Nepal bloccato dalle proteste. Altri tre morti a Kathmandu


Almeno 40 feriti negli scontri con la polizia. Ieri 4 persone sono state uccise. Da 15 giorni il Paese è bloccato dagli scioperi per chiedere riforme democratiche

Nepal, continuano le proteste
tre morti a Kathmandu

di DANIELE SEMERARO

KATHMANDU – È di tre morti e quaranta feriti il bilancio degli scontri avvenuti questa mattina a Kathmandu, in Nepal, durante una manifestazione di protesta per chiedere al re Gyanendra riforme democratiche. Dopo essersi raggruppati nei sobborghi, migliaia di persone sono entrate nella capitale, violando il coprifuoco notturno. Ad attenderli, centinaia di agenti di polizia che hanno sparato ad altezza d’uomo per disperdere la folla. Secondo alcuni testimoni oculari, gli agenti sarebbero intervenuti con numerose cariche e gas lacrimogeni per disperdere la folla, che tentava di marciare verso il blindatissimo centro della città, scandendo slogan come “vogliamo la democrazia”.
A quanto riferiscono fonti ospedaliere, 12 feriti si trovano in gravissime condizioni e la loro situazione è resa ancor più drammatica dall’assenza dei medici, bloccati dal coprifuoco. Ieri altre quattro persone erano rimaste uccise nel corso di scontri a fuoco a Chandragadi, nella parte orientale del Paese. In totale, dall’inizio della protesta, giunta al quindicesimo giorno di sciopero generale, avrebbero perso la vita 18 persone, mentre secondo alcune associazioni umanitarie negli ospedali della capitale sono stati ricoverati più di 1.350 manifestanti.

Questa mattina, inoltre, Human Rights Watch, l’organizzazione per i diritti umani con base a New York, ha accusato la polizia nepalese di aver sparato anche contro alcuni bambini durante le manifestazioni dei giorni scorsi.

L’opposizione, formata da una coalizione di sette partiti e con l’appoggio dei guerriglieri maoisti, ha lanciato, due settimane fa, una campagna a favore della democrazia e dell’abdicazione del re. Gyanendra, nel febbraio dello scorso anno, dopo aver silurato il governo ed essersi impadronito del potere assoluto giustificò il suo operato spiegando che l’esecutivo non era riuscito a porre fine alla rivolta dei guerriglieri maoisti, che a partire dal 1996 hanno fatto circa 13mila vittime.

Per calmare la piazza, Gyanendra (il cui destino, secondo molti osservatori, se non verranno fatte importanti concessioni, è segnato) ha proposto di far svolgere le elezioni nell’aprile del prossimo anno, e ieri aveva fatto liberare due importanti prigionieri politici. Le forze dell’opposizione, però, hanno respinto l’offerta e hanno ribadito che il monarca deve lasciare il trono.

La situazione peggiora di giorno in giorno e inizia a preoccupare anche la comunità internazionale. L’India, in particolare, ha inviato nei giorni scorsi un delegato speciale nel tentativo di contribuire a trovare una soluzione alla crisi.

(20 aprile 2006)

(Nella foto: Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine a Kathmandu)

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