Rinascente, in arrivo gli svedesi

da REPUBBLICA BARI – pag. IV

Venduta la licenza: forse resta un centro commerciale
Confermate le indiscrezioni del fine settimana: da metà gennaio il negozio chiude
Dipendenti in sciopero, sindacati mobilitati: “Non siamo stati avvertiti”

di DANIELE SEMERARO

Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, la notizia è ora ufficiale: entro il 15 gennaio la Rinascente di via Sparano chiuderà. La conferma è arrivata ieri mattina, durante una riunione tra i vertici dell´azienda, organizzazioni sindacali e lavoratori, che proprio per la giornata di ieri avevano indetto uno sciopero di quattro ore che ha paralizzato l´attività di vendita. Una riunione che, oltre ad aver lasciato tutti scontenti, ha lasciato anche molti dubbi aperti.

«All´inizio – racconta Nino Morgese, segretario provinciale di Cgil-Filcams – amministratore delegato e direttore del personale giravano intorno al problema. Poi, a precisa domanda, hanno effettivamente confermato l´intenzione di chiudere il grande magazzino. La notizia – continua – ci ha lasciato sgomenti, perché c´era un piano di rilancio e ristrutturazione ben preciso, che sarebbe durato cinque anni e che prevedeva la ricerca di spazi maggiori. Purtroppo negozi di cinquemila metri quadri a Bari non esistono, e dopo soli nove mesi si sono arresi». Non è tutto, però: «L´altra stranezza – continua Morgese – è che la Rinascente ha aggiunto di aver venduto lo stabile e con esso anche la licenza commerciale. È assurdo, perché avrebbero dovuto informare sindacati e lavoratori. Inoltre, non hanno voluto rispondere alla nostra richiesta di sapere chi ha comprato l´immobile. “Non me lo ricordo”, ha detto l´amministratore Radice».

Dal punto di vista dei lavoratori, la notizia non è completamente negativa, perché se al posto della Rinascente aprisse un´altra attività commerciale simile, a norma di legge questi potrebbero essere riassorbiti: «Non siamo innamorati – continua – del nome Rinascente, e siamo pronti a lavorare anche per altri e spero che il Comune ci aiuti». «Venerdì 8 – aggiunge Domenico Ferrigni della Cisl – c´è un incontro a Roma e andremo a sentire, coinvolgendo le organizzazioni sindacali nazionali, cosa ci diranno proprio a proposito della vendita della licenza. Ci devono rispondere ufficialmente. Per adesso siamo proprio in una strada brutta e di conflitto, e se non ci risponderanno saremo costretti ad alzare le barricate».

«Il problema – aggiunge Luciano Zaurito della Uil – è che se ad esempio facessero una banca al posto di un´attività commerciale, allora a quel punto non potremmo fare niente e i nostri lavoratori si troverebbero in mezzo a una strada dall´oggi al domani». In realtà, sul futuro dei locali girano, da tempo, numerose voci: prima si parlava di uno spostamento di Zara (che si vorrebbe ingrandire), poi dell´arrivo in città di Fnac, colosso francese dell´intrattenimento. Ora, ultima notizia in ordine di tempo, si parla dell´arrivo di H&M, catena svedese dell´abbigliamento. Ma, per ora, nessuno conferma. «Venerdì – continua Zaurito – tutto il personale della Rinascente di Bari, forte della solidarietà delle altre filiali, verrà alla riunione di Roma, e per quella data a Bari abbiamo proclamato uno sciopero di otto ore».

Ieri mattina il personale, sorvegliato a vista da Digos e Polizia, ha organizzato un piccolo sit-in di protesta in attesa dell´arrivo dei vertici della Rinascente. Poi, una volta entrati in riunione, sono saltate fuori le situazioni più disparate. «Tante ragazze giovani – racconta una dipendente – sono scoppiate in lacrime: molte aspettano un bambino o hanno un mutuo alle spalle; altre sono separate o hanno mariti disoccupati. Se perderanno il lavoro non sapranno cosa fare. Alcune mie colleghe hanno addirittura lasciato il posto di lavoro per cederlo ai propri figli disoccupati, e ora si trovano in questa situazione, è incredibile. E poi c´è un elemento – continua – che spiega come di umano quest´azienda non abbia nulla: alcuni mesi fa, quando ormai tutto era già stato deciso, la direzione ha imposto a molti di noi di comprare le divise nuove a proprie spese. Ora mi chiedo, con quale animo continueremo a lavorare?».

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