Tragedia a Bologna: donna cade nella tromba dell'ascensore

Ghita Jaabak Amrani lavorava come ausiliaria nella casa di cura
È morta mentre cercava di uscire da un elevatore bloccato

Donna cade nella tromba dell’ascensore
tragedia in una clinica del bolognese

di DANIELE SEMERARO

BOLOGNA – È morta mentre cercava di uscire dall’ascensore, bloccato, e raggiungere la porta del piano sottostante. È successo questa mattina, all’alba, nella clinica “Eugenio Gruppioni” di Via Zena a Pianoro, nell’appennino bolognese. Una residenza sanitaria riabilitativa costruita all’interno del parco dei Gessi. La vittima, Ghita Jaabak Amrani, è una cittadina di 46 anni, che lavorava come ausiliaria nella struttura da 13 anni.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, verso le 5 la donna è rimasta chiusa, insieme a un’altra collega, all’interno della cabina dell’ascensore, che si era fermata per un guasto tra il primo e il secondo piano della clinica. Le due donne sono riuscite ad aprire a metà la porta, ma è rimasto un piccolo varco fra la cabina e il pavimento del primo piano. Mentre la collega è riuscita a saltare fuori senza difficoltà, Ghita è scivolata, forse anche per il panico dovuto a una legera forma di claustrofobia, cadendo per una decina di metri nella tromba dell’ascensore. Un volo che l’ha uccisa sul colpo: quando sono arrivati i soccorsi, infatti, per lei non c’era più nulla da fare.

L’ascensore è stato posto sotto sequestro dai carabinieri, che con il coordinamento del Pm Stefano Orsi hanno avviato accertamenti. In particolare, sarà verificato lo stato di manutenzione dell’elevatore: secondo indiscrezioni, infatti, non era la prima volta che il mezzo si guastava.

La vittima, in Italia da molti anni, abitava a Pianoro. Lascia il marito, metalmeccanico, anch’egli marocchino, e due figli, uno già all’università, mentre il più piccolo frequenta ancora la scuola. “Esprimo il mio profondo rammarico per l’accaduto – ha commentato il legale della clinica Luciano Pergola – e l’azienda è disponibile per tutto quello che attiene il risarcimento ai parenti della vittima, è una cosa doverosa. È stata una tragica fatalità – ha concluso l’avvocato – forse aggravata da un malfunzionamento del motore dell’ascensore, ma a stabilire le cause dell’accaduto sarà l’autorità giudiziaria”.

(14 marzo 2006)

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