Fuori sede, casa senza ricatti. "Così proviamo ad aiutarli"

Il servizio, gratuito, mette in comunicazione studenti e proprietari d’immobili
L’ente è frutto di un accordo tra Comune, Regione e associazioni di categoria

“Così troviamo casa agli studenti fuori sede”
A Roma nasce l’Agenzia degli affitti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Case fatiscenti, che non rispondono alle aspettative, lontane dagli atenei, con contratti di affitto in nero e prezzi folli. Come ogni anno sta per ricominciare, per gli studenti che frequentano l’università lontano da casa e i loro genitori, la caccia all’alloggio. Innumerevoli telefonate, giri da un capo all’altro della città con in mano il fedelissimo giornale degli annunci, consultazione di bacheche e di agenzie immobiliari. Un problema comune a tutta Italia, che però diventa una vera e propria emergenza a Roma, con più di dieci università tra pubbliche e private e una popolazione studentesca di oltre 275mila persone, di cui 83mila ogni anno alla ricerca di un’abitazione.

Un’emergenza che, almeno in parte, potrebbe essere risolta grazie all'”Agenzia degli Affitti”, un’iniziativa congiunta di Regione Lazio, Comune di Roma, Laziodisu (l’Azienda regionale per il diritto allo studio) e Consorzio polifunzionale Pegaso. Si tratta di un’agenzia immobiliare riservata esclusivamente agli studenti universitari e ai proprietari che vogliono affittare la propria casa ai fuori sede. Un luogo, dunque, dove s’incrociano domanda e offerta d’immobili e dove si offrono, grazie anche alla presenza delle associazioni sindacali di proprietari immobiliari e inquilini (Uppi, Sicet, Sunia, Unifit), consulenza e informazioni in merito ai contratti di locazione. Il tutto gratuitamente.

Il funzionamento dell’Agenzia è molto semplice. Lo studente fuori sede che sta cercando casa deve fornire all’ente i propri dati anagrafici, le informazioni sul ciclo di studi (con certificato dell’università attestante l’iscrizione) e tutte le caratteristiche che la casa dovrebbe avere: distanza massima dall’università, metri quadrati, fascia di prezzo, stanza singola o doppia. Addirittura, è possibile anche specificare la necessità di servizi aggiuntivi, come l’aria condizionata, il telefono, la linea Adsl. I proprietari, dal canto loro, devono fornire una documentazione dettagliata della casa che vogliono dare in affitto, indicando il numero di stanze, il numero massimo di inquilini, l’arredamento presente, i servizi a disposizione e, ovviamente, i limiti (come ad esempio solo uomini o solo donne o solo studenti non fumatori).

Una volta inseriti nel database, sia gli studenti che i proprietari di case vengono poi ricontattati dall’Agenzia nel momento in cui viene trovata una corrispondenza. La graduatoria è stilata esclusivamente in base alla data di presentazione della domanda: non esistono, infatti, altri criteri (come ad esempio il reddito). L’agenzia, oltre a fare da intermediaria, offre anche altri servizi: grazie alla presenza in sede dei rappresentanti delle associazioni di categoria, i contratti vengono verificati uno per uno e, se necessario, viene offerta anche una consulenza di tipo legale. “Non possiamo fare ispezioni a sorpresa – spiega Claudia Zampetti, responsabile dell’Agenzia – ma in casi straordinari lo studente o il proprietario possono chiedere sopralluoghi. E se ci fossero problemi – continua – è nostra facoltà eliminare l’uno o l’altro dai database”.

L’Agenzia, lo dicevamo, accompagna studente e proprietario fino alla firma del contratto, che avviene in sede. “Ormai affittare case in nero non conviene più”, spiega un rappresentante di un’associazione di proprietari d’immobili. “Assenza di contratto – continua – significa, ad esempio, andare incontro ad anni di cause giudiziarie nel caso in cui l’inquilino sia moroso. Ora, invece, con i nuovi contratti di locazione agevolati creati ad hoc per queste esigenze, affittare una casa anche per pochi mesi diventa davvero conveniente”. In effetti, questo tipologia di affitto, ancora poco conosciuto, permette di stipulare contratti di breve durata, di rientrare nel giro di poco tempo (se ce ne fosse l’esigenza) in possesso della propria casa e, soprattutto, di ottenere numerosi vantaggi fiscali. Regolati dalla legge 431/98 e da accordi territoriali, i contratti agevolati prevedono, per i proprietari, sconti del 40,5 per cento sul canone da denunciare sulla dichiarazione dei redditi, una riduzione dell’Ici (che a Roma si attesta al 4,6 per mille) e un’imposta di registro tagliata fino al trenta per cento. La nuova tipologia prevede poi, per i genitori, anche la possibilità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi fino al 19 per cento della spesa. Senza dimenticare che i servizi offerti dall’Agenzia sono completamente gratuiti, andando così a eliminare i costi d’intermediazione.

Nata il primo giugno (un periodo relativamente tranquillo, prima del sicuro assalto che avverrà tra fine agosto e inizio novembre), in due settimane l’Agenzia degli Affitti conta già una ventina di appartamenti per un totale di 46 posti letto e 110 studenti iscritti. Sono già in progetto la realizzazione di un portale che permetta a studenti e proprietari di case di visualizzare in tempo reale su internet la domanda e l’offerta e l’introduzione di schede di soddisfacimento, che potranno essere utilizzate come parametro ulteriore per la classificazione degli alloggi.

Attualmente l’Agenzia, che si trova in via Ostilia 38 (zona Celio), è aperta il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13.30. Per informazioni si può scrivere all’indirizzo e-mail agenzia.affitti@laziodisu.it o chiamare il numero 06/49707657-8.

Studenti nell'incubo affitti con le denunce dei lettori


Centinaia di interventi nel forum sul caro affitti di Scuola&Giovani
Dalle denunce alle contraddizioni agli esempi, positivi, dell’estero

AAA casa fatiscente per studenti
viaggio negli affitti con i nostri lettori

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Ho la fortuna di avere una bella tenda da sette posti, alloggio in campeggio e pago cinque volte meno di un appartamento… e in più vivo in completa armonia con la natura”. Questa è l’estrosa soluzione che un lettore dà al problema del caro-affitti per gli studenti fuori sede sul forum aperto da Scuola&Giovani di Repubblica.it.

Cantine spacciate da monolocali, tuguri da 500 euro al mese, abitazioni fatiscenti dove anche il bagno e il riscaldamento sono un optional. Gli interventi, centinaia in meno di due giorni, provengono da ogni parte d’Italia (ma alcuni raccontano anche l’esperienza degli studenti italiani all’estero) e raccolgono denunce, frasi ironiche, proteste. Abbiamo raccolto i più interessanti e li abbiamo divisi in tre categorie.
Eda tutti emerge lo stesso problema di fondo: “In Italia purtroppo – scrive Ale – ci chiedono di fare i pendolari, ma non ci danno mezzi di trasporto. Ci chiedono di trasferirci, ma non ci mettono nelle condizioni di trovare una casa”.

Denunce. “Di recente un’agenzia – scrive uno studente – mi propone un ‘bivani’ da 750 euro al mese. Vado a vederlo e mi trovo di fronte, in mezzo a un giardino, una capanna di circa 20mq, in tavole di legno con l’aria che filtrava dalle fessure. Però era arredata”.
Scrive un altro: “Sono arrivato a Modena nel 1997 e pagavo 400mila lire per stare in due in una camera di due metri per due con bagno alla turca… un vero girone dantesco con più di trenta ragazzi stipati in un casermone da dodici stanzette… potete immaginare il caldo che faceva d’estate…”.
E ancora: “A Torino esiste un’agenzia costituita da ex studenti che tolgono gli annunci dalle bacheche delle università per inserirli all’interno di una loro banca dati, consultabile solo dietro abbonamento”.

Ci sono poi delle situazioni davvero da terzo mondo come quella segnalata da un ragazzo milanese: “La bestialità di alcuni proprietari di case arriva fino a dare in affitto un loft a 20 minuti dal centro di Milano infestato da scarafaggi (decine e decine al giorno, in inverno…), giustifcati inizialmente come ultimi residui di una deblattizzazione, poi rivelatisi insediati da tempo nelle fondamenta, e resistenti ad ogni tipo di veleno o trappola”.
Oppure come la storia di un “appartamento” di Perugia: “Camera singola 6mq a 220 euro più spese, appartamento di 50 mq per 3 persone, zona stazione in condominio abitato da trans e spacciatori (è inutile chiamare la polizia: non ricevono più chiamate da questo palazzo); non esiste contratto, macchie d’umidità su tutte le pareti, la caldaia non funziona e il proprietario non ha intenzione di sostituirla”.

Una situazione simile è capitata anche a uno studente della Capitale: “Bagno: metri 2,5×1, water, lavandino, doccia a terra, muffa a mazzi sui muri. Cucina minuscola, tubature semidivelte, pavimento in linoleum rigonfio. Cameretta occupata da un armadio a sei ante, rimaneva solo lo spazio per un letto singolo. Sala diventata camera doppia per necessità. Controsoffitti in polistirolo, senza riscaldamenti. Condizioni igieniche rivoltanti. 750 euro, ci stavamo in 3”.
Per non parlare poi dei problemi degli studentati, primo tra tutti il Civis di Roma. Riportiamo una delle denunce: “Il 90% degli occupanti sono albanesi di cui una buona parte abusivi “regolamentati” dalla mafia albanese che c’è all’interno. Ed anche i titolari albanesi hanno del marcio: se andate a leggere le graduatorie ci sono ragazzi che dichiarano un reddito di 0,50 cent o 1 euro. Alle proteste i responsabili delle assegnazioni rispondono dicendo che non possono fare approfondite ricerche sulla veridicità di queste dichiarazioni”.

Contraddizioni. “Università della Calabria a Cosenza – scrive un lettore -. Oltre 30mila studenti, laureati di qualità, vedi copertina del Time sui cervelli in fuga. Le case? Io abito in un appartamento per quattro da 150mq, arredato, due bagni e sgabbuzzino. Ogni stanza ha il balcone. Pago 190 euro al mese, con 220 rientro anche nelle spese. Ma si trovano singole anche a 150 euro. Beh, se poi uno vuole andare altrove…”
Racconta un genitore: “Cari studenti, avete la mia più ampia comprensione e appoggio il vostro contestare i proprietari di case che si comportano da strozzini. Se questi pensassero solamente che un giorno anche un loro figlio potrebbe avere bisogno di un posto in un’altra città, forse cambierebbero. Io che per alcuni anni ho dato in fitto un appartamento a studenti per necessità l’ho pensata così ed ho trattato gli studenti come se fossero stati figli miei”. Purtroppo questo è un caso abbastanza isolato.

Vivere all’estero. I messaggi che arrivano dall’estero non fanno che confermare l’urgenza di “fare qualcosa” per la situazione – disastrosa – che c’è in Italia, e mettono al confronto il nostro Paese con alcune realtà all’estero decisamente migliori.
“L’anno scorso ero Erasmus a Bruxelles, dove gli affitti non sono poi così alti: con 500 euro hai un appartamento intero, senza contare che gli stipendi sono molto più alti… dopo la laurea me ne andrò dall’Italia” scrive un lettore.

Un altro studente Erasmus racconta la propria esperienza in Spagna: “Ho vissuto a Salamanca per più di un anno, è l’università stessa che ti aiuta! Si, sembra un sogno ma è realtà: basta andare all’ufficio di orientamento e ti danno la lista aggiornata ogni giorno, con le stanze o appartamenti liberi con relative coordinate e informazioni complete e veritiere”.
Dall’Inghilterra un’altra testimonianza di come all’estero le cose vanno meglio che qui da noi: “Nel Regno Unito le camere doppie non esistono proprio, non gli passerebbe neanche per la testa di dividere il proprio spazio più privato con qualcun’altro. Nella mia città (Aberdeen) il prezzo di una singola va dalle 150 alle 200 sterline (225-300 euro) più spese di riscaldamento e luce: decisamente abbordabile (per l’Inghilterra) e l’offerta è più che ampia, per non parlare dei dormitori che sono enormi, ben organizzati e con prezzi identici ai privati”.

(16 marzo 2006)

Affitti, il salasso dei fuorisede

Oggi è uscito il mio primo pezzo su Repubblica nazionale!!
Clicca sull’immagine per scaricare il Pdf

Studenti universitari, fino a 500 euro al mese per una stanza

Affitti, il salasso dei fuorisede

Il Forum di “Scuola&giovani” su Repubblica.it. L’Eurispes: se si aggiungono rette e libri gli studenti spendono 750 euro

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Cantine spacciate per monolocali, tuguri da 500 euro al mese, abitazioni fatiscenti dove anche il bagno e il riscaldamento diventano un optional. Con l’arrivo della bella stagione inizierà, come ogni anno, il “calvario” degli studenti fuori sede: la ricerca di una casa. Un mondo oscuro, senza certezze e con mille imprevisti, dove i padroni di casa, contattati attraverso annunci e giornali di settore, diventano i padroni delle leggi e, soprattutto, degli affitti.
Secondo l’Unione degli Studenti Universitari, in Italia esistono circa 32mila posti letto in alloggi pubblici per studenti (i cosiddetti “studentati” o “case dello studente”), a fronte di oltre due milioni di universitari di cui alcune centinaia di migliaia fuori sede. E così per la maggior parte dei ragazzi non resta altro che cercare una stanza in una casa condivisa con altri colleghi.

L’argomento è tornato al centro dell’attenzione dopo un’inchiesta che Scuola&Giovani di Repubblica. it ha realizzato con l’aiuto dei diretti intressati: gli studenti delle scuole di giornalismo presenti sul territorio nazionale. E a una minuziosa ricerca dell’Eurispes. Il tutto è rimbalzato in un forum, aperto su Repubblica. it, che in due giorni ha già fatto registrare centinaia di denunce da parte di studenti e genitori. L’idea è nata leggendo l’ultima ricerca, in ordine di tempo, sull’argomento. L’hanno condotta gli studenti della Scuola di Giornalismo di Bologna e i risultati appaiono alquanto allarmanti: nel capoluogo emiliano la metà dei contratti di affitto (49%) non è in regola, e la quota si divide quasi equamente tra coloro che hanno un impegno senza valore legale e quelli che sono totalmente in nero.

La situazione, nel resto della Penisola, non cambia. Alle difficili condizioni abitative e ai soprusi dei padroni di casa (che alzano spesso i prezzi senza preavviso o rescindono il contratto da un mese all’altro) vanno aggiunti anche la retta universitaria, i libri di testo, i generi alimentari e i trasporti. Alla fine, calcola l’Eurispes nella ricerca del 2005 “Come ti spremo lo studente”, studiare lontano da casa può costare anche 750 euro al mese. Un prezzo proibitivo per la maggior parte delle famiglie.

Roma è forse il caso più eclatante: secondo una recente ricerca dell’Agenzia di Stampa “Lumsa News” per una stanza singola si sfiorano i 500 euro, e una doppia non si trova sotto i 350, con un aumento, dal 1999 ad oggi, che ha toccato addirittura quota 76%. Scrive un lettore sul forum di Scuola&Giovani: “Un’agenzia mi propone un ‘bivanì da 750 euro al mese. Mi trovo di fronte, in mezzo a un giardino, una capanna di circa 20mq, in tavole di legno con l’aria che filtrava dalle fessure. Però era arredata”. Stessa situazione a Milano e Venezia. A Firenze per un appartamento di due camere, scrive un altro ragazzo, si spendono in media 400 euro al mese, ovviamente in nero. A Siena una stanza può arrivare a 350 euro. Seguono Pavia (300 euro) e Parma (255 euro). Al Sud i prezzi scendono, ma non di molto. Da un’inchiesta della Scuola di Giornalismo dell’Università “Suor Orsola Benincasa” emerge che a Napoli i prezzi sono raddoppiati e molti appartamenti del centro sono vecchi, fatiscenti e non riscaldati. Meno cara Bari (230 euro mensili per una singola); Lecce ha visto raddoppiare gli affitti nel giro di tre anni, mentre a Cagliari la situazione è più tollerabile: 180 euro al mese. A Cosenza, invece, si riescono a trovare buone sistemazioni anche a 150 euro: “Merito dei tanti ragazzi – spiega ironico uno studente – che vanno a farsi spennare in altre università sulla carta più prestigiose”.

Il fenomeno della speculazione sugli affitti degli studenti, purtroppo, è difficile da estirpare: le associazioni degli inquilini non possono intervenire direttamente e così lo Stato può rilevare l’illecito solamente a fronte di una denuncia da parte dello studente, eventualità rarissima considerati i costi, in tempo e soldi, di una battaglia legale. E allora, cosa deve fare lo studente squattrinato che vuole andare a studiare in un’altra città? La risposta, ironica, arriva ancora una volta da uno studente nel forum: “Vivo in campeggio – scrive – con una bella tenda da sette posti: pago cinque volte di meno di un appartamento e vivo in completa armonia con la natura”.

Alla ricerca di una casa, il calvario degli studenti


I ragazzi che studiano lontano dalla propria abitazione lo sanno: sistemarsi, all’inizio, è molto difficile. Tra tugurii, monolocali e prezzi esorbitanti

A.A.A. cercasi casa disperatamente
Viaggio nel “calvario” dei fuori sede

Un viaggio nel mondo del mercato immobiliare attraverso una ricerca dell’Eurispes e le inchieste di molte scuole di giornalismo

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Innumerevoli telefonate, giri da una parte all’altra della città con in mano il fedelissimo giornale degli annunci, visite interminabili a case improponibili, tugurii che arrivano a costare anche 600 euro al mese. Per gli studenti universitari fuori sede, trovare una sistemazione non è cosa facile. E, con l’arrivo della bella stagione, affittuari e agenzie immobiliari si sbizzarriscono alzando i prezzi agli (spesso ignari) inquilini.

Un argomento che, anno dopo anno, viene trattato, discusso, studiato soprattutto dai protagonisti: gli studenti. E quale occhio migliore se non quello degli studenti delle scuole di giornalismo e delle radio d’ateneo, che spesso organizzano inchieste su questo problema, per addentrarci in un mondo ancora troppo oscuro?

Il settimanale online della Scuola di giornalismo dell’Università di Bologna, “La Stefani”, ha condotto un’indagine, uscita questi giorni, che risulta piuttosto allarmante: solo la metà dei contratti di affitto (51%), infatti, risulta in regola, e il rimanente 49% si divide tra coloro che hanno solo un impegno senza valore legale (24%) e quelli che sono totalmente in nero (25%).

Bologna. Secondo quanto riporta l’inchiesta di Alessandro Antonelli e Chiara De Felice, che è stata condotta su un campione di 350 studenti (tra i 18 e i 25 anni), emerge che la responsabilità di questa “metà oscura” degli affitti studenteschi pesa sia sui proprietari che sugli studenti. Alla domanda, infatti, sul perché dell’assenza di un contratto, 81 su 350 rispondono che la decisione è del proprietario, ma sono in 74 ad ammettere che è una scelta concordata. Anche se poi, pur stando così le cose, il 66% degli studenti in nero è convinto che questo torni quasi esclusivamente a vantaggio dei proprietari, che così intascano soldi ed evadono le tasse.

Dalla ricerca, inoltre, emerge che solo 108 tra gli intervistati possono permettersi una stanza tutta per sé, con prezzi che salgono oltre i trecento euro spese incluse, mentre il restante 60% divide la camera con un’altra persona. Vera spia del sovraffollamento, però, spiegano, è il totale degli “occupanti” l’appartamento: due terzi hanno risposto di essere almeno in quattro a casa, ma il 24% convive con più di cinque persone. E non mancano gli appartamenti da sette. A Bologna, inoltre, è abbastanza alto anche il problema delle discriminazioni: 120 studenti su 350 intervistati dichiara di aver subito delle discriminazioni nella ricerca di una sistemazione, e il 40% di questi crede che a chiudergli le porte in faccia sia stato il proprio attestato di frequenza al Dams, la facoltà di Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo.

Roma. “Roma caput mundi, ma non sa di esserlo. Perché Roma sa di essere la capitale d’Italia e della cristianità, ma ignora di essere anche la capitale europea dell’università”. Inizia così l’approfondita indagine dei giornalisti praticanti dell’Agenzia di stampa “Lumsa News” di Roma, che sottolinea come servizi e infrastrutture non soddisfino il problema dell’emergenza abitativa per gli studenti che arrivano da ogni parte d’Italia. Parliamo di costi: per una stanza singola nella Capitale ormai i prezzi arrivano a sfiorare anche i 500 euro al mese, e anche una doppia non si trova sotto i 350. Racconta un’intervistata: “Inizialmente pagavo 400mila lire al mese ma ogni anno il proprietario ha chiesto un aumento del prezzo di locazione, fino ad arrivare a quello attuale: 450 euro. Inutile dire che paghiamo in nero, ma è l’unica soluzione che abbiamo trovato”. E se si gira tra collegi e residenze universitarie le lamentele non cambiano: dall'”impossibilità di trovare un posticino” per i 30mila di Tor Vergata (perché i posti letto a disposizione dello studentato sono 120) e per gli studenti di Roma Tre (le richieste sono 2500 l’anno per 70 posti) fino ai limiti della zona di San Lorenzo, a ridosso della Città Universitaria de “La Sapienza”, ridotto ormai a un quartiere dormitorio che ospita migliaia di appartamenti – alcuni anche fatiscenti – destinati ai “poveri” ragazzi che vogliono studiare nei tanti atenei, grandi e piccoli, della Capitale.

Milano. A Milano, secondo bacino universitario dopo Roma, l’argomento è stato affrontato diverse volte. In particolare, scrive Paola Brianti su “Mag”, il quotidiano online della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, il problema principale è quello di una “carenza cronica” di affitti che interessa spesso gli studenti fuori sede. I problemi? È presto detto: i prezzi e le condizioni dell’appartamento offerto, “spesso al limite della decenza”.

Napoli. “Assenza di riscaldamento, aumento degli affitti e condizioni fatiscenti delle abitazioni”. Questi i principali problemi che lamentano gli studenti che vivono nel capoluogo partenopeo nell’inchiesta che Francesco Tortora ha condotto per “Inchiostro”, la rivista della Scuola di giornalismo dell’Università “Suor Orsola Benincasa”. Tra gli studenti intervistati, alcuni addirittura lamentano che, con l’introduzione dell’euro, il proprio affitto sia passato “magicamente” da 250mila lire a 200 euro. A questo bisogna aggiungere anche frequenti azioni di taglieggiamento da parte della camorra locale. “Come se non bastasse – continua Tortora – le stanze che gli studenti affittano a caro prezzo sono anche vecchie e non riscaldate”. E i contratti? Nessuno li regolarizza. Per non parlare, poi, spiega un’altra neo-giornalista, Caterina Scilipoti, di “una tendenza tutta napoletana: cambiare alloggio molte volte durante la carriera universitaria”, alla ricerca di sistemazioni migliori e prezzi convenienti. E c’è anche chi, non potendosi permettere un affitto, come spiega il loro collega Davide De Paola, occupa un’abitazione “per sopravvivere”.

Urbino. Esistono, e di questo ci stupiamo, anche delle città universitarie in cui gli affitti sono in crisi e i prezzi calano. Dove? Ad Urbino, ad esempio. Scrive Alessio Sgherza dell’Istituto di formazione giornalistica del capoluogo marchigiano che “molti alloggi restano vuoti, i contratti diventano più brevi” e, di conseguenza, gli affitti calano anche di cinquanta euro in meno di due anni. Secondo l’inchiesta, circa l’8% dei posti letto rimane vuoto, “mentre fino a qualche anno fa c’era la fila fuori dalla porta, gli alloggi si riempivano già da settembre”. E così, può capitare che nelle case “le stanze triple diventino doppie, una stanza diventi un salone”.

C’è da aggiungere, inoltre, che i controlli, nel nostro Paese, sono pressoché nulli: in Italia, infatti, le associazioni degli inquilini e dei proprietari sono impossibilitati a intervenire direttamente, e lo Stato può rilevare l’illecito solo a fronte di una denuncia da parte dello studente, cosa rarissima considerati i costi, in tempo e soldi, di battaglie legali.

In Italia. E a livello nazionale, cosa accade? Secondo una recente ricerca dell’Eurispes, contenuta nel Rapporto Italia 2005, “non si può fare un calcolo medio nazionale” sui prezzi degli affitti, perché questi “variano in funzione della città: al centro-nord si hanno prezzi mediamente più alti di quelli del meridione a causa del diverso costo della vita. Quello che però è indiscutibilmente estendibi
le a tutto il territorio riguarda il rincaro che ha assalito il mercato degli affitti per gli studenti. Al punto che oggi, più che mai, studiare in una regione diversa dalla propria è diventato un privilegio per pochi eletti”.

I prezzi. Dai risultati della ricerca, ad esempio, si ricava che per l’affitto di una camera singola possono essere richiesti fino a 500 euro mensili, come avviene ad esempio a Roma, che detiene il record del caro affitti. La Capitale è seguita, poi, da Siena, dove una stanza costa mediamente 350 euro, poi troviamo Pavia (300 euro) e Parma (255 euro). Meno cara Bari, con i suoi 230 euro per una camera singola. A preoccupare, però, sono soprattutto gli aumenti degli ultimi anni: a Pavia, spiegano i ricercatori dell’Eurispes, negli ultimi sei anni il costo delle stanze si è raddoppiato, a Siena c’è stato un aumento del 50-70%. A Roma, addirittura, dal 1999 a oggi c’è stato un aumento che ha sfiorato quota 76%, come è confermato anche dall’Adisu (l’Azienda per il diritto allo studio universitario) del Lazio.

Le cause? In primo luogo sicuramente l’aumento degli studenti universitari e la disponibilità sempre costante degli alloggi universitari (come ad esempio gli studentati) che spingono molti fuori sede a rivolgersi a privati. Secondo uno studio, addirittura, il numero dei posti alloggio messi a disposizione da comuni e atenei copre solo l’1,9% sul totale degli studenti: circa 33mila posti alloggio su oltre un milione e 730mila studenti.

(13 marzo 2006)