Nuova internet dalla Cina tutta gestita "in proprio"


Pechino crea oltre trentaquattro nuovi domini di secondo livello
In questo modo potrà staccarsi dalla “gestione Usa del web”

La Cina lancia una nuova internet
gestita interamente “in proprio”

L’imbarazzo dell’Icann, l’agenzia che “detta le regole” in rete

di DANIELE SEMERARO

ROMA – La Cina potrebbe, entro qualche mese, arrivare alla creazione di una propria internet, sganciandosi, così, dalla gestione centralizzata (e americana) degli indirizzi di rete. Secondo ha scritto nei giorni scorsi il sito internet cinese “People’s Day Online”, infatti, il ministro dell’Industria dell’informazione (Mii) ha integralmente modificato il sistema dei domini cinesi, aggiungendo nuovi domini top-level come, tra gli altri, “.com”, “.net” e “.china”. Tutti scritti in caratteri cinesi. “Questo significa – si leggeva – che gli utenti della rete non dovranno più accedere a internet tramite i server gestiti dall’Icann”, l’agenzia statunitense che si occupa di assegnare i nomi dei domini. I domini top-level sono le stringhe (“.it” per l’Italia, ad esempio, “.fr” per la Francia, “.com” per i siti commerciali, e così via) che compaiono alla fine di ogni indirizzo web.

L’Icann, appresa la notizia, non è rimasta con le mani in mano: alcuni dirigenti hanno così contattato il Cnnic (Chinese Internet Network Information Center), l’agenzia governativa di Pechino che sovraintende ai domini top-level “.cn”. La risposta che hanno ricevuto, per ora, è che al momento non esistono nuovi domini top-level cinesi. L’articolo, così, spiega il capo dei responsabili della gestione dei domini Icann Tina Dam, potrebbe essere il risultato di un fraintendimento su lavori al momento in corso che coinvolgono, però, i domini di secondo livello (così come accade già in Brasile o Inghilterra), gettando, così, acqua sul fuoco.

Il fraintendimento, in realtà, non cambia la situazione, perché anche in questo modo Pechino potrà gestire i propri domini in tutta autonomia. La modifica, effettuata “secondo l’articolo 6 del Regolamento cinese per i nomi di dominio”, è entrata in vigore dal primo marzo, e riguarda dunque i domini di secondo livello. E così, prima del suffisso finale “.cn” sono stati provvisoriamente creati i domini “.cn”, “.com” e “.net” (ad esempio, www.cei.gov.cn). Non è tutto: sono previste poi altre categorie: “.ac”, per gli enti di ricerca, “.edu” per le istituzioni educative cinesi, “.gov” per tutti gli enti governativi cinesi e “.mil” per i dipartimenti di difesa. Saranno fornite di un proprio dominio, inoltre, anche le province cinesi, le regioni autonome, le municipalità sotto il controllo diretto del governo e le regioni a statuto speciale: in tutto 34 nuove sigle. Per adesso, si legge sul sito cinese, i caratteri sono stati “romanizzati” in base allo spelling dei nomi delle regioni. Ad esempio, per la regione di Pechino (Beijing) il dominio sarà “.bj”, per Shangai sarà “.sh”.

L’Icann, che potrebbe essere definita come il cuore pulsante del funzionamento della rete internet, recentemente si è trovata all’interno di un acceso dibattito sul controllo del web: rappresentanti di Cina e altre nazioni hanno denunciato un’eccessiva presenza Usa nell’amministrazione della rete. L’organizzazione, infatti, è indipendente, ma il suo quartier generale si trova a Marina Del Rey, in California, e in pratica dietro a ogni decisione c’è il governo statunitense.

Quella di Pechino, dunque, appare molto probabilmente come una mossa politica: la più grande economia mondiale in espansione, così, si autodetermina con indirizzi di secondo livello, in modo da gestire per conto proprio tutti i siti cinesi. Questa decisione, inoltre, dà il via a un network del tutto nuovo, potenzialmente in conflitto con la rete internet che tutti conosciamo, offrendo la possibilità a chi voglia staccarsi dalla internet americana, di farlo.

(2 marzo 2006)

(Nella foto: La home page del Cnnic)

Lascia un commento