Atterrare a Skiathos, l’aeroporto più “pericoloso” d’Europa

L’aeroporto di Skiathos, in Grecia, è considerato il più “pericoloso” d’Europa per la vicinanza alla spiaggia e per la pista estremamente corta. Ho voluto fare una “prova d’atterraggio”

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Dimenticare in aeroporto…

A chi, per fretta o per distrazione, non è mai capitato di perdere qualcosa, magari in stazione o in aeroporto? Un ombrello, una sciarpa, una busta. È da considerarsi normale e insito nella natura umana. C’è poi chi è un po’ più sfortunato e arriva a perdere oggetti ben più preziosi come il cellulare, il portafogli, una valigia, il computer.

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Atterraggio di emergenza a Ciampino, ancora chiuso lo scalo romano. Il mio servizio per Sky Tg24

→ Daniele Semeraro per Sky Tg24

 

Non è stato ancora riaperto l’aeroporto romano di Ciampino, chiuso da ieri mattina a causa dell’atterraggio di emergenza di un aereo che, poco prima di toccare la pista, ha investito uno stormo di uccelli

Sapete qual è l’oggetto in assoluto più smarrito in aeroporto? Il laptop. Attenti che le vacanze si avvicinano!

→ D@di per Downloadblog.it

Provate a pensare a quale potrebbe essere l’oggetto più smarrito all’interno degli aeroporti. Si potrebbe pensare a zainetti, carte d’imbarco, valigie, portadocumenti, cellulari, macchine fotografiche digitali. E invece no: l’oggetto in assoluto più smarrito è il computer portatile. È quanto emerge da un’indagine svolta nei principali aeroporti statunitensi, secondo cui ogni anno vengono smarriti circa 637mila laptop.

Tra l’altro, il fatto ancora più incredibile è che i computer vengono dimenticati, per la maggiore, al controllo di sicurezza per entrare nelle aree d’imbarco degli aeroporti. In media, vengono smarriti circa 10.278 apparecchi a settimana, e il 65 per cento di questi non vengono nemmeno cercati dai propri “padroni”.

Sembra, infatti, che in pochi pensano che il computer portatile possa essere ritrovato, tanto che il 77 per cento degli intervistati (incredibile!) nemmeno si prende la briga, una volta arrivato a destinazione, di telefonare all’aeroporto di partenza. Probabilmente il poco attaccamento è dovuto al fatto che la maggior parte dei laptop smarriti sono computer aziendali, ma di certo i direttori d’azienda e gli addetti alla sicurezza non saranno contenti, considerato che molti di questi contengono al proprio interno informazioni confidenziali.

Non si tratta, purtroppo, sempre di dimenticanze: secondo l’U.S. Federal Trade Commission gli aeroporti, così come gli alberghi e le macchine parcheggiate, sono i luoghi più frequenti dove i laptop vengono rubati. Basti pensare alla confusione che si crea ai checkpoint, che fa sì che proprio un luogo pieno di agenti di polizia diventi terreno fertile per i ladri professionisti. Un consiglio agli smemorati viaggiatori? Si potrebbe sempre utilizzare il “rimedio della nonna”, e cioè attaccare al computer portachiavi con il campanellino che suoni ogni volta che questo viene mosso.

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 1

Sabato 2 febbraio 2008

Ucraina1

(Io e il fotografo tedesco Jan Zappner su un lago ghiacciato a Kiev)

Un’ora di fila all’aeroporto di Kiev, appena scesi dall’aereo, per il controllo del passaporto e per il rilascio della cosiddetta immigration card. È così che Kiev, la capitale dell’Ucraina, accoglie me e il fotografo tedesco, Jan Zappner. In un’Europa ormai unita e senza confini, stare in fila con centinaia di persone ad aspettare che un ufficiale della polizia di frontiera autorizzi la nostra entrata nel Paese è stato qualcosa di molto strano.

Ore 6.30, suona la sveglia, si parte alla volta di Budapest. Ovviamente non sono uscito in città, ma sono stato solo all’interno dell’aeroporto per effettuare lo scalo. Lì dopo qualche istante di orientamento ho incontrato Jan, il fotografo. Un bravo ragazzo, molto intenzionato a compiere un ottimo lavoro di squadra. Davanti a un’aranciata iniziamo a parlare degli argomenti che vogliamo coprire durante la nostra permanenza a Kiev. Argomenti che, cari lettori, svelerò via via durante il mio racconto di viaggio.

Dopo un’ora e mezza di volo e dopo l’ennesimo panino prosciutto-e-salsette servito a bordo, Kiev ci accoglie nel bel mezzo della nebbia. La neve dei giorni scorsi è ormai sciolta, e si vede solamente ai lati delle strade. L’autostrada che porta al centro della città è a quattro corsie, spesso s’intravedono palazzoni di epoca sovietica ma c’è anche un gran voglia di rinnovamento, con edifici ipermoderni (banche, cinema, casino) che si affacciano sulle strade. Il primo monumento che notiamo a Kiev è una specie di “Statua della Libertà” (si chiama Rodina Mat), un’enorme statua di pietra che sovrasta la città con una spada e uno scudo.

Il nostro tassista ci fa fare un breve giro turistico prima di arrivare in uno dei quartieri più “in” della città, il quartiere delle ambasciate, nel quale si trova la nostra abitazione per questi giorni. Devo ammettere che fino ad ora orientamento zero: la città è molto trafficata e ci sono incroci con decine di strade che s’intersecano. La padrona di casa, Valentina, una signora molto anziana e apparentemente innamorata dell’Italia, ci mostra l’appartamento, al terzo piano rigorosamente senza ascensore. Un appartamento semi-moderno in un palazzo abbastanza vecchiotto, in ogni caso ristrutturato con un gran bel riscaldamento, televisione, bagno, cucina attrezzata e così via.

Sorpresa delle sorprese, scopro che Cyril, “la fotografa” che accompagnerà la collega francese Prune e che arriverà domani, è in realtà un uomo (chissà perché avevo sempre associato il nome Cyril a una donna – e invece la traduzione più semplice era appunto Cirillo). Quindi saremo tre ragazzi e una ragazza all’interno dell’appartamento. L’altra squadra di Babel Reporter, formata appunto da Prune e Cyril, si occuperà dei temi dell’immigrazione e della letteratura in Ucraina.

Neanche il tempo di riposarci che arriva Olesky, un ragazzo ucraino di 24 anni che frequenta la scuola di giornalismo di Kiev. L’abbiamo contattato per avere un appoggio qui (traduzioni ucraino/russo-inglese, organizzazione delle interviste e così via) e devo dire che abbiamo fatto davvero un’ottima scelta: come prima impressione mi sembra un ragazzo molto preparato, con un inglese anche troppo perfetto e “fluent”, anche se all’inizio sta molto sulle sue. Un bravo ragazzo insomma.

Come prima cosa Olesky ci ha preparato una lista di persone da intervistare per il nostro argomento, e speriamo che tutto possa andare per il meglio. Per cena niente di meglio che un locale caratteristico: un pub molto carino pieno di ragazzi e ragazze, ovviamente tutte bellissime e tutte con micro-gonne e abbondanti scollature: un modo di porsi e di vestirsi completamente diverso da quello delle ragazze italiane. Una costante che ci accompagnerà praticamente per tutto il viaggio. La cena è a base di pollo con non so cosa sopra (una salsetta agrodolce, probabilmente), verdure miste (piselli, patate, funghi, carote – anche se i funghi per via di Chernobyl sarebbero sconsigliati…) e birra. La serata finisce in un altro locale, chiamato The Wall, con un altro abbondante boccale di birra. Per la serie, la dieta ringrazia.

That’s all for today… ovviamente ho iniziato a parlare inglese a manetta, e a parte le prime difficoltà di lavorare in una lingua straniera devo dire che il lavoro è davvero interessante. Il viaggio si prospetta davvero intrigante… io ce la metterò tutta per fare del mio meglio. Speriamo bene!

Voli in tempo reale e statistiche sugli aeroporti con Google

D@di per Downloadblog.it

In questi giorni si stanno concentrando le partenze per le festività natalizie. E chi di voi dovrà prendere un aereo sa quanto possano essere antipatiche le attese per i ritardi.

Se volete controllare lo stato del vostro volo (o di quello dei vostri cari) potete usare un nuovo tool di Google (nella versione in inglese), molto semplice da utilizzare. Inserite nella barra di ricerca di Google il nome del volo, e il gioco è fatto.

Purtroppo, anche se sul blog di Google non viene menzionato, il servizio funziona solo per gli Stati Uniti: ho provato a inserire voli di compagnie europee (Alitalia, Air France, Lufthansa, Iberia) ma non ho ricevuto risultati; al primo tentativo con una compagnia americana (Delta Airlines) il sistema ha funzionato alla perfezione, dicendomi, tra l’altro che il volo DL 1664 da Salt Lake City (SLC) a New York (JFK) è in perfetto orario.

Ma per “fregare” il sistema, anche se il metodo non è immediato come inserire una stringa nella barra di Google, possiamo sempre utilizzare il sito FlightStats.com, che è quello da cui “Big G” prende tutte le informazioni e che, soprattutto, monitora in tempo reale tutti i voli del mondo.

Intanto, dalla rivista Wired un interessante mashup sulla puntualità ed efficienza degli aeroporti (ancora una volta, solo quelli americani).

La rivista Wired, infatti, ha creato un’interessante mappa con i principali aeroporti americani; man mano che si fa click su di essi è possibile avere numerose informazione sulla loro efficienza, come la percentuale di voli in orario, i ritardi nell’arrivo e così via.

E così, ad esempio, si scopre che l’aeroporto di Newark (uno di quelli che servono New York) è il peggiore degli Stati Uniti, con 67,3 minuti di ritardo medio in partenza, il 29,9 per cento di voli ritardati ogni giorno, 72,8 minuti di ritardo medio tra gli arrivi e il 38,3 per cento di voli in arrivo ritardati.