"Ora una costituente sull'università". Ma Fini insiste: "Stop ai privilegi"


Le critiche della Conferenza dei Rettori: “Subito una proposta da presentare al prossimo Governo”. La Moratti: “Legge fraintesa”. Fini: “Pone fine ai privilegi”

“Ora una costituente sull’università”
ma Fini insiste: “Stop ai privilegi”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – A due giorni dall’approvazione del Ddl Moratti sulla riforma dell’ordinamento giuridico dei professori universitari non si placa la polemica e la protesta all’interno del mondo accademico.

Per il presidente della Conferenza dei Rettori Piero Tosi “il provvedimento è stato purtroppo approvato lasciando irrisolte questioni fondamentali per il rilancio concreto del sistema universitario. Ora – continua Tosi – dobbiamo subito valorizzare quanto è emerso da cuore delle università e della società civile in questi ultimi mesi, in termini di dibattito e di concreta elaborazione, per trasformarlo in una proposta da affidare al prossimo Parlamento. Per questo la Crui, con tutte le componenti del sistema, realizzerà quanto prima quell’assise nazionale sull’Università, già proposta con la relazione al Paese lo scorso 20 settembre, che determini la più ampia partecipazione e condivisione”. Per Tosi, dunque, la “Costituente dell’Università” avrà l’obiettivo di individuare proposte per mettere “la ricerca al centro dei diritti e doveri dei docenti” e garantire “agli Atenei un finanziamento adeguato alle risposte che da loro giustamente il Paese pretende”.

E intanto i Ds rendono noto che creeranno un Forum per discutere ed elaborare le politiche per la ricerca e l’università, in vista “di scadenze importanti: l’opposizione alle scelte governative, la definizione del programma per la prossima legislatura, le elezioni e una nuova opportunità di governo del Paese”.

Ieri durante una conferenza stampa il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti aveva detto che la riforma non è stata capita: “Temo che questo decreto non sia stato neppure letto e che la riforma sia stata strumentalizzata. Non capisco a che fine – continua la Moratti, che martedì è stata fortemente contestata da studenti, ricercatori e docenti con l'”assedio pacifico” a Montecitorio -, visto che l’istruzione e la formazione superiore sono un bene comune del Paese”.

D’accordo con il ministro anche il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, secondo cui il provvedimento “determina reazioni perché pone fine, in prospettiva, a tutta una serie di privilegi e di baronati che non hanno alcun senso in questo periodo. Non è vero – ha detto Fini – che si introduce il precariato, e per quanto riguarda i ricercatori, se uno è bravo credo che la meritocrazia e la competizione finiscano per stimolare la ricerca”.

(27 ottobre 2005)

(Nella foto: Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti)

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