Se il sesso è “green”

Sei un tipo “bio”? Ci tieni all’ambiente? Allora nella tua casa non può mancare il sex-toy progettato per salvaguardare l’ambiente che ci circonda!

 

Con l’avvento di Barack Obama anche il sesso diventa ecologico. Non ci credete? Basta cercare un po’ in rete o rivolgersi ai professionisti del “verde”, ed ecco che spuntano fuori moltissime novità per far sì che anche l’atto più bello del mondo non inquini. E sì, perché stando a quanto riportato in un famoso blog del settore, fare l’amore inquina, e non poco.

Essere “green” ormai è diventato di moda. E meno male, dobbiamo aggiungere! Con l’avvento, nel corso degli anni, di una certa consapevolezza ecologica abbiamo cominciato sempre più a mangiare cibi provenienti da campagne biologiche, cerchiamo ove possibile di utilizzare cosmetici naturali, ci sforziamo di andare a piedi o di prendere l’autobus per andare al lavoro o di prendere il treno al posto dell’aereo per i grandi spostamenti.

Ma allora perché non iniziare a fare del buon sesso in maniera biologica? E sì, perché fare l’amore può inquinare davvero molto, e nessuno ha il coraggio di dirlo probabilmente per pudore o perché difficilmente messaggi del genere riescono a “sfondare” il muro dei grandi media.

Non tutti sanno, ad esempio, che ogni anno in una sola nazione grande come il Regno Unito vengono smaltiti impropriamente (e quindi vanno ad inquinare il terreno e le discariche) oltre cento milioni di preservativi. Ma non è tutto: il 7-8 per cento dei giocattoli erotici in commercio contengono dei plastificanti chiamati ftalati in concentrazioni che vanno dal 24 al 51 per cento. Se a questo aggiungiamo che il 20 per cento degli adulti (ma saranno sicuramente molti di più) ammette di avere utilizzato almeno una volta un vibratore… è presto detto: c’è bisogno di una consapevolezza biologica anche per quanto riguarda il sesso.

L’uso di giocattoli erotici con materiali contenenti sostanze dannose (sia per il nostro apparato riproduttivo, sia per il pianeta) è purtroppo in grande ascesa, “quando invece – spiegano gli esperti – dovrebbe essere indirizzato verso prodotti con materiali a impatto zero come legno, lattice o caucciù”. Ma più che i materiali sono gli accumulatori di energia, cioè le batterie, a inquinare. E così l’oggetto e l’atto erotici che più inquinano sono, niente di meno, che il vibratore e quindi l’autoerotismo.

Il vibratore (e tutti i “prodotti” ad esso collegati) fanno un largo uso di energia, dalle batterie al litio alle batterie alcaline, che una volta esauste vanno a inquinare moltissimo l’ambiente. E allora cosa si è inventata una società irlandese? Semplice: un vibratore-bio che coniughi “l’amore per il pianeta con l’amore per se stesse”. Nome in codice “Earth Angel”, il vibratore ecologico ha infatti l’obiettivo principale di ridurre la quantità di batterie esauste utilizzate per i “sex-toys” in tutto il mondo. Presentato alla Ars Electronica Linz, la principale fiera austriaca di prodotti tecnologici, “Earth Angel” è stata premiata come una delle migliori invenzioni dell’anno, vincendo il premio Eto 2009 per l’innovazione.

Composto solo da materiali riciclabili al cento per cento, il nuovo eco-vibratore può essere ricaricato tramite cavo Usb da 5V per il computer, e richiede – pensate, donne – soltanto quattro minuti di carica per trenta minuti di piacere. Ha una durata di più di dieci anni ed è rigorosamente di colore bianco. Ma la vera novità è la batteria al suo interno, che si ricarica anche gratuitamente e senza spreco di energia grazia una manovella che va girata in senso orario. Così, ad esempio, anche se vi trovate nel deserto del Sahara o su una montagna a tremila metri di altezza, potrete darvi piacere o darlo al vostro partner. E, soprattutto, sarete ancora più soddisfatti perché avrete contribuito alla salvaguardia dell’ambiente!

Trenta nuovi palazzi? No grazie! Stop all’I-60!

Si chiama I-60, e prevede la costruzione di trenta palazzi in via di Grottaperfetta tra i quartieri Montagnola e Roma70. Un’area che era tutelata archeologicamente e che ora stranamente non lo è più. Un’importante area verde della zona. Che verrà riempita di auto e cemento.

Combattiamo l’ennesima speculazione edilizia dei soliti palazzinari!!

Flatulenze natalizie e centimetri

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

I francesi hanno bisogno di condom più grandi, centimetro alla mano. E le mucche causano il global warming. Il nuovo appuntamento con le notizie più “Follini” dal mondo

 

LE FLATULENZE DELLE MUCCHE? RESPONSABILI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE
Fabbriche inquinanti? Paesi che non rispettano gli accordi di Kyoto? Gas di scarico delle automobili? Nessuna di queste è la causa principale del riscaldamento globale, che tanto ci sta facendo penare – con i cambiamenti climatici che ne conseguono – in questo periodo. La vera causa di tutti i nostri problemi sono le mucche. E in particolare… le loro flatulenze. Tanto che le “puzzette” delle bovine americane potrebbero presto essere tassate come un qualunque gas di scarico inquinante. A proporlo è niente di meno che un disegno di legge dell’Epa, l’agenzia governativa americana che si occupa di protezione ambientale. Gli esperti, in particolare, vorrebbero mettere a carico degli agricoltori statunitensi i gas emessi dai loro animali. Secondo ricerche più recenti, infatti, la digestione dei bovini produce un’altissima quantità di metano nell’atmosfera… per questo la tassa sulle emissioni di monossido di carbonio applicata comunemente alle ciminiere potrebbe da un momento all’altro essere applicata anche al loro didietro. Secondo il progetto di legge (che deve comunque passare ancora al vaglio del Parlamento di Washington) ad essere tassate saranno solamente le aziende agricole con meno di 25 mucche da latte o 50 bovini o – ancora – 200 maiali. Queste dovrebbero sborsare 175 dollari all’anno (l’equivalente di ben 138 euro!) per ogni mucca. Sul piede di guerra, ovviamente, l’intero settore agricolo e caseario.

RAGAZZINO PRENDE LA MACCHINA DEL PROF. E PROVOCA UN GRAN BELL’INCIDENTE
Chi la fa l’aspetti. Un ragazzino tedesco di otto anni che voleva scusarsi con la madre per aver preso un brutto voto a scuola ed essere stato mandato, per punizione, fuori dalla classe per un’ora, ha pensato bene di prendere la macchina della maestra e di recarsi a casa. Causando, ovviamente, un brutto incidente. Il bambino di terza elementare, dopo aver preso un pessimo voto, era stato mandato fuori dalla classe a riflettere sull’accaduto. Il rimorso era troppo, la paura per una punizione era sempre più pressante. E così, “prese in prestito” le chiavi dell’automobile del docente (lasciate – dobbiamo dirlo – incautamente incustodite) è scappato fuori dalla scuola e ha messo in moto la macchina. “Il ragazzino è riuscito a mettere la prima e ha guidato per oltre cento metri – ha spiegato il portavoce della polizia municipale della cittadina di Zwickau, nell’est del Paese – prima di schiantarsi contro una Volvo parcheggiata proprio fuori dalla scuola”. Causando, aggiungiamo noi, oltre ottomila euro di danni. Il “chi la fa l’aspetti” con cui abbiamo aperto il pezzo era evidentemente rivolto alla maestra.

FRANCESI: VOGLIAMO CONDOM PIÙ GRANDI
Vogliamo condom più grandi. A protestare contro le principali marche farmaceutiche che producono preservativi sono i francesi… proprio loro! Secondo uno studio di una grande casa farmaceutica tedesca, infatti, i francesi avrebbero bisogno di preservativi più lunghi, più larghi e più comodi… mentre per i greci andrebbero bene anche condom di misura più piccola. Lo studio, svolto dall’“Institute of Condom Consultancy” di Singen (ma davvero esiste un istituto di consulenza sui preservativi???), ha coinvolto per otto mesi oltre 10.500 uomini provenienti da 25 paesi. I quali – udite udite! – hanno dovuto prendere diverse misure al loro “gingillo” inserendole in un database anonimo (all’interno del quale bisognava solamente specificare la nazionalità di appartenenza). Vogliamo andare subito ai risultati? Allora: i francesi hanno dichiarato (ci dobbiamo credere???) di avere una media di 15,48 centimetri mentre i greci sarebbero indietro di circa 3 centimetri (poveri!). La ricerca, in realtà, era stata commissionata per educare i più giovani sull’importanza della contraccezione, e solo in un secondo tempo ha portato a questi risultati. Lo stesso istituto, per risolvere la situazione dei condom che non si adattano perfettamente alle misure di tutti i paesi europei, ha anche proposto un contraccettivo spray, che si spruzza proprio lì e permette di creare in pochi secondi un preservativo esattamente su misura. Potenza della scienza! E dei sondaggi.

LA POLIZIA DI UN’INTERA CITTADINA AMERICANA SI MOBILITA PER UNA RAPINA IN BANCA… AD OPERA DI UN CARTONATO
Immaginate Montgomery Township, una ridente cittadina americana nelle campagne del New Jersey. Immaginate la polizia di questa intera cittadina mobilitata (come solo gli americani sanno fare) per cercare di sventare una rapina ai danni di una banca. Una rapina che dopo diverse ore di assedio si è conclusa nel migliore dei modi: con la scoperta, da parte degli esperti antiterrorismo, che ad attentare al denaro della banca era… una cartonato. Sì, avete capito bene, cari lettori de lo Stivale Bucato: uno di quei cartonati a misura d’uomo che pubblicizzano proprio le offerte di mutui delle banche. A chiamare la polizia, e ad avvertirla che nella Pnc Bank era in corso una rapina, un’anziana signora (che tra l’altro – giuriamo che è vero – aveva problemi di vista). Per cercare di convincere il cartonato ad abbandonare il suo intento (ma nessuno si era accorto che si trattava di una persona completamente immobile?) l’area era stata completamente sgomberata e sono stati utilizzati megafoni e forti fari per cercare di entrare in contatto con il fantomatico ladro. Passate diverse ore, un team di esperti dello Swat ha deciso di fare irruzione… scoprendo l’amara verità. Il capo della polizia è stato, giustamente, allontanato dal servizio.

A NATALE SIAMO TUTTI PIU’ BUONI. E LUI UCCIDE IL PADRE CON L’ALBERO DI NATALE
Se è vero che Natale siamo tutti più buoni… allora che almeno gli omicidi si commettano come si deve. È quello che deve aver pensato un ragazzo di Parrish, in Florida, arrestato con l’accusa di aver assalito a morte il padre usando come arma un albero di Natale. Secondo quanto riportato dallo sceriffo della contea di Manatee, l’uomo, 37 anni, è stato arrestato la scorsa settimana dopo aver tirato un albero alto circa un metro al papà. La morte dell’anziano padre, hanno spiegato i soccorritori, non è stata però causata dall’albero, bensì dalla base di accaio – del peso di oltre dieci chili – che teneva fermo l’arbusto. L’uomo, ora in carcere, continua però a negare l’accaduto.

Calamità naturali, il 2008 è stato uno degli anni più funesti. Il mio servizio per Sky Tg24


 

Il gruppo tedesco Munich Re, secondo colosso della riassicurazione mondiale, mette insieme il terremoto del Sichuan e i cicloni tropicali che si sono abbattuti in Asia. Se nel complesso durante l’anno il numero di calamità è diminuito da 960 a 750 ripetto al 2007, le singole catastrofi hanno provocato di gran lunga più danni e vittime. Basti pensare che che il livello di danni del 2008 è di poco inferiore ai 232 miliardi registrati nell’anno record 2005.

Clima, scontro Italia-Unione Europea. Ma in cosa consiste il pacchetto? Il mio servizio per Sky Tg24

In corso a Bruxelles il vertice dei ministri dell’Ambiente Ue per discutere dei costi del pacchetto “20-20-20”. Ma in cosa consiste il pacchetto del “20-20-20”? Questa notte ho preparato una scheda che sta andando in onda oggi su Sky Tg24. La trovate dopo un minuto rispetto all’inizio di questo video.

Vuoi salvare l’ambiente? Paga le tue bollette sul web

→ D@di per Geekissimo.com

Il 29 marzo si è “festeggiata” l’ora della terra, evento mondiale attraverso il quale in 380 città si sono spente le luci che illuminano monumenti, uffici ed edifici. Oggi allora parliamo di un nuovo modo, semplice e immediato, per risparmiare energia. Secondo uno studio statunitense ogni famiglia può risparmiare circa 7 metri quadri di foresta ogni anno pagando le bollette online e abbandonando, così, la carta.

Secondo lo studio, in media ogni famiglia riceve circa 19 bollette e comunicati bancari cartacei e fa circa 7 pagamenti con l’utilizzo di carta ogni mese; se si passasse, invece, a bollette o pagamenti elettronici, si risparmierebbero circa tre chili di carta all’anno, salvando 0,08 alberi ed evitando, soprattutto, la produzione di gas serra equivalenti alle emissioni di 250 chilometri percorsi con un’auto.

Non è tutto, perché è stato anche dimostrato che le bollette elettroniche farebbero risparmiare 280 litri d’acqua di scarico immessa nell’ambiente e 20 litri di carburanti usati per il trasporto della posta. “Le persone che pensano di non avere nessuna rilevanza sull’impatto ambientale dovrebbero rivedere la propria posizione. Ogni piccolo contributo può avere un impatto a livello aggregato“, ha detto Craig Vaream, un membro di PayItGreen Alliance e JPMorgan Chase.

Interessante, dunque, e anche molto più comodo per noi utenti. In attesa che tutte le società fornitrici di servizi ci diano la possibilità di pagare le nostre bollette online, mi chiedo: voi in quanta parte utilizzate la Rete per risparmiare energia? Io, ad esempio, ho il conto online, cerco di pagare i biglietti dei treni e degli aerei così come la bolletta del telefono fisso e le ricariche del cellulare. Voi fino a dove vi spingete?

Script gratuiti per ambientalisti

Un gruppo di programmatori sta realizzando una suite di script in Ajax di facile utilizzo e pronti per essere integrati all’interno di un sito. Il progetto si chiama “Gaia Ajax Widgets”, il codice è open-source ed è progettato per funzionare su Asp.Net, prendendo pieno controllo del ciclo di rendering della pagina.

Attraverso questi widget si possono creare calendari, slideshow fotografici e altri interessanti tool. La notizia curiosa (ma anche molto bella) è che la licenza commerciale del codice è scaricabile e utilizzabile gratuitamente (a fronte di una spesa di quasi 300 euro) da tutti coloro che stanno progettando un sito ambientalista o che tratti i problemi del nostro pianeta. Non per niente il progetto si chiama Gaia. Una bella iniziativa, no?

Il clima in testa alle paure degli italiani. Preoccupa più di terrorismo e droga

Presentato il rapporto di Legambiente sulla percezione dei problemi climatici
Tutti pronti a risparmiare, ma solo se non s’intaccano le comodità quotidiane

Il clima in testa alle paure degli italiani
Preoccupa più di terrorismo e droga

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I problemi ambientali? Preoccupano più di terrorismo e droga. Finalmente, soprattutto nell’ultimo anno, si registra una forte attenzione dell’opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento del Pianeta e della situazione, grave, in cui esso si trova. Una situazione che, se non si mettono in atto politiche atte a contrastare l’inquinamento e l’emissione di sostanze nocive nell’ambiente, potrebbe in un futuro non troppo lontano diventare irreparabile. Il clima sta cambiando, la natura a volte si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all’interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta.

Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani (prima ancora di terrorismo e droga) compare l’inquinamento, seguito a non molta distanza dall’effetto serra. Problemi temuti da quasi il sessanta per cento della popolazione (che, però, come vedremo, spesso si tira indietro quando il risparmio energetico intacca le comodità personali).

A rivelarlo è la ricerca “Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?” condotta da Lorien Consulting in collaborazione con la rivista “Nuova ecologia”, il quotidiano di Legambiente, e presentata questa mattina a Roma all’interno del forum “Qualenergia?”, una giornata di dibattito per dare una risposta agli interrogativi legati ai problemi energetici. Un rapporto che punta l’attenzione sulla percezione che i cittadini hanno riguardo agli equilibri climatico-ambientali, l’utilizzo di risorse naturali critiche (come ad esempio l’acqua) e l’impegno di privati e istituzioni per preservare macroequilibri ad oggi in serio rischio.

“È coscienza diffusa – spiegano i ricercatori – che la risoluzione delle problematiche ambientali chiami in causa un insieme di attori, come privati cittadini, istituzioni, agenzie di formazione, che sono corresponsabili nel cercare di evitare ulteriori amplificazioni del problema. Questo si accompagna, tuttavia, a un giudizio di bocciatura trasversale per l’operato insufficiente di tali soggetti”. La valutazione, in particolare, è critica soprattutto “verso l’inattività di enti locali e governo centrale, sia globalmente che nel dettaglio dei singoli interventi”.

Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono “fondamentale” il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Tra questi, la metà crede che il livello di rispetto sia rimasto inalterato rispetto al passato; l’altro cinquanta per cento, invece, è diviso in parti uguali tra chi denuncia un minor rispetto della normativa e chi, invece, considera tale livello aumentato. La metà degli italiani ritiene di possedere un livello di conoscenza elevato della problematica ambientale (solo un venti per cento ammette una conoscenza limitata del problema) e sono quasi tutti d’accordo che la responsabilità della situazione attuale è da attribuire a fattori umani, tra cui principalmente traffico, impianti industriali, riscaldamento domestico.

Secondo lo studio, gli italiani sarebbero “molto disposti” a mettere in pratica alcune regole elementari per il risparmio energetico, a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti, da un comportamento responsabile nei consumi domestici e dall’installazione di lampadine a basso consumo. Alta, inoltre, la disponibilità all’adozione di pratiche quotidiane volte a ridurre gli sprechi d’acqua (la cui scarsità è un problema percepito dalla quasi totalità del Belpaese).

La propensione a risparmiare, però, inizia a calare quando si deve mettere mano al portamonete o si devono limitare le proprie comodità giornaliere: scende, ad esempio, se si inizia a parlare di spostamenti con i mezzi pubblici, di utilizzo di capi d’abbigliamento realizzati con fibre naturali e di abbassare la temperatura del riscaldamento nelle abitazioni. Crollo di consensi, poi, nei confronti della limitazione dell’uso dell’auto privata, la tassazione dei parcheggi auto in proporzione alle emissioni inquinanti e, soprattutto, verso il pagamento di un ticket per circolare nei centri cittadini.

In un momento di crisi della politica, anche la soddisfazione nei confronti dell’operato dei governi in tema di ecologia non è molto alta, e si attesta intorno al cinquanta per cento (rappresentando, in piccolo, la spaccatura politica italiana). Pareri positivi si riscontrano soprattutto per l’uso di fonti rinnovabili e verso gli incentivi e le detrazioni per l’acquisto di elettrodomestici più efficienti, auto Euro 4 o Euro 5 e carburanti “verdi”. Più scetticismo, lo dicevamo, per un’elevata tassazione dei veicoli che inquinano di più (come i Suv) e dei voli aerei.

Google Earth si tinge di verde

Amanti della natura? Soci del Wwf? O semplici persone attente al mondo che ci circonda? Ora avete una possibilità in più di monitorare l’attività che il Wwf svolge in ogni punto del mondo grazie a un accordo tra l’associazione ambientalista e Google Earth. Da oggi, infatti, il famoso software di mappe di Google contiene un nuovo layer dedicato agli oltre 150 progetti ambientalisti del Wwf attorno al mondo.

E così, ad esempio, leggo nel blog di Google Italia che selezionando “Global awareness” si potrà visitare virtualmente uno dei più importanti progetti del Wwf, il parco nazionale “Campo Ma’an”: un vero paradiso terrestre al cui interno è possibile trovare oltre 80 specie di mammiferi tra cui elefanti a rischio, gorilla e scimpanzé, oltre a 300 tipi di uccelli, 122 famiglie di rettili, 80 anfibi e così via.

L'inquinamento da Pm10: Bari superata solo da Torino

da REPUBBLICA BARI – pag. VI

L´indagine di Euromobility: registrati 61 giorni di sforamento della soglia di pericolo
Maugeri: “Traffico, in autunno regole nuove”

di DANIELE SEMERARO

La notizia non è delle migliori: Bari, con i suoi 61 giorni di superamento, è la seconda città italiana, dopo Torino, per sforamento delle soglie tollerabili di Pm10 nell´aria. A rivelarlo è un´indagine di Euromobility. L´anno scorso i superamenti erano stati 47, mente il limite annuale è di 35. «Attenzione a gridare all´allarme – ammonisce Giorgio Assennato, direttore dell´Arpa regionale – perché la centralina cittadina che registra i valori di polveri sottili nell´aria è collocata in una zona, piazza Luigi di Savoia, che è molto inquinata e vicina a un sottopasso, quindi i livelli sono sovrastimati».

Certo, però, la situazione è d´allerta: 61 superamenti non sono una notizia da sottovalutare, e Assennato lo sa bene. «È evidente – spiega – che il problema esiste e, come in molte altre città, non è di facile soluzione. Per adesso come Arpa stiamo per redigere una prima bozza del Piano regionale per la qualità dell´aria, che sarà pronto entro dicembre, e che verrà poi perfezionato il prossimo anno con il contributo delle università di Bari e Lecce, da sempre impegnate nel progetto: in tal modo speriamo di fare una proposta seria che serva agli enti locali per abbattere i Pm10».

Assennato, poi, introduce un fattore nuovo: «Abbiamo in corso uno studio che ci permetterà di verificare l´impatto sulle nostre città della polverosità naturale, e in particolare quella di origine sahariana». Secondo il docente, infatti, le polveri provenienti dal deserto avrebbero un impatto importante che farebbe schizzare verso l´alto i valori di Pm10 in tutte le città che si affacciano sul Mediterraneo. Così, le centraline partirebbero da livelli già alti.

«Bisognerebbe – spiega – chiedere una deroga alla Comunità europea per alzare i limiti in determinate città». Dunque, per Assennato, c´è bisogno di analizzare l´impatto delle polveri sahariane e cambiare la collocazione della centralina. È d´accordo l´assessore all´Ambiente del comune di Bari, Maria Maugeri: «La centralina non è collocata in maniera esatta, e per spostarla serve l´ok della Regione». Tra ottobre e novembre, assicura la Maugeri, apriremo un tavolo tecnico in cui verranno prese decisioni concertate sui problemi legati al traffico: «A questo punto – spiega – mi sembra necessario dover sollecitare la Regione, cosa che avevamo già fatto a luglio, a dare delle direttive ben precise in merito».

E sulle targhe alterne e le domeniche a piedi, che Assennato giudica «un palliativo», la Maugeri replica: «Queste sono piccole cose, è vero, ma i comuni sono obbligati dalla legge ad agire, in attesa che siano pronti provvedimenti radicali, tra cui ad esempio la Ztl, per la quale siamo a buon punto».

Le polveri sottili in questione sono una miscela di minuscole particelle solide e liquide che tendono a rimanere sospese nell´aria e ad essere trasportate dal vento. Il loro diametro è inferiore ai 10 micrometri, e quindi penetrano facilmente nell´apparato respiratorio, con conseguenti infezioni acute, asma, disturbi della capacità respiratoria. Tra le cause, nelle nostre città, l´aerosol marino, il traffico veicolare (soprattutto dei diesel) e la combustione industriale (proveniente in particolare dalle centrali termoelettriche).

Il movimento insiste: NO alle autorizzazioni

da REPUBBLICA BARI – pag. V

Le associazioni apprezzano le aperture però non cambiano idea
“C’ è una violazione di legge per la mancata valutazione d’impatto ambientale” contrari

di DANIELE SEMERARO

«APPREZZIAMO l’ apertura del governo ma chiediamo attenzione e risolutezza». è quanto si legge in una nota che il Movimento che si oppone alla realizzazione del rigassificatore della British Gas al porto di Brindisi (tra cui figurano, tra gli altri, Italia Nostra, Legambiente, Wwf e Coldiretti) ha inviato al presidente del Consiglio, Prodi, e ai ministri delle Attività produttive, dell’ Ambiente e delle Infrastrutture. Destinatari della lettera anche il presidente della Regione Puglia, Vendola, quello della provincia di Brindisi, Errico, e il sindaco del capoluogo, Mennitti. Motivo: ritirare immediatamente il provvedimento autorizzativo sull’ impianto, dopo averlo sottoposto a un’ ampia e complessiva analisi che riscontrasse «tutti i profili sia di illegittimità, alcuni dei quali oggi all’ esame della magistratura penale, e sia di merito, per la contrarietà del progetto all’ interesse pubblico, partendo proprio dal giudizio che di questo interesse hanno ripetutamente dato gli enti locali e la regione Puglia».

Secondo il Movimento, ci troviamo di fronte a una «violazione di legge costituita dalla mancata effettuazione di un’ appropriata valutazione d’ impatto ambientale, richiesta per la massiccia invasività dell’ opera», come dimostrano anche il «vasto dissenso popolare» e le numerose manifestazioni. «Ci sono anche – si legge – i possibili risvolti di specifiche inchieste penali aperte sulla questione del rigassificatore dalla locale Procura della Repubblica con avvisi di garanzia, perquisizioni e sequestri», nonché «avvenimenti di netta discontinuità politica e amministrativa», che giustificano la «rimozione del provvedimento autorizzativo per ragioni di legittimità e merito».

I movimenti ricordano poi «gli impegni pubblicamente assunti prima e durante la campagna elettorale per le elezioni politiche dai maggiori esponenti del centrosinistra». Chiaro il riferimento a Bertinotti, D’ Alema e Prodi, che a novembre in un discorso aveva considerato «indispensabili» le indicazioni e gli orientamenti delle comunità locali «quando ci sono in gioco scelte importanti e a rilevante impatto ambientale».

Il Piano cave approvato in Commissione

da REPUBBLICA BARI – pag. IV

Critiche dal parco dell´Alta Murgia: pericolosa la deroga

di DANIELE SEMERARO

Un altro passo in avanti verso l´approvazione definitiva del Prae, il Piano regionale per le attività estrattive, che ha ottenuto parere favorevole dalla quinta commissione (ambiente). Un piano con il quale l´amministrazione Vendola vuole mettere fine alla mancanza di regole nel settore dell´attività estrattiva in Puglia. «Il Prae – hanno spiegato gli assessori all´urbanistica Barbanente e all´ambiente Losappio – deve porsi l´obiettivo di armonizzarsi con la legislazione vigente in queste materie e rispettare la vocazione del territorio, pur considerando però gli interessi economici già in essere”.
I due documenti che compongono il Prae stabiliscono che nelle aree protette è vietata l´apertura di nuove cave, sono eliminati i bacini ricadenti in zone destinate a parchi nazionali, è consentita la riattivazione di cave o l´ampliamento di quelle già esistenti solo per materiali di pietra ornamentale o altri di difficile reperibilità. La valutazione di impatto ambientale, infine, sarà necessaria solo per i piani di bacino.
Perplessi i Comitati dell´Alta Murgia: «Il Prae così com´è ci tutela in parte – spiega Nicola Menduni, consigliere del Parco della Murgia – perché continua a consentire l´attività estrattiva non fino alla scadenza delle concessioni, ma fino all´esaurimento dei bacini, con conseguenze negative per il territorio»

Iter più veloce per l'eolico: aziende pronte a investire

da REPUBBLICA BARI – pag. IV

Trovato l´accordo sia con le associazioni ambientaliste che con quelle dei contadini: approvazione rapida per le nuove norme

di DANIELE SEMERARO

È stato definito «positivo» l´incontro tra l´Anev, l´Associazione Nazionale Energie del Vento, e l´assessore all´ambiente della Regione Puglia Michele Losappio. Un incontro dal quale «è scaturito un ulteriore avanzamento nella direzione di un incremento delle fonti rinnovabili, da tutti auspicato». Secondo quanto spiega l´Anev, sono stati approfonditi i temi riguardanti la bozza del Piano energetico ambientale regionale (Pear) ed il Regolamento sull´eolico. L´Associazione ha ribadito il principio della semplificazione dell´iter autorizzativo, nonché della predisposizione di strumenti di programmazione chiari «che consentano alle aziende attive nel settore di promuovere uno sviluppo di progetti supportato dalla garanzia istituzionale di una volontà chiara e duratura di raggiungere gli obiettivi espressi nella bozza del Pear». L´Anev ha poi rilevato l´importanza della decisione di revoca del blocco dell´eolico, scaduto lo scorso 30 giugno, e ha avuto la garanzia da parte della Regione che la nuova procedura di valutazione integrata comporterà una drastica riduzione dei tempi del rilascio dell´autorizzazione, in modo da consentire la conclusione dei procedimenti in 180 giorni.
Altra innovazione è la previsione di un coinvolgimento delle amministrazioni comunali nel processo regolativo della materia, che si dovrebbe concretizzare con la redazione di specifici piani all´interno dei quali saranno individuati i siti non idonei alla realizzazione degli impianti, lasciando quali zone eleggibili quelle non escluse dai piani. La collaborazione tra Anev e Regione Puglia porterà, infine, alla verifica, entro un anno, sia degli strumenti normativi sia delle strutture tecniche, affinché sia possibile raggiungere l´obiettivo minimo del 10% di produzione di energia elettrica da fonte eolica rispetto alla produzione complessiva regionale.
Il presidente della Provincia di Brindisi Michele Errico intanto ha ribadito «il diniego categorico a qualsiasi proposta di dialogo con la società Brindisi Lng in merito al progetto di realizzazione del rigassificatore in località Capobianco»; qualora Brindisi Lng volesse invece presentare un altro progetto per un altro sito, ha aggiunto Errico, esso verrebbe valutato per le vie ordinarie. Il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, dal canto suo, resta dell´avviso che non si debbano «chiudere le porte a nessuno». Da Roma, il ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino ha però ribadito che la realizzazione di impianti di rigassificazione in Italia è ormai «una scelta obbligata» per garantire la sicurezza dell´approvvigionamento energetico.