Inghilterra, il bullismo uccide ancora. E in Italia il giudice: "Meglio il carcere"

In Inghilterra un giovane giocatore di football è stato ucciso da un coetaneo
In Italia la Suprema Corte ha confermato la detenzione per alcuni ragazzi

Bullismo, ragazzino muore a Londra
La Cassazione: è giusto il carcere

di DANIELE SEMERARO


ROMA – In Inghilterra il bullismo tra giovani miete, purtroppo, un’altra vittima, l’ultima di una lunga serie, mentre in Italia con una discussa sentenza la Cassazione ha stabilito che per i baby-bulli, in determinate situazioni, “il carcere è meglio della scuola”. Il fenomeno della violenza tra giovanissimi, dunque, continua ad essere all’ordine del giorno.

L’ultima vittima del bullismo nel Regno Unito è Kiyan Prince, un ragazzino di 15 anni, che è stato ridotto in fin di vita e ritrovato da alcuni professori vicino ai cancelli della propria scuola, la London Academy School di Edgware, periferia nord-ovest di Londra. Il ragazzino è morto due ore dopo al Royal London Hospital.

Steven Morgan, un ufficiale di polizia giudiziaria, ha spiegato che si è trattato di “un tragico incidente” (il ragazzo che lo ha ridotto in fin di vita, molto probabilmente, non voleva ucciderlo). Al momento della colluttazione, erano le 15.30, un sedicenne è stato visto allontanarsi correndo. Per ora la polizia non ha in mano altri indizi.

Kiyan, un promettente giocatore di football (militava nel settore giovanile dei Quenns Park Rangers), molto inserito e conosciuto nella scuola e nel quartiere, è stato probabilmente ridotto in fin di vita da un avversario per una lite sul campo di gioco. “Quando ho dovuto dare l’annuncio della sua morte – racconta il preside della London Academy Phil Heame – avevo vicino a me in lacrime tutti i membri del consiglio scolastico. Eravamo tutti scioccati, non riusciamo ancora a comprendere. Non sappiamo chi potesse avercela con lui, eppure ormai i ragazzi più ‘discoli’ li conosciamo molto bene”. La mamma del ragazzo è ancora all’ospedale, in stato di shock. “In questa stagione è rimasto per molto tempo infortunato – racconta un suo compagno di squadra – ma è rimasto in ogni caso il miglior giocatore under 16 di tutta Londra. Era un ragazzo meraviglioso, non aveva nemici”.

Questa è solo l’ultimo, lo dicevamo, di una lunga serie di reati tra giovani classificati sotto il termine di “bullismo”. E, tornando in Italia, è di ieri la notizia che la Cassazione, nell’affrontare il caso di un gruppo di studenti abruzzesi tra i 15 e i 16 anni che si sono resi protagonisti, a scuola, di una violenza sessuale di gruppo, ha deciso che è meglio il carcere della scuola: un ritorno sui banchi avrebbe “gettato nel panico la vittima e le altre minori dell’istituto”.

Secondo la Suprema Corte, anche se i ragazzi sono tutti minori, si sono “resi protagonisti di una violenza sessuale di gruppo” mostrandosi sordi “a tutti i richiami dei docenti”. La corte non ha accolto, così, le richieste della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con misure meno afflittive, anche perché non si può rivendicare l’interruzione dei processi educativi nei confonti di ragazzi che mostrano “totale diseinteresse per lo studio”.

Ma se questo è un fatto molto grave, il problema del bullismo è assai diffuso e in Italia coinvolge, secondo i dati di Telefono Blu, almeno un minore su tre. Da una ricerca condotta su un campione di 3.453 adolescenti, infatti, risulta che circa il 35,4% è stato coinvolto in episodi di bullismo che, spiega l’associazione, è un fenomeno di prevaricazione e disagio molto diffuso tra i giovani nell’età evolutiva, soprattutto tra i 7-8 anni e i 14-16 anni.

(19 maggio 2006)

Lascia un commento