Banda larga: in Italia ce l’ha una famiglia su tre

L’Adsl? Ce l’ha una famiglia su tre. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulla Banda Larga, secondo cui 8,7 milioni di famiglie (il 37 per cento del totale) usufruiscono della connessione veloce.

Gli italiani, dunque, si confermano tecnologici, ma di certo in ritardo rispetto alla media europea. Per quanto riguarda le tariffe, inoltre, boom per gli abbonamenti flat, che rappresentano circa l’80 per cento del totale. Tra i servizi più utilizzati figurano l’e-mail e l’instant messaging, seguiti dai servizi di informazione come news, enciclopedie online e acquisti di beni o servizi.

A tal proposito, sono aumentati anche l’utilizzo dell’internet banking (+47 per cento) e delle aste online (+54 per cento). Incremento notevole anche per la Tv via internet (IpTv), che, grazie anche alle offerte di numerosi operatori telefonici, ha raggiunto quota 650mila utenti.

“L’Italia – questo si legge nelle conclusioni dello studio – sta via via risolvendo i problemi legati al digital divide, ma nel panorama internazionale il Paese appare in ritardo rispetto ad altri membri dell’Unione Europea”.

Se gli utenti dialup non vogliono la banda larga. E tu come stai messo?

→ D@di per Geekissimo.com

Molti utenti non ancora raggiunti dalla banda larga, almeno negli Stati Uniti, dove è stata condotta un’interessante ricerca, ammettono di non essere interessati all’Adsl e di essere contenti di utilizzare il caro vecchio modem 56k. Incredibile ma vero: basti pensare a quanti di noi (me per primo) abbiamo dovuto tribolare anni e anni nell’attesa dell’arrivo della linea Dsl nel nostro palazzo.

Ebbene: secondo l’indagine del Pew Internet and American Life Project, solo il 14 per cento degli utenti dial-up si è definito “disperato” per non essere ancora stati raggiunti dalla banda larga. Il 35 per cento degli intervistati, invece, spiega di non essere interessato all’Adsl perché i prezzi dei collegamenti sono troppo alti e perché per sfruttarne al meglio le potenzialità dovrebbero acquistare del nuovo hardware, mentre il 19 per cento proprio non si dice interessato all’argomento, tanto che “nessun fattore potrebbe essere convincente”. Per la serie: se le cose stanno così, cosa spinge le varie compagnie telefoniche a far arrivare la linea veloce nelle aree rurali e più remote delle nostre nazioni?

Tra l’altro, la sfida che in questi ultimi anni si sta combattendo, cioè portare l’Adsl nelle campagne e sulle montagne, dovrebbe poter migliorare di molto la vita delle persone che abitano in luoghi remoti: permetterebbe di fare acquisti a distanza, di studiare e di informarsi senza uscire di casa, di sfruttare al meglio le potenzialità del telelavoro e della telemedicina. A mio avviso, probabilmente però c’è da aggiungere che queste persone neanche sanno quali sono le potenzialità dell’Adsl e di quanto internet ad alta velocità possa semplificare tante azioni quotidiane.

Secondo l’ultimo rapporto Rapporto sulla Banda Larga in Italia, pubblicato proprio qualche giorno fa, nel nostro paese gli accessi all’Adsl sono arrivati a quota 10,7 milioni, con 8,7 milioni di famiglie connesse mentre, al contrario, esistono oltre 14 milioni di famiglie non connesse alla rete Adsl. C’è quindi ancora molto da lavorare, sia per portare l’Adsl dove non c’è, sia per alfabetizzare tante persone all’utilizzo del computer. E voi, in che situazione vi trovate? È capitato anche a voi di dover tribolare diversi anni prima di vedere finalmente disponibile, sui siti dei vari internet provider, la linea Adsl anche nella vostra casa o nel vostro palazzo?

Internet, situazione disastrosa in Italia: siamo il fanalino di coda dell’Europa e il 56% non utilizza la Rete

La pessima situazione economico-politico-culturale in cui versa il nostro paese ormai da diversi anni sta incidendo anche – non poteva non essere così – sullo scarso livello di avanzamento tecnologico, che ci porta, dati alla mano, ad essere in ritardo sulla media dell’Europa a 27 anche sull’utilizzo dei servizi online. È quanto merge dal rapporto annuale dell’Assiform (l’Associazione italiana dell’Information Technology), in cui si sottolinea, però, che l’Italia, nonostante i ritardi, “è in compenso seconda in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare internet: il 9 per cento, subito sotto la Francia (12 per cento) e sopra la media europea (8 per cento).

Ma parliamo delle brutte notizie: nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, la rete viene utilizzata al 17 per cento, a fronte di una media europea del 30 per cento (siamo, quindi, sotto e di molto!), con un gradimento dei cittadini in diminuzione per quanto riguarda i servizi offerti in rete. La situazione non è migliore se si guarda al mercato: l’internet banking è utilizzato solamente dal 12 per cento della popolazione, rispetto al 25 per cento della media europea; l’e-commerce sviluppa il 2 per cento del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11 per cento (ma qui lo sappiamo qual è il problema, e ne abbiamo più volte parlato: spesso i beni acquistati non arrivano a destinazione!).

Infine, la percentuale di popolazione che non usa internet, pari al 56 per cento, è la più alta, portando così l’Italia ad essere fanalino di coda, di fronte a una media europea del 40 per cento. “Questa fotografia dell’Italia – spiega il presidente dell’Assinform Ennio Lucarelli – esprime il grave ritardo d’innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte – continua – vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi internet; dall’altra, l’emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie”.

Il processo di digitalizzazione del Paese, dunque, starebbe avanzando in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’information technology in termini strategici, come invece è avvenuto e avviene in altri Paesi. Che ne pensate? Qual è la situazione nella vostra città, nella vostra azienda o nella vostra famiglia? Potete portare degli esempi che confermano l’ipotesi dello studio dell’Assinform, o che invece la contraddicono?

Il Bangladesh punta su internet: installerà computer a banda larga in tutte le scuole da far usare gratuitamente alla popolazione

→ D@di per Geekissimo.com

Oggi vi raccontiamo di cosa sta accadendo in Bangladesh, che come sapete è uno dei paesi più poveri del mondo. Il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, l’ente nazionale che si occupa di telecomunicazioni, ha annunciato che installerà computer con connessione internet a banda larga da usare gratuitamente presso tutte le circa 40mila scuole elementari disseminate in tutto il paese. Un’iniziativa presa soprattutto per far conoscere le potenzialità di internet nelle zone rurali.

La mossa, dunque, porterà internet in decine di migliaia di villaggi, dove vive oltre il 70 per cento della popolazione del paese (144 milioni di persone). Tra l’altro, la decisione andrà anche ad alleviare i conti delle scuole e università, non più soggette al pagamento della bolletta di internet. Una mossa dunque a prima vista davvero intelligente: basti pensare che con soli tre milioni di utenti il Bangladesh è uno dei paesi al mondo in cui la penetrazione di internet nella popolazione è minima.

Samiul Wadud, amministratore delegato del più grande provider del Paese, spiega che la decisione andrà a raddoppiare o triplicare il numero di utenti internet in meno di un anno: “È un grosso incentivo anche per le industrie e il mondo degli affari: il governo non solo darà la possibilità a scuole e università di connettersi gratuitamente, ma molto presto taglierà anche i costi di internet del 60 per cento per tutti i tipi di utenti”. Per questo, aggiungono altri, internet diventerà finalmente qualcosa di molto meno elitario e inizierà ad arrivare anche in campagna e nelle zone più lontane dai centri abitati. Il Paese, che pure è uno dei più poveri del mondo, negli scorsi anni ha visto un incremento enorme delle telecomunicazioni, e soprattutto quelle dei cellulari (cresciuti dall’1,5 milioni di apparecchi del 2004 agli oltre 42 milioni odierni); e la politica dei cellulari è stata la stessa di quella attuata ora per internet.

Dunque una decisione molto intelligente da parte delle autorità del Bangladesh, considerato anche che i vicini indiani sono diventati in pochi anni dei “maghi” di internet e della programmazione, proprio grazie a una loro propensione per i numeri e la tecnologia. Unica domanda che vorrei girarvi: secondo voi è giusto agevolare la diffusione di internet in campagna, o magari con quei soldi si potevano costruire infrastrutture e combattere la povertà, considerato che il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno?

Internet collasserà nel 2010. O no?

Ultimamente sono in molti a parlare di una vicina morte (o collasso) di internet, dovuta al traffico eccessivo. Ultimamente sta facendo molto scalpore una ricerca pubblicata dal quotidiano statunitense Usa Today secondo cui l’utilizzo massiccio della banda larga e dei contenuti multimediali porterà a un deterioramento sempre maggiore dei cavi telefonici e, quindi, dell’intera rete.

Basti pensare che solo YouTube, che fino a un paio di anni fa non conosceva nessuno, genera ogni mese 27 Petabyte (che non è una parolaccia, ma sono la bellezza di 27 milioni di gigabyte). Secondo la ricerca, proprio intorno al 2010 potrebbe esserci il collasso. Un collasso che ci porterà indietro nel tempo, ai vecchi anni dei modem dial-up, tanto che numerosissime persone, non sopportando la lentezza, abbandoneranno del tutto questa tecnologia. Ovviamente, si legge, se saranno fatti gli investimenti opportuni, soprattutto nel migliorare le linee, tutto questo non avverrà.

Ma siamo sicuri che è tutto vero? E che queste ricerche non sono pilotate? Il dubbio viene, approfondendo in giro per la rete. Sentire comune è che questi allarmi provengano sempre da parte di certe lobby dell’industria delle telecomunicazioni, con l’intento di spingere i governi nazionali a investire sempre di più nelle infrastrutture di rete, per potere magari un po’ risparmiare sui costi (già previsti) dei prossimi anni.

In questo caso, leggiamo sul sito Broadband Reports, la ricerca è stata finanziata, tra gli altri, dall’Iia (l’Internet Innovation Alliance), gruppo facente capo al colosso delle telecomunicazioni At&t. Per ricapitolare: sicuramente il rischio di un collasso di internet esiste, ma probabilmente l’allarme è stato dato in modo molto esagerato per cercare di convincere i governi a fare di più per le infrastrutture di rete. Avete qualcos’altro da aggiungere? Sarei molto interessato a sapere qual è la vostra opinione in merito a questo argomento.

Vuoi un’Adsl 100 volte più veloce?

Ultimamente le velocità delle linee Adsl stanno crescendo, e proprio in Italia un famoso provider sta pubblicizzando molto, in questi giorni, un aumento di banda. Ma se avete sempre desiderato una linea Adsl che viaggia cento volte più veloce, allora questa notizia v’interesserà particolarmente.

John Papandriopoulos, ricercatore dell’ARC Special Research Centre for Ultra-Broadband Information Networks (Cubin) di Melbourne, Australia, ha sviluppato un algoritmo che permette di ridurre le interferenze elettromagnetiche che causano la riduzione della velocità delle linee Adsl. Attualmente, spiega il ricercatore, la velocità delle linee internet nel mondo non supera i 20 Mbps; con questa nuova scoperta, invece, le linee potrebbero essere spinte potenzialmente anche fino ai 100 Mbps.

“Molti anni fa – spiega Papandriopoulos – quando facevamo una telefonata non era insolito sentire, in lontananza, voci di altre persone o interferenze. Questa fenomeno è chiamato ‘cross-talk’. Questo non è più un problema per le conversazioni voce dei giorni nostri, ma lo è quando si cerca di aumentare la velocità delle linee Adsl, che come sapete viaggiano sulle linee telefoniche tradizionali. Il cross-talk, infatti, produce ‘rumore’ nelle linee Adsl e di conseguenza ne diminuisce la velocità”. L’algoritmo scoperto serve proprio per minimizzare questo rumore e quindi massimizzare la velocità.

La ricerca è stata notata e subito appoggiata da quello che molti definiscono il padre dell’Adsl, John Cioffi, che ne è rimasto così impressionato che ha offerto al ventinovenne australiano un lavoro nella Silicon Valley. La scoperta è già stata registrata e secondo molti potrebbe entro due anni essere adottata come standard dai provider Adsl di tutto il mondo.

Se pensavate che l'Adsl da noi costa tanto…

..allora non siete mai stati in Kazakistan! Secondo quanto riferito dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, accedere a internet in Kazakistan è praticamente impossibile per la maggior parte della popolazione.

L’unica possibilità, per i cittadini, di connettersi, è essere ultra-ricchi, considerati i prezzi di Kazakhtelecom, l’azienda telefonica di stato. La tariffa mensile per un abbonamento dial-up flat a internet costa l’equivalente di 82 euro (in un paese in cui il salario medio è di 292 euro).

Ma non è finita, state a sentire: un abbonamento Adsl 1,5 Mbps costa 2.458 euro al mese (e non include il modem)! Non vi basta e volete una connessione a 6 Mbps? Il costo è di oltre 16mila euro al mese. Come riferisce l’Osce, si tratta di oltre mille volte il prezzo di un abbonamento Adsl nell’Europa occidentale.

E poi si lamentano che escano film come Borat…

Adsl, l'Italia ancora sotto la media europea

Ieri si è tenuta a Roma l’annuale relazione dell’Agcom, l’Autorità garante delle telecomunicazioni. Oltre a parlare di telefonia e digitale terrestre, il presidente Calabrò si è soffermato anche sull’accesso alla rete e sul problema del digital divide.

Nella relazione, in particolare, si evidenzia un “rafforzamento della componente dati e una decisa crescita della banda larga sia come abbonati che per capacità trasmissiva, con una crescente attenzione ai contenuti video”.

Ma non è tutto oro quello che luccica. In particolare, gli accessi alla banda larga nel 2006 “hanno raggiunto quota 8,4 milioni e nel primo trimestre del 2007 si registra un’ulteriore crescita di circa 550mila accessi”, ha spiegato Calabrò, aggiungendo che si tratta di un andamento che “pone comunque l’Italia al di sotto della media europea”. Nella relazione, infine, è stato anche evidenziato come nella banda larga “siamo ancora indietro”, mentre sul Wimax “lo Stato si tiene troppe frequenze e ne limita lo sviluppo”.

Notizie che in realtà sapevamo già. Che vengano evidenziate nella sempre attesa relazione annuale dell’Agcom, in ogni caso, fanno ben sperare per il futuro, auspicando che le aziende italiane (Telecom in primis) e le autorità statali e locali facciano il massimo per annullare il fastidiosissimo gap in termini di accesso alla banda larga che c’è tra città e piccoli paesi.

La situazione della banda larga in Italia

La situazione della diffusione della banda larga in Italia non è delle migliori, anche se ultime statistiche europee diffuse parlano di netti miglioramenti. Vorrei segnalare un’iniziativa molto carina chiamata “Io voglio l’Adsl”.

Si tratta di un progetto molto interessante nato dall’idea di un ragazzo che vive in una piccola frazione della provincia di Potenza. Il sito sfrutta le mappe di Google e, tramite alcuni “segnalini”, chiunque può segnare i posti dove ancora l’Adsl non è arrivata. Una volta arrivata la linea, poi, basterà cambiare il segnalino da rosso a verde.

Ogni segnalazione è corredata anche di una breve spiegazione (come ad esempio “l’Adsl arriva fino a 500 metri dal mio indirizzo” o “qui c’è ancora un vecchio Mux che non permette neanche la Isdn”). Complimenti per l’idea!

Ma parliamo ora dei dati provenienti da Bruxelles. I dati sono incoraggianti, anche se c’è molto da fare, soprattutto (come abbiamo visto) nei paesini più lontani dai capoluoghi. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea, le connessioni Adsl in Italia a gennaio 2007 sono 8.498.910, con una crescita in un anno del 23 per cento (a gennaio 2005 le linee attive erano 6.896.696). Con questi dati l’Italia si posiziona come il quarto paese europeo per numero di linee, preceduto da Francia, Regno Unito e Germania.

Internet veloce, comuni in trincea: "È come l'acqua"

Dalle Marche l’idea di fondare una società pubblica. Oltre 40 i paesi coinvolti
L’iniziativa porterà a prezzi molto bassi internet veloce nei centri non raggiunti

Comuni contro il digital divide
“L’Adsl? Per noi è come l’acqua”

Dopo l’esperienza di Verrua Savoia si moltiplicano le iniziative in tutta Italia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Superare il digital divide, cioè il divario nell’accesso alle nuove tecnologie, dei piccoli comuni nei confronti delle grandi aree urbane e industriali. Nelle Marche ci sta provando una società pubblica, Sic1, che propone alle amministrazioni locali di consorziarsi per fornire a prezzi molto bassi l’accesso a internet ad alta velocità (Adsl) a tutti i cittadini laddove non arrivano le compagnie telefoniche tradizionali. Il problema della scarsa copertura Adsl in alcune zone apre nel nostro Paese ciclicamente discussioni e malumori. Gli ultimi proprio a inizio ottobre, quando l’Unione Europea ha ammonito l’Italia per essere una delle nazioni più arretrate d’Europa: solo l’87 per cento della popolazione ha accesso alla tecnologia Adsl, e la maggior parte degli “sfortunati” abita nelle zone rurali. Un divario che diventa ormai sempre più inaccettabile non solo per chi lavora, ma anche per chi utilizza internet per motivi di studio o di svago.

“L’idea – spiega Luca Vincenti di Sic1 – è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all’interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po’ come quello dell’acqua, che dev’essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini”.

La società è partita da un singolo comune, Chiaravalle in provincia di Ancona, e via via si è allargata riscuotendo molto successo anche in altri 42 comuni. “Sic1 – continua Vincenti – è completamente di proprietà delle amministrazioni comunali, che forniscono poi a pioggia ai cittadini i servizi che noi proponiamo, con prezzi assolutamente competitivi. Il nostro traguardo più importante è quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori”.

Il nostro progetto principale si chiama “A9 Adsl” e funziona pressappoco così: Sic1 s’impegna a far arrivare internet ad alta velocità nel comune socio, il quale a sua volta elargisce la rete ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora viene installato il servizio di Adsl wireless, senza fili. “La connessione che proponiamo ai cittadini – aggiunge Vincenti – viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell’anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari”.

“La linea si chiama A9 – aggiunge il direttore di Sic1, Stefano Ricci – perché oltre al fatto che la forniamo nove euro, ‘A9’ è anche la sigla di un modello economico di ottimizzazione e di allocazione delle risorse in modo da contenere i costi e ridurre gli sprechi mantenendo l’efficienza e l’efficacia dei servizi all’interno delle pubbliche amministrazioni. Il modello è stato applicato prima al management dell’area informatica del comune di Chiaravalle, poi nel 2005 quando è nata effettivamente la società, la metodologia del risparmio è stata profusa a tutti gli aderenti. L’intento principale è sicuramente quello di avvicinarli all’innovazione tecnologica e di restringere la forbice del digital divide. Noi per fornire questi servizi non ci rivolgiamo a un’unica azienda, ma tentiamo di realizzare, attraverso procedure pubbliche, un’aggregazione di aziende a carattere nazionale o internazionale. Tra tutti i prodotti o servizi di ciascun’azienda, si sceglie quello che meglio la rappresenta in termini di qualità, contrattando per quel singolo prodotto le migliori condizioni di offerta a fronte dell’avere una massa critica costituita dall’aggregazione dei comuni. L’insieme dei singoli prodotti porterà a un sistema di eccellenza in termini di costo e modalità di erogazione”. “Abbiamo la consapevolezza – aggiunge Ricci – che oltre al digital divide esiste anche un altro divario, quello della formazione. Per questo abbiamo lanciato progetti orientati alla formazione delle figure della pubblica amministrazione (dalla conoscenza dei software base fino a quelli più specialistici) e del cittadino. Non siamo dei fanatici del computer, ma cerchiamo di far capire al cittadino come la tecnologia possa aiutarlo nelle faccende di tutti i giorni”.

Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche, da Sassoferrato a Sant’Elpidio a Mare, da Camerata Picena a Pergola, solo per citarne alcuni, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l’accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione. All’interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato “Silver Age”, rivolto alla fascia più debole della popolazione, che prevede l’utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.

“Sic1 – conclude Ricci – è attualmente l’unica società pubblica non a scopo di lucro che opera concretamente al fine di abbattere il digital divide, fornendo servizi e connettività ai cittadini dei comuni soci. I nostri bilanci sono pubblici, e nella prospettiva dei ricavi vengono reinvestiti nella medesima società. Entro la fine del 2007 prevediamo che la cordata pubblica arrivi ad oltre 100 comuni, consentendo a sempre più utenti che fino al giorno prima abitavano in zone non coperte dalla connessione Adsl di poter navigare in rete a un prezzo pubblico”.

Sic1 è solo l’ultima di una serie di numerose iniziative che puntano al superamento del digital divide. Precursore è stato il progetto del Politecnico di Torino, che ha portato nel piccolo paese di Verrua Savoia una copertura Adsl senza fili utilizzando ripetitori sparsi in tutto il territorio comunale. Un progetto molto simile a quello che partirà fra poco nel basso Friuli, dove è in fase di costituzione “Ajarnet”, una società per azioni controllata da otto comuni (tra cui Cervignano del Friuli e Ruda), che andrà a fornire la banda larga a un territorio di cento chilometri quadrati e 25mila abitanti. “Riteniamo internet ad alta velocità un servizio di pubblica utilità – spiega Ma
uro Rizzo, consigliere delegato all’innovazione del comune di Ruda – in un territorio non appetibile ai provider tradizionali. Insieme al Politecnico di Torino realizzeremo l’infrastruttura e gestiremo i servizi. Oltre alla connettività wi-fi lavoreremo in sinergia con il progetto ‘Hermes’ della regione Friuli Venezia Giulia, che prevede, tramite una Spa regionale, ‘Mercurio’, di portare la fibra ottica in tutti i comuni della regione”.

Altri interessanti servizi si trovano in provincia di Piacenza, nella Val Tidone, che è una vallata a forte rischio di spopolamento, in cui si sta cercando d’investire sulle possibilità del telelavoro per favorire il ripopolamento. Un altro progetto simile partirà tra poco anche nelle Isole Egadi, che d’estate sono molto frequentate ma che in inverno sono semideserte. Ancora, altre esperienze analoghe, senza la pretesa di citarle tutte, da San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, a Vicopisano, in Toscana, da Gorla Maggiore, vicino Varese, alla comunità montana delle Valli Stura e Olba, in Liguria, da Castelbelforte (Mantova) a Rivarolo del Re (Cremona) alla Comunità montana della Valle Cannobina, in provincia di Verbania, dalla provincia di Napoli alle valli dell’alto biellese a quelle bergamasche.

(1 dicembre 2006)

(Nella foto: un ripetitore wi-fi)

Se internet veloce arriva in montagna. Adsl, l'esperimento del Politecnico di Torino


La sfida del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino: portare la Adsl senza fili nei luoghi meno serviti. Il Piemonte è la regione pilota

Internet veloce nei piccoli centri
la rivoluzione parte dal torinese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dieci milioni di italiani, secondo alcune statistiche diffuse su internet, sono affetti dal “digital divide”. Non è una brutta malattia, ma semplicemente l’assenza di un accesso veloce alla rete (cosiddetto “a banda larga”) nella propria città o nella propria abitazione. Di solito questo accade perché, soprattutto nelle piccole comunità montane o isolane o nei centri molto piccoli i provider che offrono l’accesso a internet ritengono la spesa per l’installazione della banda larga superiore alle richieste effettive della popolazione. Una disparità inopportuna per la crescita del nostro Paese, che nella maggior parti delle situazioni non viene risolta.

Verrua Savoia è un comune di 1.400 abitanti con oltre il 50% della popolazione sopra i 65 anni. Si trova in provincia di Torino e l’attività a cui si dedicano i cittadini è prevalentemente di tipo rurale. La città non è coperta dal servizio di banda larga e da diverso tempo l’amministrazione comunale stava cercando un modo per venire in contro alle esigenze di tutti. In questo quadro s’inserisce un progetto sperimentale del Politecnico di Torino, che ha portato la banda larga lì dove non esisteva sfruttando (e potenziando) la tecnologia di internet senza fili.

Così, il gruppo di ricercatori guidati da Daniele Trinchero, del Dipartimento di Elettronica, ha pensato di creare una rete utilizzando la tecnologia Wi-fi (la stessa presente negli aeroporti, nei centri commerciali, negli alberghi) applicandola, invece che a un luogo chiuso e delimitato, a un territorio più ampio. E la sperimentazione ha destato molta curiosità nel piccolo centro del torinese, tanto che in pochi giorni sono arrivate oltre 75 richieste di connessione.

“L’idea – spiega il professor Trinchero – è partita da un decreto emanato nell’ottobre scorso dal ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare creare una rete Wi-fi per realizzare coperture di territorio limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un Wi-fi potenziato e applicarlo a uno dei comuni più distanti da Torino, non servito dalla banda larga. Si trova in collina in una zona di basso profilo industriale. E così abbiamo iniziato a lavorare, cercando soluzioni che avessero un bassissimo impatto ambientale”.

Insieme al personale di laboratorio (formato da giovani ricercatori e neolaureati) Trincheri ha lavorato per diversi mesi all’iniziativa: “Abbiamo steso il progetto su carta e poi ci siamo raccordati con l’amministrazione per un incontro con i cittadini per vedere se c’era interesse. La cosa più soprendente è che senza fare una campagna pubblicitaria, ma con il semplice passaparola, hanno partecipato all’incontro una cinquantina di persone, che hanno manifestato una grande conoscenza dell’argomento e dei servizi implementabili. Soprattutto la cosa più gratificante è che sono stati tutti entusiasti, così da raccogliere decine e decine di adesioni già nelle prime ore”. Il team, oltre al design della rete, si è anche occupato di installare sul territorio gli apparecchi, tra cui le antenne e le stazioni riceventi e trasmittenti.

Ma come funziona il sistema? Una stazione trasmittente (potenziata rispetto ai normali “hot-spot” che si trovano nei piccoli ambienti in modo da poter sopportare un traffico corposo di dati) è in grado di fornire la rete internet lungo un raggio di circa 3 chilometri quadrati. L’utente dovrà solo integrare il pc con una scheda di rete che si collega ad una piccola antennina ricevente che si può montare sul tetto della propria abitazione: “Abbiamo pensato – continua Trinchero – anche di creare una specie di pannello, grande come un libro, che si può installare dentro casa e fornire la rete internet anche a 5-6 computer contemporaneamente, ovviamente dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare”.

Dal punto di vista operativo e dei rapporti con l’utente finale il Politecnico si è affidato a un provider locale. Il prezzo di collegamento (che solitamente si aggira, per questo tipo di connessioni, tra i 30 e i 100 euro al mese) per via della sperimentazione è (e rimarrà) molto basso. L’unico investimento economico – ma anche questo non è gravoso – è l’antennina da aggiungere e installare a casa: “Il prezzo varia a seconda del tipo delle prestazioni che una persona si aspetta. Si va dai modelli base, 75 euro, fino ai 250 euro se si desidera un’antenna più potente e si vuole condividere la connessione in casa tra diversi computer. E poi – scherza Trinchero – ci sono anche i più fortunati, quelli che vivono nei pressi dei ripetitori: se dotati di computer portatile di ultima generazione riescono a captare bene il segnale direttamente con l’antenna integrata” (senza, cioè, installarne una sul tetto).

Il sistema è stato dimensionato in modo tale da poter reggere l’onda d’urto di un numero elevato di utenti. Ci sono, in tutti i casi, dei limiti, perché gli utenti condividono una stessa connessione internet. Quindi se ipoteticamente si collegassero tutti in contemporanea e iniziassero a scaricare una gran quantità di dati (come musica o film) si potrebbe arrivare a un livello di saturazione: “Questo comunque non è mai successo, e noi riusciamo attraverso le nostre rilevazioni a fornire un collegamento costante alla rete a 2 megabit”. Una velocità di tutto rispetto, dunque.

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-fi è una delle soluzioni più semplici per combattere il digital divide. L’unico limite è che questo standard utilizza delle frequenze libere e disponibili per tutti. Il “successore” del Wi-fi, in via di sperimentazione, è il WiMAX, che sarà molto più veloce, avrà bande dedicate e avrà una maggiore portata, capace di allargare a milioni di utenti gli accessi internet senza fili. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione (se ne parlerà proprio oggi in un convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino), ma secondo gli ultimi studi la copertura di territorio si misurerà in chilometri. Il WiMAX, infatti, riuscirebbe a coprire teoricamente un’area di 50 chilometri quadrati.

(10 maggio 2006)

(Nella foto: Una delle antenne riceventi installate a Verrua Savoia)