Corano a scuola, il Vaticano: "Se necessario, s'insegni"


L’annuncio del cardinale Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, arriva dopo un documento dell’Ucoii al governo italiano

Corano a scuola, c’è il sì del Vaticano
“Il rispetto non va selezionato”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “L’Italia non faccia marcia indietro. Il rispetto non deve essere selezionato”. Con queste parole il caridnale Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ha dato un sostanziale via libera del Vaticano all’ora di religione nelle scuole italiane per insegnare il corano agli studenti musulmani.

“Se ci sono delle necessità, se in una scuola ci sono cento bambini di religione musulmana, non vedo perché non si possa insegnare loro la religione – ha aggiunto il porporato -. Questo è il rispetto dell’essere umano, un rispetto che non deve essere selezionato”.

Solo martedì scorso l’Unione delle Comunità Islamiche italiane (Ucoii) aveva presentato, nella seconda riunione della Consulta islamica al Viminale, un documento nel quale, tra le altre cose, si chiedeva di istituire nelle scuole italiane l’ora di religione islamica come scelta alternativa. Oltre a questo, l’Ucoii chiedeva al governo anche di aggioranre e modificare i libri scolastici che contengono “notizie palesemente false sull’Islam ed i musulmani” e di istituire la lingua aragba come materia a scelta a livello nazionale.

Il cardinale Martino, dunque, nel suo discorso ammonisce l’Italia “a non fare marcia indietro”, aggiungendo poi: “Se attendiamo la reciprocità nei paesi rispettivi dove ci sono cristiani, allora ci dovremmo mettere sullo stesso piano di quelli che negano questa possibilità. L’Europa, l’Italia – ha proseguito – è arrivata a dei punti di democrazia e il rispetto dell’altro che non può fare marcia indietro. Se quindi ci sono persone di altra religione nella realtà italiana, bisogna rispettarle nella loro identità culturale e religiosa”.

“Solo il dialogo e la libertà religiosa – ha insistito Martino – possono evitare il fondamentalismo, sia quello politico-laico che quello religioso. Tutte le religioni sono di pace e la via per trovare una coesistenza e la collaborazione laddove è possibile, ad esempio sul piano sociale”.

(9 marzo 2006)

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