Ecco il fagiolo anti-flatulenza


Ricerca degli studiosi dell’università venezuelana Simon Bolivar
Con due batteri, fermentati coi legumi, si riducono i gas dell’80%

Rumori sconvenienti addio
nasce il fagiolo anti-flatulenza

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I fagioli, si sa, se mangiati in gran quantità possono causare “rumori sconvenienti”. Un gruppo di studiosi dell’università Simon Bolivar, in Venezuela, ha però scoperto il modo di produrre legumi che non provochino flatulenze.

Gli esperti, il cui studio è stato pubblicato dall’autorevole “Journal of the Science of Food and Agriculture” hanno individuato due batteri, il Lactobaciullus casei e il Lactobacillus plantarum, che, fatti fermentare insieme con i fagioli, diminuiscono del 60% il contenuto di fibre solubili e abbassano dell’88% la quantità di raffinosio, un carboidrato che è tra le principali cause di questi “rumori”. Le flatulenze sono infatti provocate da gas rilasciati dai batteri che vivono nell’intestino nel momento in cui scompongono in cibo.

La scoperta, spiegano gli studiosi, farà la gioia dei nutrizionisti: i fagioli, infatti, dovrebberto essere assunti più spesso, come spiega Marisela Granito, uno dei ricercatori: “I legumi, e in particolare i Phaseolus vulgaris, sono una fonte importante di nutrimento, nonostante le flatulenze non ne promuovano di certo l’immagine”.

(25 aprile 2006)

Google Maps anche in Italia, rivoluzione negli stradari web


Il servizio, molto utilizzato già negli Usa, copre ora tutta l’Europa
È possibile trovare una via, un negozio o calcolare un percorso

Ecco Google Maps anche in Italia
rivoluzione negli stradari online

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Novità per gli utenti italiani di Google. Google Maps (il sistema che ha rivoluzionato il modo in cui gli statunitensi cercano informazioni stradali e commerciali) è stato arricchito di tutta la cartografia stradale dell’Italia. Il servizio non è da confondere con Google Earth, il software che si scarica sul computer e permette di vedere tutto il mondo dall’alto.

Fino a pochi giorni fa se si cercavano informazioni stradali sull’Europa, Google Maps rimandava solo ai confini dei diversi Paesi, ma non esistevano altre informazioni. Attualmente, invece, è possibile visualizzare informazioni dettagliate su tutte le strade del Vecchio Continente.

Il servizio è strutturato tramite mappe dinamiche e interattive di semplice utilizzo. Le cartine sono “trascinabili”: basta tenere premuto con il mouse su un qualsiasi punto per spostare la mappa a proprio piacimento. Attraverso un sistema di bottoni a forma di frecce, inoltre, è molto semplice aumentare o diminuire lo zoom.

In Italia – va ricordato – esistono già da tempo sistemi molto evoluti nel campo della ricerca dei percorsi stradali, come Kataweb Mappe, Tuttocitta.it o ViaMichelin. La vera rivoluzione di Google, però, è che oltre a cercare strade e calcolare percorsi, si collega ai database dei servizi di pagine gialle e localizza e fornisce informazioni (come Cap, numero di telefono e sito web) di enti pubblici, università, cinema, negozi, centri commerciali.

L’altra novità è che, sfruttando il motore di Google Earth, è possibile sovrapporre la mappa stradale a quella satellitare, visualizzando, così, sia i nomi delle strade che la loro vera morfologia.

Come localizzare una strada. Una volta collegati al sito, è possibile cercare una città o addirittura una strada inserendo semplicemente il nome nel campo di ricerca. Ma attenzione, bisogna rispettare una sintassi ben precisa: per cercare, ad esempio, Via del Corso a Roma, si dovra scrivere “via del corso, roma”. E così via con tutti gli altri indirizzi. Se, come spesso può accadere, esistono due vie con nomi simili, il sistema lo segnalerà e permetterà di scegliere l’indirizzo giusto tra la rosa di quelli trovati.

Come calcolare un percorso. Google Maps può aiutare l’utente, come una specie di navigatore satellitare a trovare la strada più veloce per andare da un punto A a un punto B. La ricerca funziona sia all’interno di una stessa città che da una città all’altra. Ad esempio, se vogliamo andare da Corso Monforte a Milano a Boulevard des Italiens a Parigi, basterà cliccare su “ottieni indicazioni” e, nel campo di ricerca, inserire “corso monforte, milano” come indirizzo di partenza, e “boulevard des italiens, paris” come destinazione.

Enti e attività commerciali. L’altra novità, lo dicevamo, di Google Maps è quella di localizzare, sulla mappa, le attività commerciali e i luoghi turistici e istituzionali più importanti. Cliccando su “trova attività commerciali” e scrivendo, ad esempio “roma sapienza” (anche qui, attenzione alla sintassi!), il sistema indicherà sulla mappa l’Università di Roma “La Sapienza”, l’indirizzo degli uffici del rettore ma anche, per fare un esempio, la società “Arrow Express” di Emiliano Sapienza. E così via.

(25 aprile 2006)

(Nella foto: Una schermata di Google Maps)

Sabato sera senza rischi? Basta usare il "Durmibus"


Si chiama “Durmibus” ed è stato progettato dagli studenti del Politecnico della Catalogna. Ha capsule per dormire, wc, doccia e “alti standard abitativi”

Dalla Spagna un bus per dormire
dedicato al nomadismo urbano

Il bus può essere utlizzato anche ad evitare le stragi dovute alla guida in stato di ebbrezza o ad accogliere i sopravvissuti di un disastro

di DANIELE SEMERARO

MADRID – Come evitare le stragi del sabato sera o accogliere i sopravvissuti di un disastro naturale? Gli studenti dell’Universitat Politècnica de Catalunya hanno avuto una singolare idea: quella di progettare un autobus, battezzato “Durmibus”, “dedicato a tutti quelli che vivono e praticano il nomadismo contemporaneo”.

Creato insieme agli architetti Veronica Santos Costa, Irving de la Rosa, Patricia Cocco e Beth Gali, l’autobus è costituito, al suo interno, da piccole capsule, del tutto simili ai micro-alloggi giapponesi, grandi come un loculo, in cui è possibile entrare solo per dormire, in uso nelle megalopoli del Sol Levante.

Le piccole capsule (ogni “Durmibus” ne contiene 22) permettono di riposare “comodamente” mentre l’autobus è in movimento. Non è tutto, perché, a detta degli studenti, assicurano buone condizioni di abitabilità: ognuna ha, infatti, un sistema di climatizzazione e illuminazione indipendente. Il bus, poi, ha un sistema di ventilazione e di isolamento acustico rispetto ai rumori esterni, con alti standard di pulizia e privacy. Al suo interno anche doccia, wc e uno spazio per guardare la tv o bere un caffè. Il mezzo, specificano gli studenti, può essere costruito sia partendo da pullman nuovi che da autobus pubblici non più in uso.

“Durmibus” può costituire un alloggio di fortuna (ed essere utilizzato, ad esempio, in aeroporti per accogliere i passeggeri di voli cancellati, o fuori dalle discoteche) ma si rivolge anche a chi pratica il “nomadismo estremo”: “Abitare in movimento – spiegano i progettisti – è un’opportunità che apre a una nuovo modo di vivere la città e si adatta a necessità e problematiche del nostro tempo attraverso l’applicazione e la riutilizzazione dei mezzi tecnologici attuali. La virtù di questa proposta – raccontano – sta nel fatto che ‘Durmibus’ non è un elemento statico: migra nella città, diviene movimento”.

(25 aprile 2006)

(Nella foto: l’interno di “Durmibus”)

Scrat salverà la valle? L'era glaciale nei pc


Il nuovo videogame è interamente ispirato al film d’animazione
Si gioca in terza persona ed è adatto anche ai più piccoli

Riuscirà Scrat a salvare la valle?
L’Era glaciale entra nei computer

E per gli utenti una guida speciale: la voce di Claudio Bisio

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Manfred il mammut, Syd il bradipo e Diego la tigre, protagonisti del film “L’era glaciale 2: il disgelo”, escono virtualmente dal grande schermo e approdano al mondo dei videogiochi. Vivendi Universal Games sta lanciando, in questi giorni, il videogame che permetterà di rivivere le avventure dei personaggi di una pellicola d’animazione che, probabilmente, resterà a lungo tra i primi posti delle classifiche dei film più visti.

Protagonista assoluto del gioco “L’era glaciale 2” il piccolo Scrat (lo scoiattolo alla perenne ricerca della propria ghianda), che si ritrova immerso in un ambiente di ghiaccio e geyser. Il periodo della glaciazione volge al termine, e lo scioglimento delle nevi porterà a un’inevitabile inondazione. Scrat, così, si ritroverà involontariamente a dover salvare la valle, correndo tra le montagne alla ricerca di noci e ghiande, saltando tra ghiacciai e pendii, scavando o nuotando in immensi laghi ghiacciati. Non è tutto, perché i livelli sono pieni di oggetti interattivi, dalle buche (in cui si trovano sorprese più o meno piacevoli) ai cunicoli alle ghiande d’oro.

Il divertimento, però, non finisce qui. Durante il percorso, infatti, sono “sparpagliati” altri 12 mini-giochi (come il “Bowling del pinguino”, “Lo scivolo di Sid” e “Tirassegno della scimmia”) che hanno come protagonisti, oltre a Scrat, anche gli amici Sid, Manny e Diego.

Questa, però, non è l’unica novità: ad aiutare l’utente, infatti, c’è una speciale guida vocale: Claudio Bisio. Il popolare comico, infatti, si è cimentato nell’interpretazione del personaggio di Sid, il bradipo pasticcione: “Insieme a Sid – spiega – mi complimento con il giocatore per i suoi successi, gli do le dritte giuste quando non sa come proseguire e lo sgrido quando non si comporta bene”.

Il videogame, si noti bene, è pensato per tutta la famiglia, ed essendo privo di contenuti violenti è adatto anche ai più piccoli. Durante i primi livelli, inoltre, lo scoiattolo s’imbatte spesso in “cartelli” che spiegano al giocatore in che modo andare avanti, come utilizzare gli oggetti o fare determinate mosse. Non è tutto, perché gli aiuti sono presenti anche nel menu principale: in ogni istante è possibile richiedere qualche piccolo “consiglio” che permette di andare avanti nel gioco e, in alcuni casi, capirci qualche cosa in più.

L’utente, nello stile dei platform game, può muovere lo scoiattolino attraverso 8 ambienti con 27 livelli di gioco. I comandi sono piuttosto semplici, soprattutto se si usa un joypad, mentre risultano un po’ complicati se si usa la tastiera. Il giocatore può correre, saltare, nuotare, annusare oggetti, effettuare piccoli balzi, tirare calci con un “attacco rotolante” e scagliare oggetti per mettere fuori gioco i nemici. Molto utile anche la presenza di una telecamera, che permette di scegliere, di volta in volta, da quale angolazione e prospettiva giocare.

La grafica è totalmente ispirata a quella del film d’animazione, tanto che, guardando lo schermo, sembrerebbe di assistere alla proiezione di un dvd. Molto efficace, inoltre, l’inserimento, tra un livello e l’altro, di spezzoni di filmati tratti direttamente dal cartone animato.

“L’era glaciale 2” è disponibile al prezzo di 19,90 euro nella versione Pc, 34,90 euro per Nintendo Ds e Game Boy Advance e 39,90 euro per Playstation 2, X-Box e Game Cube.

(25 aprile 2006)

Nepal, il re riapre il Parlamento


La decisione dopo settimane di scontri e proteste nel Paese
Gyanendra aveva assunto tutti i poteri nel maggio 2002

Nepal, il re riapre il Parlamento
L’opposizione: “La rivolta ha vinto”

di DANIELE SEMERARO

KATHMANDU (NEPAL) – Il re del Nepal, Gyanendra, cerca di allentare la tensione nel Paese e in un annuncio alla televisione di stato annuncia la decisione di ripristinare il Parlamento, sciolto il 22 maggio 2002. Nel discorso, durato poco più di 15 minuti, il re ha invitato i sette partiti per la prima sessione, prevista per venerdì. La decisione arriva alla vigilia di una nuova manifestazione di protesta.

Un’esponente dell’alleanza dei partiti dell’opposizione, appresa la notizia, ha dichiarato “la vittoria del movimento del popolo”.

Venerdì scorso il re, mentre la folla cercava di marciare sul suo palazzo, aveva annunciato di voler rinunciare ai poteri assoluti assunti nel febbraio 2005. L’offerta non aveva placato la protesta, giunta al diciannovesimo giorno consecutivo di sciopero generale, con scontri e violente repressioni.

Che si sono ripetuti anche questa mattina a Kathmandu: una quindicina di manifestanti sono rimasti feriti durante l’intervento della polizia con gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla di 2mila persone che, per il sesto giorno, sfidava il coprifuoco. La scorsa notte cinque ribelli e un soldato hanno perso la vita in una furiosa battaglia di sei ore seguita all’assalto dei guerriglieri maoisti agli uffici governativi, a una prigione e a una torre per le telecomunicazioni nel villaggio di Chautara, 120 chilometri a nord-est della capitale.

(24 aprile 2006)

(Nella foto: Il re Gyanendra durante il discorso alla tv)

Il racconto dei testimoni di Dahab: "All'improvviso, come in guerra"


Terrore, sdegno e tanta rabbia nelle testimonianze dei turisti
“Feriti medicati per strada con i kit di pronto soccorso di un negozio”

Dahab, il racconto dei testimoni
“Sembrava di essere in guerra”

Un italiano in vacanza: “Gli egiziani ci hanno spinto lontano dal luogo
delle esplosioni, avevano subito capito di cosa si trattasse”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “All’improvviso le prime due esplosioni, abbiamo cominciato a fuggire, e poi…”. È il primo racconto dei due dei tre nostri connazionali feriti negli attentati di ieri sera nella cittadina di Dahab, sulla costa sud-orientale del Mar Rosso. I due hanno potuto parlare con i militari della Marina Militare che li hanno ospitati a bordo del pattugliatore Vedetta, ormeggiato a Sharm el Sheik e che fa parte della Mfo, la forza multinazionale nel Sinai. Secondo una prima ricostruzione, hanno sentito subito le prime due esplosioni, senza però vedere nulla. Poi si sono messi a correre, quando il terzo scoppio li ha investiti. Per adesso non sono stati resi noti altri particolari. I due italiani, assistiti dal personale medico del contingente, hanno ustioni di secondo grado alle gambe. Il terzo italiano è invece ricoverato, in condizioni più serie, nell’infermeria dell’ospedale di Sharm con una ferita lacero-contusa al braccio, per la quale gli sono stati applicati punti di sutura. La Farnesina ha organizzato per loro il rientro in Italia entro questa sera.

Intanto continuano ad arrivare le testimonianze degli altri testimoni oculari: “C’erano corpi dappertutto, non ho mai visto niente di simile, sembrava di essere in guerra”, racconta ancora molto scosso il medico tedesco Michael Hartlich. “Ero in Sinai per trascorrere le vacanze. Quando sono scoppiate le bombe mi sono trovato – continua – un bambino tra le braccia. Ho cercato di medicarlo, ma è morto pochi istanti dopo. In ogni dove c’era sangue, forte odore di carne e capelli bruciati”. Molto simile il racconto di un altro turista testimone oculare, Serge Loussararian: “C’erano pezzi di corpi in ogni parte sulle strade. Ambulanze e macchine improvvisate trasportavano i turisti in ospedale. C’era molto fumo, la gente correva dappertutto”.

E ci sono anche testimonianze eroiche, come quella di Magnus Tersson, ventottenne istruttore di sub: “La gente si accasciava a terra tra la folla, piangeva e chiedeva aiuto. Sono entrato in un negozio poco distante dal luogo dell’esplosione, ho preso i kit di pronto soccorso e tutto quello che poteva essermi utile, sono tornato in strada e ho iniziato a medicare la maggior parte di persone possibile, fin quando non sono arrivate le prime ambulanze”.

Numerosi anche i turisti italiani presenti nella zona al momento delle esplosioni. La testimonianza più drammatica è probabilmente quella di Marco Merlino, istruttore subacqueo che si stava dirigendo verso un supermercato di Dahab: “Abbiamo visto colonne di fumo e persone venire verso di noi, ferite e ricoperte di sangue. Subito dopo la situazione è diventata estremamente caotica”.

Silvio Broggi, medico, vive con la moglie a Valfenera, in provincia di Asti. Si trovava a Dahab con un gruppo di amici italiani che lavorano al Cairo: “A parte la rabbia per quello che è accaduto – racconta – ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa: sarebbe bastato fermarsi mezzo minuto in più in quel punto e a quest’ora saremmo morti. Al momento dell’attentato camminavo con alcuni amici sul lungomare, a una cinquantina di metri da dove sono avvenute le esplosioni. Io non ho potuto vedere nulla, ma un amico che si trovava dietro di noi ci ha raggiunto e ha detto di aver visto il ponte coperto di corpi dilaniati. I passanti egiziani hanno subito capito di cosa si trattava, ci hanno spinti lontano dal luogo delle esplosioni, prima ancora che intervenisse la polizia”.

Roberta Panza, 33 anni, di Napoli, era in vacanza con le amiche: “Quando ho sentito la prima esplosione – racconta, ancora molto scossa – ero dentro un negozio. C’erano due amiche con me. Una di loro è fuggita fuori, io e l’altra siamo rimaste a cercare riparo lì dentro. Poi, al secondo botto, siamo scappate anche noi. Siamo arrivate in uno spiazzo, ci siamo fermate a prendere fiato e abbiamo visto la gente che arrivava. C’erano feriti, qualcuno che si lamentava, tutti chiedevano che cosa fosse successo. Ora voglio solamente andare via da qui”.

Più tranquilla la testimonianza di un’altra turista italiana, Kety Budai, 33 anni di origine friulana, che avrebbe dovuto terminare ieri sera una vacanza di una settimana nella località turistica egiziana: “Stiamo tutti bene – ha raccontato – e, per quello che è stato possibile, stanotte siamo riusciti anche a riposare un po’. Quando sono scoppiate le bombe io ero in albergo e le mie due amiche fortunatamente erano rientrate da poco da un ultimo giro in paese. Alle 20 un taxi ci avrebbe dovuto prelevare e portare all’aeroporto di Sharm el Sheik per fare rientro in Italia. Abbiamo sentito le tre esplosioni, botti non fortissimi, e come tutti ci siamo preoccupate. Naturalmente dopo le bombe il programma è cambiato e tutti siamo rimasti in albergo. Poi ci siamo trasferiti sulla spiaggia, a pochi metri dalla struttura, ci hanno detto per motivi di sicurezza. A tarda ora siamo riusciti a tornare in camera. Oggi – conclude – torneremo in Italia, sappiamo che i tour operator si stanno organizzando per i rientri”.

Racconta un’altra connazionale, Francesca Domeniconi, giovane operatrice turistica di Cesena, titolare con altri tre italiani di una società che ha costruito sulla spiaggia un alberghetto familiare di 14 stanze: le tre esplosioni di ieri sera a Dahab “non sono state molto forti, al punto che pensavamo si trattasse di bombole di gas, e non di attentati. Tant’è vero che dopo l’episodio non è scoppiato il panico tra i nostri dieci ospiti italiani: sono rientrati in albergo poco dopo, erano certamente incuriositi, forse leggermente spaventati, ma dopo aver cenato sono andati tranquillamente a dormire. Tra le 19 e le 19.30 abbiamo sentito prima due scoppi, assai ravvicinati, e poi un terzo, qualche secondo più tardi. Non erano forti, anche se le esplosioni, ci hanno detto, si sono verificate a meno di un chilometro da qui. Il nostro ristorante era già pieno di clienti e abbiamo cercato di capire che succedeva. Subito dopo è arrivata la famiglia italiana che era al passeggio al centro ed erano tutti in perfetta salute, neanche troppo impressionati”.

(25 aprile 2006)

Il traffico è impazzito? L'aiuto arriva dal pc


Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha creato un sistema che permette di migliorare la viabilità e prevedere i flussi urbani di auto e pedoni

Traffico impazzito e ingorghi, addio
il pc diventa esperto di mobilità

Il software è già stato applicato, con successo, a Rimini, Milano e Senigallia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Migliorare la viabilità urbana di un quartiere? Decidere se intensificare una linea di autobus o crearne una nuova? Scegliere se dare l’autorizzazione a costruire un ipermercato in una strada piuttosto che in un’altra? Sono gli interrogativi – spesso molto complessi – che ogni giorno si pongono sindaci, assessori ai trasporti e esperti di mobilità. Da oggi, però, gli “addetti ai lavori” possono contare su un aiuto in più: “Mobilis”. Il sistema, progettato dal gruppo di Fisica dei sistemi complessi dell’Università di Bologna guidato da Bruno Giorgini, simula i flussi urbani. L’obiettivo? Progettare – spiegano i ricercatori – una mobilità sostenibile, “non solo perché ha bassi livelli d’inquinamento, ma anche perché diversi mezzi di trasporto concorrono a una mobilità comoda, fluida e bella”.

“Mobilis” (ma non è l’unico, esistono anche “Campus”, che si occupa nello specifico di mobilità pedonale e “Automobilis”, che studia i flussi veicolari) è un sistema informatico che si basa su un modello fisico-matematico che integra una mappatura dettagliata di una città, insieme ai dati sul trasporto pubblico, quello privato e sulle diverse abitudini sociali dei suoi abitanti. Una volta inseriti tutti i parametri, il software è in grado di prevedere come la mobilità si modifica in risposta a diversi cambiamenti o all’inserimento di elementi di disturbo come nuove strade, nuovi palazzi o incidenti stradali.

“Per mobilità – spiega Bruno Giorgini – intendiamo la propensione di ciascun individuo a muoversi in un tessuto urbano secondo i propri obiettivi e le proprie esigenze. Questa è una caratteristica del singolo individuo, e noi, attraverso il computer, cerchiamo di simularla creando una ‘microdinamica’, una dinamica, cioè, che nasce dal singolo”. Il funzionamento del sistema non è eccessivamente complesso: il modello della città che si vuole studiare viene strutturato attraverso dei “cronotopi”, cioè dei punti di attrazione dove esistono attività calendarizzate. L’università, ad esempio, esercita un forte potere di attrazione al mattino, mentre una discoteca ha un potere di attrazione nullo durante il giorno ma molto alto di notte.

Inserendo nel sistema, poi, auto, pedoni e mezzi di trasporto pubblico, si opera la vera e propria interazione tra singolo individuo e città. Un’interazione che sarà fisica, perché l’individuo interagirà con gli altri, e decisionale, perché le persone dovranno scegliere, una in modo diverso dall’altra, la propria destinazione e il mezzo di trasporto utilizzato. Il potere di attrazione, così, determinerà il movimento dei cittadini, presenti nel modello come automi intelligenti capaci di operare delle scelte indipendenti. “Mobilis” è in grado di simulare l’intera mobilità urbana, il traffico, gli ingressi nei parcheggi ma anche il numero di persone presenti in una data ora su una strada.

“In questo modo – spiega Giorgini – si arriva ad ottenere quello che si chiama un modello di mobilità integrato che può andare da ambienti di poche decine di metri (come può essere la mobilità pedonale all’interno di una stazione ferroviaria o in uno stadio – l’applicazione è stata sperimentata a San Siro a Milano e alla stazione Fs di Rimini) fino alla mobilità automobilistica di una città (la sperimentazione, terminata da poco, si è svolta sulle strade del comune di Senigallia con alcune decine di migliaia di automobili).

L’obiettivo del lavoro, spiega il team di ricercatori, è quello di ottenere uno sguardo globale sulla mobilità, che è un fenomeno altamente complesso, e riuscire ad armonizzare le esigenze di tutti e i flussi di traffico: “Abbiamo sperimentato che la congruenza tra le osservazioni sul campo e il modello matematico sono andate molto bene. ‘Mobilis’ è stato applicato al centro storico di Rimini, e abbiamo scoperto gli stessi punti critici che avevano studiato, da tempo, i tecnici dell’amministrazione comunale. È stato applicato, ancora, al campus di Milano Bicocca, dove, insieme alla cattedra di Sociologia, abbiamo progettato un esperimento durato alcuni mesi su 156 traiettorie”.

A cosa può servire, nella realtà di tutti i giorni, creare tutto questo meccanismo? Gli usi, basta pensarci un attimo, sono tantissimi: il software può valutare l’efficacia di una ristrutturazione, può indicare gli effetti di un evento critico, può suggerire soluzioni di emergenza e costituire un elemento utile, se non fondamentale, per progettare interi quartieri.

Per quanto riguarda le situazioni di emergenza, in particolare, “Mobilis” può essere utilizzato ad esempio nelle “situazioni di crisi simulata”, dove si fanno riversare in strade decine di auto non previste e si studia come reagirebbe la mobilità globale di una città. “A Piacenza – aggiunge Giorgini – abbiamo svolto un esperimento insieme alla Protezione Civile simulando un incidente stradale e scoprendo quali erano le traiettorie più veloci per fare arrivare un’ambulanza. Ma non è tutto, perché il modello sarà applicato entro breve anche all’Università di Bologna, dove lavorano migliaia di persone ogni giorno, o alla città di Venezia durante il periodo del Carnevale, per cercare di capire le dinamiche tipicamente pedonali”.

Dobbiamo ricordare, infine, che per far funzionare i tre diversi sistemi non c’è bisogno di particolari attrezzature o computer estremamente potenti: si riesce, ad esempio, a ricostruire la mobilità di una città con 60km di reticolo urbano e diecimila automobili che si muovono rispettando il codice della strada su un normalissimo pc come la maggior parte di quelli che abbiamo in casa. Il prossimo obiettivo? È quello di rendere il sistema user-friendly – spiegano i ricercatori – cioè capace di dialogare con l’utente medio e non solo con gli esperti: attualmente, infatti, sullo schermo del computer i flussi di traffico sono visualizzati con grafici che riproducono strade ed edifici e con puntini di diversi colori che si muovono, in continuazione, in ogni direzione.

(24 aprile 2006)

(Nella foto: Rappresentazione al computer della mobilità pedonale e automobilistica a Rimini)

Olanda, la pubblicità si fa sulle pecore


Le pecore saranno i nuovi cartelloni pubblicitari a basso costo del futuro. Accade in Olanda, dove la società di prenotazioni alberghiere online “Hotels.nl” ha iniziato a “vestire” numerosi ovini (in tutto il Paese sono 144, sparsi per le strade più trafficate) con un tessuto blu con impresso il logo dell’azienda. Il costo? Un euro al giorno per pecora. I “vestiti” sono costituiti da uno strato di citronella, per allontanare gli insetti, e da strisce di velcro che permettono un veloce ricambio dei loghi. L’iniziativa non è passata inosservata, soprattutto nella città di Skarteslan, che ha multato “Hotels.nl” per aver violato la legge locale sulle pubblicità lungo le strade a lunga percorrenza.

Portofino, turisti spennati. Conti esagerati e denunce


Gestori e proprietari sotto accusa per i prezzi troppo alti
Tre euro per un bicchiere d’acqua, 80 per una bottiglia di vino

Portofino, turisti “spennati”
denunciati un bar e un ristorante

Da domani i controlli dei Carabinieri sulla corretta esposizione dei menu

di DANIELE SEMERARO

PORTOFINO (GE) – Un bicchiere d’acqua? Tre euro. Una bottiglia di vino come aperitivo? Ottanta euro. Duecento euro per una cena. Ci troviamo a Portofino, una delle località turistiche più esclusive d’Italia, nota per i prezzi elevati. Alcuni gestori di ristoranti e bar, però, questa volta hanno esagerato. E all’indomani del ponte di Pasqua e dell’arrivo delle prime navi da crociera si ritrovano con due denunce già inoltrate e una terza in arrivo.

I prezzi troppo salati, infatti, non sono andati giù ad alcuni turisti, un milanese, un genovese e un americano, che hanno sporto denuncia al comando dei Carabinieri di Santa Margherita Ligure. Gli avventori si sono lamentati, oltre che dell’ammontare del conto, anche di essere stati presi alla sprovvista.

La notizia delle denunce ha fatto in poche ore il giro del borgo, e già dai prossimi giorni scatteranno i controlli da parte delle autorità per verificare che i listini dei prezzi e dei menu siano correttamente esposti e ben visibili al pubblico. Le contestazioni ai proprietari e gestori potranno soprattutto riguardare la corretta segnalazione nei menu. In questo modo, il cliente avrà la possibilità di decidere se fermarsi in un locale o sceglierne un altro più conveniente.

In questi giorni, però, gli abitanti del borgo ligure hanno altro per la testa: sono impegnati, infatti, nei preparativi di una delle ricorrenze più sentite dell’anno, il grande falò in onore del patrono San Giorgio, che si festeggerà domani sera. Con loro anche il sindaco, Giorgio Devoto, che ammette di non essere al corrente delle denunce: “Quando c’è da pensare al falò di San Giorgio – ha detto – non ho altro per la testa, e comunque non so niente di queste querele”.

(21 aprile 2006)

(Nella foto: Un bar di Portofino)

"A Messina sarà guerra". E Galliani s'infuria


Fanno discutere le dichiarazioni del presidente del Messina, in vista del match
di campionato contro il Milan. Galliani: “Sono parole irresponsabili”

Franza: “Pronti a fare la guerra”
e la Federcalcio apre un’inchiesta

Poi il presidente fa marcia indietro: “Parlavo solo di calcio”

di DANIELE SEMERARO

MESSINA – Non parte sotto i migliori auspici la partita di campionato tra Messina e Milan. “Il Milan non sta in piedi”, aveva detto ieri il presidente della squadra siciliana, riferendosi alle difficoltà fisiche dei ragazzi di Ancelotti, considerato il prossimo impegno contro il Barcellona. Poi aveva aggiunto: “Troveranno un’intera città e una squadra pronti a fare la guerra”.

Le affermazioni non sono per nulla piaciute al vicepresidente del club rossonero, Adriano Galliani: “Noi non andremo a dormire a Messina, non andremo nell’albergo del signor Franza, perché non va bene”, ha spiegato ai microfoni di Milan Channel.

“Sono dichiarazioni irresponsabili, e non aggiungo altro – continua Galliani – perché sono il presidente della Lega. Se fossi solo amministratore delegato del Milan avrei risposto in un altro modo. Finché dice che il Milan non sta in piedi può essere, abbiamo 45 punti più di loro ma può essere che non stiamo in piedi, ma quando parla di una città in guerra credo che il signor Franza debba maturare un po’”.

Poche ore dopo, però, arriva anche la precisazione di Franza: “Mi dispiace di essere stato male interpretato. Quando ho parlato di una città che si mobilita l’ho fatto solo perché Messina vuole la salvezza”, ha detto. “Non c’è nessuna questione relativa al Milan, tant’è che abbiamo anche fatto stampare le maglie con su scritto ‘Io ci credo’ proprio perché il nostro pensiero è la salvezza. È ovvio che in campo faremo la guerra – ha precisato ancora – ma solo in campo. Mi sembra il minimo che possiamo fare”.

Le dichiarazioni di Franza non sono passate inosservate all’Ufficio indagini della Figc: le frasi utilizzate, e in particolare quella in cui si dice che “il Milan troverà una squadra e un’intera città pronti a fare la guerra” sono finite sul tavolo del procuratore generale, che ha richiesto accertamenti.

(21 aprile 2006)

(Nella foto: Adriano Galliani)

eBay dichiara guerra a Google pigliatutto e avvia trattative con Yahoo! e Microsoft

L’indiscrezione pubblicata sul quotidiano “Wall Street Journal”
Il colosso delle aste online starebbe cercando un “degno alleato”

eBay dichiara guerra a Google
trattative con Yahoo! e Microsoft

Ma dopo la trimestrale, il motore di Mountain View vola in Borsa

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – L’inarrestabile Google fa paura? Sembra di sì. Secondo quanto riporta oggi il “Wall Street Journal”, il colosso delle aste online ebay ha avviato trattative separate con Yahoo! e Microsoft (da sempre rivali di Google) per determinare quale dei due giganti della new economy possa essere “l’alleato più degno” per contrastare l’avanzata del “comune nemico”.

eBay, che nel corso degli scorsi anni aveva collaborato con Google, è molto preoccupata dell’intraprendenza del motore di ricerca di Mountain View nel settore della pubblicità in rete. Così, stando al quotidiano newyorkese, le trattative tra i colossi sono iniziate già in autunno, e potrebbero sfociare in una sorta di mega-alleanza nella quale eBay aumenterebbe gli investimenti nel settore pubblicitario assieme al partner scelto e offrirebbe un prezioso accesso al database dei suoi clienti.

Le controparti, spiega ancora il “Wall Street Journal”, potrebbero inoltre procedere a un’integrazione di carattere tecnico dei rispettivi sistemi al fine di poter offrire al meglio il pacchetto di servizi. Ancora non è chiaro a quanto ammonteranno gli investimenti e neppure se le parti decideranno di consolidare l’alleanza con una partecipazione azionaria incrociata.

Quello tra eBay e Google è un rapporto di amore-odio, che oscilla tra competizione e cooperazione. Stando al “Wall Street Journal”, infatti, i tecnici di eBay considerano Google tecnologicamente superiore alla compagnia di aste online. E questo la rende sicuramente più appetibile agli occhi degli inserzionisti. “Attualmente – sostiene il quotidiano – eBay si trova in una posizione curiosa, dove negozia alleanze per proteggersi da Google, trattandoci però allo stesso tempo per consolidare i legami”.

Inoltre, per Jeff Lanctot, direttore generale dell’agenzia di pubblicità online “Avenue A/Razorfish”, per Ebay Google “rappresenta un’eccezionale opportunità nel breve termine, ma forse la più grande minaccia nel lungo raggio”.

Intanto il titolo di Google in Borsa vola anche oggi, dopo che già ieri a New York nell’after-hours aveva segnato un forte rialzo, in seguito alla diffusione dei conti trimestrali che, fra l’altro, hanno indicato una crescita dell’utile netto pari al 60%. I dati, infatti, hanno, almeno per ora, dissipato le preoccupazioni che erano emerse in occasione della divulgazione dei conti relativi al quarto trimestre dell’anno precedente, che a loro volta avevano comportato un tonfo in Borsa. Tra i motivi del buon andamento del titolo, sostengono gli analisti, l’ottimo andamento della pubblicità online, che negli Usa ha segnato una crescita, nel 2005, del 30%.

(21 aprile 2006)

Bioetica, il cardinale Martini apre: "Sì ai condom contro l'Aids"


Il porporato: il profilattico, in alcune circostanze, è il “male minore”
Semaforo verde anche all’adozione di embrioni per donne single

“Sì al condom per combattere l’Aids”
Il cardinal Martini apre sulla bioetica

L’intervista integrale in edicola domani con l’Espresso
Possibilista anche sulle adozioni da parte di singoli

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I profilattici sono il “male minore” per contrastare il dilagare dell’Aids. Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, uno dei componenti più autorevoli del Collegio Cardinalizio, in un’intervista all’Espresso, in edicola domani. Tra gli altri argomenti affrontati anche la prudenza nell’esprimere giudizi sulla fecondazione eterologa e l’invito ad approfondire la strada per l’adozione di embrioni, anche da parte di donne singles, pur di impedirne la distruzione. Un’intervista che, molto probabilmente, farà discutere e riaprirà, ancora una volta, il dibattito tra scienza e fede.

All’indomani della contrapposizione tra laici e cattolici a seguito del referendum sulla fecondazione assistita, così, il cardinale Martini (la cui intervista è affiancata a quella al chirurgo di fama internazionale Ignazio Marino) getta ponti sottolineando il “compito formativo della Chiesa”, chiamata a formare le coscienze”. Più delle rigidità, spiega il porporato, “serve soprattutto una formazione della mente e del cuore a rispettare, amare e servire la dignità della persona in ogni sua manifestazoine, con la certezza che ogni essere umano è destinato a partecipare alla pienezza della vita divina, e questo può richiedere sacrifici e rinunce. Non si tratta – continua Martini – di oscillare tra rigorismo e lassismo, ma di dare le motivazioni spirituali che inducono ad amare il prossimo come se stessi, anzi come Dio ci ha amato, e anche ad amare e rispettare il nostro corpo”.

Profilattico. Sul tema del profilattico Martini è molto chiaro: in certe circostanze può essere il “male minore”. “Lo sposo affetto dall’Aids – spiega – è obbligato a proteggere l’altro partner e questi pure deve potersi proteggere. La questione è piuttosto se convenga che siano le autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l’astinenza, vengano messi in secondo piano”.

Ricerca sulle cellule staminali. Nessuna apertura invece, all’uso delle cellule staminali per la ricerca: “Non (la) vedo possibile”, dice Martini, “perché non è più ritenuto necessario creare embrioni con lo scopo di produrre cellule staminali” in quanto “sono stati elaborati metodi alternativi che non pongono problemi alla coscienza”. Il cardinale, però, si dice “prudente” su quei casi di adozione di embrioni da parte di donne single “laddove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione. Mi pare – dice – che siamo in quelle zone grigie in cui la probabilità maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non è forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti”. Stesso ragionamento per gli embrioni congelati: “Mi parrebbe eticamente più significativo propendere per la soluzione che permette ad una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire”.

Single e adozioni. Semaforo verde per i single in campo di adozioni: in mancanza di una famiglia “composta da un uomo e una donna che abbiano saggezza e maturità”, anche “altre persone, al limite anche i single, potrebbero dar di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità, ma lascerei ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare al massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò quando è data la possibilità di scegliere occorre scegliere il meglio”.

Eutanasia. Martini si sofferma anche sull’argomento dell’eutanasia: “Neppure io – spiega – vorrei condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé. D’altra parte ritengo che è importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli che arrecano morte. E questi ultimi non possono mai essere approvati. Noi – conclude – non apparteniamo a noi stessi, e siamo chiamati a glorificare Dio nel nostro corpo, cioè nella totalità della nostra esistenza su questa terra”.

La reazione del Cnb. Sull’opportunità del principio di adottabilità anche da parte di donne single degli embrioni interviene Francesco D’Agostino, presidente del Comitato Nazionale di Bioetica: “Con il cardinale Martini c’è piena convergenza di posizioni: in questa situazione il valore prioritario è rappresentato dal fatto di poter far sviluppare e nascere degli embrioni che, altrimenti, andrebbero distrutti. Se questa è la priorità – aggiunge D’Agostino – diventa secondario stabilire quale sia la donna che li possa accogliere, e cioè se possa o meno essere single”.

La voce di Martini, in tutti i casi, non è isolata nella Chiesa, fermo restando che per il Magistero la via da seguire contro la diffusione della pandemia resta la castità: solo due mesi fa anche il cardinale belga Godfried Danneels, in un’intervista al quotidiano “La derniere heure”, aveva spiegato che “se permette la protezione della vita, il preservativo non ha un rilievo non solo sessuale. Se un uomo malato di Aids obbliga una donna ad avere relazioni sessuali lei deve poter imporre il preservativo, altrimenti si aggiunge un altro peccato, l’omicidio”.

In materia si era espresso anche il cardinale svizzero George Cottier, ex-teologo della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Cottier aveva motivato il suo pensiero agganciandosi a quello che in teologia è il “male minore”: in circostanze particolari, aveva detto, “può essere considerato legittimo” usare il condom per impedire il contagio in zone dove circola tanta droga o dove esiste molta promiscuità associata a grande miseria.

(20 aprile 2006)

Nepal bloccato dalle proteste. Altri tre morti a Kathmandu


Almeno 40 feriti negli scontri con la polizia. Ieri 4 persone sono state uccise. Da 15 giorni il Paese è bloccato dagli scioperi per chiedere riforme democratiche

Nepal, continuano le proteste
tre morti a Kathmandu

di DANIELE SEMERARO

KATHMANDU – È di tre morti e quaranta feriti il bilancio degli scontri avvenuti questa mattina a Kathmandu, in Nepal, durante una manifestazione di protesta per chiedere al re Gyanendra riforme democratiche. Dopo essersi raggruppati nei sobborghi, migliaia di persone sono entrate nella capitale, violando il coprifuoco notturno. Ad attenderli, centinaia di agenti di polizia che hanno sparato ad altezza d’uomo per disperdere la folla. Secondo alcuni testimoni oculari, gli agenti sarebbero intervenuti con numerose cariche e gas lacrimogeni per disperdere la folla, che tentava di marciare verso il blindatissimo centro della città, scandendo slogan come “vogliamo la democrazia”.
A quanto riferiscono fonti ospedaliere, 12 feriti si trovano in gravissime condizioni e la loro situazione è resa ancor più drammatica dall’assenza dei medici, bloccati dal coprifuoco. Ieri altre quattro persone erano rimaste uccise nel corso di scontri a fuoco a Chandragadi, nella parte orientale del Paese. In totale, dall’inizio della protesta, giunta al quindicesimo giorno di sciopero generale, avrebbero perso la vita 18 persone, mentre secondo alcune associazioni umanitarie negli ospedali della capitale sono stati ricoverati più di 1.350 manifestanti.

Questa mattina, inoltre, Human Rights Watch, l’organizzazione per i diritti umani con base a New York, ha accusato la polizia nepalese di aver sparato anche contro alcuni bambini durante le manifestazioni dei giorni scorsi.

L’opposizione, formata da una coalizione di sette partiti e con l’appoggio dei guerriglieri maoisti, ha lanciato, due settimane fa, una campagna a favore della democrazia e dell’abdicazione del re. Gyanendra, nel febbraio dello scorso anno, dopo aver silurato il governo ed essersi impadronito del potere assoluto giustificò il suo operato spiegando che l’esecutivo non era riuscito a porre fine alla rivolta dei guerriglieri maoisti, che a partire dal 1996 hanno fatto circa 13mila vittime.

Per calmare la piazza, Gyanendra (il cui destino, secondo molti osservatori, se non verranno fatte importanti concessioni, è segnato) ha proposto di far svolgere le elezioni nell’aprile del prossimo anno, e ieri aveva fatto liberare due importanti prigionieri politici. Le forze dell’opposizione, però, hanno respinto l’offerta e hanno ribadito che il monarca deve lasciare il trono.

La situazione peggiora di giorno in giorno e inizia a preoccupare anche la comunità internazionale. L’India, in particolare, ha inviato nei giorni scorsi un delegato speciale nel tentativo di contribuire a trovare una soluzione alla crisi.

(20 aprile 2006)

(Nella foto: Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine a Kathmandu)

Duke University, arrestati due atleti per stupro di una giovane nera

I due ventenni colpevoli di violenze su una spogliarellista di colore
Da sempre gli studenti bianchi sono malvisti dalla popolazione nera

Duke University, arrestati 2 atleti
hanno stuprato una ragazza nera

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – Due atleti bianchi della Duke University, i ventenni Reade Seligmann e Collin Finnerty, sono stati arrestati oggi, incriminati da un gran giurì, con l’accusa di aver “rapito e stuprato” una spogliarellista nera nel corso di una festa organizzata per un team sportivo della prestigiosa università. La ragazza ha denunciato di essere stata violentata in un bagno dell’abitazione da almeno tre studenti bianchi che, durante lo stupro, avrebbero anche sibilato insulti razziali.

Gli inquirenti hanno prelevato campioni di Dna da tutti e 46 gli atleti bianchi (ignorando, così, l’unico nero) della squadra di Lacrosse, favorita alla vittoria del campionato e ora sospesa in attesa che la vicenda sia chiarita. I test, però, in un primo momento non avevano incriminato nessuno. L’accusa, in tutti i casi, è riuscita ad ottenere da un gran giurì l’incriminazione dei due atleti.

“Due innocenti sono finiti oggi in prigione per un crimine che non hanno commesso”, ha commentato il loro legale. Durante tutta la fase delle indagini, Seligmann e Finnerty si sono sempre difesi accusando la spogliarellista di avere inventato l’intera vicenda.

L’incidente, dalle forti connotazioni razziali, ha toccato un nervo scoperto nella città di Durham, nel Nord Carolina, dove gli studenti bianchi della Duke University sono malvisti dalla popolazione nera. Questo episodio ha riacceso focolai di tensioni razziali all’interno del prestigioso ateneo.

(18 aprile 2006)