Seconda opportunità: l'esperienza romana

Regole e peculiarità della seconda possibilità: il caso della media “Di Liegro”
La preside: “Vederli rialzarsi con le proprie gambe è una grande gioia”

“Qui si studia senza difficoltà”
L’esperienza di una scuola romana

di DANIELE SEMERARO

ROMA
– “Sono molto felice di avere appreso a fare le cose più di quanto non abbia appreso prima in cinque anni di frequenza della scuola media e di aver trovato sia professori che compagni disponibili, educati e rispettosi nei miei confronti, come anch’io penso di essere nei loro. Qui i professori sono molto pazienti e disponibili a spiegare un argomento tante e tante volte pur di farci capire e apprendere. Sia io che la mia famiglia siamo molto soddisfatti dei risultati che ho ottenuto quest’anno; ricorderò quest’anno scolastico come un’esperienza diversa e bella che mi ha giovato molto”. Ilaria, studentessa della scuola di seconda opportunità inserita all’interno della scuola media “Luigi Di Liegro” di Roma, è entusiasta. Così come sono entusiasti tanti suoi compagni di classe, che grazie alle “scuole della seconda opportunità” si avviano a conseguire la licenza media. “Qui – aggiungono Andius e Melania – abbiamo imparato un bel po’ di matematica, dove non avevamo mai capito niente”. E ancora: “Questa scuola – racconta Pasquale – mi ha fatto nascere un piccolo interesse per proseguire gli studi”.

“Il percorso di apprendimento – spiega Valeria Mercuri, una delle insegnanti nella scuola media “Di Liegro” – prevede innanzitutto un’accoglienza da parte dei docenti e degli educatori, in modo che si possa formare un rapporto individuale. I ragazzi, in una seconda fase, vengono fatti lavorare in coppia, in modo tale che acquisiscano i concetti dell’integrazione paritaria. Poi il lavoro si sposta in gruppi di 3-5 persone, fino ad arrivare a gruppi più numerosi. Con ogni alunno – continua – i docenti stipulano un patto formativo individuale, che in certi casi può arrivare anche a coinvolgere le famiglie, se l’intervento dei genitori risulta fondamentale per raggiungere gli obiettivi. Non è tutto: facciamo spesso colloqui orientativi su istruzione e formazione professionale nel territorio, e diamo ad alcuni ragazzi la possibilità di effettuare stage di qualche giorno presso gli istituti professionali per far toccare loro con mano il proprio futuro”.

La didattica vera e propria è molto laboratoriale: “Cerchiamo sempre – continua il docente – di stimolare i ragazzi, facendogli capire che anche loro sono bravi nel fare qualcosa. Per attirare la loro attenzione gli sottoponiamo progetti concreti e li portiamo a costruire oggetti, materiali, programmi al computer. Si procede per microattività di apprendimento, e in questo modo i ragazzi iniziano a rivalutarsi”. E così, ad esempio, uno dei progetti più significativi è quello del giornalino, in cui l’esperienza dei ragazzi è riassunta in un fascicolo realizzato interamente da loro, all’interno del quale ognuno ha collaborato aggiungendo competenze e nozioni acquisite. Davide, ad esempio, parla della propria esperienza in un’officina, Iacopo dei suoi problemi con i genitori, Melania della musica. Diego analizza le problematiche del suo quartiere, Iulian mette a confronto canzoni italiane e canzoni rumene mentre Emanuele e Mirko parlano di cellulari, automobili e computer. Non mancano anche discussioni sullo sport e sulla moda.

Non si tratta, però, come potrebbe pensare qualcuno, di una “scuola facilitata”. I ragazzi, infatti, devono rispettare numerose regole: frequentare regolarmente tutte le lezioni, arrivare puntuali, rispettare l’ambiente scolastico, instaurare con compagni e insegnanti un buon rapporto basato su comprensione, rispetto e collaborazione. Ancora, dimostrare comprensione e tolleranza per le diversità, partecipare in modo pertinente e produttivo, mantenere un comportamento adeguato, chiedere spiegazioni se ci si trova in difficoltà, fare i compiti. “Non sono tutti successi, spesso accadono situazioni spiacevoli, succede di tutto – ammette la preside della “Di Liegro”, Simonetta Caravita – ma vedere i ragazzi cadere e poi rialzarsi con il nostro aiuto ma anche con le loro forze è sicuramente una grande gioia”.

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