Ecco la maglietta con il display. E ora il blog si può indossare


Faraz Soleymani, un ragazzo iraniano, ha vinto un concorso realizzato all’università di Modena e Reggio Emilia presentando la “E-T shirt”

Una maglietta per esprimersi
sta arrivando il blog indossabile

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ci sarà un tempo in cui andremo in giro per le strade della nostra città indossando magliette che cambiano di giorno in giorno (o di ora in ora) a seconda dei nostri sentimenti e stati d’animo. Quel tempo, in realtà, non è molto lontano, grazie al progetto di un ragazzo iraniano, Faraz Soleymani, che ha vinto il primo premio al concorso “Web for the future” organizzato dall’internet company O-one in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e Macromedia.

Il progetto, chiamato “E-T shirt” nasce dall’osservazione di alcuni teenagers giapponesi vestiti con semplici magliette su cui avevano scritto messaggi personali. Il concetto è semplice e immediato: si tratta, infatti, di una specie di blog umanizzato, una specie di maglietta da indossare che cambia al cambiare dei nostri stati d’animo. La maglietta, in realtà, è un concentrato di tecnologia, perché utilizza display “elastici” e flessibili, già disponibili in commercio, che si collegano senza fili a un server, sul quale, attraverso una tastiera, l’utente potrà inserire i testi e le immagini da visualizzare. Una volta terminata l’operazione, basterà premere un pulsante per “aggiornare” la maglietta e far apparire i nuovi messaggi.

“L’idea mi è venuta in mente – spiega Faraz – dopo un recente viaggio in Giappone. Ero impressionato nel vedere decine e decine di ragazzi per strada che esprimevano loro stessi semplicemente grazie ad alcune magliette. Sulle t-shirt scrivevano i loro punti di vista riguardo agli argomenti più diversi. Mi è sembrato un nuovo modo di dialogare e comunicare”.

La E-t shirt, spiega ancora l’ideatore, può essere utilizzata fondamentalmente per quattro diversi scopi: è innanzitutto un blog, e quindi serve ad esprimere qualsiasi cosa venga in mente al proprietario. Solo che è interattiva, e quindi sarà molto semplice utilizzarla attraverso la tastiera, copiare e incollare testi da internet o disegnare. La t shirt, inoltre, una volta in commercio, potrebbe collegarsi a un server (come quello di Google Ads) e distribuire pubblicità che si adattano all’orario e al luogo geografico dove ci si trova (e, quindi, far guadagnare danaro all’utilizzatore, che diventerebbe una specie di “uomo sandwich del terzo millennio”).

Non è tutto, perché potrebbe essere utilizzata anche in situazioni di emergenza o come cartello di pubblica utilità (ad esempio “Non fumare” oppure “Lo stress è la causa principale della maggior parte delle malattie”). Tra gli altri vantaggi, inoltre, la sostenibilità ambientale (farebbe risparmiare tonnellate di carta di annunci pubblicitari), la crescita economica e la flessibilità.

Il concetto di un blog personalizzato, umanizzato e deambulante, così, arriva proprio da un ragazzo nato in un paese, l’Iran, dove libertà e diritti umani sono un patrimonio tutt’altro che acquisito e la comunicazione senza filtri assume un valore inestimabile: “Oltre 40mila iraniani usano il blog – spiega ancora Soleymani – ponendo l’Iran tra le prime tre nazioni al mondo. Questo perché il web è la terra delle pari opportunità e della democrazia uguale per tutti. Significa, cioè, nessuna censura e nessuna discriminazione, un ‘luogo’ dove si può liberamente esprimere il proprio pensiero. Il web e il blog sono mondi in cui specchiarsi, e la E-t shirt espirime questa esigenza nel modo migliore, più luminoso e più dolce. Si tratta – continua Faraz – di uno strumento per raccontare se stessi, in un modo così totale come mai accaduto prima. Si potrà scrivere, copiare, disegnare quante volte si vorrà, ma soprattutto sarà uno strumento per esprimere gli ideali di fratellanza e pace globale, in un mondo che ne ha sempre più bisogno”.

Alcune società che si occupano di moda, fanno sapere gli organizzatori del concorso, stanno già iniziando a muoversi per accaparrarsi per primi la maglietta, che potrebbe essere utilizzata anche nelle sfilate. Faraz, che verrà in Italia per fare uno stage di alcuni mesi proprio alla O-one di Reggio Emilia, seguirà da vicino la costruzione del primo prototipo: già diverse società, infatti, si stanno muovendo per realizzare il primo prototipo della maglietta, e si immagina che i tempi di creazione siano abbastanza veloci.

Il concorso, al quale hanno partecipato oltre 250 ragazzi di tutto il mondo, dagli Usa alla Corea, dal Messico alla Colombia era diviso per categorie: l’abitare e il vivere la casa, le relazioni con la città e le relazioni tra gli individui. La premiazione si terrà all’Università di Reggio Emilia il 19 maggio.

(5 maggio 2006)

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