Ecco l'album dei nostri amarcord

da REPUBBLICA BARI – pag. XI

Le immagini indelebili della memoria: viaggio sulla scia di Repubblica.it
I ricordi del cuore dei pugliesi, dai grembiuli neri alla pianola

di DANIELE SEMERARO

Il primo giorno di scuola, le gite per andare a pesca col papà, le fiabe davanti al camino, i primi innamoramenti. Chissà quanti episodi ci vengono in mente se torniamo indietro nel tempo. Alcune settimane fa Repubblica.it ha lanciato un´iniziativa che ha riscosso un enorme successo: sulla scia di un progetto della tv britannica Bbc ha chiesto ai propri lettori di raccontare, in poche righe, il primo ricordo (l´episodio, il momento, la persona), quello che rimane nel cuore e non va più via. In pochi giorni sono arrivati migliaia di messaggi. Piccole autobiografie storie belle e meno belle, momenti piacevoli e drammatici.

Parafrasando questa iniziativa abbiamo girato la domanda ai pugliesi famosi. Per Edoardo Winspeare il primo flash della propria infanzia risale a quando, a casa sua, «ammazzavano il porco». «Lo uccidevano a coltellate – racconta il regista – e per noi era un evento. Ricordo che era un momento affascinante e brutale: ci volevano diverse persone, poi alla fine c´era sangue dappertutto. Ma ho anche forte un altro ricordo – continua – quando Armstrong è arrivato sulla luna: ho ancora in mente la voce di mio padre che mi diceva che stavo assistendo a un momento importante, e io guardavo la luna».

«Ahimè il mio primo ricordo è legato a Mussolini – racconta Renzo Arbore – Eravamo a Riccione e io ero sollecitato da mio padre che mi diceva in continuazione di guardare il Duce. Malgrado avessi solo 5 anni, l´immagine di quest´uomo vestito di bianco mi è rimasta nella mente. Evidentemente il chiacchiericcio che se ne faceva in tutti gli ambienti mi ha portato a ricordare questa cosa, chissà perché. Gli episodi legati alla guerra – continua – sono indimenticabili: quando fu bombardato il circolo dove mi trovavo, a Chieti, per me fu davvero drammatico, un ricordo indelebile».

Giovanni Albanese, scultore e regista, ricorda invece la prima volta che è andato a teatro: «Mi trovavo a Foggia, mi sembra si trattasse del teatro Giordano. Ero ragazzino, e per la prima volta mi trovai ad assistere a uno spettacolo. Ho ancora nella mente quanto mi colpirono gli attori. Si trattava di uomini, figure mitiche sotto i riflettori, che acquistavano una tridimensionalità magica, qualsiasi cosa dicessero o facessero».

Ricordi di affetto, invece, per il jazzista Pino Minafra: «Se guardo al passato mi viene in mente solamente mia madre. Credo che chi ti metta al mondo ti segni per tutta la vita. Mia madre purtroppo è morta in un modo drammatico e io di lei continuo sempre a tenere un´immagine come di un angelo. Anche una frase di mio padre – continua – mi è rimasta sempre nella mente. Un giorno tornavamo dalla campagna, e mi disse che stavo diventando uomo: per me fu un complimento grandissimo».

Giuliano Sangiorgi, classe ´79, cantante dei Negramaro, ammette invece di avere «vari ricordi», che spaziano «dalla prima pianola Bontempi alle corse in bicicletta con relativa e sicura sbucciatura di ginocchia». Ma soprattutto, il ricordo più intenso, spiega, sono «le nottate trascorse con i miei due fratelli, con cui condividevo la camera: parlavamo, giocavamo, stavamo sempre insieme».

Per Raffaele Nigro, scrittore e giornalista Rai, il primo ricordo va ai tempi della scuola: «Nella mia mente rimangono soprattutto i grembiuli neri con i quali andavamo in classe. E poi come dimenticare i pomeriggi in cui s´incontravano i compagni di gioco? Allora le strade non erano ancora asfaltate, era tutto sterrato, e si giocava come si poteva. Inoltre – continua – dall´autunno a primavera inoltrata il nostro passatempo preferito era ascoltare fiabe e racconti davanti ai camini, specialmente quelli di briganti: di solito erano raccontati dagli anziani».

Michele Piccirillo, considerato uno dei migliori pugili italiani, ricorda con piacere invece la prima importante vittoria della sua vita: «Avevo solo 7 anni e vinsi i campionati italiani a Jesolo. È un momento che mi è rimasto particolarmente impresso, perché mi ero allenato tanto e partecipavano molti bambini più grandi di me. Fu davvero una bella soddisfazione». Momenti non solo “sportivi” per Francesco Attolico, giocatore di pallanuoto che vinse, tra gli altri premi, l´oro alle olimpiadi di Barcellona nel 1992 e che ricorda il primo bacio a una ragazza. Aveva tredici anni e si trovava a una festa scolastica: «È stato – ammette – un momento davvero tenero».

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