Caso Fitto, in campo Bertinotti

da REPUBBLICA BARI – pag. II

Il presidente della Camera: “Serve un´opportuna riflessione per eventuali iniziative da assumere”

Gli atti del dibattito in Aula inviati al Csm e al ministro

di DANIELE SEMERARO

Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, dopo il dibattito svoltosi a Montecitorio sulla domanda di autorizzazione ad eseguire gli arresti domiciliari nei confronti dell´ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto, ha inviato una lettera con gli atti della seduta al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e al ministro della Giustizia. Motivo, stimolare una riflessione dello stesso Csm. «Nel corso della discussione in Assemblea – ha scritto Bertinotti – sono stati rappresentati elementi che attengono al delicato rapporto tra le modalità di svolgimento delle indagini giudiziarie e l´esigenza di tutela del libero esercizio della funzione parlamentare, e, più in generale, dell´attività politica nel suo complesso, tema che, com´è evidente, riguarda l´essenza stessa della nostra vita democratica». Così, prosegue Bertinotti, «ritengo di dover trasmettere il resoconto stenografico della citata seduta, al fine di avviare una opportuna riflessione sull´argomento, per ogni eventuale iniziativa che si ritenga di assumere». Un gesto che pochi si sarebbero aspettati e che potrebbe assumere i contorni di una critica ai metodi seguiti dalla magistratura nelle indagini che riguardano i politici. E il gesto di Bertinotti potrebbe rivelarsi un inedito asse con il leader dell´Udc, Pier Ferdinando Casini, che aveva duramente attaccato i magistrati baresi.

Mercoledì Fitto si era lasciato a un lungo ed appassionato intervento alla Camera sulla richiesta di arresti avanzata nei suoi confronti dalla magistratura di Bari, ripercorrendo la sua vicenda giudiziaria. La Giunta per le Autorizzazioni aveva proposto all´Aula di respingere la domanda di arresti domiciliari, ma Fitto ha chiesto comunque di essere arrestato «come un normale cittadino».

«Ha fatto bene Bertinotti – ha spiegato l´esponente dell´Ulivo, Francesco Monaco – . Tale dibattito si è segnalato per due profili complementari: una riflessione sul rischio di abuso nelle intercettazioni di personalità politiche anche non parlamentari, ma anche il maldestro tentativo, operato da alcuni deputati, di imbastire un processo in aule ai magistrati».

Ma plaude soprattutto l´opposizione. Il capogruppo dell´Udc alla Camera, Luca Volontè, condivide la scelta, perché «si tratta di un atto di grande autorevolezza». Stessa situazione per il vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, Luigi Vitali, di Forza Italia: «Il presidente Bertinotti – ha detto – aveva promesso di approfondire il tema della tutela dei parlamentari dalle disinvolte iniziative giudiziarie della magistratura. Ed ha rispettato l´impegno».

«L´atteggiamento di questa classe politica mi sembra un po´ retro». Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Antonio Borghesi di Italia dei Valori, l´unico che ha votato a favore dell´arresto di Fitto «perché ha fatto un discorso eroico e avrebbe dovuto sopportarne le conseguenze. Un intervento – continua – che si poteva evitare, perché ha trasformato la discussione in un attacco alla magistratura». L´atteggiamento del presidente della Camera, aggiunge, «sembra più volto ad una conservazione di situazioni di privilegio che non a un´effettiva parità di tutti i cittadini di fronte alla legge. Bertinotti si sta rivelando eccessivo in certe sue manifestazioni, forse per accreditarsi di più nei confronti dell´opposizione».

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