Tommaso morto per asfissia. Prime conclusioni del patologo


Mancano ancora gli accertamenti sulla tempistica delle lesioni
Serve la comparazione tra le ferite e gli oggetti che lo hanno colpito

Tommy forse ucciso da un’asfissia
il patologo: “conclusione possibile”

L’artigiano Giuseppe Barbera indagato per concorso in sequestro

PARMA – L’ipotesi che Tommaso Onofri, il bimbo di 17 mesi trovato senza vita la sera del primo aprile alle porte di Parma, abbia subito un’asfissia è ritenuta probabile. Lo ha riferito Guglielmo Masotti, direttore dell’Istituto di medicina legale incaricato dell’autopsia sul corpo del bimbo. Il patologo, in tutti i casi, ha voluto ricordare che manca ancora la causa certa della morte, la tempistica e la successione delle lesioni: non è ancora stato completato, infatti, l’esame dei campioni polmonari, né c’è stata ancora la comparazione tra le ferite trovate sul corpo del bimbo e i possibili oggetti contusivi (tra cui figurano anche le due vanghette – in custodia al Ris – recuperate sul greto del fiume Enza).

“Abbiamo fatto prelievi polmonari per vedere se si sia trattato di una morte asfittica – ha spiegato – e abbiamo anche altri dati. Pensiamo di arrivare a una conclusione in questo senso, la riteniamo possibile”. Il medico, però, non ha voluto rivelare se si stia lavorando all’ipotesi di uno strangolamento o di un soffocamento: “Questo – ha detto – lo dirò ai Pm”.

Per quanto riguarda l’oggetto con il quale è stato colpito il bimbo, Masotti non si sbilancia: il compito primario, spiega, sarà ora quello di stabilire causa, tempi e cronologia della morte. Sarà la successione delle lesioni ad aiutare gli specialisti a capire se il piccolo Tommaso possa essere stato vittima di un’asfissia e poi eventualmente colpito da ciò che gli ha provocato lesioni, come la profonda ferita al capo citata nell’ordinanza di custodia cautelare per Mario Alessi, Antonella Conserva e Salvatore Raimondi.

Il direttore dell’Istituto di medicina legale se l’è poi presa con la stampa: “È stato scritto – ha detto – che Tommy è stato strangolato, colpito con una vanga, preso a calci in faccia, ucciso dopo 20 minuti dal rapimento”, ma si tratta solamente di “fantasie”. Il medico, insieme al collaboratore Nicola Cuccurachi, ha 60 giorni a disposizione per depositare la relazione conclusiva sulla perizia. Non è escluso, in tutti i casi, che per la consulenza alla Procura vengano chiesti altri trenta giorni di proroga.

Sul fronte delle indagini, intanto, è confermata l’iscrizione nel registro degli indagati per Pasquale Giuseppe Barbera, l’artigiano amico del papà Paolo Onofri. Barbera era stato interrogato mercoledì dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna per quattro ore, durante le quali avrebbe ribadito il progetto di un riciclaggio da 70 milioni di dollari che aveva coinvolto lui e Mario Alessi, il manovale siciliano in carcere con l’accusa del rapimento e dell’omicidio del bambino. Il capomastro, ora indagato per concorso in sequestro, avrebbe anche riferito che Onofri gli aveva consegnato una cifra ingente per partecipare all’operazione di cui Barbera gli aveva parlato.

Il difensore del papà di Tommy smentisce però questo scambio di denaro: Paolo Onofri, spiega l’avvocato Claudia Pezzoni, ha versato denaro a Barbera solo in relazione ai lavori di ristrutturazione eseguiti nell’abitazione di Casalbaroncolo e nella cantina di Parma. “Per il momento preferiamo stare in silenzio e aspettare”, si è limitato a dire Paolo Onofri, avvicinato dai giornalisti a Martonaro, dove vive da più di un mese con la famiglia, ospite dei cognati.

(14 aprile 2006)

(Il piccolo Tommaso Onofri)

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