolgo al mio avvocato che presenta un ricorso immediato al Tar”. Il tribunale amministrativo di Lecce, così, con un provvedimento urgente dà ragione al ragazzo, che riesce a laurearsi l’ultimo giorno utile, con la votazione di 110 e lode.

L’università, però, sia per non creare un precedente che per la convinzione di aver subito un torto si appella al Consiglio di Stato, che pochi giorni fa ha emesso la sentenza definitiva, inoppugnabile: la laurea è valida. In particolare, ci spiega l’avvocato del ragazzo, Vincenzo Greco, “dopo la riforma del ’99 la normativa non parla più di durata ‘legale’ del corso, ma di durata ‘normale’ di tre anni”. Il concetto è in effetti ancorato a una media statistica, che consiste in una determinazione convenzionale delle ore di studio necessarie per affrontare un esame. Nessuno, in sostanza, può impedire che uno studente accorci la durata del proprio corso di studi, così come nessuno vieta di potersi laureare “in ritardo”. L’importante è che lo studente abbia acquisito i crediti necessari al conseguimento del titolo.
“Il fatto sconcertante – aggiunge il legale – è che l’accusa dell’università, in sede di appello, si è basata su un argomento assolutamente nuovo, cioè che in questo modo lo studente non paga un anno di tasse universitarie. È un’argomentazione che ha del paradossale, perché c’è stato anche nel 2001 un decreto della presidenza del Consiglio in virtù della quale tutti gli atenei sono stati autorizzati ad esentare dalle tasse gli studenti che conseguono la laurea nella durata normale del corso di studi. Un’argomentazione sciocca dal punto di vista politico e sconcertante dal punto di vista universitario”.

Totalmente in disaccordo, invece, il rettore dell’Università di Lecce Oronzo Limone: “Lungi da noi valutazioni di tipo economico-finanziario – replica -. Semmai il ricorso è di tipo amministrativo. Noi vogliamo che tutti si laureino entro i tempi, avremmo un turn-over più veloce di studenti”. L’ateneo comunque ha accettato “di buon grado” la decisione del Consiglio di Stato, pur riservandosi di creare un nuovo regolamento didattico in tempi brevi, in accordo con l’autonomia delle università. “Sono felice per i nostri studenti se riescono a laurearsi prima, ma il rispetto delle norme è fondamentale. Il percorso di studi è stato impostato per un apprendimento graduale e una maturazione di tre anni”.

Non si dà per vinto, comunque, Alessandro, che ora frequenta il primo anno della laurea specialistica in Storia della Filosofia e ha intenzione di laurearsi anche questa volta in anticipo. “Non mi sento più dotato degli altri, ma sono volenteroso e testardo. E sono molto contento che grazie a me altri ragazzi avranno la possibilità di laurearsi in anticipo”.
Ma per laurearsi prima bisogna avere il dono dell’ubiquità e frequentare contemporaneamente le lezioni e studiare ogni momento possibile? Non è così, risponde Alessandro, basta sapersi organizzare: “Non sono un classico ‘secchione’, faccio sport ed esco con gli amici. E poi se le materie sono interessanti non si fa fatica a studiarle. Mi metto a disposizione, anche tramite il mio nuovo sito, – conclude – di tutti i ragazzi che vogliano fare quello che ho fatto io perché è giusto che anche altri, magari non tutti, possano usufruire di questa sentenza”.

(7 ottobre 2005)

(Nella foto: Alessandro Gravili davanti al Consiglio di Stato)

Sicilia, Rutelli candida Pippo Baudo


Il popolare presentatore a colloquio con Prodi e Rutelli
Cuffaro: sarebbe un confronto tra due cattolici democratici

Sicilia, Rutelli candida Pippo Baudo. “Entro domani sciolgo la riserva”
“Ci penserò, ma sono molto preoccupato”

ROMA – “Ho intenzione di riflettere sulla proposta di una mia candidatura per l’Unione alla guida della regione Sicilia, ma trovo molte difficoltà e onestamente guardo a questa idea con molta preoccupazione”. È perplesso Pippo Baudo dopo l’incontro di oggi a pranzo a casa del leader della Margherita Francesco Rutelli. “Scioglierò la ‘prognosi’ domani – dice, con una battuta – stanotte ci dormirò sopra e ci penserò con calma…”. Ieri sera Baudo aveva visto anche Romano Prodi, che avrebbe detto al presentatore di aver “raccolto dalla base un grande gradimento per questa candidatura”.

Sulla richiesta del segretario della commissione di vigilanza della Rai, Pippo Gianni (Udc) di lasciare il mondo della televisione in caso di candidatura, Baudo ha detto di non avere dubbi: non utilizzerà la tv per i propri scopi personali. Il conduttore non ha voluto anticipare la sua decisione, anche se aggiunge di “non avere mai avuto tanta attrazione per la politica”. In passato, ha più volte rifiutato la candidatura a sindaco della sua città, Catania.

L’eventuale candidatura del popolare presentatore tra le file dell’Unione non preoccupa, comunque, il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro: “Se dovesse essere candidato Baudo – ha detto – sarei contento perché si tratterebbe del confronto tra due cattolici democratici. Guardo con grande serenità a questa eventuale candidatura, sapendo che la Sicilia sarà comunque in buone mani”.

Franco Marini, della Margherita, è d’accordo con la decisione di Rutelli: “Il nome di Baudo non è una novità
assoluta – ha detto -. È un nome forte, un uomo non estraneo alla politica, accorto, preparato e intelligente”. Forti critiche arrivano invece dall’esecutivo di An: per Maurizio Gasparri la sinistra ha un “vero conflitto d’interesse con la televisione”, dopo le candidature di Piero Badaloni, Piero Marrazzo e Lilli Gruber.

(6 ottobre 2005)

Indagine sui concorsi truccati negli atenei


L’alto commissario contro la corruzione decide di avviare la maxi inchiesta dopo la denuncia di Gino Giugni e lo scambio di accuse nel mondo accademico

Lo scandalo dei concorsi truccati,
via all’indagine negli atenei

ROMA – L’alto commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione, Gianfranco Tatozzi, ha aperto un’indagine conoscitiva in merito al regolare svolgimento dei concorsi universitari in materia di Diritto del Lavoro.

“Siamo appena partiti e l’indagine richiederà del tempo – ha detto Tatozzi – anche se ora non si può quantificare. Tutto dipenderà dagli atti e dai documenti che riusciremo ad acquisire negli atenei”.

Il provvedimento segue di alcuni mesi le esternazioni di Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori, che in una lettera al Corriere della Sera nel giugno scorso denunciava “una grave degenerazione nei rapporti interni alla nostra comunità scientifica, dovuta alla gestione combinata nella selezione dei giovani studiosi” e al fatto che “i migliori vengono scoraggiati dal proporre o mantenere la propria candidatura”. I concorsi, aggiungeva, sono “sovente predeterminati secondo logiche non meritocratiche”.

Alla denuncia di Giugni aveva fatto eco anche Piero Ichino, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Milano, che aveva parlato di una “guerra tra bande negli atenei”, in cui chi vinceva riusciva a far man bassa di tutti i corsi messi a concorso”.

In seguito a questa denuncia si era mosso anche il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, decidendo, il 18 giugno scorso, l’istituzione di una commissione d’indagine, di cui avrebbe fatto parte anche una rappresentanza della Conferenza dei rettori.

Alla Camera a giugno, intanto, è stato anche approvato un disegno di legge che prevede precise regole per i concorsi, tra cui una diversa procedura per la formazione delle commissioni esaminatrici. Con il nuovo sistema – aveva detto il ministro – “saremo in grado di evitare incresciosi episodi che non fanno onore al nostro sistema universitario”.

(5 ottobre 2005)

Il Real Madrid pensa già al futuro. "Ancelotti è in pole position"


Intervista del Guerin Sportivo a Ernesto Bronzetti, consulente
del club spagnolo: “Probabile”. Sacchi: “Primo della lista”

Il Real Madrid pensa già al futuro
“Ancelotti è in pole position”

ROMA – Ernesto Bronzetti, agente Fifa e consulente italiano del Real Madrid, lancia Ancelotti: secondo il dirigente, dalla prossima stagione, Carlo Ancelotti potrebbe sedere sulla panchina delle merengues al posto di Wanderley Luxemburgo. “I conti su Luxemburgo – ha detto Bronzetti – li tireremo a fine stagione, decideranno i risultati. Nel caso non venisse riconfermato, Carlo sarebbe sicuramente il tecnico preferito per la sua sostituzione”. Il contratto dell’allenatore brasiliano, infatti, è in scadenza a giugno, e difficilmente sarà rinnovato.

Al tecnico del Milan starebbe puntando l’intero staff dirigenziale del Real, a cominciare dal presidente Florentino Perez. Ancelotti, che rimarrà, secondo le parole di Silvio Berlusconi, “sulla panchina del Milan fino al termine della stagione”, sarebbe stato segnalato proprio da Arrigo Sacchi, di cui è stato un allievo prediletto.

(5 ottobre 2005)

Nella foto: Carlo Ancelotti, tecnico del Milan

Telefonini, chat virtuali e Mms per adescare bambine online

Il mio primo articolo su Repubblica.it… ed è già in home page!!

La scoperta della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento
Arrestati due recidivi e denunciate altre 7 persone a Napoli e Firenze

Telefonini, chat virtuali e Mms
per adescare bambine online

Oltre trecento ragazzine coinvolte in tutta Italia

TRENTO – Mms contenenti fotografie pornografiche in cambio di ricariche telefoniche. Questa la richiesta che due pedofili inviavano tramite Sms a due ragazzine dodicenni di Trento, che erano solite frequentare chat grazie a telefonini di ultima generazione. “Piazze virtuali” per dialogare e incontrare coetanei, che però si rivelavano delle trappole. La scoperta dopo la denuncia dei genitori delle due ragazzine, che si sono accorti che sui cellulari delle proprie figlie continuavano ad arrivare messaggini “particolari”.

Le indagini della Polizia Postale, svolte in diverse province d’Italia, hanno portato all’arresto di due pedofili: un quarantaduenne di Napoli, che solo sei mesi fa era uscito dal carcere dopo aver scontato otto anni di reclusione per violenza sessuale su minori, e un magazziniere trentaduenne di Firenze, anche lui recidivo. Oltre a loro sono stati denunciate altre sette persone e sono stati sequestrati 70 telefoni cellulari.
Le bambine coinvolte erano oltre trecento, e il metodo che i pedofili avevano ideato era relativamente semplice: prima si inserivano nella chat fingendo di essere coetanei delle bambine, poi si facevano dare il loro numero di telefono in cambio di presunte ricariche telefoniche. Alcuni giorni dopo arrivavano le richieste di foto, che diventavano via via sempre più esplicite.

Secondo l’associazione Meter, fondata da don Fortunato di Noto, la pedofilia in rete è un fenomeno in crescita e quasi incontrollato: “Non vogliamo mettere sotto accusa la famiglia, né tantomeno Internet – ha detto il sacerdote che da anni combatte la pedofilia, presentando una campagna informativa contro la pedofilia rivolta proprio ai minori – ma l’assenza dei genitori affianco ai figli genera vuoti esistenziali. Navigare online è educativo ed è una grande opportunità di libertà, di democrazia e di comunicazione, ma come in ogni cosa l’attenzione è l’elemento di fondamentale importanza”.

(5 ottobre 2005)

Esercitazione antiterrorismo a Roma

Sono stato all’esercitazione antiterrorismo del 3 ottobre a Roma. Se alle forze dell’ordine e ai soccorritori è servita, niente in contrario. Certo, però, mi è sembrata un tantino (ma giusto un po’) inverosimile. Dalle 7 di mattina davanti alle caserme dei Vigili del Fuoco e davanti agli ospedali era pieno di automezzi pronti a partire, con i lampeggianti già accesi… e poi il traffico interrotto nel centro storico… è ovvio che senza traffico i soccorsi arrivano molto prima.
Forse i terroristi guardando l’esercitazione si sono fatti quattro risate. Speriamo non sia servita a loro, a capire che fare un attentato a Roma è molto più semplice di quel che sembri.
A questo indirizzo http://www.flickr.com/photos/danielesemeraro/sets/1070611/ è possibile vedere le foto che ho scattato. Ci sono anche quelle della manifestazione pacifista subito prima dell’esercitazione tra Pzza Navona e Campo dei Fiori.

Oggi sciopero dei giornalisti

È in corso dalle 7 di stamane lo sciopero nazionale dei giornalisti, indetto dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana). Lo sciopero, proclamato dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto, terminerà alle 7 di domenica 2 ottobre. I redattori dei quotidiani, agenzie di stampa, siti internet e uffici stampa si asterranno dal lavoro per 48 ore consecutive. Domani e dopodomani i quotidiani non saranno in edicola. Venerdì 7 e sabato 8 ottobre, invece, si fermeranno i giornalisti dell’emittenza televisiva pubblica e privata, nazionale e locale.

Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi e il Segretario Generale Paolo Serventi Longhi, dopo avere informato il Presidente della Repubblica della decisione di proclamare nuovi scioperi dei giornalisti, hanno illustrato le ragioni della protesta in lettere inviate alle principali Istituzioni della Repubblica. I dirigenti della Fnsi hanno informato i Presidenti del Senato Marcello Pera, e della Camera Pierferdinando Casini, il Presidente della Corte Costituzionale Piero Alberto Capotosti, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il Presidente del Cnel Antonio Marzano. Il Sindacato dei Giornalisti ha inoltre informato della situazione i Segretari Generali delle Confederazioni sindacali dei lavoratori e i massimi dirigenti delle organizzazioni del settore della comunicazione.
La Fnsi ha anche chiesto di illustrare la situazione delle vertenze contrattuali a tutti i partiti e i movimenti politici ed ai gruppi parlamentari.”

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Roma, 29 settembre 2005

Il Presidente e il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi e Paolo Serventi Longhi, hanno inviato al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, la seguente lettera:

Signor Presidente,

“la Federazione Nazionale della Stampa, il Sindacato unitario dei giornalisti italiani, si è vista costretta a proclamare una serie di scioperi della categoria che, purtroppo, bloccheranno l’informazione nei prossimi mesi.
Siamo consapevoli della gravità della decisione assunta all’unanimità dagli organismi dirigenti del nostro sindacato, specialmente nell’attuale difficile e delicata fase della vita sociale, economica e politica del Paese.
Come Ella ha più volte avuto modo di osservare, l’informazione è un bene prezioso, la cui libertà è garantita costituzionalmente per l’insieme dei cittadini italiani e di conseguenza per le Istituzioni.
E’ quindi con rammarico che la Fnsi, rappresentativa dell’intera categoria dei giornalisti, ha deciso lo sciopero, costrettavi dalla posizione di netta chiusura assunta dalle organizzazioni imprenditoriali degli editori (Fieg), delle emittenti radiotelevisive private locali (Aeranti-Corallo) e dell’Agenzia per la contrattazione nel pubblico impiego (Aran).
Le tre vertenze contrattuali sono aperte da molti mesi ed abbiamo dovuto constatare l’impossibilità di proseguire negoziati che potessero definire meglio un quadro contrattuale rispettoso della dignità della nostra professione, dell’indipendenza dei media, della qualità dell’informazione, nell’interesse di tutti i cittadini.
In particolare, il rinnovo contrattuale con la Fieg ha dovuto registrare una posizione degli editori assolutamente antitetica alla piattaforma del Sindacato dei giornalisti, che tende a rafforzare i diritti e le tutele dei giornalisti. La Fnsi ha individuato come asse strategico della propria azione quello di fornire condizioni minime di tutela normativa e di riconoscimento economico per le migliaia di giornalisti che hanno un rapporto di lavoro autonomo e precario, una situazione che riguarda ormai ben oltre il 50% della categoria. Il Sindacato ha anche chiesto norme che consentano di impedire un utilizzo eccessivamente flessibile del prodotto giornalistico esterno alle redazioni, condizione questa che riduce l’autonomia dell’informazione.
Signor Presidente, in considerazione dell’alta stima che il nostro Sindacato ha nei confronti Suoi e memori dei costanti richiami al diritto all’informazione ed all’indipendenza dei giornalisti che Ella ha rivolto alle Istituzioni e al Paese, abbiamo inteso informarLa della situazione venutasi a creare e ci dichiariamo disponibili ad illustrarLe personalmente, e più nel dettaglio, le ragioni della protesta dei giornalisti italiani”.