"Liberi i brani di iTunes". Francia apripista per l'Ue?


Con una legge Parigi chiederà di “aprire” il formato Apple
che al momento può essere letto soltanto sugli iPod

“Liberiamo i brani di iTunes”
Francia apripista per l’Europa?

Il Music Store della Apple è il sistema di download più utilizzato
La società di Cupertino potrebbe decidere di lasciare la Francia

di DANIELE SEMERARO

PARIGI – La Francia sta analizzando un provvedimento in tema di brani scaricati legalmente da internet che, se adottato, potrebbe fare da apripista al resto d’Europa. Martedì prossimo, infatti, il parlamento voterà una proposta di legge sul copyright per aprire lo sterminato patrimonio musicale di canzoni di iTunes (il negozio di musica e video online della Apple) ai dispositivi diversi dall’iPod, che al momento è l’unico in grado di leggere il formato di Apple. Se approvata, questa legge permetterebbe anche agli altri operatori di aggirare il software a protezione del materiale coperto da copyright (Drm, Digital rights management) consentendo, così, la conversione del contenuto digitale da un formato a un altro.

Attualmente, infatti, i brani scaricati da iTunes Music Store (il negozio online più fornito e utilizzato al mondo) possono essere riprodotti solo su un computer munito di software iTunes (scaricabile gratuitamente dal sito della Apple) oppure sull’iPod e sui telefonini Motorola dotati di software apposito. I brani, così, non possono essere esportati su altri computer né su altri tipi di lettori mp3. La Apple ha sempre rifiutato di cambiare la propria politica, e se i legislatori di Parigi approvassero la nuova legge, potrebbe addirittura arrivare alla soluzione drastica: lasciare il mercato francese.

La Apple dal 2003 distribuisce, tramite la piattaforma iTunes, musica online in un formato tutto proprio. Poche settimane fa la società di Steve Jobs ha annunciato che il proprio servizio ha passato il traguardo di un miliardo di download. Ma la società della mela morsicata non è la sola ad aver creato un proprio standard: anche la Microsoft (attraverso il formato “Windows Media”) ha “costretto” i propri utenti ad utilizzare un diverso sistema di scaricamento antipirateria.

“Chiunque controlli l’accesso all’informazione digitale controlla anche l’accesso ai consumatori”, ha affermato Willms Buhse, dirigente del settore prodotti e marketing della società tedesca CoreMedia, che realizza sistemi di gestione dei diritti digitali utilizzati per la protezione dalle copiature. “Per gli operatori di rete, il Drm ha il potenziale di diventare il sistema universale per imporre un pagamento su internet”.

La possibilità che i proprietari di uno o due standard Usa dominino il mercato non è solo una preoccupazione della Francia. Sono tante, infatti, le società che vendono o distribuiscono contenuti che poi si ritrovano a dover fare i conti con un’interoperatività “bloccata”. Klaus Pitz, capo del progetto di tv sui telefonini di Swisscom Broadcast, ad esempio, ha deciso di bloccare sul nascere il commercio dei propri prodotti fin quando la situazione non sarà ben definita: “I sistemi di protezione – ha detto – devono essere interoperativi. Dovremmo investire in questo pasticcio tecnologico? No”.

Todd Chanko, analista specializzato in gestione dei diritti tecnologici della società di ricerche di mercato Jupiter a New York ha affermato che i suoi sondaggi tra i provider mostrano che l’interoperatività dei sistemi di protezione anticopiatura sarebbe cruciale per convincere le aziende di telecomunicazioni ad investire in sistemi che distribuiscono contenuti come canzoni e video. I consumatori, dal canto loro, secondo un recente studio Ue sarebbero pronti a pagare il doppio per una canzone ascoltabile con apparecchi diversi.

(20 marzo 2006)

(Nella foto: L’iTunes Music Store)

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