Francia, de Villepin tiene duro: "Non ritiro la legge sul Cpe"


Il primo ministro francese ha visto i vertici dei sindacati
Non ci sarebbe stato, però, alcun accordo. Le proteste continuano

De Villepin: “Non ritiro il Cpe”
Ora l’incontro con gli studenti

Chirac da Bruxelles: “La legge è stata approvata e ora va applicata”
Contrario Sarkozy: “Ora rischiamo un risveglio delle banlieues”

di DANIELE SEMERARO

PARIGI – Ognuno resta sulle sue posizioni e la situazione sul contratto di primo impiego (Cpe) rimane bollente. All’indomani delle manifestazioni studentesche che in Francia hanno generato violenti scontri, oggi il primo ministro francese Dominique de Villepin ha incontrato a Matignon, per la prima volta dall’inizio della crisi, i cinque principali sindacati francesi.

A quanto riferiscono i sindacalisti, però, l’incontro non ha avuto un buon esito perché de Villepin ha reiterato il suo no a ritirare la legge: “Non l’abbiamo convinto – ha riferito Bernard Thibault, leader della Cgt, il principale sindacato francese – e la sola cosa che abbiamo ottenuto è che riceva subito le organizzazioni di giovani, liceali e studenti. Lo farà, su nostra insistenza, domani mattina”.

La radicalizzazione delle proteste aveva spinto de Villepin a convocare i sindacati, che lo attaccavano per aver imposto il Cpe senza averli sentiti. Parallelamente, la mobilitazione degli studenti e dei liceali continua: una sessantina di università, infatti, sono coinvolte in manifestazioni, scioperi e i blocchi della didattica.

I sindacati, inoltre, hanno confermato lo sciopero generale e le manifestazioni che, martedì prossimo, rischiano di paralizzare il Paese. De Villepin, dal canto suo, ha spiegato che l’incontro era solamente una prima tappa e che desidera continuare le discussioni nei prossimi giorni.

I leader sindacali hanno fortemente contestato anche le dichiarazioni che il presidente Chirac ha fatto al margine del Consiglio Europeo di Bruxelles, secondo cui la legge è stata istituita e quindi dev’essere applicata.

La situazione, però, resta tesa dopo gli scontri tra studenti e forze dell’ordine, che si sono ripetuti anche giovedì sera ai margini del quartiere di Saint-Germain, al termine di una manifestazione che ha portato in strada oltre ventimila universitari e liceali. Un giovane di ventuno anni è stato portato in ospedale con una grave ferita alla testa. La polizia ha arrestato oltre seicento persone in tutta la Francia. Chirac ha chiesto che “questi vandali” siano perseguiti e puniti con tutta la severità necessaria.

Ma nel governo, non tutti sono d’accordo e temono che De Villepin stia tirando troppo la corda del confronto con gli studenti. Il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, ad esempio, ha preso le distanze dal premier, aprendo al dialogo, e lanciando l’allerta: le manifestazioni studentesche, nella capitale come nelle altre città, “stanno cambiando volto”: si concludono, infatti, sempre più spesso con scene di guerriglia urbana, scontri fra poliziotti e manifestanti, lanci di pietre e bottiglie molotov, vetture danneggiate. Il rivale del premier alle presidenziali del 2007 aveva già dichiarato di temere le manifestazioni degli studenti, che secondo lui rischierebbero di risvegliare le agitazioni delle banlieues, dove cresce il malcontento.

(24 marzo 2006)

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