Pubblicità in mostra. "Quella campagna è da censurare"

La mostra ripercorre 40 anni di campagne che hanno fatto discutere
Da Ikea alle immagini di Oliviero Toscani. Viaggio nel “comune senso del pudore”

Stazione Termini, fermata censura
le pubblicità “vietate” del Giurì

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – Un sacerdote e una suora molto avvenente che si baciano, la bevanda alcolica che rende belli e felici, immagini allusive di donne in pose languide. Foto e video cruenti e scioccanti, osé o politicamente scorretti. Sono le pubblicità censurate dall’Iap, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che si possono ammirare al mezzanino giallo della stazione Termini di Roma. La mostra, “Pubblicità con giudizio. 40 anni di pubblicità vista dal Giurì”, è stata visitata con successo da oltre un milione di persone lo scorso anno alla Stazione Centrale di Milano.

“È la prima volta – spiegano dallo Iap – che tante campagne sottoposte al giudizio disciplinare vengono esposte con sistematicità e corredate dai motivi della decisione. Con questa iniziativa vogliamo intensificare il dialogo con i cittadini, che sono i principali segnalatori delle pubblicità ritenute scorrette, sia coloro che beneficiano delle decisioni autodisciplinari, in quanto vedono scomparire o modificare i messaggi dichiarati dal Giurì scorretti”. Tra gli obiettivi della mostra anche quello di mettere in luce l’impegno assunto dagli operatori di pubblicità nel farsi carico della loro quota di responsabilità sociale per rendere migliore la comunicazione commerciale.

Il percorso, uno spaccato della cultura e dell’evoluzione del senso del pudore della società italiana negli ultimi quarant’anni, tratta alcuni temi significativi della comunicazione, illustrando il delicato compito della valutazione dei messaggi pubblicitari e offrendo al pubblico un inedito “dietro le quinte”. La mostra si apre con una sezione dedicata ai minori, “I bambini ci guardano”, dov’è possibile osservare pubblicità che propongono bambini in atteggiamenti maliziosi oppure spot in cui i figli mostrano segni di ribellione (giudicata “eccessiva”) verso i genitori: “Mamma, o mi dai questa crema o non mangio!”. Tra i più discussi, anche uno spot dell’Ikea con il quale s’intendeva promuovere lo spazio gioco per i più piccoli presenti in ogni megastore del gruppo: “I bambini lasciateli tra le palle a noi”, con l’allusione ai cestoni pieni di sfere colorate. A seguire, le campagne censurate di prodotti di bellezza, farmaceutici o parafarmaceutici (tra cui quelle di pillole o affini che promettono un rinvigorimento delle prestazioni sessuali a ogni età) fino ad arrivare a quelle irriverenti nei confronti della Chiesa di Oliviero Toscani.

La mostra, al cui interno sono presenti oltre 50 tra manifesti e spot televisivi bloccati, è aperta dal lunedì al sabato dalle 10 alle 22 e chiuderà il 31 marzo.

(Nella foto: la campagna di Oliviero Toscani per Benetton)

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