Il vecchio pc non si butta: si rigenera con "Butterfly"

Parte da Foggia il progetto Butterfly che prevede la rigenerazione dei vecchi pc per le scuole. Risparmi per l’ambiente e costi di gestione abbattuti

Server centrale e microchip
“Così ti riciclo il computer”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Creare una rete informatica di ultima generazione utilizzando computer obsoleti? Non è fantascienza, ma è quello che sta accadendo nelle scuole medie e superiori della provincia di Foggia, dove dall’agosto dello scorso anno è partito in via sperimentale “Butterfly”. Si tratta di un progetto innovativo, che punta alla sensibilizzazione di scuole e enti territoriali al risparmio dell’energia, al rispetto dell’ambiente e all’alfabetizzazione informatica.

La missione. Il progetto “Butterfly” permette di sfruttare i computer obsoleti (fino a 12 anni), allungando la vita dell’hardware e ottenendo le stesse prestazioni rese dai computer di ultima generazione. “Insieme ad alcuni colleghi – spiega Enzo Dota, uno dei responsabili dell’iniziativa – abbiamo studiato i dati presenti sul sito web del ministero della Pubblica Istruzione, e abbiamo notato, anche attraverso l’esperienza personale, che molti computer ‘obsoleti’ o fuori uso rimangono dismessi e accantonati nei magazzini delle scuole. E così abbiamo voluto puntare a un progetto che riducesse notevolmente gli impatti dannosi per l’ambiente, risultati dalla rottamazione dell’hardware obsoleto, e che desse la possibilità agli istituti scolastici di allestire moderne aule d’informatica senza spendere una fortuna. Basti pensare che ogni anno produciamo circa 130 milioni di computer dismessi, che creano un notevole impatto ambientale. Con questo progetto li ricicliamo praticamente al 100%: l’importante che si accendano, al resto pensiamo noi”.

Come funziona. Il sistema non è altro che una rete tra computer con un server centrale che li coordina. I computer “vecchi”, attraverso un microchip montato all’interno, diventano “stupidi”, cioè vengono privati del sistema operativo e della capacità di calcolo. Da quel momento, tutte le operazioni vengono svolte dal server centrale, che provvede a immagazzinare i dati, a salvare le operazioni, a far “girare” i programmi, a fornire la rete internet. In questo modo si può realizzare con pochi soldi una vera e propria aula didattica, sicura e funzionale, dove il docente può controllare gli studenti e interagire con loro.

Ma vediamo nel dettaglio il funzionamento del sistema. La configurazione minima dei pc da rigenerare è un Pentium di prima generazione con almeno 100 Mhz di velocità, 32 o 64 megabyte di memoria Ram e una scheda di rete: un computer “da museo”, potrebbero dire gli appassionati. L’hard-disk non serve, perché – lo dicevamo – tutte le operazioni vengono svolte da un server centrale. L’unica cosa che viene installata fisicamente sulla macchina è un chip industriale con interfaccia Ide, che permette di far dialogare il videoterminale col server. Una volta installato il sistema (per tutta l’operazione, promettono gli addetti ai lavori, sono necessari circa 20 minuti per ogni pc) e configurato il server, è tutto pronto. L’aula d’informatica può essere equipaggiata con sistema operativo e software Linux (completamente gratuito), oppure con il più conosciuto Windows. È possibile utilizzare qualsiasi applicazione, dalla videoscrittura ai programmi multimediali, dai software di calcolo matematico a quelli che sfruttano internet, e così via.

A ogni studente viene assegnato un nome utente e una password, in modo tale da potersi far riconoscere dal sistema e ritrovare i propri lavori salvati. “Addirittura – racconta ancora Enzo Dota – una funzione molto utile è quella che permette all’utente, se non ha finito di lavorare, di salvare e riprendere dallo stesso punto con le stesse caratteristiche anche una o due settimane dopo, da qualsiasi altra postazione della scuola. L’altra novità è che queste macchine, essendo ‘stupide’, non hanno bisogno di costi di manutenzione e potenzialmente non si rompono mai”.

I costi. Il fattore economico dipende molto dalla situazione di ogni scuola. Se l’istituto (come avviene nella maggior parte dei casi) ha a disposizione vecchi computer, allora l’installazione è rapida e immediata. Se, invece, si vuole costruire una nuova aula d’informatica, basterà comprare (immaginiamo a prezzi molto bassi) computer obsoleti, oppure richiedere donazioni a enti e uffici. Una volta ottenuti i pc, bisognerà acquistare un server su cui installare Windows 2003 Server (il prezzo oscilla tra gli 800 e i 1700 euro, a seconda di quanti pc bisogna gestire). Al resto ci pensa l’azienda foggiana Tecnoworks (promotrice dell’iniziativa): per rigenerare ogni postazione sono necessari tra i 230 e i 330 euro. Facendo un rapido calcolo, i costi si abbattono di oltre la metà: un’aula d’informatica con 20 computer completamente nuova, infatti, verrebbe a costare oltre 14mila euro; un’aula d’informatica con sistema “Butterfly”, invece, non supererebbe i 6900 euro.

E inoltre si risparmia parecchio denaro anche perché non è necessario acquistare una licenza software per ogni postazione (basta acquistare solo quella per il server, dove fisicamente il programma viene eseguito). Anche i costi di manutenzione dei pc (che di solito richiedono almeno 50 euro all’anno per ogni postazione) vengono cancellati, perché i videoterminali non si rompono praticamente mai.

“La sperimentazione – racconta Dota – è già avvenuta nella nostra provincia e si sta allargando a macchia d’olio. Ormai lavoriamo con tutte le scuole di Foggia, e in molte già iniziano a chiederci una seconda o anche una terza aula d’informatica. Non è tutto, perché abbiamo accordi con una società abruzzese per sviluppare sistemi di registro elettronico, in modo che in ogni classe ci sia un computer utilizzabile sia come registro di classe e sia per fare ricerche. All’inizio – ammette – è stato difficilissimo convincere presidi e professori, sembrava parlassimo lingue diverse. Ora invece si sta spargendo la voce e abbiamo decine e decine di richieste. ‘Butterfly’ è progettato proprio per lavorare con gli studenti, e tra i vantaggi c’è anche una maggiore sicurezza: spesso i docenti si lamentano perché i ragazzi installano sui computer della scuola programmi di chat, software per scaricare suonerie dei cellulari e giochini vari, con conseguente danneggiamento delle macchine. Questo ora non sarà più possibile, perché sarà il professore a decidere, di volta in volta, quello che possono fare i ragazzi. Vorremmo davvero – conclude – che si limitassero i danni all’ambiente e che in ogni scuola ogni studente possa avere la possibilità di utilizzare un computer”.

(8 luglio 2006)

(Nella foto: L’istituto Giannone, una delle scuole coinvolte nel progetto)

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