Droni sottomarini, da Saipem il futuro delle attività in mare

Ecologici, efficienti e sicuri riescono a compiere in maniera completamente automatica operazioni di ispezione, sorveglianza, manutenzione e soccorso. Tra i leader del settore c’è proprio l’azienda italiana che racconta a NOW su Sky TG24 tutti i segreti della nuova frontiera delle attività in mare

Il futuro delle operazioni in mare è arrivato. Non tutti sanno che sono sempre più le attività subacquee che possono essere svolte in maniera completamente automatica dai droni sottomarini. Si tratta di robot autonomi operati a distanza che – così come i droni volanti – possono svolgere operazioni di ispezione, sorveglianza, manutenzione, emergenza e primo soccorso senza la presenza di “umani” a bordo. Tra i pionieri del settore c’è certamente l’italiana Saipem, società leader nelle attività di ingegneria, perforazione e realizzazione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, che ha presentato a Sky TG24 il suo programma Hydrone.

Che cos’è un drone sottomarino

Un drone sottomarino è, dunque, un robot autonomo comandato a distanza pensato per lavorare in acqua fino a tremila metri di profondità senza alcun collegamento con la superficie, capace di percorrere fino a 100 chilometri di distanza dal punto di immersione con una sola ricarica di batteria. I droni del programma Hydrone di Saipem sono stati sviluppati interamente da Sonsub, il Centro di innovazione tecnologica della robotica di Saipem con sedi a Marghera e a Trieste. Ci spiega Matteo Marchiori di Saipem, facendoci subito incuriosire, che “un drone sottomarino si comanda come una consolle, con una grande affinità con il settore del gaming, anche se la complessità e il profilo di responsabilità sono diversi”. Per spiegarla in maniera semplice, il drone si comanda attraverso una consolle allestita in una cabina al cui interno troviamo monitor, strumenti e sistemi di elaborazione dati. Il comando può essere manuale o addirittura automatico: nel caso di comando manuale è il pilota stesso ad agire su un joystick orientandosi attraverso le immagini delle telecamere installate a bordo del veicolo che permettono di spostarsi in uno spazio tridimensionale; in caso di comando automatico, grazie all’intelligenza artificiale il drone è in grado di percorrere in autonomia delle rotte predefinite ricostruendo digitalmente l’ambiente sottomarino, evitando gli ostacoli e identificando gli elementi da ispezionare.

Le diverse modalità di utilizzo

Tantissime le possibilità di impiego, ci spiega ancora Marchiori. Si va dalle attività di ricognizione all’ispezione sino alla manutenzione e all’intervento su attrezzature o componenti installati sul fondo del mare. Ad esempio ispezioni di una tubatura, di un cavo elettrico, di fibre ottiche, di scafi di grandi navi, di ponti o tunnel sottomarini. Poi c’è tutto il mondo della pesca, dall’inventariato della fauna ittica al controllo a distanza degli allevamenti ittici costieri e d’altura. Infine ci sono le attività di sorveglianza di porzioni d’acqua, magari quelle che si trovano davanti a infrastrutture portuali o critiche. “I droni più potenti – raccontano da Saipem – sono anche in grado di fare attività di intervento perché a bordo è installato un braccio che replica un braccio umano, e che comandato a distanza può compiere operazioni come la presa, la manipolazione, la movimentazione di oggetti”.

I droni di Saipem

Al momento nel programma Hydrone di Saipem sono presenti tre tipi di veicoli: c’è il più piccolo, Flatfish, dedicato alle ispezioni; il medio gamma (Hydrone serie R) che riesce a fare ispezione e intervento; il top di gamma (serie W) grazie ai suoi 240 cavalli di potenza è in grado di fare attività anche molto “impegnative”. Tre tipi di droni che sono stati progettati con criteri di sostenibilità e rispetto dell’ambiente: basti pensare che non hanno bisogno (come i robot filoguidati) di una nave che li controlli e che sono alimentati con batterie, per questo evitano l’utilizzo di carburante. I droni di Saipem hanno anche un’altra peculiarità: possono essere utilizzati in fondo al mare in maniera stanziale e continuativa per periodi fino a un anno.

La gestione delle emergenze e il futuro dei droni

Ma cosa c’è nel futuro dei droni sottomarini? Intanto c’è un settore importantissimo come quello dell’emergenza e del primo soccorso, come nel caso del sistema subacqueo fornito da Saipem insieme all’azienda italiana Drass per il soccorso ai sommergibili della Marina Militare Italiana, con un veicolo a controllo remoto che integra una capsula di salvataggio in grado di ospitare i sommergibilisti. E poi la ricerca sta andando avanti su diversi fronti: tra questi gli “sciami di droni”, cioè algoritmi di controllo che consentono a più droni di operare insieme in territori anche molto estesi, e la progettazione delle navi a guida autonoma alimentate da celle combustibili. Ma questo è un altro capitolo che vi racconteremo nei prossimi mesi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.