Come insegnare la Shoah? Roma, al via un master


A pochi giorni dalla giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio, l’ateneo RomaTre lancia un corso sulla didattica della persecuzione ebraica

All’università un master sulla Shoah
“Per tagliare le radici dell’odio”

Il sindaco Veltroni: “Dobbiamo aiutare i giovani a non dimenticare”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Come spiegare agli studenti la Shoah? Come aiutare la trasmissione della memoria e del ricordo attraverso le generazioni? Come gestire i processi di elaborazione della tragedia nei suoi aspetti psicologici, filosofici, letterari, storici e artistici? È anche per rispondere a questi interrogativi che sta partendo a Roma un master internazionale di secondo livello sulla “Didattica della Shoah”.

Il corso, realizzato in collaborazione con il Miur, la Crui e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è stato organizzato dall’Università Roma Tre e in particolare dal professor David Meghnagi, ordinario di Psicologia Clinica alla facoltà di Scienze della Formazione. La sensazione con cui si parte è che ancora non si sia scavato e non si sia capito abbastanza della Shoah: “Il master ha avuto una lunga gestazione – spiega Meghnagi – perché sono diversi anni che a Roma Tre vengono promosse iniziative di ampio respiro internazionale, specialmente durante le giornate della Memoria. Ora vogliamo creare un network internazionale di specialisti per una formazione di eccellenza su uno dei temi cardine dell’attuale riflessione politica e culturale”.

“Da troppe parti si sente parlare del ‘grande mistero’ della Shoah, che sfugge a ogni comprensione. Questo vuol dire che c’è ancora un ampio spazio di ricerca. E la ricerca è importante perché altrimenti in futuro sarà impossibile prevenire altri atti immotivati di violenza” spiega Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, anch’egli uno dei promotori dell’iniziativa. “Abbiamo ritenuto necessario coinvolgere il mondo accademico nei problemi dell’indagine e della conoscenza puntuale dell’approfondimento dei problemi connessi con la Shoah. In altri Paesi sono già nati movimenti di questo genere e credo che sia maturo il tempo in cui il mondo accademico inizi a scavare anche in Italia sul modo di educare e di scoprire i punti ancora oscuri in questa storia. E poi – continua Luzzatto – bisogna aggiungere che attualmente ancora ci sono due modi distinti di considerare il periodo della Shoah: se lo si considera un fatto eccezionale che si apre nel 1933 e si chiude nel 1945, quello che alcuni chiamano una grande parentesi scura, un buco nero nella storia dell’Europa che non ha precedenti e che si chiude con la sconfitta del nazifascismo… beh questa è una visione che assolutamente non si può condividere. Il nazismo, l’antisemitismo, la xenofobia, l’incitamento alla violenza contro i gruppi di minoranza e contro gli ebrei non sono nati da un giorno all’altro per la follia personale di Hitler, ma hanno radici piuttosto lontane nel tempo. Se vogliamo affrontare il problema in maniera seria dobbiamo ragionare in questi termini: la Shoah non è un la punta di un iceberg, isolata, ma ha radici che risalgono alle radici della cultura europea. Per tagliarle bisogna sapere dove sono e cosa sono, e per fare questo c’è bisogno di ricerca e elementi d’indagine”.

Le lezioni affronteranno molteplici aspetti tra i quali nazismo e lo sterminio degli ebrei, sociologia della religione, psicologia della religione, psicologia clinica, cultura ebraica, la Shoah nel pensiero religioso e nella riflessione filosofica, negazionismo e revisionismo storico, esperienze di riabilitazioni in Israele e nel mondo. “Le materie, come si può vedere – racconta ancora Meghnagi – spaziano verso tutti gli aspetti della problematica della Shoah, fino ad arrivare alla comparazione delle diverse letterature, al cinema, all’arte, alla musica. Poi, ancora, c’è il problema dell’identità europea: come s’intreccia con la Shoah la storia della Chiesa o l’antisemitismo islamista di oggi?”.

Aggiunge Amos Luzzatto: “Siamo convinti che ora esistano a livello universitario sia le forze dei docenti sia numerosi e freschi cervelli giovanili pronti a impegnarsi in un’attività di ricerca per scavare nel passato e prevenire un avvenire in cui queste cose non si ripetano”.

Il master è rivolto in primo piano ai docenti, ma non solo: “Nella scuola c’è una grande domanda di offerta educativa in questo ambito, ma nello stesso tempo ci rivolgiamo anche ai giornalisti, perché loro sono il cardine della divulgazione all’opinione pubblica”. Poi ci sono gli psicologi, che spesso si occupano della riabilitazione delle persone che portano dentro la propria problematica. Destinatari del corso anche i filosofi e gli studiosi di letteratura, ma non mancano, ovviamente gli studenti. “Siamo stati un po’ rigidi – spiega Meghnagi -: all’inizio avevamo previsto solo 15 iscritti, volevamo creare un corso di altissimo livello. Poi abbiamo alzato il livello a 35 persone, e abbiamo fatto entrare anche molti studenti ‘promettenti’ che provengono da numerose regioni d’Italia”.
Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane
Alla presentazione del corso, in programma per oggi al Campidoglio, interverrà anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni, da diversi anni impegnato nel valorizzare le iniziative per la Giornata della Memoria: “C’è una memoria del passato che deve essere trasferita ai giovani – ha detto, parlando del master – affinché essi stessi ne diventino i nuovi testimoni, affinché si affermi, si imprima nelle coscienze delle future generazioni e si rafforzi quale patrimonio collettivo e incancellabile. In questo processo culturale il corso sull’insegnamento della Shoah assume una grande importanza, confermando il fondamentale ruolo delle istituzioni pubbliche quale fucina delle coscienze dei giovani e luogo plurale di condivisione e trasmissione dei valori che fortificano le nostre istituzioni democratiche. Perché tragedie così immense – conclude il sindaco – non vanno dimenticate, e soprattutto i più giovani vanno aiutati a non dimenticare”.

Il corso si articolerà in 500 ore di attività: un terzo di queste sono lezioni frontali, il resto delle ore sarà dedicato alla ricerca, alla produzione di tesine e della tesi finale, alla partecipazione a stage di alto livello. Tra i docenti (tutti di altissimo profilo) che interverranno figurano anche gli scrittori israeliani Amos Oz e Abraham Yehoshua, lo psicologo Reuven Feuerstein (famoso per aver lavorato spesso nella riabilitazione dei bambini) e Anna Bravo, storica delle donne all’università di Torino. Coinvolti anche, oltre agli atenei “La Sapienza” di Roma, quello bolognese e quello della Calabria, due importanti centri di ricerca come Yad Vashem e la Spielberg Foundation.

(25 gennaio 2006)

(Nella foto: In una foto d’epoca, ebrei polacchi salgono su un treno diretto ai campi di concentramento)

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