"L'Italia non investe sul futuro". Manovra, l'ira di Industriali e Crui

La Finanziaria taglia quattrocento milioni di Euro all’Università. Tosi (Crui): “Il rilancio del Paese passa per la ricerca. Così finiremo per chiudere”

“L’Italia non investe sul futuro”
Manovra, l’ira di Industriali e Crui

ROMA – Le legge Finanziaria “così come risulta dal testo approvato, taglia quattrocento milioni di Euro all’Università”, e questo vuol dire che “l’Italia sta rinunciando a investire sul proprio futuro”. E’ un vero atto d’accusa al maxiemendamento approvato a Senato quello di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’education. Una bordata che si aggiunge a quella del presidente della Conferenza dei Rettori Piero Tosi, che torna a chiedere “un segnale serio e convinto da parte dello Stato che punti sulla meritocrazia, attraverso un sistema di valutazione indipendente, e sancisca definitivamente, già nei prossimi passaggi della Finanziaria, l’importanza dell’università per il rilancio competitivo del Paese”.

In particolare, per Tosi “il testo approvato oggi dal Senato penalizza profondamente il sistema universitario diminuendo il Fondo di Finanziamento Ordinario, imponendo il versamento allo Stato degli importi accantonati in seguito al decreto taglia-spese del 2002, lasciando a carico dei bilanci degli Atenei gli oneri derivanti dagli adeguamenti stipendiali fissati dal Governo per il personale docente e tecnico-amministrativo”, riducendo ulteriormente, oltre che i fondi per la ricerca, anche i sostegni per l’edilizia universitaria. Il presidente della Crui ha anche sottolineato come “l’appello di Confindustria, unito alle dichiarazioni rese ieri dal presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Matteo Colaninno ribadisce la gravità di scelte che rischiano di compromettere definitivamente lo sviluppo del Paese”.

Gianfelice Rocca spiega che Confindustria “è consapevole delle attuali difficoltà di bilancio”, ma sottolinea come anche “nei momenti difficili occorra trovare le risorse per lo sviluppo. I tagli all’università – continua – avvengono nel momento in cui l’amministrazione pubblica impegna fondi consistenti per il mantenimento di una forte presenza pubblica nell’economia e per attività non essenziali o improprie. La spesa pubblica destinata all’università – fa notare Rocca – è nettamente inferiore alla media degli altri Paesi dell’Unione Europea”. L’Italia, infatti, riserva al sistema universitario circa il 28% in meno di risorse rispetto a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, destinando a questo settore un importo pari allo 0,9% del Pil.

E invece di “riservare le risorse pubbliche aggiuntive al mondo accademico”, continua il vicepresidente di Confindustria, “questa Finanziaria prevede tre meccanismi in cui il risultato concreto è di ridurre di circa quattrocento milioni di euro il finanziamento per l’università. Il primo stabilisce che gli atenei versino allo Stato i fondi accantonati con il decreto taglia-spese del 2002 (circa 60 milioni di Euro); il secondo fa gravare sui bilanci delle università gli aumenti contrattuali decisi dal centro (circa 190 milioni di euro); il terzo, infine, impone un taglio di 55 milioni di euro al finanziamento ordinario e di 60 milioni di euro all’edilizia universitaria”.

(11 novembre 2005)

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