Atenei, ultimo scontro sulla legge. La protesta di scuole e università


Oggi la riforma Moratti approda alla Camera: già annunciato uno scontro sulla costituzionalità. Atenei mobilitati. La manifestazione di domani a Roma

Atenei, ultimo scontro sulla legge. La protesta di scuole e università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – È iniziata oggi una due giorni che vede una grande mobilitazione del mondo della scuola, dell’università e della ricerca nei confronti del Ddl Moratti sul riordino dell’intero settore. Dopo l’approvazione, la scorsa settimana, della riforma della scuola secondaria, approda oggi pomeriggio a Montecitorio la discussione del disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari. Ed è scontro anche tra i due poli.

Venerdì scorso la commissione parlamentare Affari Costituzionali aveva infatti rinviato l’articolo 1 del Ddl ritenendolo “incostituzionale”. A sorpresa, poi, nel pomeriggio, lo strappo della commissione Cultura della Camera, che ha approvato un ordine del giorno del presidente Ferdinando Adornato con il quale è stato deciso che la votazione sarebbe stata portata in aula anche in presenza di dubbi di costituzionalità, ignorando così i ripetuti appelli provenienti dal mondo universitario e dei sindacati di cogliere l’occasione per ridiscutere parti della riforma. Durissimo lo scontro con il centro-sinistra: i Ds hanno fatto sapere che in Aula chiederanno di “ripristinare la legalità parlamentare, eliminando l’assurdo colpo di mano effettuato sul parere di costituzionalità”.

Oggi dunque l’inizio della discussione, per domani è prevista l’approvazione definitiva. In concomitanza è stato organizzato un corteo di protesta che si snoderà a partire dalle 9.30 da Piazza della Repubblica per percorrere poi alcune strade del centro di Roma, fino a piazza Navona. È prevista un’altissima adesione: da tutte le università d’Italia stanno partendo delegazioni di studenti e ricercatori che prenderanno parte al corteo. Alla protesta parteciperanno anche gli studenti delle scuole medie superiori, scesi già in piazza venerdì scorso, per protestare contro la “loro” riforma. Una manifestazione, dunque, che vedrà coinvolto tutto il mondo dell’istruzione: studenti e ricercatori ma anche docenti e genitori per dire no a una legge che non risolve i problemi del mondo della scuola.

Durante le scorse settimane in agitazione tutto il mondo dell’università: ci sono stati diversi blocchi della didattica, soprattutto a Roma dove sono state occupate molte facoltà della “Sapienza” e la facoltà di Architettura di “Roma Tre”, mentre a Bologna le dimissioni di numerosi ricercatori hanno bloccato l’inizio delle lezioni. Proteste che si sono unite con gli studenti medi, che al grido di “aiutateci a fermarla” hanno occupato numerose scuole in tutto il Paese.

(24 ottobre 2005)

Un piccolo aiutino :)

MESSAGGIO IMPORTANTE

Per la mia tesi sto conducendo un’inchiesta sull’utilizzo e l’attendibilità delle nuove tecnologie nel mondo dell’informazione. Ho bisogno di contattare 250 persone, e purtroppo non è cosa semplice.
Ho fatto un piccolo questionario (per compilarlo bastano 2 minuti, giuro!) che potete scaricare QUI. Una volta compilato lo dovreste rimandare al mio indirizzo, d.semeraro @ libero.it. Ovviamente vi sarei molto grato se, oltre a voi, lo poteste rigirare anche ai vostri parenti e amici e dire loro, poi, di inviarmelo via e-mail.
Il funzionamento è molto semplice: basta aprire il file (è un semplice documento Word) e inserire una X accanto alla vostra risposta.

Molti di voi l’hanno già fatto, e per questo vi ringrazio davvero tanto!

Che altro aggiungere?

Grazie ancora dell’aiuto che vorrete darmi, davvero!

D@di

Sfregiata a scuola per vendetta. Dodicenne vittima del bullismo


La storia di Shanni Naylor aggredita da una coetanea in una scuola di Sheffield. Il padre: “Mia figlia aveva difeso un compagno di classe”

Sfregiata a scuola per vendetta. Dodicenne vittima del bullismo

SHEFFIELD (Inghilterra) – Shanni Naylor, una ragazzina di dodici anni, è stata ripetutamente accoltellata all’interno della sua scuola a Sheffield, nell’Inghilterra Centrale, a una cinquantina di chilometri da Manchester, dopo aver cercato di difendere un altro ragazzino che da giorni veniva continuamente preso in giro. È accaduto ieri alla Myrtle Springs school.

Il padre ha riferito che Shanni per poco non ha perso un occhio: “È stato un miracolo – ha detto – che non sia rimasta accecata”. Secondo alcune testimonianze, durante la colluttazione, la sua avversaria l’ha accoltellata urlando e dicendo parolacce. Un’insegnante, sentite le urla è accorsa immediatamente a dividere le due ragazzine, sotto lo sguardo terrorizzato degli altri alunni.
“Un’aggressione davvero immorale – continua il padre – perché mia figlia non è stata sfregiata solo una volta, ma ripetutamente. Non riesco ancora a credere che è successa una cosa del genere nel bel mezzo di un normale giorno di scuola. Mia figlia è traumatizzata”.

Shanni, subito ricoverata, è stata medicata con 30 punti di sutura, e sarà sottoposta a un intervento di plastica facciale. Secondo quanto riferiscono i medici, potrebbe rimanere sfregiata a vita.
“La mia Shanni non aveva possibilità di difendersi, il suo volto era dilaniato e soffriva”. ha riferito la nonna di Shanni, Kathleen Naylor, annunciando che la famiglia intende denunciare i dirigenti dell’ufficio scolastico cittadino e chiederanno spiegazioni ben precise: “Non è possibile – ha detto – che si lascino dei ragazzini portare con sé delle armi dentro le aule scolastiche. Mandiamo i nostri figli a scuola per educarli, non per sfregiarli a vita”.

Questo è solo l’ultimo clamoroso esempio di una violenza crescente nelle scuole britanniche. Tant’è che il governo di Londra ha recentemente approvato una legge per imporre una più ferrea disciplina delle scuole.
Il segretario inglese all’Educazione Ruth Kelly, infatti, ha affermato che “saranno introdotte nuove possibilità, legalmente riconosciute, per punire i ragazzi e reprimere i loro comportamenti, quando questi diventano estremamente scorretti”.

(21 ottobre 2005)

(Nella foto: Il volto di Shanni Naylor)

Innocente, 11 anni in carcere. E ora la Cassazione lo assolve.


Giuseppe Lastella era stato condannato a 30 anni di reclusione
Ad accusarlo era stato un pregiudicato in fin di vita nel ’90

Innocente, 11 anni in carcere e ora la Cassazione lo assolve

La sentenza della suprema corte dopo nove giudizi, una sentenza definitiva e un processo di revisione

ROMA – Era stato condannato a trent’anni per concorso in omicidio volontario ma, dopo undici anni passati dietro le sbarre, è stato assolto. È la storia di Giuseppe Lastella, barese di 41 anni, che dopo nove giudizi, una sentenza definitiva ed il processo di revisione, si è visto riconoscere dalla Corte di Cassazione l’assoluzione perché “estraneo ai fatti”.

La vicenda cominciò nell’aprile del 1990, quando nei pressi di Cosenza il pregiudicato Domenico Chironna, che si scoprì poi essere coinvolto in un traffico di stupefacenti, fu ucciso in un agguato sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Chironna prima di morire fece il nome dei suoi aggressori, indicando anche Lastella. La vicenda, così, si è trascinata per undici anni tra processi, appelli e annullamenti di sentenze.

Giuseppe Lastella, rinviato a giudizio, fu processato a Cosenza in Corte d’Assise ma fu assolto. Poi ci fu l’appello del Pm e il processo di secondo grado davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, che si concluse con la condanna a trent’anni di reclusione. La sentenza, subito impugnata in Cassazione, arrivò alla Corte d’Assise di Reggio Calabria che confermò la condanna. Nel dicembre del 2001 i difensori di Lastella presentarono alla Corte di Appello di Catanzaro una richiesta di revisione del processo, sulla base di nuove testimonianze. La domanda, inizialmente respinta, approdò di nuovo in Cassazione, che dispose il processo di revisione davanti alla Corte d’Appello di Salerno. Qui i due presunti complici di Lastella dichiararono che questi era completamente estraneo all’uccisione di Chironna e così, nell’aprile dello scorso anno, la Corte d’Assise d’Appello di Salerno concluse il giudizio di revisione dichiarando l’innocenza di Lastella. Ancora una volta la sentenza venne impugnata, ma l’11 ottobre scorso è arrivata la decisione dei supremi giudici: assoluzione definitiva.

La Corte di Cassazione, così, ha messo la parola fine alla vicenda riconoscendo una volta per tutte l’estraneità dell’imputato ai fatti contestati. Lastella ora si accinge a chiedere un sostanzioso risarcimento per ingiusta detenzione.

(18 ottobre 2005)

(Nella foto: il Palazzo di Giustizia a Roma)

Alitalia, domani cancellati 102 voli. In sciopero i controllori dell'Enav


L’astensione dal lavoro dalle 12 alle 16 per protesta
contro il mancato rispetto degli accordi sui turni di lavoro

Alitalia, domani cancellati 102 voli
in sciopero i controllori dell’Enav

ROMA – Domani sarà difficile volare a causa di uno sciopero di quattro ore dei controllori di volo Enav, la società nazionale di controllo del traffico aereo. Alitalia ha reso noto che dalle 12 alle 16 saranno cancellati 102 voli, 62 nazionali e 40 internazionali.

Lo sciopero, indetto da Licta (Lega Italiana Controllori Traffico Aereo) e Anpcat (Associazione Nazionale Professionale Controllori e Assistenti al Traffico Aereo), coinvolgerà principalmente il centro di controllo di Roma, che gestisce le rotte dalle Alpi a Malta.
“Abbiamo deciso di scioperare perché l’Enav non ha rispettato gli accordi firmati sugli orari e i turni di lavoro” ha spiegato il responsabile sindacale di Licta Sandro Campanella.

Prima di recarsi in aeroporto è consigliabile controllare se il proprio volo è stato confermato. Per questo la compagnia di bandiera ha messo a disposizione il numero 06/2222 oppure il sito Internet www.alitalia.it.

(18 ottobre 2005)

La riforma e gli insegnanti: ecco il nuovo percorso formativo


I corsi saranno ripartiti sulla base dei posti effettivamente disponibili.
L’accesso avverrà tramite selezione dopo la laurea di primo livello.

La riforma e gli insegnanti
ecco il nuovo percorso formativo

ROMA – Laurea triennale, laurea magistrale e un anno di tirocinio. Poi i futuri insegnanti potranno accedere al concorso. È questo il nuovo percorso formativo per diventare “nuovi prof”. Siamo in grado di anticipare il testo che regola la nuova formazione e l’accesso alla docenza approvato dal Consiglio dei Ministri del 14 ottobre.

In particolare, i nuovi percorsi formativi, che sono a numero programmato, saranno ripartiti sulla base della previsione dei posti effettivamente disponibili in ciascuna regione, a cui si aggiungerà una percentuale del 30% per le esigenze delle scuole paritarie.

Ai corsi si potrà accedere tramite una selezione, e si svolgeranno dopo aver conseguito la laurea di primo livello. Alla fine del corso di laurea magistrale è previsto un esame di stato con valore abilitante, che permetterà, sulla base del voto conseguito, l’iscrizione in un apposito albo regionale, tenuto presso gli uffici scolastici regionali e articolato in sezioni distinte per grado di scuola e classe di abilitazione. Coloro che conseguono l’abilitazione svolgeranno un anno di tirocinio, che si conclude con l’attribuzione di un punteggio: solo dopo questo percorso si potrà essere ammessi al concorso per l’assunzione vera e propria nelle scuole.

Si prevede anche meno precariato, atteso che ci sarà una programmazione dei posti a cadenza triennale: un decreto infatti autorizzerà a bandire i successivi concorsi, in base a stime che terranno conto dei numeri dei posti di insegnamento, del numero degli alunni e del turn over dei docenti; il ministero ripartirà poi, anno per anno, nelle università, i posti.

(18 ottobre 2005)

(Nella foto: La riforma dovrebbe ridurre il precariato)

La protesta arriva ai licei: primi blocchi contro la Moratti

In fermento l’intero mondo della scuola. A Roma occupato il liceo Mamiani.
A Napoli fermi tre istituti. Assemblee nelle scuole in molte città.

La protesta arriva ai licei
primi blocchi contro la Moratti

ROMA – Il vento della protesta dalle università inizia a passare verso i licei, in agitazione contro la riforma delle scuole superiori. Liceo Mamiani occupato e altre trenta scuole italiane in mobilitazione. È l’inizio di una settimana di protesta che potrebbe portare, a partire da oggi, presìdi, blocchi della didattica, autogestioni e occupazioni nelle scuole di tutta Italia.

Questa mattina allo storico liceo classico Terenzio Mamiani di Roma è stata decisa l’occupazione e il conseguente blocco della didattica. La protesta è sfociata dopo una lunga assemblea, al termine del quale c’è stata una votazione a scrutinio segreto. L’occupazione sarebbe stata votata dal 70,4% degli studenti. I professori e alcuni studenti contrari a questa forma di protesta ma favorevoli a un periodo di diattica alternativa si sono riuniti nell’aula magna del liceo per formulare nuove proposte.

A Napoli da oggi sono occupati i licei Vittorio Emanuele, Genovesi, Mercalli mentre da venerdì almeno altre trenta scuole sono in mobilitazione, e aumentano di ora in ora sit-in, assemblee straordinarie e occupazioni. A Salerno sono coinvolte più di dieci scuole. A Milano il blocco della didattica dovrebbe iniziare domani, così come a Brindisi, Barletta, Lecce, Foggia e Bari.

Il mondo della scuola e della formazione professionale è stato mobilitato questa mattina anche a Cagliari, dove ci sono stati due sit-in di protesta. Studenti e docenti si sono ritrovati davanti alla sede della Direzione scolastica regionale per dire no al decreto della riforma Moratti per le superiori.

Secondo quanto riferisce l’Unione degli Studenti, “i ragazzi, insieme agli insegnanti, stanno promuovendo in tutto il Paese azioni di protesta che, se affiancate al movimento che sta coinvolgendo l’università, indicano un chiaro giudizio nei confronti del progetto complessivo della Moratti: bocciata”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: L’occupazione al liceo Vittorio Emanuele di Napoli)

Occupazioni, cortei, proteste. Ancora fermento nelle università


Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani. Da lunedì prossimo comincia
la discussione definitiva del Ddl alla Camera. Manifestazione a Roma.

Occupazioni, cortei, proteste
ancora fermento nelle università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Si apre oggi una settimana cruciale nel mondo universitario per la protesta contro il Ddl Moratti che andrà a modificare lo stato giuridico della docenza. Sul decreto da domani inizierà la discussione in commissione alla Camera e da lunedì prossimo arriverà in aula. Ci sarà anche lì un inedito ricorso alla fiducia?
Dopo le accese manifestazioni della settimana scorsa, che hanno visto blocchi della didattica espandersi a macchia di leopardo in tutto il Paese, gli atenei italiani vivono una nuova situazione di attesa con un clima teso. Nelle diverse facoltà, infatti, in questi giorni sono previste assemblee e riunioni per decidere altre manifestazioni di protesta.

La giornata più importante è sicuramente quella di mercoledì, nella quale tutti gli organi universitari italiani sono chiamati a discutere e far propria la mozione deliberata all’unanimità dalla Crui. “Adesso la parola – dice la Conferenza dei Rettori – passa agli organi universitari sul territorio”. Da domani, intanto, inizia la discussione in commissione alla Camera, mentre da lunedì prossimo è prevista la discussione in aula. Per mercoledì è stata indetto da Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati della scuola, un sit-in davanti alla Camera dei Deputati, con rappresentanze e delegazioni che arriveranno da tutt’Italia.

Anche questa settimana, comunque, docenti, ricercatori, studenti e rettori sono mobilitati contro il Ddl Moratti. All’Università “La Sapienza” di Roma la maggior parte delle facoltà è ancora occupata e ancora molti docenti continuano a fare lezione all’aperto. All’interno della facoltà di Psicologia stanno partendo corsi alternativi, concordati da studenti e docenti, e saranno organizzate manifestazioni e cortei a livello nazionale e territoriale. Per mercoledì è stata indetta una riunione di tutti gli organi dell’ateneo romano, si prevede che parteciperanno oltre 1000 persone. A “Roma Tre” per il 20 ottobre gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno organizzato un corteo che si snoderà per le strade di Roma, da Piramide fino a Montecitorio. Alla manifestazione è stato chiesto a tutti i partecipanti di indossare l’abito da cerimonia funebre, perché si celebreranno i “funerali dell’università”.

Grande mobilitazione anche negli altri atenei italiani. A Firenze e Padova, dopo diverse assemblee gremite di studenti, si stanno organizzando nuove forme di protesta, tra cui sono previste ancora lezioni all’aperto e manifestazioni che coinvolgano anche i cittadini. Stessa situazione a Bologna, dove molto probabilmente arriveranno in questi giorni le dimissioni di presidi e presidenti dei corsi di laurea; ancora in discussione un ulteriore blocco della didattica. Un’intensificazione della mobilitazione è presvista anche negli atenei milanesi e a Sassari. Per il senato accademico dell’Università della Basilicata con questa legge “sarà sempre più difficile esercitare la professione di docente universitario nell’inscindibile nesso di ricerca e didattica, e sarà comunque impossibile svolgere reale opera di indirizzo e governo: le dimissioni dagli organi accademici appaiono inevitabili per chi abbia senso di responsabilità e cura della propria dignità”. A Torino, che la settimana scorsa aveva visto una mobilitazione sia dell’Università che del Politecnico, studenti e docenti si stanno riorganizzando.

Intanto secondo un documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Presidi di Facoltà nel Ddl Moratti permangono ancora troppi aspetti critici tra cui l’istituzione di una nuova figura di docenza “in una forma che non è esagerato definire ambigua, in luogo della richiesta terza fascia; l’ammissione alla docenza universitaria di figure senza alcun processo di selezione e valutazione; lo stravolgimento – ancora- del concetto di requisiti minimi per l’attivazione di corsi; l’assenza di ogni riferimento all’Europa e di ogni riscontro degli impegni assunti in sede europea; la mancata previsione – infine – di adeguate risorse che si traduce in riforme a costo zero”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: una lezione di protesta dei ricercatori a Bologna)

"Scienza dimenticata dalle scuole". Ecco la proposta di Orientagiovani.


Tra gli ospiti della giornata Montezemolo e Jean Todt. Ciampi: “Un’occasione per riflettere sul rapporto tra giovani e cultura scientifica”

“Scienza dimenticata dalle scuole”
ecco la proposta di Orientagiovani

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Scienza, tecnologia e occupazione sono i temi che verranno affrontati oggi nella dodicesima giornata nazionale “Orientagiovani” organizzata da Confindustria in collaborazione con Alma Laurea e il ministero dell’Istruzione. Mai come nel secolo appena trascorso, infatti, le nuove tecnologie hanno così profondamente inciso sulla nostra vita. Eppure – denuncia Confindustria – gli iscritti alle facoltà di matematica, fisica e chimica sono ancora troppo pochi. La giornata, allora, servirà ad offrire ai ragazzi l’opportunità di conoscere più da vicino il mondo dell’impresa ed avere indicazioni utili per scelte formative che possano favorire il successivo inserimento professionale.

“La giornata in realtà – ha detto Alessandro Musmeci, 1direttore generale dei sistemi informativi del Miur – è il più importante di una serie di eventi dedicati alla collaborazione tra scuola, università e aziende. Vogliamo creare spunti di riflessione sulle problematiche scientifiche e tecnologiche relative al mondo attuale e al futuro dei giovani”.

Tra gli interventi più significativi quello di Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf, quello dell’astronauta Umberto Guidoni e di Jean Todt, direttore generale Ferrari. Chiuderanno la giornata Elio Catania, ad di Ferrovie dello Stato e Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria.
La sessione sarà aperta da un videomessaggio del ministro dell’Istruzione Letizia Moratti. Alla manifestazione parteciperanno oltre 1300 studenti, mentre altri ventunomila seguiranno gli interventi dalla propria scuola tramite il satellite.

I temi che verranno affrontati quest’anno riguardano la scienza e la tecnologia per migliorare la qualità della vita, ma si parlerà anche di meccanica avanzata e wireless. Si cercherà, però, soprattutto di combattere la “crisi delle vocazioni”: “Negli ultimi anni – ha detto Claudio Gentili, direttore del Nucleo Education di Confindustria – i laureati nella media europea tra i 25 e i 64 anni sono 28 su 100; in Italia sono invece 10 su 100, molto al di sotto della media. Per questo – ha aggiunto – Confindustria ha realizzato a partire dallo scorso anno un grande programma insieme al ministero dell’Istruzione per contrastare la crisi delle facoltà scientifiche”.

“Le istituzioni, i centri di alta ricerca, le università, le imprese e le associazioni – si legge in un comunicato inviato oggi alla platea di Orientagiovani dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – devono concorrere a diffondere una più forte condivisione sociale del sapere scientifico. Occorre rafforzare – ha detto Ciampi – questo lavoro comune, necessario per realizzare modelli professionali nuovi e competitivi e promuovere orizzonti di crescita sostenibile e durevole, attraverso una piena diffusione dell’economia della conoscenza e dell’ innovazione condivisa”.

Secondo quanto riferito da Alma Laurea, il consorzio di atenei che raggiunge la maggioranza dei laureati italiani, gli iscritti alle facoltà scientifiche trovano un’occupazione in tempi minimi. E la conoscenza delle tecnologie informatiche aumenta del 20% in più la probabilità di trovare lavoro in tempi ragionevoli, anche con una laurea di tipo umanistico.

(14 ottobre 2005)

(Nella foto: Jean Todt)

I rettori: "Tra riforma e manovra il governo affonda l'università"


Un documento della Crui chiede “modifiche integrali” alla legge
Piero Tosi: “Un testo che non risolve i problemi e lede la nostra autonomia”.

I rettori: “Tra riforma e manovra il governo affonda l’università”

ROMA – “Fermate la riforma sullo stato giuridico dei docenti universitari”. Oggi la Conferenza dei Rettori, presieduta dal rettore dell’Università di Siena Piero Tosi, ha confermato le critiche al Ddl Moratti.
Nel documento firmato all’unanimità dai 77 rettori si chiede a tutti i parlamentari, soprattutto a quelli della commissione Cultura della Camera, dove il testo verrà discusso la prossima settimana, di “modificare integralmente il testo del decreto, che lede l’autonomia degli atenei sancita dalla Costituzione, e perché non risolve e non affronta il problema ufficiale della figura del ricercatore. I numerosi mutamenti introdotti nel testo originario – si legge nel documento – hanno soltanto ridotto gli aspetti più controproducenti senza modificarne l’impianto di fondo”.

Il Ddl sullo stato giuridico, secondo la Conferenza dei Rettori, fa infatti ricadere sugli Atenei tutti gli oneri finanziari aggiuntivi, indispensabili per dare un seguito effettivo alle norme, come le integrazioni delle retribuzioni del personale docente e il finanziamento di un numero adeguato di posti di professore associato ed ordinario da bandire.

I rettori hanno inoltre criticato anche la legge Finanziaria, che “di fatto taglia i fondi e crea una miscela esplosiva che metterà a repentaglio l’equilibirio del sistema uiniversitario”.

Il presidente Tosi ha poi annunciato che scriverà una lettera al presidente del Senato Pera “per stigmatizzare il comportamento tenuto da alcuni parlamentari, che nel dibattito in aula hanno insultato i docenti universitari e i rettori”.

Per il 19 ottobre è stata indetta una giornata di mobilitazione generale di tutti gli organi accademici per discutere e ribadire, all’interno dei singoli atenei, la posizione della Conferenza, con l’ipotesi di comprare anche una pagina sui principali quotidiani nazionali per esprimere il proprio dissenso nei confronti del Ddl e della Finanziaria.

Già da lunedì, la Crui aveva denunciato che la riforma dell’università “non risolve i problemi del personale universitario, e soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

(13 ottobre 2005)

(Nella foto: Piero Tosi, Presidente della Crui)

"Assumeremo altri 30mila docenti". Polemica sull'annuncio del ministro.


Oggi sono stato linkato qui http://bellaciao.org/it/.
La protesta nel mondo dell’università sta dilagando sempre più. Vedremo come andrà a finire.

La Moratti: i primi ventimila ingressi già all’inizio del prossimo anno. Sindacati soddisfatti a metà. Per i precari è solo “propaganda elettorale”

“Assumeremo altri 30mila docenti”
polemica sull’annuncio del ministro

ROMA – Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti ha annunciato che sono in arrivo “trentamila assunzioni di insegnanti”, dopo aver avuto il benestare dei ministeri dell’Economia e della Funzione Pubblica. I primi ventimila nuovi prof dovrebbero arrivare già a inizio 2006, altri diecimila nel 2007. Per il ministro queste assunzioni si aggiungono “alle 130 mila già fatte nel corso di quattro anni arrivando in tutto a un totale di 160 mila, con una riduzione del precariato storico del 50%”.

L’annuncio è stato accolto in maniera abbastanza positiva dalla Uil scuola, anche se non c’è completa soddisfazione: “Sono contento per i trentamila assunti – ha detto Massimo Di Nenna, leader della Uil scuola – ma si copre a mala pena il turn over, e il precariato resta.
Più scettica la Cgil scuola, per la quale l’annuncio rappresenta “una risposta parzialissima alla marea di precarietà e di posti vacanti che caratterizza la scuola pubblica e disattende il voto parlamentare che chiedeva al Ministro Moratti un piano pluriennale di nomine per coprire i posti vacanti, che sono molti e molti di più di quelli individuati dal decreto del Ministro. La Moratti ha servito un brodino caldo sul precariato”.

Per i Cip, i Comitati insegnanti precari, si tratta invece di “una propaganda ingannevole, un ‘sapone elettorale’ di grande impatto mediatico e nessun effetto pratico”.

(12 ottobre 2005)

(Nella foto: il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti)

News "ufficiali" insieme ai blog: Yahoo! lancia le "notizie fai da te"


L’annuncio del portale Usa. Accanto ai big dell’informazione
i contributi da 10 milioni di blog e dagli archivi foto personali

News “ufficiali” insieme ai blog. Yahoo! lancia le notizie “fai da te”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Yahoo! ha cominciato a utilizzare, nel proprio portale dedicato all’informazione, il lavoro dei bloggers accanto alle notizie scritte dai giornalisti professionisti. E, ha aggiunto il motore di ricerca, questa distinzione tra le due fonti sarà pian piano livellata. I blog sono il fenomeno del momento, che ha preso piede anche in Italia: “diari online” gratuiti e di facile realizzazione, su cui ognuno può scrivere aggiungendo notizie, commenti, opinioni personali. La svolta del portale americano si inserisce nella polemica tra chi considera le fonti tradizionali come le uniche affidabili e chi invece, in nome della massima libertà di espressione, reclama dignità per quelle forme di “informazione dal basso”. I blog, appunto.

Attualmente, si legge nella home page di Yahoo!News, il servizio è in fase di testing, ed è stato implementato solamente all’interno del motore di ricerca delle notizie. Come funziona? Fatta una richiesta, si viene portati in una pagina in cui, accanto alle fonti ufficiali (sono 6500 tra agenzie di stampa, quotidiani e televisioni on line) compaiono anche blog, notizie, foto e link pubblicati nei siti personali messi su dai milioni di utenti della rete. Se, ad esempio, cerchiamo “Katrina hurricane”, la schermata principale indica le news provenienti dalle principali testate del mondo, ma sulla destra si apre una finestra (con la scritta Blogs beta) che mostra i link ai principali blog che trattano questo argomento.

Al momento il servizio è attivo solo nella versione internazionale (in inglese) del portale. “I media tradizionali non hanno il tempo e le risorse per coprire tutte le storie – ha spiegato Joff Redfern, direttore di Yahoo!Search – e con questa soluzione diamo certamente qualcosa in più”.

“Per adesso – ha aggiunto Redfern – teniamo ancora una linea di demarcazione tra i media tradizionali e i blog”. Se, tuttavia, si preme su “More Blog results…” si può accedere ai risultati di una ricerca completamente incentrata sui blog. Quelli monitorati sono oltre dieci milioni. E si può cercare anche tra le fotografie pubblicate dai vari utenti, in particolare sul sito Flickr, un’enorme archivio pubblico con oltre 42 milioni di immagini.

L’iniziativa di Yahoo! è di sicuro impatto perché, se quasi certamente finirà alimentare il fenomeno del “reporter diffuso”, al tempo stesso rischia di mettere in discussione il ruolo del giornalista professionista. Con i blog, infatti, l’utente dell’informazione esce dal ruolo del semplice ricevente e diventa attivo, diventa ‘editore di se stesso’.

Naturalmente, nelle reazioni ci si divide tra favorevoli e contrari. Per il critico dei media Jeff Jarvis, quella di Yahoo! è una decisione importante perché i principali portali Internet, che fino ad ora continuavano a considerare i blog come una fonte secondaria, e spesso poco attendibile, di notizie, si dovranno ricredere. Perplesso Robert Thompson, docente di “media studies” all’Università di Syracuse, nello stato di New York: “C’è una forte distinzione tra una notizia passata attraverso tutti gli stadi di un processo editoriale e un’altra, invece, inserita in rete da qualcuno che nemmeno li conosce”.

(11 ottobre 2005)

(Nella foto:Jerry Yang e David Filo, co-fondatori di Yahoo!)

"Noi, sulle orme dei deportati". Studenti nei luoghi della memoria


Dalla Polonia il diario di Thomas e Claudia, in viaggio ad Auschwitz insieme ad altri duecento studenti romani, ad alcuni sopravvissuti e al sindaco Veltroni

“Noi, sulle orme dei deportati”. Studenti nei luoghi della memoria

Ho intervistato Thomas e Claudia e ho creato per loro un “diario” in diretta dalla Polonia. Buona lettura :).

CRACOVIA (Polonia)204 studenti romani questa mattina sono stati ad Auschwitz per visitare i campi di concentramento dove i nazisti sterminarono un milione e mezzo di persone. Con loro alcuni dei sopravvissuti e il sindaco Veltroni. Il viaggio è stato organizzato dal Comune di Roma in collaborazione con la comunità ebraica e l’associazione degli ex-deportati.
Quello che segue è il racconto in prima persona delle impressioni di Thomas e Claudia, due sedicenni provenienti rispettivamente dal liceo classico “Plauto” e dal liceo scientifico “Plinio Seniore”.

Quando siamo arrivati a Cracovia il tempo era bello, prometteva bene. Noi ci aspettavamo il gelo. Siamo partiti da Roma in 300: quattro alunni e un professore per 51 classi. E con noi tanti giornalisti, fotografi, ed ex-deportati. Dopo essere arrivati in albergo siamo stati in giro per la città, nel quartiere ebraico. Abbiamo visitato il ghetto e la sinagoga Temple. Qui sono iniziati i discorsi “seri”, di un certo livello, molto toccanti. Il sindaco Veltroni e l’assessore alla scuola Maria Coscia ci hanno spiegato il significato di questo viaggio, che vuole essere la continuazione di un progetto iniziato a scuola insieme ai professori.

Questa mattina abbiamo avuto un piccolo inconveniente, perché si è rotto un vetro del pullman che ci doveva portare all’ex campo di sterminio di Birkenau. Meno male che ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati in tempo! Lì ad aspettarci c’erano diversi ex-deportati: il sig. Venezia, il sig. Terracina, il sig. Mogliani, che si sono rivelate delle persone molto valide, e con cui siamo stati insieme per tanto tempo, ad ascoltare le loro testimonianze.

Il sig. Modiani, ad esempio, era stato deportato nel campo di concentramento all’età di tredici anni. Ora a noi sembra assurdo pensare a un ragazzo di quell’età che viene strappato dalla propria casa e viene portato qui dopo un viaggio estenuante, con poca acqua, poco cibo. Non potevano muoversi, stavano sempre in piedi. Il suo è un caso particolare, perché era stato messo a lavorare proprio nei pressi di una camera a gas dove vennero sterminate tantissime persone. Ha addirittura visto morire un suo parente! Ci ha portato davvero una bella testimonianza, ci ha fatto capire soprattutto come in quel luogo era molto semplice perdere la dignità umana: ci voleva una gran forza per resistere. E poi un’altra cosa che ci ha colpito tantissimo: l’entrata del campo sembrava un’enorme bocca, che prima o poi sembrava volerci risucchiare.

Auschwitz era un campo di lavoro forzato e ora è diventato un museo. Là abbiamo potuto vedere diverse stanze che ci hanno colpito profondamente. C’era anche una prigione sotterranea, dove venivano mandati quelli che organizzavano una resistenza interna al campo di lavoro. E poi venivano fucilati. Un’altra stanza che ci ha colpito molto è stata quella in cui c’erano le immagini di tutti quelli che avevano trovato lì la morte. Vedevamo persone sofferenti, con visi smunti. Molti di noi non hanno potuto trattenere le lacrime. Era più forte di noi.
La giornata è trascorsa con dei ritmi pressanti, è stata un po’ pesante, ma ne è valsa la pena.

Avevamo studiato questi avvenimenti a scuola, ma attraverso i libri non s’intuisce che questa è davvero una forma di bestialità umana. Quando si entra nel campo di concentramento si percepisce subito un’aria di desolazione, un aspetto tetro. Appena siamo entrati siamo rimasti attoniti.

Capire cosa è successo è una parola difficile. Noi non possiamo capirlo a fondo. Possiamo solo avvicinarci, grazie soprattutto alle persone che ci hanno raccontato la propria storia. Ascoltandoli abbiamo provato molta tristezza, un senso continuo di oppressione. Abbiamo visto un lato dell’uomo… veramente incredibile. Non pensavamo che l’uomo potesse progettare uno sterminio simile.

I sopravvissuti sono stati davvero fondamentali per quest’esperienza. Anche loro si sono commossi. E poi loro erano soli al mondo, e qui hanno visto delle cose dell’altro mondo. Non le dimenticheranno mai più.

Anche il sindaco Veltroni è stato molto importante per quest’esperienza: è stato sempre vicino a noi. Mangiava con noi, parlava, faceva le foto. È stato di grande aiuto per spiegarci le vicende storiche e ci ha confortato nei momenti più difficili.

È stata un’esperienza davvero differente rispetto a un campo scuola. Ci sentiamo come investiti di una carica rispetto ai nostri compagni rimasti a Roma. La complicità tra tutti noi è stata automatica. Abbiamo parlato delle nostre impressioni, ci siamo confrontati, abbiamo parlato… Siamo tutti adolescenti, abbiamo provato tutti le stesse impressioni. Quando siamo tornati in pullman dopo questa visita, c’era solo tanto silenzio. Volevamo riflettere, volevamo capire.

Siamo convinti che dopo questa esperienza noi dobbiamo essere degli ambasciatori verso gli altri che sono a Roma. Un domani gli ex-deportati non ci saranno più, e noi dovremo portare la loro esperienza alle nuove generazioni. Non sarà facile, ma dobbiamo farlo.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: Gli studenti romani nel campo di concentramento di Auschwitz)

Oggi è San Daniele!


..e speriamo che mi aiuti!

Qualche info: Daniele deriva dall’ebraico Dani’èl che significa “giudice divino, eletto da Dio”. L’onomastico si festeggia il 10 ottobre in onore di San Daniele, martire francescano, decapitato dai musulmani a Ceuta, in Marocco, con altri compagni religiosi, nel 1227. Con questo nome la Chiesa ricorda pure: un martire di Cesarea il 16 febbraio; il beato Murano, camaldolese, il 31 marzo; il santo di Lodi, il 22 aprile; un martire con Leonzio e Maurizio a Nicopoli in Armenia, il 10 luglio; il profeta biblico, vissuto a Babilonia all’epoca di Ciro, patrono dei minatori, il 21 luglio; un anacoreta vissuto nel V secolo, il 19 ottobre; il beato di Grünberg, il 2 novembre; e “lo Stilita”, nato a Samosata nel 419 e morto a Costantinopoli nel 490, l’11 dicembre.

(Nella foto: Il più famoso prosciutto San Daniele :D)

Didattica bloccata, lezioni in strada. Le università contro la Moratti.


Un bel modo per festeggiare il mio onomastico :).

Da oggi la maggior parte degli atenei italiani in agitazione contro la riforma
Tosi: “Un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi”

Didattica bloccata, lezioni in strada
le università contro la Moratti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Da Torino a Palermo, da Venezia a Napoli fare lezione all’università da oggi e per tutta la settimana sarà molto difficile. Docenti, ricercatori, studenti e – nella maggior parte dei casi – anche i rettori si asterranno dal lavoro per protestare contro il disegno di legge, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, che andrà a riordinare lo stato giuridico dell’università e sul quale si attende il voto della Camera. Le proteste si estenderanno a macchia d’olio praticamente in tutte le regioni d’Italia, con blocchi della didattica, lezioni in piazza, atenei aperti al pubblico.

La riforma. Sono almeno quattro i punti più controversi della riforma che, nelle intenzioni del Ministro Moratti, andrà a modificare l’ordinamento giuridico del mondo universitario. Il primo punto riguarda la prospettiva dei contratti a termine per i 25mila ricercatori di ruolo e per i professori associati. Poi c’è una questione salariale: ai docenti che scelgono l’impegno a tempo pieno sarà dato lo stesso stipendio di quelli che optano anche per la libera professione. Terzo punto: nasce una nuova figura professionale, il “prof a sovvenzione”, pagato da un’azienda e assunto a tempo determinato dall’ateneo. Infine, molto probabilmente svanirà la figura del professore aggregato (il titolo verrebbe concesso come sanatoria a ricercatori e personale tecnico, senza inquadramento contrattuale e, soprattutto, senza un euro in più).
Le riforme dovrebbero toccare anche il concorso nazionale per l’assegnazione di nuove cattedre (che sarà comunque più controllato, per evitare favoritismi).

I rettori. La quasi totalità dei rettori è in accordo con quanto affermato più volte in questi mesi dalla Crui, la conferenza dei rettori italiani. Per il presidente, Piero Tosi, si tratta di “un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

Le proteste, da oggi e per una settimana, si svolgeranno in maniera simile in quasi tutti gli atenei d’Italia, così come sono simili le posizioni ufficiali degli organismi ufficiali degli atenei.

Torino. Il rettore Ezio Pelliccetti, che già in passato aveva protestato vivacamente contro il Ministro, insiste molto sul fatto che il problema della riforma riguarda sì docenti, ma soprattutto la ricerca. Per oggi sono state organizzate una sospensione dell’attività didattica e un’assemblea generale.

Venezia. Il Rettore della Cà Foscari Francesco Ghetti ha programmato per stamattina alle 10 un incontro a cui è invitato sia il personale docente, ma anche studenti e ricercatori, per discutere sui temi della riforma: “Attueremo dei blocchi a scacchiera – dicono i ricercatori – con la speranza che tutte le altre università del Veneto ci seguano. Ci saranno altre assemblee anche a Verona e Padova, e oltre al blocco della didattica vorremmo organizzare anche lezioni in piazza”.

Firenze. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università ha giudicato inaccettabile che sia stata adottata “una procedura che ha troncato il necessario dibattito parlamentare”, e senza prevedere “alcun finanziamento dei costi derivanti dall’applicazione del decreto”. Massimo Grandi di Architettura, rappresentante dei ricercatori: “Un blocco a inizio lezioni è molto grave, e ci dispiace. Ma può darsi anche che alcuni docenti spostino le lezioni invece di annullarle del tutto”. Lezioni sospese anche ad Agraria e Psicologia.

Siena. La posizione dell’ateneo è quella ufficiale della Crui, perché il rettore, Piero Tosi, è anche il presidente della Conferenza dei Rettori. Francesco Mugnaini, docente di Storia delle Tradizioni Popolari, è a capo di un coordinamento di ateneo: “Il blocco della didattica – ha spiegato – non è facile da attuare: ma informeremo gli studenti e abbiamo organizzato per mercoledì un’iniziativa di università aperta: ci sarà una specie di “maratona didattica”, che prevede una staffetta di 48 ore consecutive di insegnamento aperto al pubblico. L’intera iniziativa, che forse vedrà anche Piazza del Campo trasformarsi in una grande aula a cielo aperto, sarà trasmessa in diretta sul sito web dell’ateneo.

Napoli. Il Rettore della “Federico II” Guido Trombetti, vicepresidente della Crui, ha protestato, con toni molto accesi contro la riforma. La settimana di agitazione prevede l’organizzazione da oggi e fino al 13 ottobre di riunioni nelle diverse facoltà, con la partecipazione di docenti, ricercatori, precari e studenti e con la sospensione delle attività didattiche nelle facoltà sedi delle riunioni. Franco Vintriglia, docente di Fisica alla facoltà di Farmacia, crede che non ci sia bisogno di bloccare completamente la didattica, per venire incontro alle esigenze degli studenti: “Siamo comunque tutti sconcertati per il modo arrogante e superficiale con cui è stata gestita questa vicenda”. Iniziative analoghe saranno messe in atto anche a “Napoli 2”, un’università che è diffusa sul territorio, tra Caserta, Capua, Aversa, e a Salerno.

Bologna. Il Rettore Pier Ugo Calzolari ha una posizione contraria alla riforma, “ma – dice – non è lo stato giuridico il cuore del problema”, reclamando maggiori risorse e più servizi per gli studenti. Nel capoluogo emiliano i ricercatori faranno una manifestazione in Piazza Maggiore il 12 ottobre, insieme agli studenti. L’idea dei ricercatori, inoltre, è quella di ritirare le domande d’insegnamento: ci sono già state oltre cinquanta adesioni, e se la situazione rimanesse così sarebbe bloccato l’inizio di almeno 72 corsi. C’è poi anche l’idea di chiedere a presidi, docenti e presidenti di corso di laurea di dimettersi. Anche qui aule aperte, anche di sera.

Palermo. Il Senato accademico ha approvato una mozione che contesta non solo i contenuti della riforma, ma anche la mancata risposta alle istanze dei ricercatori. L’unico punto su cui l’ateneo siciliano è a favore è la riforma della politica dei concorsi, che torna su base nazionale. Per oggi è stata programmata un’assemblea, mentre da domani al 15 presso la facoltà di Scienze si terrà ogni giorno un dibattito.

Roma. Alla “Sapienza” il Senato accademico ha bocciato il Ddl Moratti. A Scienze della Comunicazione e Lettere è stata annunciata la sospensione dell’attività didattica, ma si prevede che anche in molte altre facoltà sarà difficile fare lezione.
A “Roma Tre” a muoversi è soprattutto il Consiglio di Lettere e Filosofia, che ieri ha approvato una mozione, in accordo anche con il rettore Guido Fabiani, che condivide le ragioni dello stato di agitazione dei docenti.

Provvedimenti analoghi sono stati presi anche a Perugia (facoltà di Lettere e Farmacia), alla facoltà di Lingue a Catania, a L’Aquila, a Modena, Genova. La “mobilitazione di tutto il personale” è stata indetta all’Università di Salerno.
“Si vuole dare un segnale forte – dice la Cgil – affinché la società civile capisca che queste riforme vanno a ricadere su tutti, non solo sull’università”.

Trieste. L’ateneo triestino sembra essere uno dei pochi con una posizione favorevole alla riforma: “Ritengo che questo maxiemendamento – ci ha detto il rettore Domenico Romeo – rifletta almeno in parte le aspettative che c’erano nel mondo dell’universi
tà. Certo è un lavoro di taglia e cuci perché è stato rielaborato diverse volte, ma ci sono dei punti importanti, come il fatto di riportare i concorsi per le carriere al livello nazionale”. Il rettore ammette comunque che ci sono degli aspetti preoccupanti: “La preoccupazione è per i ricercatori, che dal 30 settembre 2013 diventeranno a tempo determinato”.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: la protesta del 29 ottobre scorso durante la discussione del Ddl al Senato)