I figli vogliono restare a casa? In Italia è colpa dei genitori


Secondo una ricerca inglese, condotta da italiani, sono le mamme e i papà che convincono i propri ragazzi a rimanere a casa fino alla tarda giovinezza

Genitori italiani sotto accusa
“Tarpano le ali ai figli”

LONDRA – I figli italiani sono i più propensi a starsene a casa con mamma e papà fino alla tarda giovinezza? Non è colpa loro, bensì proprio dei genitori, che “corrompono” i propri ragazzi convincendoli a non lasciare il nido materno. Lo rivela una ricerca (svolta da due italiani) del Centre for Economic Performance della London School of Economics, secondo cui a guadagnare della tale situazione non sarebbero i figli, bensì i genitori.

In Italia, infatti, l’80% dei giovani fra i 18 e i 30 anni vive con mamma e papà: una percentuale enorme, se la confrontiamo con il 50% dei britannici e il 40% degli statunitensi. Secondo i ricercatori Marco Manacorda ed Enrico Moretti, che hanno pubblicato la loro indagine sulla rivista Centrepiece, tale fenomeno è dovuto al fatto che al contrario dei genitori anglosassoni, a quelli italiani “piace avere i propri figli intorno e pur di convincerli a vivere con loro sono disposti a ‘corromperli’ a fronte di favori e soldi”.

I genitori infatti, si legge nella ricerca, in cambio di cene e bucati per i propri figli, traggono beneficio dalla compagnia e dai servizi che questi possono offrire, e soprattutto dall’opportunità di costringere i propri ragazzi a osservare le loro regole. Mentre, quindi, per i genitori la situazione risulta vantaggiosa, al contrario i giovani italiani si trovano con le ali tarpate, sono spesso disoccupati, viaggiano meno e faticano a costruirsi una propria famiglia.

Il prezzo che questi ragazzi si trovano a pagare, spiegano ancora Manacorda e Moretti, “è una scarsa indipendenza e, a lungo termine, poca soddisfazione nella vita. In conclusione, riteniamo che i genitori italiani si sforzino molto per farsi amare dalla loro prole, ma in un certo senso comprano questo amore in cambio dell’indipendenza dei figli”.

(3 febbraio 2006)

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