"Noi, studenti e portatori di diritti". Manifestazioni in 70 città italiane


Il 17 novembre è considerato il “Primo Maggio” dei giovani. Un appuntamento internazionale: cortei in tutto il mondo. Manifesto aperto da Fo e Sepulveda

“Noi, studenti e portatori di diritti”
manifestazioni in 70 città italiane

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Una data storica per i diritti degli studenti nel mondo, il 17 novembre. Si celebra quello che è stato definito il loro “primo maggio”. Tra le rivendicazioni, quella di poter migliorare le condizioni di apprendimento, la possibilità di accesso al futuro, la scelta di libertà individuale e collettiva “perché studiare sia un diritto e non un privilegio”.

La ricorrenza. Il 17 novembre del 1939 centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti. Due anni dopo alcuni gruppi di studenti in esilio, gli stessi che avrebbero poi costituito il nucleo centrale dell’International Union of Students decisero che quella data ogni anno sarebbe diventata l’International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca. E così, da quel giorno ogni anno in decine di Paesi gli studenti si sono mobilitati in ricordo di quel massacro e per rivendicare il diritto di studiare per tutti e la necessità di costruire un mondo di pace, giustizia, democrazie e libertà. Stesso giorno, altri due avvenimenti importanti: nel 1973 gli studenti greci del Politecnico di Atene che manifestavano proprio in difesa di questi principi furono massacrati dai carri armati del regime dei Colonnelli; nel 1989, ancora in Cecoslovacchia, i carri armati del regime, questa volta comunista, repressero duramente gli studenti che manifestavano.

Dal 1939 a Porto Alegre. L’assemblea studentesca internazionale di Bombay, così, nel 2004 ha deciso di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca. E migliaia di studenti in tutto il mondo anche quest’anno si mobiliteranno (già lo hanno fatto l’anno scorso) perché siano riconosciuti i loro diritti, così come scritto nell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione: essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire il mantenimento della pace”. “E proprio il 30 gennaio di quest’anno alla quarta Assemblea Internazionale degli Studenti all’interno del World Social Forum di Porto Alegre – tiene a precisare Valerio, dell’Unione degli Universitari – abbiamo portato insieme all’Unione degli Studenti e alla Mutua Studentesca, per il secondo anno consecutivo, la proposta di costituire un’agenda comune di mobilitazione che rivendichi più diritto al sapere per tutti, contro la privatizzazione dei saperi. La marcia – dice Valerio – è apolitica, non scendiamo in piazza solo ed esclusivamente contro la Legge Moratti, ma ha una valenza sindacale, di rivendicazione di diritti”.

Le manifestazioni. “Lo scorso anno in Italia – continua Valerio – sono scesi in piazza circa trecentomila studenti. Quest’anno puntiamo a superare questo record, sulla scia delle manifestazioni studentesche delle scorse settimane”. I cortei principali, a cui seguiranno, nelle diverse città, forum, assemblee, concerti, sit-in, si terranno a Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo. Gli studenti, però, scenderanno in piazza, secondo diverse modalità, in oltre 70 città del Belpaese.

Le rivendicazioni. Tra le tante richieste che arrivano dal mondo studentesco, quella principale, ci spiega Valerio, è quella che riguarda i diritti degli studenti: “Nel nostro Paese non siamo considerati portatori di diritti, soggetti attivi. In questa giornata vogliamo farci sentire per sancire per sempre che gli studenti sono portatori di diritti”. Tra le altre richieste, la possibilità di autogestire spazi e tempi di vita e formazione, il diritto di accesso al sapere come strumento per crescere “come cittadini e persone libere”, la creazione di una legge quadro nazionale per il diritto allo studio e di una carta studentesca “che ci garantisca il diritto al sapere anche al di fuori della scuole e dell’università”. Ancora, l’abolizione del numero chiuso e il diritto ad avere aule adeguate e strumentazioni moderne. Si parla anche, poi, dell’accesso al mondo del lavoro, e quindi vengono chiesti diritti e tutele “che trasformino la precarietà delle condizioni in reali possibilità di scelta lavorativa” e che vengano garantiti i diritti di tutti gli studenti che effettuano stage. C’è spazio, infine, anche per la solidarietà verso gli studenti che combattono ogni giorno contro le mafie, la guerra, la povertà, lo sfruttamento. Per cambiare “la scuola, l’università, la società e il mondo”.
L’assemblea internazionale degli studenti all’interno del World Social Forum di Porto Alegre, il 30 gennaio 2005
Le adesioni. Moltissimi personaggi della politica e della cultura hanno già aderito alla manifestazione. In testa Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, e lo scrittore Luis Sepulveda. Poi, ancora, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, i presidenti di Libera (l’associazione che da anni combatte le mafie) Rita Borsellino e Don Luigi Ciotti insieme a numerosissimi altri esponenti.

(17 novembre 2005)

(Nella foto: La manifestazione del 17 novembre 2004 a Treviso)

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