Flatulenze e gatti guardoni

In Malawi sarà vietato emettere flatulenze, il nonnetto-nazi che blocca un intero paese, il gatto che inibisce il sesso, l’arzillo indiano con 94 figli. Le notizie più incredibili ma vere

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Capre ladre, cani caldi

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Capre incarcerate, uccelli nei pantaloni, gatti volanti, cani nei panini. Il Follini ma Vero vi propone il meglio delle notizie pazze sul mondo degli animali

 

UN HOT DOG… PRESO ALLA LETTERA
Il Follini ma Vero che vi proponiamo questa settimana è tutto dedicato ai nostri amici a quattro zampe. Ma anche a due. Ma anche senza zampe e con le pinne. O con le ali. Stiamo parlando dei nostri amici animali. Maltrattati, amati, sfruttati… in storie davvero tanto assurde. Come quella dell’hot dog che arriva da Casablanca, in Marocco. Negli Stati Uniti (ma anche in Italia) per hot dog si intende, comunemente, il panino lungo all’olio farcito con wurstel o salsiccia e condito con maionese, senape o ketchup. E non vuol dire, tradotto alla lettera, “cane caldo”. Cosa che, però, deve aver pensato un imprenditore marocchino dell’industria ambulante della ristorazione. Che ha deciso di proporre panini con carne di cane. Gli amanti degli animali sicuramente staranno storcendo gli occhi, ma purtroppo è successo realmente. L’uomo, che ha venduto carne di cane addirittura per sei anni (ovviamente spacciandola via via per carne di maiale o di bovino) è stato arrestato, condannato a sei anni di carcere e al pagamento di una multa di diecimila dirhams, pari a circa 900 euro. In tribunale, l’uomo ha ammesso che utilizzava anche delle sostanze chimiche per camuffare l’odore e il colore della carne di cane. L’organizzazione, oltre che da lui, era formata da altri quattro uomini colpevoli di fare provviste di cani e ucciderli.

 

MARITO INCAZZATO TIRA GATTO ALLA MOGLIE
Tra moglie e marito non mettere… il gatto. Un uomo dello stato di New York sta infatti affrontando un processo per aver tirato, durante un litigio, il gatto di casa… addosso alla moglie! La storia inizia in piena notte, quando due sposini di 25 anni hanno iniziato a litigare. Il litigio però, forse anche dettato dai fumi dell’alcol, è diventato sempre più molesto. Il ragazzo, andato giustamente su tutte le furie, prima ha tirato un pugno alla parete rovinando tutto l’intonaco del salotto, poi ha lanciato alla donna un’intera collezione di piatti. Infine, non avendo più nulla a disposizione, Paul A. Wood – così si chiama il ragazzo – ha deciso bene di tirare il gatto alla moglie. Facendole anche del male, considerato che il gatto – sentendosi in pericolo – ha giustamente pensato bene di tirare fuori le unghie durante il volo (ma, fortunatamente, non si è fatto male). La donna se l’è cavata con qualche graffio in faccia mentre l’uomo, oltre ad essere stato lasciato, è ora accusato di maltrattamento di animali (e di uomini).

 

PRENDERE 200 PICCIONI CON UNA FAVA
Negli ultimi giorni si è parlato parecchio di traffico illecito di uccelli. Tanto che vi raccontiamo due storie molto simili che hanno dell’incredibile. La prima arriva dal Brasile, dove le autorità aeroportuali di Sao Paulo hanno fermato un uomo portoghese alla dogana per il semplice fatto che nella valigia custodiva duecento uccelli. Di cui, purtroppo, 65 morti. La cosa incredibile è come abbiano fatto gli altri 135 a sopravvivere a un viaggio aereo transoceanico chiusi in una valigia!! L’uomo inizialmente ha ammesso di non sapere che esisteva una legge specifica (!) che impediva di trasportare uccelli vivi in una valigia. Poi, dopo diverse ricerche, è risultato essere un trafficante di animali attivo soprattutto in Brasile e Perù.
Un altra storia del tutto simile arriva invece da Sydney, in Australia, dove un cittadino di Melbourne è stato fermato alla dogana dell’aeroporto perché aveva viaggiato da Dubai con due piccioni nei pantaloni. Fatto ancora più incredibile è che questi piccioni sono stati “buoni buoni” tutto il viaggio. Il trafficante è stato scoperto solamente grazie ai raggi X, che hanno rinvenuto due uova all’interno del suo bagaglio. Per non farli sentire soli, l’uomo aveva inserito all’interno dei pantaloni anche addirittura una melanzana (bah!). A causa delle leggi molto severe sull’importazione di specie estranee, il trafficante ora rischia un massimo di dieci anni di carcere e una multa fino a 70mila euro.

 

CAPRA INCARCERATA PER FURTO
In Nigeria una capra è tenuta rinchiusa in prigione dalla polizia accusata di tentata rapina a mano armata. No no, non stiamo proprio scherzando. O meglio: secondo i vigilanti di un centro commerciale di Lagos, non si tratta propriamente di una capra, ma di un ladro che – utilizzando della magia nera – si è trasformato in una capra per sfuggire all’arresto. Il mammifero, ehm volevamo dire l’uomo, stava rubando una Mazda 323. “Una squadra di vigilanti – ha spiegato Mohammed Tunde, portavoce della polizia dello stato di Kwara all’agenzia di stampa Reuters – è venuta in caserma per segnalare che mentre facevano una ronda hanno visto qualcuno che provava a rubare una macchina. L’uomo, però, è riuscito a scappare, e le guardie quando hanno girato l’angolo hanno trovato solo una capra”. Ovviamente la cosa incredibile non è questa. È incredibile il fatto che, addirittura, la polizia tenga la povera capretta rinchiusa in prigione. Sentite cosa aggiunge Tunde: “Non possiamo basare le accuse su un qualcosa di mistico perché bisogna provare scientificamente, e siamo in attesa delle prove, che un uomo può trasformarsi in una capra”. Cosa c’è alla base di questa incredibile notizia? Il fatto che in moltissimi in Nigeria, una delle nazioni più popolate del continente, credono alla magia nera. Beati loro.

 

I DELFINI? SONO GLI CHEF DEL MARE
Tiriamo un po’ il fiato parlando di delfini, che secondo una recente ricerca devono essere considerati gli chef del mare. Perché? Semplice: sono stati osservati mentre, con la maestria di un grande cuoco, preparano un soffice impasto fatto di calamari. “È il segno – ha spiegato Mark Norman, ricercatore del Museum Victoria di Canberra – di quanto i cervelli di questi animali siano sviluppati. In pratica questi delfini seguono un percorso ben preciso dalla cattura del calamaro alla ‘tavola’, togliendo dal mollusco tutte le parti nocive e non proprio appetitose”. Il comportamento è stato osservato dal 2003 al 2007, e non è per niente una rarità: si ritrova nella maggior parte di loro. Addirittura, altra abitudine comune è quella di catturare pesci più grandi, di prepararli rimuovendo le spine e addirittura di tagliarli in più parti per mangiarli più facilmente.

Il Social Network che combatte la malaria

→ D@di per Downloadblog.it

Un giovane imprenditore inglese già famoso per aver venduto, all’età di 17 anni, un sito internet da lui creato per 40 milioni di dollari, ha deciso di mettere il suo know-how a servizio della collettività presentando un social network tutto dedicato a combattere la malaria.

L’idea è quella di creare un sito che, se avesse anche la metà del successo che ha avuto Facebook, potrebbe aiutare a combattere una malattia che uccide circa un milione di persone ogni anno, molte delle quali in Africa.

L’idea di MalariaEngage è arrivata dopo un viaggio in Zambia, spiega il creatore Tom Hadfield, che ha ammesso di essere diventato così sensibile nei confronti della malattia dopo un viaggio in Africa. Il sito – continua Hadfield – non nasce come un mezzo per raccogliere soldi, ma il potere del social networking permette anche di tenere in costante contatto chi si vuole avvicinare a uno dei progetti benefici in atto a chi il progetto lo sta realizzando.

Tra i progetti supportati dal sito, la ricerca sulle piante che evitano la diffusione della malattia, quella sulle gravidanze a rischio, su nuove terapie, sinergie tra curatori tradizionali e personale sanitario internazionale e così via.

L’Africa e internet, a che punto siamo?

DANIELE PER GEEKISSIMO.COM

Più di un terzo degli abitanti dell’Africa avrà una connessione a internet a banda larga entro il 2012. Sono i risultati di una conferenza (”Connect Africa”) sull’utilizzo di internet nel Continente Nero cui la Bbc (e solo la Bbc) ha dato molta rilevanza. Attualmente la situazione non è per niente rosea: meno di quattro africani su cento utilizza la Rete, con una penetrazione della banda larga di appena l’un per cento.

“La buona notizia – hanno spiegato alcuni analisti – è che l’Africa ha avuto il più alto tasso di crescita e sviluppo della telefonia mobile al mondo (circa il doppio della media mondiale) e gli indicatori economici sono tutti in segno positivo”. Segno che, forse, le cose cambieranno nei prossimi anni. Ma andiamo a vedere qual è la situazione attuale.

In molti paesi la connettività è limitata e solitamente si viaggia su linee antiquate e molto lente che non supportano molte connessioni contemporaneamente. Raccontano alcuni studenti universitari in Ruanda che durante le lezioni studiano le potenzialità di internet, ma che poi non possono applicare quello che hanno studiato perché non è possibile connettersi contemporaneamente in tanti alla rete. Ma oltre al settore education e alle telecomunicazioni, pensiamo ad esempio quanto potrebbe essere importante, in un continente come l’Africa, la telemedicina?

Per questo motivo i relatori hanno chiesto ai diversi governi nazionali di fare il possibile per aprire al più presto gare trasparenti sull’assegnazione delle ilcenze per internet ad alta velocità e creare nuove linee: basti pensare che attualmente il 70 per cento del traffico internet africano viaggia fuori dal continente per mancanza di infrastrutture.

Wikipedia per l'Africa

Come molti di voi sapranno è in corso a Mantova Festivaletteratura. Tra i tanti appuntamenti di quest’anno ci piace segnalare alcuni workshop davvero interessanti che tratteranno l’argomento “Africanizzare Wikipedia”.

Il progetto prende il nome di Wikiafrica, e nasce dalla collaborazione di Wikimedia Italia con l’Associazione Lettera 27 Onlus. L’”africanizzazione” di Wikipedia, spiegano gli ideatori dell’iniziativa, nasce per due ragioni: perché su Wikipedia le informazioni sull’Africa sono poche e spesso imprecise, e perché Wikipedia oggi è uno dei sistemi di condivisione delle conoscenze più dinamico, efficace e partecipativo.

“Ci siamo accorti – spiega Iolanda Pensa, direttore scientifico del progetto WikiAfrica – che chi ha contenuti sull’Africa spesso non sa come funziona Wikipedia; e chi sa come funziona Wikipedia non sempre ha i migliori contenuti sull’Africa”.

“Siamo stati accolti con entusiasmo – continua – e allo stesso tempo ci siamo scontrati con molta diffidenza, con un’alfabetizzazione digitale che è poco diffusa tra chi si occupa del settore umanistico (ovunque nel mondo) e con un progetto che sta costruendo ora le sue modalità di coinvolgere e creare reti di collaborazione. Le nostre priorità ora sono: attivare gli studenti, coinvolgere istituzioni e persone che stanno già lavorando in Africa nella nostra stessa direzione e sperimentare WAW – WikiAfrica Workshop, un evento che può coinvolgere persone con competenze diverse, che è facilmente riproducibile e che mostra in modo semplice e dal vivo come funziona Wikipedia”.

Per maggiori informazioni è possibile visitare la pagina di Festivaletteratura dedicata all’argomento.

eBay, vietato il commercio di avorio

Saranno contenti tutti coloro che tengono alla salvaguardia degli animali in via di estinzione. eBay ha annunciato che metterà al bando su tutti i propri siti l’intero commercio internazionale di avorio. La nuova regola entrerà in vigore a partire dalla fine di giugno (attualmente, infatti, è ancora possibile trovare e acquistare pezzi di avorio e zanne di elefante).

È la prima volta, spiegano i responsabili dell’associazione animalista Ifaw (International Fund for Animal Welfare), che questo tipo di commercio (illegale già in numerosi paesi) viene bandito a livello internazionale. Secondo un sondaggio realizzato dall’Associazione, il 94 per cento (quindi quasi la totalità) dell’avorio scambiato sul sito di aste online sarebbe illegale.

Google guarda al Darfur

Google, tramite il suo software Google Earth ha lanciato un’iniziativa per focalizzare manutenzione degli utenti di tutto il mondo sul problema della regione del Darfur, in Sudan. Il progetto, in collaborazione con l’Holocaust Memorial Museum degli Stati Uniti, prevede la messa online di immagini ad alta definizione della regione per documentare la distruzione di villaggi, la situazione dei rifugiati e le migliaia di persone rimaste senza tetto.

Google, una volta visualizzata la regione del Darfur, dove secondo le Nazioni Unite oltre 200mila persone sono state uccise e due milioni e mezzo sono state fatte allontanare dai propri villaggi, pensa di attrarre manutenzione degli utenti visualizzando delle piccole icone.

Le icone hanno la forma di villaggi con fiamme e rifugiati con tende. Non appena l’utente effettua uno zoom potrà vedere in alta definizione, oltre alle immagini, anche una serie di informazioni utili per capire meglio il problema, tra cui documenti audio e video che testimoniano le atrocità. Il motore di ricerca promette che aggiornerà con frequenza le mappe e i contenuti.

Aviaria, il virus è in Africa. Scoperto da ricercatori italiani


Un virus H5N1 “ad alta patogenicità” è stato riscontrato
in alcuni volatili di un allevamento di Kaduna, in Nigeria

Arriva in Africa il virus dell’aviaria
individuato dai ricercatori italiani

Il ministro Storace: “Il nostro istituto profilattico
è un punto di riferimento per il mondo”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il ministro della Salute, Francesco Storace, ha annunciato che presso il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro, in provincia di Padova, è stato isolato un virus H5N1 ad alta patogenicità in volatili domestici di un allevamento di Kaduna, in Nigeria. Si tratta del primo caso di influenza aviaria nel continente africano.

Secondo quanto riferisce il ministero della Salute, la scoperta è avvenuta nell’ambito di un progetto coordinato dall’istituto di Legnaro e dalla Fao (Training and cooperation programme), che ha l’obiettivo di sviluppare le tecniche di laboratorio per la diagnosi dell’influenza aviaria nei paesi dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente e dell’Africa.

A far scattare l’allarme, la presenza di una “malattia non identificata” in un allevamento di volatili domestici (polli, galline, struzzi e oche) presso Kaduna, che ha insospettito gli esperti del National Veterinary Research di Vom (in Nigeria), che hanno, così, chiesto un parere all’istituto italiano. A una prima valutazione della situazione da parte dei veterinari nigeriani sono poi seguite le prime analisi sul posto su campioni prelevati dagli animali.

I risultati hanno inizialmente individuato la presenza di un virus influenzale e, constatata l’alta mortalità dei volatili presenti nell’allevamento (è morto circa il 90% degli animali) i campioni sono stati inviati in Italia per un accertamento. I risultati delle analisi effettuate dal Centro di referenza di Legnaro, così, hanno riscontrato la presenza di un virus H5N1 “ad alta patogenicità”, molto simile a quelli già isolati in Mongolia e in Siberia.

“È significativo – ha affermato il ministro della Salute Francesco Storace – che il virus sia stato isolato al Centro di referenza di Legnaro, al quale era stata chiesta una consulenza. È la conferma dell’ottimo lavoro svolto dall’Istituto Zooprofilattico di Legnaro, che è anche centro di referenza per l’Oie (l’Organizzazione mondiale della sanità animale) e che, soprattutto in tema di influenza aviaria, rappresenta un punto di riferimento non solo per il nostro Paese, ma anche per il resto del mondo”.

(8 febbraio 2006)